|
|









|
|









AUDIO
vai ai libri di Fabio Cani pubblicati da NodoLibri:
http://www.nodolibri.it/autore.php?aid=17







vedi la scheda del volume 2
|
|
|
|
|
|
Sorgente: Newsletter NodoLibri 09/12 – pamalteo@gmail.com – Gmail




Caro Gerardo
ieri ho letto il tuo libretto che mi è davvero piaciuto moltissimo.
E’ scritto bene (e questo è nel tuo stile) ma è anche un interessante saggio di sociologia economica.
Hai selezionato alcuni passaggi cruciali (l’idea, lo spazio, l’identità, il progetto, la materia, gli strumenti, il mercato) facendo capire cosa era il lavoro artigianale di bottega. Quello che gli “apprendisti” imparavano per imitazione.
Il mondo delle merci è sempre quello (domanda e offerta) ma la qualità del lavoro manuale applicata direttamente agli oggetti un po’ si è perduta. Di certo il mondo umano è molto più capace di accedere ai variegatissimi cataloghi che elencano prodotti che ci servono.
Ma non c’è più quella sequenza di luoghi e gesti che era la “bottega”, con il bancone, l’artigiano con il grembiale, ed il laboratorio del retrobottega.
Però tu concludi con una visione ottimista (“pessimismo della ragione e ottimismo della volontà” come diceva Gramsci, citando Romain Rolland):
I giovani disertano i controlli, le occasioni di riflessione, i progetti teorici. Però FANNO e si lanciano in mille nuove esperienze … sono giovani artigiani vivaci che nessuno riuscirà a bloccare e che stanno cercando un senso nuovo a un mestiere antico.
Insomma: c’è sempre futuro anche a partire da un presente problematico
Paolo Ferrario
in treno, da ritorno da Milano, il 22 ottobre 2016
|
|
Sorgente: Newsletter NodoLibri 11/10
|
|
|
|
|
|
|
Sorgente: Newsletter NodoLibri 11/10


