La Libreria Andreoli Rita si trova in Via Rovelli Giuseppe, 23, a Como. Questa libreria è nota per la sua specializzazione in libri antichi e stampe d’epoca, offrendo una selezione unica per i collezionisti e gli appassionati di letteratura storica.
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La via Rovelli a Como è una strada che porta il nome di Giuseppe Rovelli, un personaggio storico legato alla città. Ecco alcuni riferimenti significativi associati a questa via:
Riferimenti Storici e Culturali
Palazzo Albricci Peregrini: Situato in Via Giuseppe Rovelli, questo palazzo del XV secolo è noto per il suo stile unico e la sua storia affascinante. È aperto ai visitatori e offre un’esperienza immersiva nella cultura comasca[3].
Giuseppe Rovelli, nato a Milano il 12 gennaio 1818 e morto nella stessa città il 26 gennaio 1874, è stato un importante scrittore e giornalista italiano. La sua vita fu segnata da difficoltà e sfide, influenzate dalla sua infanzia problematica e dal contesto politico dell’epoca.
Formazione e Carriera
Rovelli crebbe in una famiglia modesta, figlio di un orafo e di una madre con un carattere difficile. Dopo aver studiato con l’abate Giuseppe Pozzone, divenne istitutore presso famiglie nobili e successivamente lavorò presso la Biblioteca di Brera. Tuttavia, la sua carriera subì un arresto quando partecipò ai moti del 1848 e si arruolò come volontario per difendere la Repubblica Romana, il che portò al suo esilio in Svizzera[1].
Durante il suo esilio, Rovelli incontrò diversi esuli italiani noti, tra cui Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo. Tornato a Milano nel 1851, riprese il suo lavoro alla Biblioteca di Brera e collaborò con varie riviste e giornali. Sposò una giovane allieva, ma il matrimonio si rivelò infelice, contribuendo al suo declino personale[1].
Opere Letterarie
Rovelli è noto per le sue critiche al romanzo storico romantico, ritenuto da lui pieno di stereotipi sentimentali. Le sue opere principali includono:
Lamberto Malatesta (1843)
Valenzia Candiano (1844)
Cento anni (1859-1864), considerata la sua opera più celebre.
La giovinezza di Giulio Cesare (1872), una rievocazione del mondo romano.
Questi romanzi hanno contribuito significativamente all’evoluzione del romanzo in Italia, ponendo l’accento su tematiche contemporanee piuttosto che storiche[1].
Ultimi Anni e Morte
Negli ultimi anni della sua vita, Rovelli cadde in miseria, afflitto dall’alcolismo e da problemi familiari. Morì in condizioni difficili e fu sepolto al Cimitero Monumentale di Milano dopo una cerimonia che evidenziava la sua vita travagliata[1]. La sua figura rimane significativa nella letteratura italiana per il suo approccio innovativo al romanzo e per il suo impegno politico durante un periodo tumultuoso della storia italiana.
Scrivere appunti è un’attività fondamentale in molti contesti, sia accademici che professionali. Ecco alcuni aspetti chiave di cosa comporta questa pratica:
1. Definizione di Appunti
Gli appunti sono delle annotazioni brevi e sintetiche che si prendono durante una lezione, una conferenza, una riunione o mentre si legge un testo. Servono a catturare le informazioni più importanti e a facilitare la comprensione e la memorizzazione.
2. Scopi degli Appunti
Sintesi delle Informazioni: Gli appunti aiutano a riassumere concetti complessi in forme più semplici e comprensibili.
Riferimento Futuro: Possono essere utilizzati come materiale di studio o come promemoria per attività future.
Stimolo alla Riflessività: Scrivere appunti richiede di elaborare e riflettere sulle informazioni, favorendo un apprendimento più profondo.
3. Tecniche di Scrittura degli Appunti
Metodi Visivi: Utilizzare diagrammi, mappe concettuali o schemi per rappresentare graficamente le informazioni.
Bullet Points: Scrivere in forma di elenchi puntati per facilitare la lettura e la comprensione.
Parole Chiave: Annotare solo le parole chiave o frasi brevi per catturare l’essenza delle informazioni.
4. Vantaggi di Prendere Appunti
Miglioramento della Memoria: La scrittura aiuta a consolidare le informazioni nella memoria a lungo termine.
Organizzazione del Pensiero: Aiuta a strutturare le idee e a chiarire i concetti.
Coinvolgimento Attivo: Prendere appunti richiede attenzione e partecipazione attiva, rendendo l’apprendimento più efficace.
5. Conclusione
Scrivere appunti è un’abilità preziosa che può migliorare notevolmente il processo di apprendimento e la capacità di gestire informazioni complesse. Sia che tu stia studiando per un esame, partecipando a una conferenza o semplicemente leggendo un libro, prendere appunti può fare la differenza nella tua comprensione e nel tuo successo.
Organizzare efficacemente gli appunti è fondamentale per migliorare l’apprendimento e facilitare il recupero delle informazioni. Ecco alcune tecniche e strategie che possono aiutarti a mantenere i tuoi appunti ben strutturati e facilmente accessibili.
