venerdi 8 novembre 2024 alle ore 20.45 vi aspettiamo a Torno, in via de Benzi, 17,per l’interessante opportunità di scoprire il volto nascosto del Duomo di Como. Ѐ la proposta di un percorso di conoscenza e di ricerca, non solo estetica, che potremo fare grazie alle inedite immagini di Carlo Pozzoni pubblicate in un bellissimo libro che ci mostra le bellezze artistiche della nostra Cattedrale attraverso i giochi di luci e ombre che filtrano dalle vetrate.
Le immagini verranno commentate dall’arch. Clemente Tajana e interrogate nei loro significati dal teologo Andrea Stabellini autore dei commenti del testo.
13* Rassegna di Teatro poetico Nivul e Sogn “Luminosa Mente LUMINOSAMENTE” La luce, la poesia, la passione nel cinema come nel teatro, e nella vita
Dedico questa storia a mia madre che mi ha insegnato ad affrontare il buio, con leggerezza”.
L’evento è finalizzato a sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche relative la sofferenza in genere; in questo caso la malattia di Alzheimer.
Commento della dottoressa Luciana Quaia
“Nello spettacolo Come farfalle, la regista e interprete Miriana Ronchetti tenta, in una rapida e coinvolgente successione di scene, di rappresentare gli altalenanti vissuti che contraddistinguono ogni famiglia che si trovi improvvisamente in contatto con la malattia che causa la progressiva perdita dell’identità. Le due attrici e la rappresentazione scenica arrivano a noi attraverso la dimensione poetica. “Lo fa apposta, non darle retta, è sempre stata un’eccentrica”, sono le parole del padre che trasmetterà alla figlia, dall’altro capo del telefono. Una figlia interpretata dall’attrice Domitilla Colombo che tenta, nella più totale solitudine, di ascoltare i suggerimenti paterni e correggere quella bizzarra madre che strappa in minuscoli pezzi i giornali, indossa la sottoveste sopra la gonna, chiede un catino… I risultati non sono quelli attesi. Nella rinuncia al progetto matrimoniale per non abbandonare a sé stessa l’anziana donna, la figlia si accorge che le parole smarrite non vanno respinte, ma accolte e amate insieme a quegli sguardi, baci, carezze che lei per prima dalla madre ha ricevuto e che ora è giunto il tempo di restituire. Non è contrastando la volontà del malato che se ne può migliorare l’esistenza, ma è esattamente l’opposto che creerà una nuova relazione tra le due donne. Certo un po’ stramba, come quelle farfalle indicate dalla donna che però non si riescono a vedere. Ma perché ostinarsi a credere che non esistano? Il male non ha mai l’ultima parola, se lo sguardo va oltre ciò che appare. Per la donna malata, sognatrice smemorata ma madre attenta e premurosa, l’orologio si è fermato a quel tempo in cui, per soddisfare i desideri della sua bambina, un catino pieno d’acqua diventa il mare in cui pescare. E anche adesso, quando il tempo non ha più importanza, quel gioco può ritornare a essere un dono prezioso, perché l’amore non svanisce mai e, nel buio che avanza, madre e figlia lo possono illuminare gettando nell’acqua canne luminose e cullando i loro sogni in un abbraccio senza fine”.
Con il Patrocinio di Assessorato alla Cultura Comune Di Como Università Degli Studi Dell’Insubria
Palmiro Binda, o meglio Nini, come tutti l’hanno sempre chiamato, nasce a Como il 6 aprile del 1934, figlio dell’imprenditore serico Gianni, detto “Barbisùn” e di Clara Bernasconi, detta “Bindàscia”, per l’asprezza del carattere.
Campione di motonautica, industriale tessile, assessore comunale e appassionato golfista, nel 2014 sposa Enrica, chiamata Chicca, figlia di Paolo Arnaboldi e Anna Gazzaniga, nobile famiglia di setaioli in Montorfano.
Nessuno è mai riuscito a mettermi la museruola! Nella mia vita ho sempre detto quello che pensavo, figurarsi adesso alla mia età. A novant’anni posso anche permettermi di essere irriverente.
E irriverente lo è davvero questa intervista. Una confessione senza veli, sulla sua vita e la sua città.
