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LEGNA E CENERE: l’apparire dell’esser sè di Emanuele Severino nella tavernetta con il camino acceso | da COATESA SUL LARIO … e dintorni

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La legna sta bruciando. Dapprima appaiono i suoi contorni nella luce del fuoco; poi essi scompaiono e appare l’incandescenza delle braci; a sua volta, poi, questa incandescenza scompare e appare la cenere.
La legna spenta, la legna accesa, le braci, la cenere e il vento che la disperde si sono avvicendati nel cerchio luminoso dell’apparire. Al subentrare di ognuno di questi eventi, il precedente esce dall’apparire. Il cerchio dell’apparire non attesta che la legna si trasforma in cenere: appunto perché non attesta che la legna si annienta come legna. Per “trasformarsi”, o “diventare” cenere è infatti necessario che la legna si annienti come legna. Ma se l’annientamento della legna non appare, non può apparire nemmeno il suo “diventare” cenere.
All’interno di quel cerchio, la cenere non è la sorte toccata alla legna; essa non grida, ma tace la sorte della legna. In quel cerchio, la legna non diventa cenere, così come gli uomini non diventano polvere: la cenere è il successore della legna; la polvere dell’uomo. Ma l’annientamento di ciò che muore non appare.

da:

Emanuele Severino . Che significa morire?, estratto da: La strada, già pubblicato in  Amici a cui piace Emanuele Severino

 

disegno di Nanà Dalla Porta in:

GALIMBERTI UMBERTO, MERLINI IRENE, PETRUCCELLI MARIA LUISA, PERCHÉ? 100

Legna e Cenere · Severino Emanuele · tavernetta

la LEGNA e la CENERE: l’apparire dell’ “esser sè” di Emanuele Severino nella tavernetta con il camino acceso

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Tracce  da: Emanuele Severino, La strada, Rizzoli/Bur, 1983 (pagine 99-103):

”  Ormai si ritiene che tutte le cose siano mortali e che di tutte possa quindi apparire il loro annientarsi (e uscire dal niente).

Ma non siamo forse tutti convinti, anche senza fare appello alle varie forme della cultura e basandoci semplicemente sulla nostra esperienza, che l’annientarsi delle cose è quanto di più visibile esiste tra i visibili?

e che l’angoscia e il dramma della vita hanno proprio qui la loro radice, nel constatare ogni giorno e ogni momento che noi e tutto ciò che appartiene al nostro mondo ce ne andiamo nel niente?
La legna sta bruciando. Dapprima se ne distinguono i contorni nella luce del fuoco. Poi le forme scure del legno si fanno sempre più incandescenti, la fiamma si riduce e i tizzoni diventano braci. Queste, infine, impallidiscono e diventano cenere.
L’incenerirsi di un corpo è la forma più radicale di ciò che per i mortali è l’annientamento della morte. Qui, in breve tempo e sotto lo sguardo di tutti, il corpo che brucia perde ogni sua qualità. Di esso rimane soltanto la cenere; tutto il resto è diventato niente.