![]() |
3 GIUGNO: Il Libro di Lettere di Girolamo Borsieri
Presentazione del volume Mercoledì 3 giugno alle 18, in Biblioteca, presentazione del volume di Paolo Vanoli.
Intervengono, oltre all’autore, Fabio Cani e Stefano Della Torre
—
Il cosiddetto ‘epistolario’ manoscritto di Girolamo Borsieri è la fonte privilegiata per accostarci dall’interno a uno dei momenti più entusiasmanti dell’arte lombarda di età moderna, il primo Seicento dominato da pittori del calibro di Cerano, Procaccini e Morazzone.
Da queste lettere l’erudito comasco Borsieri emerge come uno dei protagonisti della scena artistica milanese nei decenni che precedono la terribile peste ‘manzoniana’ del 1630: alla sua competenza di conoscitore si affidano amatori d’arte e collezionisti, a partire dal fondatore dell’Ambrosiana, il cardinale Federico Borromeo, mentre il più celebre poeta di quegli anni, Giovan Battista Marino, si rivolge a lui per procurarsi i disegni dei pittori lombardi da celebrare nei versi della Galeria. Altrettanto vasta è la fama dell’erudizione antiquaria di Borsieri, una componente fondante della sua attività e del suo modo di giudicare le opere d’arte, antiche e moderne, come testimoniano decine di lettere finora trascurate, tra le quali alcune indirizzate a Mark Welser, una delle massime autorità dell’epigrafia europea di primo Seicento.
Obiettivo del volume è fornire una lettura aggiornata della figura di Borsieri e un approccio più consapevole ai manoscritti dell’ ‘epistolario’, fino ad oggi utilizzati negli studi storico-artistici come una fonte neutra, di prima mano, senza porsi fino in fondo il problema del loro statuto e delle intenzioni che presiedono alla loro compilazione: quelle di un ‘libro di lettere’ destinato alla pubblicazione e concepito anche come un’autobiografia intellettuale. Accanto all’analisi dell’‘epistolario’ e al commento di un centinaio di lettere di argomento letterario, artistico e antiquario, il libro dà conto anche della produzione poetica di Borsieri legata alle arti e ricostruisce il suo profilo di conoscitore, mettendone in rilievo i rapporti con il mondo dei collezionisti, degli antiquari e dei letterati lombardi.
|
I Capetti de Tarabini de Piro – Saveria Masa – NodoLibri – Libro NodoLibri Editore.
![]() |
Maria Letizia Casati, Stefano Della Torre, Alfio Maspero, Henry A. Millon
La costruzione della cupola – celebre opera di Filippo Juvarra – rappresenta il momento finale della lunga vicenda edilizia della Cattedrale comasca. Nel volume trovano spazio e commento tutti i progetti conservati (dal Cinquecento alla fine del Settecento): modelli lignei e disegni che consentono di comprendere appieno il significato di quest’opera, non solo in rapporto all’edificio, ma anche in riferimento al contesto storico e artistico cittadino. Il saggio introduttivo, firmato da Stefano Della Torre, ripercorre tutta la vicenda della cupola fino ai restauri seguiti dall’incendio del 1935. Le schede (di S. Della Torre e M.L. Casati) analizzano nel dettaglio i singoli progetti. Completano l’opera la ricostruzione del percorso museale dei disegni (M.L. Casati), l’analisi dei legni utilizzati per i modelli (A. Maspero) e la relazione del restauro dei disegni (L. Tarantola).
Como, 1996 |
Licia Badesi legge, per gli amici di NodoLibri, un passo del suo volume “Donne davanti alla giustizia del Lombardo-Veneto” [http://bit.ly/1M3BUvb], in vista della doppia presentazione di domenica 8 MARZO, alla Biblioteca di Moltrasio (16.30) e al Teatro Sociale di Como (18.30)
—
Grande povertà
(Serie I D 1828-1831 – Cartella 10, fascicolo 1200)
Un bambino illegittimo finisce quasi sempre all’ospedale degli Esposti. Ma anche un bambino legittimo può incappare nello stesso pericolo.
Pretura di Gravedona: gennaio 1831. Marta Cattaneo denuncia lo smarrimento di un infante, il bambino di sua figlia Maria, morta di parto e moglie di Domenico Bellati. Il suo racconto è preciso e circostanziato e ne emergono due elementi: la preoccupazione per l’incomprensibile scomparsa del neonato, e la fragilità dei rapporti familiari, intessuti di silenzio e di diffidenza.
Il 13 dicembre, Maria ha partorito un bambino, Antonio, e poco dopo è morta. Domenico, il marito, deve trovare subito una balia. Ma non è in grado di pagarla. Che fare? Chiedere che l’ospedale di Como si faccia carico della baliatura? Chiederlo al Comune di Pianello? Marta intanto lascia il paese per recarsi da un’altra figlia, a Porlezza. Dopo una decina di giorni la raggiunge il marito, e le dà una notizia allarmante: il neonato è sparito. Marta non pone tempo in mezzo. Potrebbe chiarire la cosa parlandone col genero. Ma sceglie una strada diversa: quella della denuncia. Così, il 5 febbraio, Domenico Bellati, di Pianello, venticinque anni, contadino, viene convocato nella Pretura di Gravedona. E racconta la sua storia.