Tecniche di Organizzazione degli Appunti
1. Metodo dei Quadranti
Questo metodo prevede di suddividere ogni pagina in quattro sezioni, ciascuna dedicata a un tipo specifico di informazione:
Note principali: tutto ciò che viene discusso durante la lezione.
Parole chiave: concetti fondamentali da ricordare.
Domande: punti che necessitano di ulteriori chiarimenti.
Riferimenti: libri o materiali da consultare in seguito[1][2][6].
2. Metodo Cornell
Questo approccio consiste nel dividere il foglio in tre sezioni:
Colonna delle parole chiave: sulla sinistra, annota le parole chiave.
Colonna degli appunti: sulla destra, scrivi dettagli e spiegazioni.
Sezione inferiore: utilizza questo spazio per riassumere i concetti principali[3][4].
3. Utilizzo di Divisori e Raccoglitori
Per mantenere gli appunti ordinati, puoi utilizzare raccoglitori con divisori colorati. Ogni colore può rappresentare una materia o un argomento specifico, facilitando l’individuazione delle informazioni[1][6].
4. Scrittura Concisa e Abbreviazioni
Quando prendi appunti, cerca di essere conciso. Utilizza abbreviazioni e simboli per ridurre il tempo di scrittura e semplificare la lettura successiva. Ad esempio:
“cfr” per confrontare
“xché” per perché
“es” per esempio[3][5].
5. Trascrizione Post-Lezione
Dopo la lezione, è utile trascrivere gli appunti in modo più ordinato. Questo processo ti aiuterà a chiarire i concetti e a consolidare la memoria[6][7].
6. Utilizzo di Modelli Strutturati
Adottare modelli specifici per prendere appunti può migliorare l’organizzazione. Puoi scegliere tra diversi formati, come agende o schemi progettuali, che ti permetteranno di mantenere una coerenza nelle tue note[4][5].
Vantaggi dell’Organizzazione degli Appunti
Facilità di Studio: Appunti ben organizzati rendono lo studio più efficiente e meno stressante.
Migliore Memoria: La struttura aiuta a memorizzare le informazioni più facilmente.
Recupero Rapido delle Informazioni: Con un sistema di organizzazione chiaro, sarà più semplice trovare ciò che cerchi quando ne hai bisogno.
Implementando queste tecniche, potrai migliorare notevolmente la tua capacità di prendere e utilizzare efficacemente gli appunti.
Integrare schemi e mappe mentali nei tuoi appunti può migliorare notevolmente la tua capacità di apprendimento e comprensione. Ecco alcune strategie pratiche per farlo efficacemente.
1. Creazione di Mappe Mentali
Inizia con un argomento centrale: Scrivi il tema principale al centro della pagina e disegna rami che si diramano verso i sotto-argomenti. Questo approccio visivo aiuta a vedere le relazioni tra le idee[1][4].
Utilizza colori e simboli: Colori diversi possono rappresentare categorie o livelli di importanza, mentre simboli e immagini rendono la mappa più accattivante e memorabile[1][2].
2. Schemi a Cascata
Organizza le informazioni in gerarchia: Gli schemi a cascata permettono di visualizzare le informazioni in modo strutturato, con concetti principali in alto e dettagli sottostanti. Questo metodo è utile per comprendere le relazioni tra le idee[3][5].
Integra appunti e testi: Puoi combinare gli schemi con i tuoi appunti scritti, aggiungendo dettagli dai libri di testo per arricchire il contenuto[3].
3. Utilizzo di Strumenti Digitali
Mappe mentali online: Esistono vari strumenti digitali che consentono di creare mappe mentali interattive. Questi strumenti offrono modelli predefiniti e opzioni di personalizzazione, facilitando la creazione e la condivisione delle tue mappe[1][6].
Applicazioni per prendere appunti: Alcune app permettono di integrare mappe mentali direttamente negli appunti, rendendo più facile l’organizzazione delle informazioni[7].
4. Rielaborazione delle Informazioni
Trascrivi e riorganizza: Dopo aver preso appunti, rielabora le informazioni creando mappe mentali o schemi per ogni argomento. Questo processo aiuta a consolidare la comprensione e a rafforzare la memoria[2][4].
Fai uso di parole chiave: Quando crei mappe o schemi, utilizza parole chiave invece di frasi lunghe. Questo stimola un’elaborazione attiva delle informazioni, facilitando il richiamo successivo[2][6].
5. Revisione Attiva
Rivedi regolarmente le mappe: La ripetizione è fondamentale per la memorizzazione. Rivedere le tue mappe mentali e schemi ti aiuterà a mantenere fresche le informazioni nella tua mente[1][4].
Insegna ad altri: Spiegare i concetti appresi utilizzando le tue mappe mentali può rafforzare ulteriormente la tua comprensione e aiutarti a identificare eventuali lacune nelle tue conoscenze[2].
Integrando queste tecniche nella tua routine di studio, potrai sfruttare al meglio gli schemi e le mappe mentali, migliorando significativamente la tua capacità di apprendimento e memorizzazione.
I Portici Plinio, situati nel centro di Como, sono un’importante testimonianza architettonica e storica della città. Questi portici prendono il nome da Caio Plinio Secondo, noto come Plinio il Vecchio, e suo nipote Caio Plinio Secondo, entrambi figure illustri della letteratura e della scienza romana.