La cenere (col calore, il fumo) è appunto la nuova forma in cui esiste l’energia contenuta nel corpo inceneritosi; ma la forma che lo costituiva e per la quale esso era, ad esempio, legna, e non un animale, questa forma, anche per la scienza, con l’incenerirsi del corpo diventa niente.
Così, dunque, parlano i mortali, descrivendo il fenomeno della morte, quale si presenta nell’incenerirsi di un corpo.
Ma – nonostante sembri quella del buon senso – è la voce della follia.
Quando si dice che qualcosa è divenuto niente, si intende forse affermare che esso, pur essendo diventato niente, continui tuttavia ad apparire? Ad esempio, che l’esser legna della legna trasformatasi in cenere sia diventato niente e che esso continui ciò nonostante ad apparire (cioè ad essere visibile, constatabile, così come lo era prima di diventar niente)?
Daccapo: forse che una cosa può diventar niente e tuttavia continuare a manifestarsi nel suo essere quella cosa che essa era?
“No” risponderanno tutti: ciò che si annienta scompare nella misura in cui si annienta. In questa misura, esso esce dal novero delle cose che appaiono.
(A mezza voce, alcuni riconosceranno anche questo: che nella memoria rimane sí la traccia della legna – che in questo senso continua ad apparire anche quando è diventata cenere –, ma questa traccia, proprio perché rimane, non è la legna che è diventata un niente. La legna è morta, la sua traccia è viva. Non ci può essere memoria dei morti, cioè degli annientati) Ma se il processo dell’annientarsi è inseparabilmente legato a quello dello scomparire – se cioè una cosa, annientandosi, esce, insieme, dal cerchio dell’apparire (ossia dal luogo luminoso in cui stanno tutte le cose che appaiono) – allora, per sapere che sorte è toccata a ciò che è uscito da quel cerchio, potremo forse rivolgerci alle cose che a tale cerchio appartengono? l’apparire di queste cose potrà forse informarci di ciò che è accaduto a quelle altre che non stanno più in loro compagnia?
Una analogia ci consente di chiarire il senso di questa domanda.
Quando il sole tramonta, esce dalla volta del cielo e scompare allo sguardo. Che ne è di esso? che sorte gli tocca quando, sprofondando nel mare o nella terra o dietro i monti, non è più visibile?
Queste domande ci lasciano oggi del tutto indifferenti, anche perché la teoria copernicana assicura che il moto del sole è apparente e che quindi il sole continua a esistere anche quando non è visibile.
Ma se volessimo rispondere a quella domanda unicamente sulla base di ciò che appare nella volta del cielo quando essa è stata abbandonata dal sole, che potremmo dire della sorte del sole resosi invisibile? Che potrebbe dirci, che potrebbe attestare l’apparire della notte, della luna, delle stelle e dei loro moti, intorno a ciò che è accaduto dell’astro che non abita più con loro la volta del cielo?
Nulla!
Abbandonata dal sole, la volta del cielo tace della sorte di esso, non attesta alcunché intorno a esso.
In senso rigoroso e al di fuori di ogni metafora, le pallide luci del crepuscolo sono la cenere del tramonto del sole.
Come il crepuscolo e gli astri notturni del cielo non mostrano quale sorte sia toccata al sole che li ha abbandonati, così la cenere e tutto ciò che appartiene al luogo in cui è avvenuto l’incenerirsi della legna tacciono e non attestano alcunché intorno alla sorte della legna che, se si è annientata, è dovuta anche scomparire, ha dovuto cioè abbandonare la volta dell’apparire abitata da tutte le cose che appaiono.
E come per conoscere la sorte del sole dopo il tramonto occorrono delle teorie, che interpretino ciò che appare e gli attribuiscano quindi proprietà che non appaiono, così per conoscere la sorte della legna, che incenerendosi è uscita dall’apparire, occorrono delle teorie, che interpretino il fenomeno dell’incenerirsi e dello scomparire e lo inseriscano in categorie che aggiungono, a ciò che appare, un senso che non è attinto da ciò che appare.
Di queste teorie è supremamente dominante, presso i mortali, quella che afferma che, incenerendosi, la legna è diventata niente.
Si tratta di una teoria, e non della descrizione di un fenomeno, perché se la legna, annientandosi, esce dall’apparire – se, diventata niente, essa non appare nemmeno più –, allora, che essa sia diventata niente non è qualcosa che possa essere attestato dall’apparire da cui la legna, incenerendosi, è uscita.
Non è il fenomeno dell’incenerirsi, non è l’apparire delle cose ad attestare che cosa abbia avuto in sorte la legna scomparendo: è la teoria suprema dei mortali che, interpretando l’incenerirsi della legna, afferma che essa è diventata niente, le dà in sorte il niente.
È questa suprema teoria a intendere il fenomeno della morte come annientamento. Ed è ancora essa a non riconoscersi come teoria e a presentare il proprio contenuto come qualcosa che appare, cioè come osservabile, constatabile, manifesto, cioè come fenomeno.
La legna sta bruciando. Dapprima appaiono i suoi contorni nella luce del fuoco; poi essi scompaiono e appare l’incandescenza delle braci; a sua volta, poi, questa incandescenza scompare e appare la cenere.
La legna spenta, la legna accesa, le braci, la cenere e il vento che la disperde si sono avvicendati nel cerchio luminoso dell’apparire. Al subentrare di ognuno di questi eventi, il precedente esce dall’apparire. Il cerchio dell’apparire non attesta che la legna si trasforma in cenere: appunto perché non attesta che la legna si annienta come legna. Per “trasformarsi”, o “diventare” cenere è infatti necessario che la legna si annienti come legna. Ma se l’annientamento della legna non appare, non può apparire nemmeno il suo “diventare” cenere.
All’interno di quel cerchio, la cenere non è la sorte toccata alla legna; essa non grida, ma tace la sorte della legna. In quel cerchio, la legna non diventa cenere, così come gli uomini non diventano polvere: la cenere è il successore della legna; la polvere dell’uomo. Ma l’annientamento di ciò che muore non appare.