Quel bambino senza pace non gli dà pace: al dolore per la morte della moglie, si era aggiunta la preoccupazione di trovare chi fosse in grado di nutrire e accudire il neonato. A chi rivolgersi? Accompagnato da Maddalena Manzella, una balia del paese, si era rivolto all’ospedale di Como. Ma lì il piccolo non era stato accolto. Per la baliatura, anche l’ospedale richiede un pagamento, e lui è povero, lo sanno tutti. Domenico si rivolge al deputato del paese, Luigi Bernucca: deve forse rassegnarsi a portare suo figlio al torno? La risposta del deputato è ironica e brutale: “E ti pòrtal al torno!”.
![]() |
8 MARZO: doppia presentazione NodoLibri Alla Biblioteca di Moltrasio (16.30) e al Teatro Sociale di Como (18.30)
Due opportunità, dunque, per incontrare la scrittrice Licia Badesi (clicca per leggere l’intervista), autrice per NodoLibri del volume Donne davanti alla giustizia del Lombardo-Veneto, che illustra la terribile condizione umana femminile nel corso dell’800.
—
Licia Badesi legge un brano del suo volume per gli amici diNodoLibri:
https://www.facebook.com/video.php?v=408160412698735. (Serie I D 1828-1831 – Cartella 10, fascicolo 1200)
Un bambino illegittimo finisce quasi sempre all’ospedale degli Esposti. Ma anche un bambino legittimo può incappare nello stesso pericolo.
Pretura di Gravedona: gennaio 1831. Marta Cattaneo denuncia lo smarrimento di un infante, il bambino di sua figlia Maria, morta di parto e moglie di Domenico Bellati. Il suo racconto è preciso e circostanziato e ne emergono due elementi: la preoccupazione per l’incomprensibile scomparsa del neonato, e la fragilità dei rapporti familiari, intessuti di silenzio e di diffidenza.
Il 13 dicembre, Maria ha partorito un bambino, Antonio, e poco dopo è morta. Domenico, il marito, deve trovare subito una balia. Ma non è in grado di pagarla. Che fare? Chiedere che l’ospedale di Como si faccia carico della baliatura? Chiederlo al Comune di Pianello? Marta intanto lascia il paese per recarsi da un’altra figlia, a Porlezza. Dopo una decina di giorni la raggiunge il marito, e le dà una notizia allarmante: il neonato è sparito. Marta non pone tempo in mezzo. Potrebbe chiarire la cosa parlandone col genero. Ma sceglie una strada diversa: quella della denuncia. Così, il 5 febbraio, Domenico Bellati, di Pianello, venticinque anni, contadino, viene convocato nella Pretura di Gravedona. E racconta la sua storia.
Quel bambino senza pace non gli dà pace: al dolore per la morte della moglie, si era aggiunta la preoccupazione di trovare chi fosse in grado di nutrire e accudire il neonato. A chi rivolgersi? Accompagnato da Maddalena Manzella, una balia del paese, si era rivolto all’ospedale di Como. Ma lì il piccolo non era stato accolto. Per la baliatura, anche l’ospedale richiede un pagamento, e lui è povero, lo sanno tutti. Domenico si rivolge al deputato del paese, Luigi Bernucca: deve forse rassegnarsi a portare suo figlio al torno? La risposta del deputato è ironica e brutale: “E ti pòrtal al torno!”.
|
![]() |
25 FEBBRAIO: Luigi Fagetti presenta ”Finestre di città” Mercoledì 25 febbraio alle 18, presso l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria,
presentazione del libro Finestre di città. La Como che ho visto e la Como che vorrei. Introduzione del professor Giorgio Conetti; a seguire interventi di Vincenzo Guarracino e Alberto Longatti, che dialogheranno con l’autore, l’avvocato Luigi Fagetti. —
Solidarietà [“L’Ordine”, 11 febbraio 1955] Del cane si sono sempre vantate ottime virtù; e non solo da amorevoli zitelle che incentrano le cure d’una mancata maternità su questi fedeli animali, ma anche da persone illustri, quale colui che a Parigi, nell’apposito cimitero, seppellì la propria bestia con sopra questo epitaffio: «Più conosco gli uomini, più apprezzo il mio cane». Ma che i cani, oltre alla fedeltà, all’intelligenza, alla comprensione, avessero pure uno spiccato senso di solidarietà – diciamolo pure – sociale, questo m’è tornato del tutto nuovo.
L’altro giorno un cane randagio era finito nel grosso quanto scomodo collare di ferro che è un po’ l’arma e l’insegna di quel signore taciturno e guardingo che fa di mestiere l’accalappiacani. Era un cane che, per quanto visibilmente bastardo, aveva però negli occhi …
—
Il volume presenta l’amplissima produzione di Fagetti, composta da scritti, lettere aperte e articoli di giornale.
– Intervista televisiva su Espansione Tv: http://youtu.be/MUBhHkw1OH0.
|