da Iosif Brodskij, FONDAMENTA DEGLI INCURABILI, Adelphi 1989, pag.40 e pag. 29.
Le letture di Domenico Pelini sono tratte dal suo canale su Youtube
da Iosif Brodskij, FONDAMENTA DEGLI INCURABILI, Adelphi 1989, pag.40 e pag. 29.
Le letture di Domenico Pelini sono tratte dal suo canale su Youtube
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Oggi l’opinione pubblica dimostra sempre più interesse nei confronti di temi come il paesaggio, il territorio, l’ambiente. Non è un caso che il presidente Napolitano, nel suo discorso di investitura ha parlato del paesaggio come di una “questione di assoluta emergenza”, dimostrandosi in sintonia con le aspettative dei cittadini. Eppure i protocolli legislativi non sono ancora in grado di sanare una situazione delicatissima. Gran parte dell’edilizia italiana sorge infatti su aree ad ad alto rischio. Come la crescente consapevolezza dei cittadini può essere incisiva nelle scelte sul territorio?
“Ho lungamente trattato questi argomenti in due volumi entrambi per la casa editrice Librìa, Paesaggi di città non città. Franco Zagari. Quattro progetti di ricerca, a cura di Giovanni Laganà, appena uscito, e Paesaggio anno zero, che uscirà nel mese di maggio. ANNO ZERO propone un reset, smontare e rimontare gli argomenti che ruotano attorno a diverse cause della condizione deteriore del nostro paesaggio, ripartendo da una ricerca faticosa e paziente. Nel paesaggio, anche in quello brutto, sporco e cattivo, vivono migliaia di persone e per quanto la televisione abbia potuto corrompere il senso comune della morale di un intero paese, la gente ha sempre risorse imprevedibili spesso piene di sorprese. E’ il momento che noi si impari a trattare con cura il nostro paesaggio malato. Chi veramente vuole “che le cose cambino” con una evoluzione positiva sa che ci vuole lavoro, lavoro di tutti, con dedizione e pazienza, sa che questo è possibile solo attraverso un coinvolgimento di chiunque da vicino o da lontano senta a giusto titolo un vincolo significativo di appartenenza. Il che pone l’individuo come la comunità in una condizione potenzialmente più capace di rinnovare il senso di un patto di civitas, cioè una delle molecole fondamentali dell’esercizio di diritti e doveri in un consesso democratico. La questione è quindi non solo molto rilevante da un punto di vista economico e sociale, lo è da un punto di vista politico, e con una assoluta priorità.
tutta l’intervista qui: Televideo – Paesaggio malato e coscienza cittadina.
la nostra amatissima Noelle, la gatta con la pancia bianca trovata nel giardino un anno fa e curata a lungo per farla sopravvivere, è scomparsa:
Qui la mia personale rielaborazione del meccanismo psicologico dell’ ACTING OUT
qui tutti i Post dedicati a Noelle Episteme

Delitto (im)perfetto
Una morte senza un corpo da seppellire, seppure certa, resta una morte imperfetta.
Da Natale a Natale: questo il destino della gatta bianca Noelle.
Noelle, il corpo smagrito e malato, il muso docile e impaurito, il mantello candido chiazzato di arancio e di grigio.
Noelle, immobile nel giardino, portata da chissà chi.
Noelle, la sua repulsione per gli spazi chiusi senza via di fuga.
Noelle, dolce e mansueta, rifugge il contatto umano.
Noelle, ossessione permanente da quel giorno di capodanno, quando, dal cancello del giardino, non è più spuntato il suo bianco musetto.
“Ieri notte è successo il finimondo”, mi dice U., mentre il suo sguardo proteso verso l’alto indica chiaramente la casa di G.. “Non c’è un gatto in giro: quando fanno i fuochi gli viene lo stremizio, ma vedrà che torneranno”.
Certo, torneranno. E infatti sono tornati Luna, Silvestro, Mammagatta, Blu, Belle. Tutti, tranne Noelle.
Maledico, impreco, insulto, bestemmio per cercare di frenare lo strazio che mi cresce dentro. Sul banco degli imputati velocemente raduno persone e fantasmi, immagini e scenari di ogni probabile delitto. E il vano appello inizia:
Più passano i giorni, più aumentano lo sconforto e la disperazione. Nessuno ha visto Noelle. Perlustro quotidianamente sentieri, scale, mulattiere agitando crocchette, cercando corpi schiacciati, spiando nei cortili, chiamando inutilmente il suo nome.
Gennaio non è ancora finito. Mentre percorro per l’ennesima volta il viottolo che conduce alla mia casa vedo, incastrata fra le rocce del muro e i sassi della scala, un’eterea lanugine, batuffoli di bambagia lievi come soffioni condotti dal vento e atterrati qui e là senza paracadute.
Io so che Noelle è morta. Non so come, dove, quando, perché. E soprattutto non so “chi” è il colpevole. Quel punto del sentiero è assolutamente aperto alla vista. Se Noelle fosse stata catturata da un animale selvatico, ci sarebbero state altre evidenti tracce di sbranamento. Inoltre, quella peluria appare parecchi giorni dopo la scomparsa.