Storia e Architettura
I Portici Plinio furono realizzati negli anni ’20 del XX secolo, sebbene il loro stile architettonico richiami influenze più antiche. Il progetto è attribuito all’architetto Federico Frigerio, che ha saputo integrare elementi classici in una struttura moderna. L’area è caratterizzata da colonne di pietra che conferiscono un aspetto distintivo e monumentale[1][4].
Nel corso degli anni, i portici hanno ospitato diverse attività commerciali e sono stati un punto di ritrovo per i cittadini. Negli ultimi anni, l’area ha subito trasformazioni significative, con la chiusura di storiche istituzioni bancarie come la Banca Commerciale e Carige[1]. Attualmente, si prevede l’apertura di nuovi negozi e attività commerciali, contribuendo a rivitalizzare ulteriormente la zona[1].
Significato Culturale
I Portici Plinio non sono solo un elemento architettonico ma anche un simbolo della vita sociale a Como. Sono stati il luogo di incontro per generazioni di giovani, che si ritrovavano sotto le loro arcate per socializzare e divertirsi[4]. Inoltre, la loro storia è legata a eventi significativi della città, rendendoli un punto di riferimento culturale.
Conclusione
In sintesi, i Portici Plinio rappresentano una fusione di storia, architettura e vita sociale a Como. La loro evoluzione continua a riflettere i cambiamenti economici e culturali della città, mantenendo viva la memoria delle figure storiche da cui prendono il nome.
L’Istituto Giosuè Carducci di Como ha una storia affascinante che risale all’inizio del XX secolo. Ecco i principali eventi e caratteristiche del palazzo e dell’istituto.
Origini e Costruzione
Progetto e Architetto: L’edificio fu progettato dall’architetto milanese Cesare Mazzocchi, coadiuvato dall’ingegnere Luigi Catelli. La costruzione iniziò nel 1909 e si concluse nel 1910, con l’inaugurazione avvenuta il 20 settembre 1910[1][7].
Funzione Iniziale: L’istituto nacque con l’intento di promuovere la cultura tra i cittadini comaschi, ospitando l’Associazione “Pro Cultura Popolare”, fondata nel 1903. Questa associazione mirava a offrire opportunità educative e culturali alla comunità[4][7].
Architettura e Struttura
Design e Caratteristiche: Il palazzo è caratterizzato da un grande salone, utilizzato per concerti e conferenze, e presenta uno stile architettonico tipico dell’epoca, con elementi decorativi che riflettono le tendenze del primo Novecento[3][4].
Ampliamenti: Negli anni successivi, l’istituto ha subito ampliamenti per adattarsi alle crescenti esigenze culturali della città. Questi lavori sono stati anch’essi diretti da Mazzocchi e Catelli[2].
Evoluzione Culturale
Attività Culturale: Sin dalla sua fondazione, l’Istituto Giosuè Carducci ha svolto un ruolo cruciale nella vita culturale di Como, organizzando eventi, corsi e attività per la comunità. Ha continuato a operare senza interruzioni, contribuendo significativamente alla crescita culturale locale[4][8].
Centenario: Nel 2010, l’istituto ha celebrato il suo centenario con una serie di eventi che hanno messo in luce il suo impatto sulla cultura comasca nel corso degli anni[8].
In sintesi, il Palazzo dell’Istituto Giosuè Carducci rappresenta non solo un’importante opera architettonica, ma anche un fulcro di sviluppo culturale per la città di Como, testimoniando oltre un secolo di impegno nella promozione della cultura e dell’istruzione.
L’Associazione dell’Istituto Giosuè Carducci di Como continua a svolgere un ruolo attivo nella promozione della cultura attraverso una varietà di attività. Ecco un riepilogo delle principali iniziative culturali attuali:
Attività Culturali
Stagione Musicale: L’associazione organizza concerti e rassegne musicali, come la serie di eventi dedicati all’operetta, che mira a coinvolgere giovani e meno giovani nel recupero della memoria del teatro leggero. La stagione musicale prevede anche il “Concorso Nazionale Mario Orlandoni”, un’importante competizione per giovani cantanti lirici[1].
Corsi Artistici: Sono disponibili corsi settimanali di disegno, pittura, incisione e altre tecniche artistiche, tenuti da insegnanti esperti. Questi corsi sono aperti a diverse fasce di età e livelli di abilità, permettendo così a tutti di esprimere la propria creatività[1].
Conferenze e Incontri: L’associazione organizza cicli di conferenze su vari temi culturali, dalla storia all’arte contemporanea. Tra i relatori ci sono nomi di spicco nel panorama culturale, e le conferenze trattano temi attuali e storici[1][2].
Viaggi Culturali: Sono programmati viaggi culturali che permettono ai partecipanti di esplorare luoghi significativi dal punto di vista storico e artistico, arricchendo così la loro esperienza culturale[1].
Museo Casartelli e Archivio Storico: L’associazione gestisce il Museo Didattico Circolante Guido Casartelli e l’Archivio Storico, preservando beni culturali e storici che possono essere visitati e studiati dal pubblico[1].
