ARTE · Pellio · Seicento · Storia e Economia · Valle Intelvi

ERCOLE FERRATA DA PELLIO ALL’EUROPA, Convegno internazionale “Ercole Ferrata da Pellio all’Europa”, a cura di Andrea Spiriti e Claudio Strinati, segnalato da NodoLibri

ERCOLE FERRATA DA PELLIO ALL’EUROPA
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Giovedì 3 evenerdì 4 febbraio si tiene a villa Gallia e in Pinacoteca Civica il Convegno internazionale “Ercole Ferrata da Pellio all’Europa”, a cura di Andrea Spiriti e Claudio Strinati, organizzato dall’Assessorato Cultura della Provincia di Como e daAPPACuVI.

Il convegno si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del quarto centenario della nascita diErcole Ferrata, nativo di Pellio Inferiore in Valle Intelvi, e costituisce un’occasione importante per riflettere sui molteplici ruoli dello scultore nella cultura figurativa europea del Seicento

Collaboratore di Algardi e di Bernini, mediatore di una lucida sintesi tardobarocca preludente al rococò, protagonista della crisi della coscienza europea, personalità importante del mondo artistico romano al momento della sua ultima stagione di primato continentale, maestro di molti giovani scultori fra Milano, Firenze e Roma, il Ferrata è anzitutto un grande artista dei laghi, al momento del massimo respiro europeo di questo modo unico di gestire la produzione artistica.

L’evento rappresenta un importante momento di approfondimento e di confronto sulla figura e le opere di Ercole Ferrata e su alcune tematiche storico-artistiche correlate al magistro scultore, celebrato in questi mesi con la mostraErcole Ferrata e Carlo Innocenzo Carloni. Sculture e dipinti dal Museo Diocesano di Scaria Intelvi.

La mostra, inaugurata lo scorso 6 novembre presso le sale della Pinacoteca Civica di Como, è visitabile fino al 13 febbraio.

Info: 031.269869 –musei.civici@comune.como.it

 

 

Programma

Giovedì 3 – Villa Gallia
14.00 Apertura lavori e saluti istituzionali
15.00 Jennifer Montagu “Ferrata e Algardi”
15.30 Andrea Spiriti “Ercole Ferrata e i prodromi del rococò”
16.00 Claudio Strinati “Ercole Ferrata tra Bernini e Algardi”
17.00 Laura Facchin “Ferrata e l’Accademia fiorentina a Roma”
17.30 Pietro Delpero “La bottega lombarda di Ercole Ferrata a Roma: gli allievi e i collaboratori”
18.00 discussione con Lauro Magnani

Venerdì 4 – Villa Gallia
9.15 Apertura lavori
9.30 Mariusz Karpowicz “Leonardo Retti, allievo di Ercole Ferrata”
10.00 Mariusz Smolinski “Il gruppo di Sant’Elisabetta di Ercole Ferrata a Wroclaw”
10.30 Teresa Vale “Ferrata e il Portogallo”
11.00 Lauro Magnani “L’ambiente scultoreo a Genova in parallelo all’esperienza di Ferrata”
11.30 pausa
12.00 Mariangela Bruno “Farsi scultore: organizzazione del lavoro e tecnica a Genova e Roma”
12.00 Alessandra Pasolini “L’impronta lombarda nella scultura del Seicento in Sardegna”
12.30 discussione con Andrea Bacchi

Trasferimento alla sala conferenze della Pinacoteca Civica (Via Diaz 84)
15.00 Luigi Coiro “Ercole Ferrata nella Napoli di Cosimo Fanzago”
15.30 Mauro Salis “Giacomo Colombo ed Ercole Ferrata”
16.00 Discussione finale. Discussant: Andrea Bacchi
16.30 Visita alla mostraOmaggio ai Maestri Intelvesi

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ARTE · Mostre · Valle Intelvi

Ferrata e Carloni, dalla Val d’Intelvi al mondo

SONO DEI PICCOLI ( 60 CM. CIRCA DI ALTEZZA )  CAPOLAVORI SCOLPITI NEL LEGNO……ARRIVANO DAL MUSEO DIOCESANO DI SCARIA D’INTELVI , ATTUALMENTE CHIUSO PER RESTAURI (???).

PROGETTATO ,  REALIZZATO E  ARREDATO  DAL NS. CARISSIMO AMICO ARCH.PIERO CLERICI NEGLI ANNI  70 CIRCA. SU INCARICO DEL’ALLORA PARROCO DI SCARIA  PROF. DON CAVADINI, UNO STUDIOSO DEGLI ARTISTI DELLA VALLE.

ERA  UN GIOIELLINO DI MUSEO…..

CARI SALUTI.