Al di fuori della follia essenziale, di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte – dalle più umili e umbratili alle più nobili e grandi – tutte sono eterne. Tutte, e non solo un dio, privilegiato rispetto a esse.

Non solo la legna fiammeggiante, le braci, la cenere, il vento che la disperde sono eterni astri dell’essere che si succedono nel cerchio dell’apparire, ma anche tutte le fasi dell’albero che, “nella valle ove fresca era la fonte / ed il giovane verde dei cespugli / giocava al fianco delle calme rocce / e l’etere tra i rami traluceva / e quando intorno i fiori traboccavano” (Hölderlin), hanno preceduto la legna tagliata per il fuoco.
Quando gli astri dell’essere escono dal cerchio dell’apparire, il destino della verità li ha già raggiunti e impedisce loro di diventare niente.
Appunto per questo essi – tutti – possono ritornare.

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Brunialti Alessio · Mostre

IL CORPO E IL DOLORE ATTRAVERSO I SECOLI, Como, Mag – Marsiglione Arts Gallery, via Vitani 31, ore 18.30, ingresso libero, da La settimana InCom di A. Brunialti

la scheda sulla mostra è qui:

IL CORPO E IL DOLORE ATTRAVERSO I SECOLI, Como Mag – Marsiglione Arts Gallery, via Vitani 31, ore 18.30, ingresso libero, da La settimana InCom | Antologia del Tempo che resta.

Architettura · Cani Fabio · Libri su Como e il Lario · Nodo Libri · Terragni Giuseppe

Fabio Cani, Chiara Rostagno, Oltre Terragni. La cultura del Razionalismo a Como negli anni Trenta, NodoLibri

Fabio Cani, Chiara Rostagno, Oltre Terragni. La cultura del Razionalismo a Como negli anni Trenta

[http://www.nodolibri.it/libro.php?lid=105]

Il volume analizza per la prima volta in dettaglio il gruppo di progettisti attivi a Como, negli anni Trenta, intorno a Giuseppe Terragni: gli ingegneri Dell’Acqua, Giussani, Mantero, Origoni, Ortelli, Ponci, Terragni, Trolli e Uslenghi, insieme agli allora giovani Cappelletti, Longhi, Parisi e Zuccoli.

Quegli anni furono anche gravidi di conseguenze sullo sviluppo urbanistico della città, con l’approvazione del nuovo piano regolatore e la realizzazione di consistenti settori urbani.