L’essere umano ha bisogno di razionalizzare il dolore per renderlo sopportabile e dotato di senso. Anch’io ho bisogno di ricostruirmi la MIA plausibile ipotesi.
Notte di capodanno e inizio dei fuochi. Noelle è sempre stata una gatta molto timida e schiva, per cui scappa. Imbocca titubante il sentiero, territorio a lei del tutto sconosciuto.
Se i botti fossero rimasti circoscritti ai dintorni della nostra casa, probabilmente al ripristino della calma avrebbe potuto fare ritorno al suo usuale ambiente di vita.
Ma non è così. L’intero paese festeggia ostinatamente la speranza di un anno migliore, riempiendo l’aria con assordanti fragori e tuonanti boati. Noelle continua a correre impazzita e piena di paura. Secondo me le è scoppiato il cuore mentre nel bosco cercava un luogo di riparo.
Se così non fosse stato, nei giorni seguenti avrebbe risposto con un miagolio ai nostri richiami.
Quindi, Noelle muore nella notte di capodanno.
A questo punto i possibili predatori diventano numerosi: la volpe che già nel passato ha sgominato le galline di C., la faina, il tasso, i corvi.
Resta ancora una perplessità: perché quei ciuffi bianchi isolati e lontani?
La spiegazione più verosimile che mi do è che i corvi siano stati gli ultimi spazzini. Trovando i miseri resti nel bosco, nel volo è scivolato qualche brandello di carne e i mille insetti della terra avrebbero ripulito ciò che restava di commestibile, avanzando solo il pelo.
Guardo Chat Noir abbandonato sulle mie ginocchia col muso sprofondato nell’incavo del gomito.
Il suo dorso nero e lucido è in netto contrasto col candore di Noelle.
Anche lui è comparso improvvisamente nel mio giardino cinque mesi dopo il lutto di Noelle, anche lui emaciato e malandato, anche lui bisognoso di cure e amante di quel luogo che gli ha restituito la sopravvivenza.
Chat Noir ha una piccola macchia immacolata sopra il petto, visibile solo quando disperatamente solleva il muso color carbone reclamando un po’ di cibo.
Voglio credere che in quel ciuffo color latte sia nascosta Noelle.
Noelle che, mascherata da Chat Noir, finalmente mi consola di tutte le carezze che mai sono riuscito a darle.
le PLAUSIBILI IPOTESI di Luciana
Partiamo dalle due uniche possibili verità: Noelle o è viva o è morta.
Prima ipotesi: chiunque entri in contatto con lei avrà una bella occasione di relazione.
Seconda ipotesi, ora anche per me più plausibile. Ho messo gli occhiali. Ha ragione, Paolo, quando mi dice che senza sono ormai una talpa.
Ieri, sul sentiero, ho pure io esaminato i ciuffi di pelo bianchi. Ma mi sono anche guardata attorno, per vedere se trovavo altri miseri resti.
Partendo da quest’unico indizio (potrebbero essere i peli d Noelle), ho vagliato le seguenti possibilità:
La mia ricostruzione pertanto è la seguente:
Notte di capodanno e inizio dei fuochi. Noelle è sempre stata una gatta molto paurosa, per cui scappa. Va verso il sentiero e, se i fuochi si fossero limitati solo alla nostra zona, probabilmente lì si sarebbe fermata fino al ripristino della calma. Ma non è così. L’universalità umana si scatena a festeggiare chissà che cosa e Noelle continua la sua corsa impazzata e piena di paura. Secondo me le è scoppiato il cuore mentre nel bosco cercava un luogo di riparo.
Se così non fosse, nei giorni seguenti avrebbe risposto con un miagolio ai nostri richiami. E’ vero che è timida, ma ormai abbiamo sperimentato che quando i gatti sono in difficoltà fanno sentire la loro voce.
Quindi, Noelle muore nella notte di capodanno. A questo punto i predatori possono essere numerosi: la volpe che ha già fatto fuori tutte le galline di Cosimo, la faina, i corvi.
L’unica perplessità è sui ciuffi di pelo isolati. La spiegazione più plausibile che mi dò è che i corvi possano essere stati gli ultimi spazzini. Trovando ancora qualcosa e prendendolo col becco, nel volo è scivolato il brandello. Mille insetti della terra potrebbero poi avere fatto la finale pulizia di quel che restava.
Dubito molto di un’aggressione: sicuramente non di umani, ma nemmeno di altre bestie: se Noelle fosse stata sulla strada del ritorno e lì aggredita, avremmo visto gli esiti.
Il mistero è un po’ meno mistero, anche se vorrei tanto che fosse giusta la prima ipotesi.
Per un attimo ho odiato chi ha portato Noelle nel nostro giardino. Mi è sembrato il destino del cavaliere di Samarcanda. Poi ho pensato che ogni vivente ha il suo destino. Abbiamo regalato a Noelle (nel caso della seconda ipotesi) un anno di cure e amore.
Ho anche ben presente il gatto Chet e la sua prematura morte per una malformazione cardiaca. Ci sono gatti col cuore grande, ma evidentemente non sufficiente per accogliere i sentimenti del mondo.


da Facebook.