Postfazioni
La rivoluzione della politica di Sergio Gaddi
Gli anni d’oro del tessile di Graziano Brenna
La creatività nella moda di Paola Mascolo
Le glorie dello sport di Chicco Gelpi
La tradizione del golf di Sergio Arcellaschi
Il mondo del volontariato di Daniele Roncoroni
L’autore
Giuseppe Guin scrittore e giornalista, da qualche anno vive i suoi giorni migliori in un rudere, dentro un’antica cava di pietre di epoca romana, a Faggeto Lario, sul Lago di Como. The Writer’s nest. Lì ha scritto tutti i suoi romanzi.
Se il mito del lago di Como è stato fondato da Plinio il Giovane, attraverso le lettere in cui ne ha celebrato le bellezze naturali e architettoniche, innumerevoli autori lo hanno consolidato e diffuso fino ai giorni nostri scrivendone con entusiasmo agli amici e ai posteri.
In questo volume sono raccolte gemme da una trentina di epistolari che attraversano i secoli fino al Novecento. Non ne emerge soltanto la celebrazione di un luogo che, scrive Percy Shelley a Peacock, «supera in bellezza qualunque altro», ma anche l’anima di un paesaggio che ha ispirato scrittori (da Manzoni a Nievo), poeti (da Wordsworth a Foscolo), filosofi (da Nietzsche a Guardini), scienziati (da Volta a Pasteur), artisti (da Kauffmann a Ruskin) e musicisti (da Bellini a Fanny Mendelssohn) di ogni parte del mondo.
RECENSIONE:
Pietro Berra e Gigliola Foglia, Un grande lariano di entrambi i rami, in l’Ordine/la Provincia , 1 dicembre 2024
La Biblioteca di don Ferrante conteneva forse trecento libri: i più importanti – ironizza il Manzoni – per un intellettuale della sua epoca, il XVII secolo. La nostra Biblioteca è – ovviamente – immaginaria, ma contiene veri campioni d’essenze arboree in forma di libro. Don Ferrante, con le “parole”, con le letture, s’immaginava felice nel suo mondo (ma si sa come andò a finire): con questi “legni”, scelti con cura e passione, si realizzano prodotti di alta qualità e di design. Si costruisce un mondo migliore.
Costruita in cedro spazzolato e verniciato; è smontabile e può viaggiare.
Ideazione: Gerardo Monizza Collaborazione: Antonio Citterio Produzione: Haute Material Coordinamento: NodoLibri
Sulla facciata del Duomo di Como fanno bella mostra di sé le statue dei due Plinii, il Vecchio e il Giovane: la loro presenza potrebbe sembrare frutto di una forzatura, essendo loro pagani in mezzo a santi e simboli cristiani, ed è invece l’esito di un percorso lungo e complesso di riscoperta dell’eredità classica e di conquista della modernità culturale e comunicativa.
È un processo che coinvolge con modalità varie e a volte sorprendenti artisti, intellettuali, ecclesiastici, in molti luoghi dell’Italia e dell’Europa intera: Tommaso e Giacomo Rodari, Benedetto e Paolo Giovio, Anton Gioseffo della Torre di Rezzonico, Gianantonio Volpi, Giovan Francesco Bonomi.
La “ricerca” dei Plinii, e di Plinio il Vecchio in particolare, non è infatti solo una questione cittadina ma si riverbera anche sulla cultura rinascimentale e poi moderna nel suo complesso. I due ritratti pliniani sul Duomo sono il riflesso della consapevolezza che il ruolo di Como non è stato marginale.
Alberto Longatti (Como, 1931-2024), è stato giornalista culturale, saggista e storico; ha collaborato con NodoLibri fin dal principio, pubblicando numerosi volumi di tema storico-artistico tra cui ricordiamo Il Teatro Sociale di Como. 1813-2013, Il velario pliniano del Teatro Sociale di Como, Volta poeta.
Fabio Cani (Como, 1955) dal 1975 si occupa di comunicazione, grafica, editoria e ricerca storica. Dal 1980 insieme a Gerardo Monizza ha contribuito alla realizzazione di numerose iniziative editoriali e culturali (libri, mostre, progetti didattici). Le sue pubblicazioni sono dedicate ai temi della storia locale, con una particolare attenzione ai temi della modernità, della società e dell’immagine.