Basato su un corredo documentario e iconografico quasi completamente inedito, il volume propone un quadro sostanzialmente nuovo delle vicende architettoniche e culturali della città e del territorio.

NodoLibri, 2004

Fabio Cani, Chiara Rostagno, Oltre Terragni. La cultura del Razionalismo a Como negli anni Trenta

[http://www.nodolibri.it/libro.php?lid=105]

Il volume analizza per la prima volta in dettaglio il gruppo di progettisti attivi a Como, negli anni Trenta, intorno a Giuseppe Terragni: gli ingegneri Dell’Acqua, Giussani, Mantero, Origoni, Ortelli, Ponci, Terragni, Trolli e Uslenghi, insieme agli allora giovani Cappelletti, Longhi, Parisi e Zuccoli.

Quegli anni furono anche gravidi di conseguenze sullo sviluppo urbanistico della città, con l’approvazione del nuovo piano regolatore e la realizzazione di consistenti settori urbani.

Basato su un corredo documentario e iconografico quasi completamente inedito, il volume propone un quadro sostanzialmente nuovo delle vicende architettoniche e culturali della città e del territorio.

NodoLibri, 2004

 

Monizza Gerardo · Nodo Libri

intervista a GERARDO MONIZZA sulla FIERA DEL LIBRO, Como, settembre 2003

Affacci · Agosto · arrivare a Coatesa · GENIUS LOCI · Sentieri e Genius Loci · Tajana Tino · Tino T · via Coatesa

effetti del “Genius Loci” su Tino, qui a Coatesa sul Lario, 24 agosto 2013

il genius loci del vostro sito e’ :

entrare nel centro storico di Coatesa, salire le scale di una casa del settecento,

proseguire le scale del sopralzo del novecento ed essere improvvisamente proiettati in un orto/giardino.

Ma non finisce qui!

Nel giardino si costeggia il lago, si sosta su un seggio a contemplare il pontile e l’approdo dei battelli, si sentono i profumi della vegetazione autoctona del lago .

Da un ristretto portale si esce su un tratturo che a valle ha il lago e a monte un ondeggiante muro in sasso di Moltrasio che ricorda quelli dipinti da Ottone Rosai,  mediati dal pennello lariano di Pierino Saibene.

Tino

Architettura · Cavalleri Giorgio (1940-2026) · Nodo Libri · Parolario · Terragni Giuseppe

GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE – ORE 17.30 – FONDAZIONE ANTONIO RATTI (via per Cernobbio 19 – Como) Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario “Le rotte del Transatlantico”

GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE – ORE 17.30 – FONDAZIONE ANTONIO RATTI (via per Cernobbio 19 – Como)
Le rotte del Transatlantico (NodoLibri, 2013) a cura di Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario, un libro il cui titolo rimanda all’idea del viaggio e dell’incontro, è un’opera frutto dei contributi di numerose personalità, sia di Como sia forestiere, accomunate dal fatto di aver apprezzato e amato il Novocomum, primo edificio progettato e realizzato dall’architetto Giuseppe Terragni.
Chiamato popolarmente e all’inizio, molto polemicamente, “Transatlantico”, la denominazione ha accompagnato la vita della casa. Una casa che fin dal suo apparire nel paesaggio della città, nel 1929, era stata motivo di dibattiti e di contrasti, così nuova e audace nell’impianto e nelle forme, segnate da geometrie, sottrazioni, scavi.
Nato da un’idea di Marina Cavalleri (fondatrice nel 2006 dell’Associazione “Amici del Novocomum”), e alla sua memoria dedicato, il libro costituisce un’occasione di riscoperta e approfondimento della complessa storia dell’edificio.
Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario dialogano con Angelo Monti.
Architettura · Cavalleri Giorgio (1940-2026) · Nodo Libri

Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario “Le rotte del Transatlantico”, GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE – ORE 17.30 – FONDAZIONE ANTONIO RATTI (via per Cernobbio 19 – Como)

GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE – ORE 17.30 – FONDAZIONE ANTONIO RATTI (via per Cernobbio 19 – Como)
Le rotte del Transatlantico (NodoLibri, 2013) a cura di Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario, un libro il cui titolo rimanda all’idea del viaggio e del l’incontro, è un’opera frutto dei contributi di numerose personalità, sia di Como sia forestiere, accomunate dal fatto di aver apprezzato e amato il Novocomum, primo edificio progettato e realizzato dall’architetto Giuseppe Terragni.
Chiamato popolarmente e all’inizio, molto polemicamente, “Transatlantico”, la denominazione ha accompagnato la vita della casa. Una casa che fin dal suo apparire nel paesaggio della città, nel 1929, era stata motivo di dibattiti e di contrasti, così nuova e audace nell’impianto e nelle forme, segnate da geometrie, sottrazioni, scavi.
Nato da un’idea di Marina Cavalleri (fondatrice nel 2006 dell’Associazione “Amici del Novocomum”), e alla sua memoria dedicato, il libro costituisce un’occasione di riscoperta e approfondimento della complessa storia dell’edificio.
Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario dialogano con Angelo Monti.
Monizza Gerardo

Gerardo Monizza, Colpi di remo. Storia, cultura e tradizioni di lago e di atleti, Nodo Libri

Gerardo Monizza, Colpi di remo. Storia, cultura e tradizioni di lago e di atleti[http://www.nodolibri.it/libro.php?lid=37]

Non una storia del canottaggio a Como, ma la narrazione dei pensieri, il ricordo della tradizione e delle fatiche quotidiane di uno sport che tanta parte ha avuto – e continua ad avere – nella storia di una città di lago. È il modo di trasmettere ai lettori «i semplici entusiasmi, le fatiche e le grandi emozioni che si possono vivere su una barca che sfida l’acqua, che s’infila nell’aria, che viaggia dentro la terra con la sola forza di uno spirito nervoso, giovane e consapevole».

Diviso in cinque parti (acqua, aria, terra, forza con l’aggiunta del suono legato in­­dissolubilmente al percorso dei canottieri sul lago), è dedicato a tutti coloro – soprattutto ai giovani – che intraprendono questo sport ma anche agli appassionati che lo seguono senza essere mai saliti su una barca.
Al volume è allegato un CD in cui Davide Van De Sfroos, affermato cantore delle storie e dei miti del Lario, interpreta un nuovo inno per il canotaggio (su testo del poeta Vito Trombetta) e reinventa due suoi successi, sempre dedicati al Lago di Como, “Breva e Tivan” e “El mustru”.

Il volume è edito per iniziativa della Società “Canottieri Lario” di Como, dell’Assessorato Cultura della Provincia di Como e dell’Istituto Comense per il Dialetto e le Tradizioni.

È disponibile anche nella versione di lingua inglese Oarstrokes.

Traduzione di Jon-Michael Stavenhagen.

In allegato il CD con testo (letto da Vito Trombetta) e brano Singul de punta di Davide Bernasconi Van De Sfroos.

NodoLibri, 2003

Berra Pietro · ex teatro Cressoni · Nodo Libri

sul teatro CRESSONI: Pietro Berra, La scena immaginata. Storia di un teatro che non c’è, NodoLibri

Pietro Berra, La scena immaginata. Storia di un teatro che non c’è[http://www.nodolibri.it/libro.php?lid=77]

Dall’ottobre del 1998 al maggio del 2000, una parte della città di Como si è prodigata per salvare lo storico teatro Cressoni. Questa battaglia, qui documentata attraverso 76 articoli, ha fatto discutere la città sul futuro della cultura e ha recuperato dall’oblio la figura di Annibale Cressoni.
Il volume è edito per iniziativa del Teatro Città Murata.

NodoLibri, 2002

da  NodoLibri – NodoLibri ha condiviso la foto di NodoLibri Como..