Il Cineteatro Politeama di Como è un’importante struttura culturale situata in piazza Cacciatori delle Alpi, la cui costruzione è avvenuta tra il 1909 e il 1910.
La sua realizzazione fu voluta dalla Società dei Palchettisti, proprietari del Teatro Sociale, con l’obiettivo di creare un teatro più popolare e versatile per la città[1][3].
Origini e Costruzione
L’idea di costruire un nuovo teatro emerse nel 1908, in un contesto di crisi per il Teatro Sociale, che monopolizzava la scena culturale comasca. Per evitare la concorrenza tra due teatri troppo vicini, si decise di costruire il Politeama in una nuova area[2][3]. La progettazione fu affidata all’architetto Federico Frigerio, noto per le sue competenze innovative nell’uso del calcestruzzo armato, che rese il Politeama il primo edificio della città a utilizzare questa tecnologia[1][2].
I lavori iniziarono il 1° luglio 1909 e, dopo poco più di un anno, il teatro fu inaugurato il 14 settembre 1910 con la rappresentazione de La Bohème di Giacomo Puccini.
La struttura era concepita per ospitare una varietà di eventi, dal teatro alla prosa, dai concerti alle proiezioni cinematografiche[2][3][4].
Funzioni e Attività
Il Politeama si distinse per la sua versatilità: oltre a ospitare spettacoli teatrali e musicali, divenne un luogo di ritrovo sociale, con spazi dedicati a ristoranti e caffè chantant.
La prima proiezione cinematografica avvenne il 15 aprile 1911, segnando l’inizio della sua attività come cinema[2][3]. Nel corso degli anni, ospitò anche spettacoli circensi fino al 1936.
Declino e Abbandono
Dopo un periodo florido, negli anni ’90 il Politeama iniziò a chiudere le sue porte al pubblico.
Sebbene ci siano stati tentativi di ristrutturazione e riapertura, l’edificio cessò definitivamente l’attività nel 2005 dopo la morte dell’ultimo proprietario, Alberto Gaffuri. Da allora, è rimasto abbandonato e in stato di degrado[3][6][7].
Riscoperta e Futuro
Negli ultimi anni, ci sono stati progetti per riportare in vita il Politeama come centro culturale multifunzionale. Attualmente si discute della possibilità di trasformarlo in un polo musicale e cinematografico, ma le speranze per una rinascita concreta rimangono incerte[4][6][7].
Il Politeama continua a rappresentare un simbolo della storia culturale di Como e della sua evoluzione nel panorama teatrale italiano.
Il Cineteatro Politeama di Como ha ospitato nel corso della sua storia una vasta gamma di spettacoli e eventi che ne hanno caratterizzato l’identità culturale. Ecco alcuni dei principali:
Spettacoli Teatrali e Musicali
Inaugurazione con “La Bohème”: Il Politeama fu inaugurato il 14 settembre 1910 con la rappresentazione dell’opera La Bohème di Giacomo Puccini, un evento che segnò l’inizio della sua attività come teatro[1][3].
Luigi Pirandello: Il celebre drammaturgo italiano si esibì al Politeama, contribuendo a elevare il prestigio del teatro[1].
Duke Ellington: Il grande musicista jazz americano si esibì sul palco del Politeama, rendendolo un punto di riferimento anche per la musica internazionale[1].
Eventi Culturali e Sociali
Filippo Tommaso Marinetti: Il fondatore del Futurismo, originario di Como, tenne un famoso spettacolo-comizio al Politeama, sottolineando l’importanza del teatro come luogo di dibattito culturale[1].
Cabaret e Riviste: Il teatro ospitò numerosi spettacoli di cabaret, tra cui quelli di Erminio Macario, un importante comico italiano[1].
Concerti
Ornella Vanoni e Adriano Celentano: Questi due artisti iconici della musica italiana hanno tenuto concerti sold-out al Politeama, attirando un vasto pubblico e contribuendo alla sua fama[1][2].
Cinema
Proiezioni Cinematografiche: Dopo la sua inaugurazione, il Politeama divenne anche un importante cinema. La prima proiezione avvenne il 15 aprile 1911 con un film muto sull’Inferno di Dante. Negli anni successivi, il teatro continuò a proiettare film, diventando un punto di riferimento per il cinema a Como[2][3].
Spettacoli Circensi
Circo: Dal 1914 fino al 1936, il Politeama ospitò annualmente spettacoli circensi, diversificando ulteriormente la sua offerta culturale[1][2].
Questi eventi hanno reso il Politeama non solo un luogo di intrattenimento ma anche un centro vitale per la cultura e la socialità a Como, contribuendo a creare una comunità attiva attorno alle arti performative.
Il Cineteatro Politeama di Como ha visto esibirsi numerosi attori e musicisti di fama nel corso della sua storia. Ecco alcuni dei più noti:
Attori
Luigi Pirandello: Il celebre drammaturgo italiano ha portato la sua arte sul palcoscenico del Politeama, contribuendo a elevare il prestigio del teatro.
Valeria Bruni Tedeschi: L’attrice e regista ha recitato in produzioni che hanno coinvolto il Politeama, rendendolo parte della sua carriera.