Architettura · Cavalleri Giorgio (1940-2026) · Terragni Giuseppe

“Le rotte del Transatlantico” (NodoLibri, 2013) a cura di Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario

“Le rotte del Transatlantico” (NodoLibri, 2013) a cura di Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario, un libro il cui titolo rimanda all’idea del viaggio e dell’incontro, è un’opera frutto dei contributi di numerose personalità, sia di Como sia forestiere, accomunate dal fatto di aver apprezzato e amato il Novocomum, primo edificio progettato e realizzato dall’architetto Giuseppe Terragni.

da Giorgio Cavalleri e Elisabetta Ferrario “Le rotte del transatlantico” / Parolario – Associazione Culturale.

Como, GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE – ORE 17.30 – FONDAZIONE ANTONIO RATTI

Giorgio Cavalleri e Elisabetta Ferrario
Le rotte del Transatlantico

“Le rotte del Transatlantico” (NodoLibri, 2013) a cura di Giorgio Cavalleri ed Elisabetta Ferrario, un libro il cui titolo rimanda all’idea del viaggio e dell’incontro, è un’opera frutto dei contributi di numerose personalità, sia di Como sia forestiere, accomunate dal fatto di aver apprezzato e amato il Novocomum, primo edificio progettato e realizzato dall’architetto Giuseppe Terragni.
Chiamato popolarmente e all’inizio, molto polemicamente, “Transatlantico”, la denominazione ha accompagnato la vita della casa. Una casa che fin dal suo apparire nel paesaggio della città, nel 1929, era stata motivo di dibattiti e di contrasti, così nuova e audace nell’impianto e nelle forme, segnate da geometrie, sottrazioni, scavi.
Nato da un’idea di Marina Cavalleri (fondatrice nel 2006 dell’Associazione “Amici del Novocomum”), e alla sua memoria dedicato, il libro costituisce un’occasione di riscoperta e approfondimento della complessa storia dell’edificio.

Leonardo da Vinci · Orrido di Nesso · Villa Pliniana

connessioni fra l’Orrido di Nesso, Leonardo da Vinci, La villa Pliniana, Plinio il Vecchio, Catullo …

Luca N su
Amaltea a Coatesa di Nesso.
Saprai senz’altro che Leonardo da Vinci ha lasciato una frase scritta a descrizione proprio di Nesso ed il suo orrido, già famoso alla fine del 400 quando è documentato un suo viaggio nelle nostre terre e sul nostro lago.
Inviato da Lodovico il Moro, quale suo capo ingegnere militare, per ispezionare fra l’altro Chiavenna, e progettare la sua nuova cerchia di mura…che è stata poi costruita e di cui oggi resiste solo un piccolo tratto di qualche decina di metri, con un torrione, soffocato fra un terribile condominio anni ’70 di poverissima fattura,il giardino di una casa e l’attraversamento della strada che conduce alla stazione ferroviaria della piccola cittadina.
Sono socio da circa 25 anni del Centro di Studi Storici Valchiavenaschi e ne ricevo annualmente il bollettino di studi.
Una realtà ben funzionante, perchè il centro è piccolo,e i montanari orgogliosi del mantenimento della memoria….e ci sono alcune persone dalla cervice aperta,animati da passione.
E’ la mia radice per parte materna, che ho sentito con questa modalità così particolare.
D’altra parte poco prima di voi, sgorga la fonte Pliniana, perchè descritta da Plinio il Vecchio, SULLA quale nel 500 è stata edificata la villa che ne porta il nome.
Così come i promontori hanno sempre attirato i nostri avi: Plinio costruendosi le due ville sulle punte di Bellagio e del Balbianello non ha fatto che emulare Catullo che se l’era costruita sul promontorio di Sirmione,proprio sulla punta (l’ho scritto,perché solo ora mi si sono associate queste due notizie, che singolarmente conosco da molto tempo).