Fabrizio Gifuni: Un altro attore di spicco che ha contribuito a portare il nome del Politeama nel panorama teatrale italiano.
Musicisti
Duke Ellington: Il leggendario musicista jazz americano si esibì al Politeama, segnando un momento significativo nella storia musicale del teatro.
Ornella Vanoni: La rinomata cantante italiana ha tenuto concerti sold-out, attirando un vasto pubblico e contribuendo alla fama del Politeama.
Adriano Celentano: Icona della musica italiana, ha avuto un grande successo con i suoi concerti al Politeama.
Erminio Macario: Famoso comico italiano, le sue esibizioni di cabaret hanno intrattenuto il pubblico comasco.
Questi artisti non solo hanno arricchito la programmazione del Politeama, ma hanno anche contribuito a creare un legame profondo tra il teatro e la cultura popolare italiana.
Il Palazzo delle Poste di Como, situato in via Gallio, è un edificio emblematico che ha una storia ricca e significativa. Inaugurato nel 1925, il palazzo è stato progettato per ospitare l’ufficio postale della città e si distingue per la sua imponente struttura che comprende due corti laterali e un ampio salone centrale[2][3][4].
Architettura e Design
Il progetto del Palazzo delle Poste è attribuito a Cesare Bazzani, un architetto noto per il suo contributo all’architettura durante il periodo fascista. La struttura combina elementi di design classico con funzionalità moderna, riflettendo le esigenze del servizio postale dell’epoca. La facciata presenta dettagli architettonici distintivi, come colonne e decorazioni che richiamano stili tradizionali, reinterpretati in chiave contemporanea[3][8].
Funzione e Importanza
Sin dalla sua apertura, il Palazzo delle Poste ha svolto un ruolo cruciale nella vita quotidiana di Como, fungendo non solo da centro per i servizi postali ma anche come punto di riferimento architettonico nella città. Con il passare degli anni, ha subito vari interventi di restauro per preservarne l’integrità e la bellezza[2][4].
Celebrazioni Recenti
Nel 2017, il Palazzo ha celebrato il suo 92° anniversario, un’occasione che ha visto l’organizzazione di eventi e mostre per commemorare la sua storia e il suo significato per la comunità locale[3][4]. Questi eventi hanno messo in evidenza l’importanza del palazzo non solo come struttura funzionale, ma anche come simbolo della storia urbana di Como.
In sintesi, il Palazzo delle Poste di Como rappresenta un esempio significativo di architettura pubblica del XX secolo in Italia, con una storia che continua a influenzare la vita della città.
Il Palazzo delle Poste di Como, situato in via Gallio, è un esempio significativo di architettura pubblica del XX secolo, progettato dall’architetto Cesare Bazzani e inaugurato nel 1925. Le sue caratteristiche architettoniche principali includono:
Caratteristiche Architettoniche
Stile Architettonico: Il Palazzo è realizzato in uno stile che combina elementi classici e moderni, con influenze del Rinascimento italiano. La facciata presenta linee eleganti e proporzioni armoniose, tipiche dell’architettura pubblica dell’epoca.
Struttura: L’edificio si compone di tre piani, con un ampio salone centrale e spazi dedicati agli uffici. La pianta è caratterizzata da un layout funzionale che ottimizza l’uso degli spazi interni.
Finiture e Decorazioni: La facciata è arricchita da decorazioni in stucco e dettagli ornamentali che riflettono il gusto dell’epoca. Elementi come cornici, fregi e finestre decorate contribuiscono all’estetica complessiva dell’edificio.
Materiali Utilizzati: L’uso di materiali di alta qualità, come il marmo e il ferro battuto, è evidente nelle finiture esterne e interne. Questi materiali non solo conferiscono un aspetto elegante ma garantiscono anche la durabilità dell’edificio.
Funzionalità: Il Palazzo è stato progettato per ospitare le operazioni postali in modo efficiente, con sportelli al piano terra accessibili al pubblico e uffici amministrativi ai piani superiori. Questa organizzazione spaziale riflette l’importanza dei servizi postali nella vita quotidiana della comunità.
In sintesi, il Palazzo delle Poste di Como non è solo un edificio funzionale, ma anche un’opera d’arte architettonica che rappresenta la storia e l’identità della città. La sua progettazione attenta alle esigenze pratiche, insieme alla cura per i dettagli estetici, lo rende un punto di riferimento significativo nel panorama architettonico comasco.
Il design del Palazzo delle Poste di Como è stato influenzato dallo stile Liberty, sebbene non sia un esempio puramente liberty. Questo stile, noto anche come Art Nouveau, è caratterizzato da linee sinuose, forme organiche e decorazioni ispirate alla natura. Di seguito sono evidenziate le principali influenze liberty nel Palazzo delle Poste:
Influenze dello Stile Liberty
Decorazioni Floreali: Il Palazzo presenta elementi decorativi che richiamano la natura, tipici dello stile Liberty, come motivi floreali e linee curve. Questi dettagli decorativi contribuiscono a un’atmosfera di eleganza e fluidità visiva[4].
Forme Sinuose: Anche se il Palazzo ha una struttura più rigida rispetto ad altri edifici in stile Liberty, alcuni dettagli architettonici mostrano l’uso di forme morbide e dinamiche, che riflettono l’estetica di questo movimento artistico[4][2].
Materiali e Finiture: L’uso di materiali pregiati e finiture elaborate è un’altra caratteristica condivisa con lo stile Liberty. Elementi come il ferro battuto e le vetrate decorate possono essere presenti nell’edificio, contribuendo a creare un senso di artigianalità e bellezza[4][7].
Contesto Culturale: Durante il periodo della costruzione del Palazzo, l’architettura liberty era in voga in molte città italiane, inclusa Como. Questo contesto culturale ha sicuramente influenzato le scelte progettuali, integrando elementi moderni con riferimenti storici[2][3].
In sintesi, sebbene il Palazzo delle Poste di Como non sia un esempio puramente liberty, presenta diverse influenze di questo movimento, manifestandosi attraverso decorazioni, materiali e un approccio estetico che riflette la bellezza e la funzionalità tipiche dell’epoca.
A Como e nei suoi dintorni, ci sono diversi edifici che rappresentano lo stile Liberty, noto anche come Art Nouveau. Ecco alcuni dei più significativi:
Edifici Liberty a Como
Villa Bernasconi: Situata a Cernobbio, è uno degli esempi più emblematici dello stile Liberty nella zona. Oggi ospita un museo e presenta una ricca decorazione floreale e dettagli architettonici tipici di questo movimento [1].
Imbarcadero di Cernobbio: Questo pontile, situato in Piazza Risorgimento, combina elementi in stile Liberty con dettagli neogotici. È un luogo di imbarco per i battelli che navigano sul Lago di Como [1].
Villa Peduzzi: Situata a Pigra, questa villa è stata recentemente ristrutturata e unisce elementi moderni a quelli liberty, offrendo un esempio di come il design contemporaneo possa integrarsi con l’architettura storica [1].
Villa Erba: Questa storica villa si trova a Cernobbio ed è un altro esempio dell’architettura Liberty nella regione. È nota per i suoi giardini e la vista sul lago [5].
Casa del Fascio: Progettata da Giuseppe Terragni, sebbene non sia puramente liberty, presenta alcune influenze di questo stile nella sua decorazione e nelle proporzioni [2].
Altri Esempi
Villa Sucota: Situata lungo la strada per Cernobbio, questa villa ha subito ristrutturazioni nel corso degli anni, mantenendo però alcuni elementi liberty nel suo design [2].
Villa Zucchi: Un’altra villa che presenta caratteristiche dello stile Liberty, situata lungo il viale Geno [2].
Questi edifici non solo arricchiscono il panorama architettonico di Como ma rappresentano anche un’importante testimonianza della storia culturale e artistica della regione durante il periodo della Belle Époque.
L’eremo di San Donato, situato a Como, è un ex convento francescano con una storia che risale al XV secolo.
La sua posizione strategica, su uno sperone di roccia a 453 metri sul livello del mare, lo rende un luogo di grande importanza storica e spirituale.
Origini e Sviluppo
L’area dove sorge l’eremo era inizialmente utilizzata da eremiti, probabilmente monaci benedettini, che vi si stabilirono in una grotta naturale conosciuta come la grotta del beato Geremia. Nel VII secolo, fu costruita una torre fortificata che serviva come segnalazione e che divenne in seguito il campanile della chiesa[1].
Nel 1435, l’eremo passò in uso ai francescani del terz’ordine e nel 1458 ricevette una bolla papale che ne confermava la gestione. Fino al 1654, i francescani si dedicarono alla cura spirituale degli abitanti delle vicine località di Brunate, Camnago e Lora. Durante questo periodo, la chiesa subì un ampliamento significativo e fu riconsacrata nel 1565[1][5].
Declino e Trasformazione
Il convento subì un drastico cambiamento nel 1772 con la sua soppressione.
Nel 1780, il complesso fu venduto a privati e trasformato in abitazione civile. Negli anni ’80 del XX secolo, l’eremo fu frazionato in dodici appartamenti indipendenti, mentre la chiesa mantenne la sua funzione originaria[1][3][7].
Curiosità
Un personaggio storico legato all’eremo è don Giuseppe Bernasconi, un prete garibaldino che vi si ritirò in esilio volontario dopo aver partecipato attivamente alle guerre d’indipendenza italiane. Morì nel 1923 all’eremo, che oggi è raggiungibile attraverso una strada a lui dedicata[1].
L’eremo di San Donato rappresenta quindi non solo un importante sito religioso ma anche un simbolo della storia locale di Como, rimanendo un luogo di interesse per turisti e studiosi.
L’eremo di San Donato a Como presenta diverse caratteristiche architettoniche significative, riflettendo la sua storia e la sua funzione religiosa.
Posizione e Struttura
Sperone di Roccia: L’eremo è situato a 453 metri sul livello del mare, su uno sperone di roccia chiamato Garzola, che offre una vista panoramica sulla città di Como e sul lago[3][4].
Accesso: Si trova lungo un sentiero che era un’importante via di comunicazione tra Brunate e Como, evidenziando la sua accessibilità storica[3][4].
Architettura Religiosa
Stile Costruttivo: L’eremo è stato costruito nel XV secolo, con elementi architettonici che rispecchiano l’influenza dell’architettura francescana. La struttura è caratterizzata da linee semplici e funzionali, tipiche dei conventi dell’epoca[4][6].
Campanile: Una torre fortificata, originariamente costruita nel VII secolo come torre di segnalazione, funge ora da campanile della chiesa. Questa torre rappresenta un elemento storico significativo della struttura[3][4].
Interni e Decorazioni
Chiesa: All’interno dell’eremo si trova una chiesa dedicata a San Donato, con affreschi che raccontano momenti significativi della vita del santo. La chiesa è stata ampliata e riconsacrata nel 1565, con ulteriori lavori di restauro nei secoli successivi[3][4].
Grotta del Beato Geremia: Un’importante caratteristica interna è la grotta naturale utilizzata dai primi eremiti, ora nota come grotta del beato Geremia. Questa grotta ospita statue di santi e rappresenta un luogo di penitenza storica[3][4].
Funzione Storica
Monastero Francescano: Originariamente parte di un monastero benedettino, l’eremo passò ai francescani nel XV secolo. La sua funzione religiosa ha influenzato profondamente la comunità locale fino alla soppressione del convento nel 1772[4][6].
L’eremo di San Donato non è solo un importante sito religioso ma anche un simbolo della storia culturale e architettonica della regione comasca.
Il Palazzo Natta è un edificio storico situato a Como n Via Natta.
Originariamente acquistato dalla famiglia Lambertenghi nel 1579, il palazzo ha subito diverse ristrutturazioni, probabilmente progettate da Giovanni Antonio Piotti[5][6].
Storia e Architettura
Il Palazzo Natta è un esempio significativo di architettura residenziale e terziaria a Como.
La sua costruzione risale al secondo Cinquecento e riflette lo stile dell’epoca, con dettagli architettonici che ne evidenziano il valore storico e culturale[1][6].
Dopo anni di utilizzo come sede degli uffici comunali, il palazzo è stato recentemente riconvertito in uno spazio per esposizioni e mostre temporanee, noto come Spazio Natta[2][3].
Recentemente, la giunta cittadina di Como ha approvato un progetto di ristrutturazione da mezzo milione di euro per trasformare il Palazzo Natta nella Casa della Cultura di Como[7]. Questo progetto mira a valorizzare ulteriormente l’edificio e a promuovere attività culturali nella città.
Importanza Culturale
Il Palazzo Natta non è solo un importante esempio di architettura storica, ma rappresenta anche un centro culturale emergente per la comunità di Como. La sua trasformazione in Casa della Cultura sottolinea l’impegno della città nel preservare il patrimonio storico mentre si promuovono nuove iniziative culturali[4][7].
L’ex orfanotrofio di via Tommaso Grossi a Como è un complesso edilizio situato in una posizione centrale della città, all’angolo tra via Tommaso Grossi e via Dante. Questo immobile ha una storia significativa e ha recentemente attirato l’attenzione per le sue potenzialità di riqualificazione e vendita.
Storia e Situazione Attuale
L’ex orfanotrofio è stato oggetto di vari tentativi di vendita da parte dell’amministrazione comunale. Dopo due aste andate deserte, il Comune ha annunciato una terza asta con un ribasso del 25% rispetto ai tentativi precedenti[3][6][8]. Nonostante gli sforzi, il complesso non è ancora stato venduto, il che ha suscitato preoccupazioni riguardo alla sua valorizzazione e riutilizzo[4][6].
Progetti di Riqualificazione
Un progetto di riqualificazione è stato proposto per l’ex orfanotrofio, che prevede la creazione di un “polo strategico” con funzioni utili sia per l’università locale che per la comunità[1]. Questo progetto si inserisce in un contesto più ampio di miglioramento urbano, volto a integrare l’area con il tessuto urbano circostante e a promuovere la mobilità sostenibile attraverso la creazione di piste ciclabili e spazi verdi[1].
Importanza Culturale e Architettonica
Il complesso ha un valore architettonico significativo, essendo parte del patrimonio storico di Como. La sua riqualificazione potrebbe contribuire non solo all’economia locale ma anche al rilancio dell’immagine della città, valorizzando le sue caratteristiche storiche e paesaggistiche[1].
In sintesi, l’ex collegio di via Tommaso Grossi rappresenta una risorsa potenziale per Como, ma la sua valorizzazione continua a essere una sfida per le autorità locali.
Il bar Ka.Os, gestito da Oscar Pellegrini, è situato in Piazza Cacciatori delle Alpi a Como:
Il bar è conosciuto per la sua atmosfera accogliente e offre una varietà di bevande e snack, rendendolo un punto di ritrovo per residenti e turisti nella zona.
La posizione in piazza lo rende facilmente accessibile e visibile, contribuendo alla sua popolarità tra i frequentatori della città.
Luigi Porro Lambertenghi è stato una figura significativa della storia italiana, noto per il suo ruolo di patriota, imprenditore e politico.
Nacque a Como il 12 luglio 1780, figlio del marchese Giorgio Porro Carcano, un patrizio della città. Lambertenghi si distinse non solo per il suo impegno politico, ma anche per la sua passione per le scienze e le novità del suo tempo[1][2][4].
Attività Politica e Imprenditoriale Lambertenghi fu attivamente coinvolto nei movimenti patriottici italiani e contribuì alla causa dell’unità nazionale. Oltre alla sua carriera politica, si dedicò anche all’imprenditoria, gestendo diverse attività economiche che riflettevano il suo interesse per l’innovazione e il progresso[1][2].
Eredità Culturale La sua eredità è visibile non solo nel campo politico ma anche in quello culturale, poiché era un sostenitore delle scienze e delle arti. La sua influenza si estese oltre la sua vita, contribuendo a plasmare il contesto sociale e politico dell’Italia del XIX secolo[4].
Luigi Porro Lambertenghi è una figura di spicco della storia italiana, noto per il suo ruolo di patriota, imprenditore e politico. Nacque a Como il 12 luglio 1780 da una famiglia aristocratica, figlio del marchese Giorgio Porro Carcano e di Margherita Borromeo. Dopo aver studiato al Collegio Longone di Milano, entrò giovanissimo in politica.
Carriera Politica
Nel 1801, fu eletto deputato alla Consulta di Lione, un evento significativo che segnò l’inizio della sua carriera politica. Nonostante la giovane età, dal 1802 al 1807 fu membro del Corpo legislativo della Repubblica Italiana, ottenendo una dispensa per l’età[1][3]. Durante il periodo napoleonico, Lambertenghi divenne un sostenitore attivo della modernizzazione e della riforma in Italia, affermandosi come un liberale impegnato. Fu anche affiliato alla Massoneria e frequentò la corte di Eugenio di Beauharnais, ricevendo il titolo di conte nel 1810[1].
Dopo la caduta di Napoleone, Lambertenghi partecipò al Congresso di Vienna, dove sostenne la creazione di un regno indipendente nell’Italia settentrionale. Con l’arrivo della Restaurazione e il ritorno degli austriaci a Milano, si dedicò al movimento liberale e all’industrializzazione della Lombardia, promuovendo innovazioni come l’introduzione delle macchine a vapore nell’industria tessile e lo sviluppo dell’illuminazione a gas[1][3].
Attività Imprenditoriale e Sociale
Oltre alla sua carriera politica, Lambertenghi si distinse come imprenditore. Sostenne lo sviluppo dell’industria locale e avviò iniziative sociali come scuole di mutuo insegnamento. La sua visione per un’Italia moderna era caratterizzata da un forte impegno verso il progresso economico e sociale[1][3].
Vita Personale e Morte
Luigi Porro Lambertenghi sposò Anna Maria Serbelloni e ebbe quattro figli: Giberto, Elisabetta, Anna e Giacomo Giulio. Morì a Milano il 9 febbraio 1860 e fu sepolto nella stessa città[1][3]. La sua eredità rimane significativa nella storia italiana, rappresentando un ponte tra le aspirazioni liberali del XIX secolo e le trasformazioni sociali ed economiche che seguirono.
In sintesi, Luigi Porro Lambertenghi è ricordato non solo per il suo contributo politico ma anche per il suo ruolo nell’industrializzazione dell’Italia settentrionale e nel movimento liberale del suo tempo.
Armando Diaz, nato a Napoli il 5 dicembre 1861, è stato un illustre generale e uomo politico italiano, noto principalmente per il suo ruolo cruciale durante la Prima Guerra Mondiale. Proveniente da una famiglia di militari, Diaz intraprese la carriera militare all’Accademia Militare di Torino, dove si distinse come ufficiale d’artiglieria.
Carriera Militare
Durante la guerra italo-turca del 1911-1912, Diaz si distinse come colonnello e partecipò attivamente alla campagna in Libia. Con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, fu nominato capo del reparto operazioni presso il Comando Supremo e successivamente comandante della 49ª divisione sul Carso. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, fu scelto per sostituire il generale Luigi Cadorna come capo di stato maggiore dell’Esercito Italiano[1][3][4].
Sotto la sua guida, l’esercito italiano riuscì a fermare l’avanzata austro-ungarica sul fiume Piave e a ottenere vittorie decisive, tra cui la battaglia di Vittorio Veneto nel 1918, che contribuì a porre fine al conflitto sul fronte italiano. Per queste imprese, Diaz fu insignito del titolo di Duca della Vittoria e divenne un eroe nazionale, celebrato per le sue capacità di comando e per il suo approccio umano verso i soldati[1][2][3].
Ruolo Politico
Dopo la guerra, Diaz entrò in politica. Nel 1922 accettò l’incarico di Ministro della Guerra nel primo governo di Benito Mussolini. Nonostante le sue riserve riguardo alle politiche fasciste, assunse questo ruolo come garanzia per la monarchia e l’esercito. Durante il suo mandato, lavorò per riformare le forze armate italiane e si ritirò dalla vita politica nel 1924[1][2][4].
Vita Personale e Eredità
Diaz morì a Roma il 29 febbraio 1928. È sepolto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. La sua figura rimane significativa nella storia militare italiana; strade e piazze in molte città portano il suo nome in onore delle sue gesta durante la Grande Guerra[1][3].