CARLA BIGNAMI

6.11.2010

http://webstorage.mediaon.it/media/2010/11/181914_3042750_Ferrata__V_12482624_medium.jpg

Ercole ferrata Vergine del rosario (Foto by colmegna K0)

Otto statuette lignee di Ercole Ferrata e sei ritratti di Carlo Innocenzo Carloni raccontano l’arte dei maestri intelvesi in una mostra, a cura di Maria Letizia Casati e Daniele Pescarmona, alla Pinacoteca Civica di Como.
Si tratta di opere straordinarie, restaurate e messe a confronto per l’occasione, che provengono dal Museo diocesano di arte sacra di Scaria d’Intelvi (Como).
L’omaggio cade nel quarto centenario della nascita di Ercole Ferrata (Pellio Inferiore 1610- Roma 1686) che fu tra i protagonisti della scultura barocca romana, lavorò con Alessandro Algardi e Gianlorenzo Bernini ed ebbe tra i suoi allievi il fiorentino Giovanni Battista Foggini e il maltese Melchiorre Cafà. Accanto al maestro la mostra  celebra un altro celebre emigrato intelvese, il pittore Carlo Innocenzo Carloni (Scaria 1687-1775) che si distinse nella Vienna imperiale soprattutto con gli straordinari affreschi e realizzò sei ritratti di personaggi della famiglia De Allio, che lavorarono a corte. Il percorso espositivo inizia dalle otto statuette in legno di Ercole Ferrata con la Vergine del Rosario, e alcuni santi, tra cui san Pietro, san Giovanni Battista e san Giacomo.
I dettagli minuti dei personaggi, dalla barba alle mani, e della Madonna, dall’espressione del volto al manto, svelano di che pasta sono fatti questi capolavori. Nella prima sala domina un ritratto dedicato a Ercole Ferrata che sembra vegliare su questi gioielli usciti dalla sua bottega e custoditi nella terra natia. La sala che segue documenta la produzione del maestro, dalla statuaria ai monumenti funebri sino agli altari, con una mostra fotografica a pannelli a cura di Ernesto Palmieri. Particolare attenzione è stata prestata all’impresa decorativa della chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma. L’ultima sala vede protagonisti i sei ritratti che Carloni realizzò intorno alla metà del ‘700 per alcuni personaggi della famiglia di Donato Felice de Allio, architetto e ingegnere militare che lavorò nei paesi della monarchia asburgica ed è sepolto nella cripta dei Cappuccini di Vienna. Sorprendono i particolari delle stoffe nella minuzia cara alla migliore tradizione della pittura fiammingo-francese.

Aperta fino al 13 febbraio 2011.

Orari: ma-sa; 9.30-12.30 e 14-17, do:10-13. Chiusa: lunedì.

Stefania Briccola

Lanzo · Novi Vittorio (1866-1955) · Sculture

Ricordo dello scultore intelvese Vittorio Novi al Convegno di Torino

 

Convegno sul legame tra Italia e Thailandia

Padiglione siamese all’Esposizione Universale (Torino 1911)

“140 anni di relazioni italo-thailandesi” svelano il rapporto speciale tra la Thailandia e Torino: dai nostri artisti in Siam, ai preziosi testi thai della Biblioteca Cesmeo

TORINO

Esiste un rapporto speciale tra Torino e la Thailandia, con radici profonde nel tempo, attestato da numerose testimonianze architettoniche –a Bangkok, architetti piemontesi come Mario Tamagno e Annibale Rigotti gli artefici di opere quali la Sala del Trono, la Villa Norasingh, alcuni ponti, molte ville private…- e culturali, tra le quali spicca la Biblioteca del Cesmeo che, con la sua cospicua collezione di testi in lingua thai e volumi sulla Thailandia, è diventata una realtà pressoché unica in tutta Italia.

Questo legame, e più in generale quello dello Stato asiatico con l’Italia, è il tema conduttore del Convegno “140 anni di relazioni italo-thailandesi” organizzato dal Cesmeo e dal Consolato Generale di Thailandia, con il patrocinio del Politecnico di Torino, che si svolgerà a Torino oggi, dalle ore 15.30 presso il Centro Congressi Unione Industriale – Sala Piemonte – in via Fanti 17, al quale parteciperà l’Ambasciatore di Thailandia a Roma, S.E. Pradap Pibulsonggram.

Attraverso numerose relazioni di esperti italiani e thailandesi in vari settori culturali, si delineerà l’ampiezza dei rapporti italo-thai e saranno messe in evidenza le attestazioni di tale vicinanza, ossia le opere architettoniche italiane presenti sul territorio.

Infatti, ancora oggi a Bangkok, all’ombra dei moderni grattacieli, rimangono numerose e ammirate le testimonianze monumentali, frutto dell’intensa attività artistica italiana. Si tratta di opere eseguite da artisti e architetti italiani che soggiornarono alla corte del Siam e che, pur assecondando le aspettative di grandiosità e di modernità della casa reale, rivelano un mirabile connubio tra le strutture architettoniche occidentali e gli stilemi decorativi thai.

“I rapporti di collaborazione tra il Cesmeo e la Thailandia si inseriscono e si riconnettono naturalmente alla tradizione degli intensi e proficui rapporti che dal 1868 legano la Thailandia al nostro Paese e al Piemonte in particolare. –afferma Irma Piovano, Supervisor of the scientific activities and cultural relations, Cesmeo- Il Convegno del 15 maggio intende mantenere e intensificare i rapporti di amicizia e collaborazione con la Thailandia e, al contempo, studiarne le radici storiche e culturali e gli importanti esiti tuttora presenti e ammirati nell’attuale Bangkok. A tal fine il Cesmeo ha avviato il progetto per la pubblicazione di un volume dedicato agli artisti e architetti piemontesi e toscani in Siam, affidato a Francesca B. Filippi della I Facoltà di Architettura, Politecnico di Torino, e a Neungreudee Lohapon, Direttore del Dipartimento di Lingue Occidentali dell’Università Chulalongkorn, Bangkok Alla versione italiana del Volume farà seguito la sua pubblicazione in lingua thai a cura dell’Università Chulalongkornk”.

Come si evince dal titolo del Convegno, le relazioni tra Italia e Thailandia divennero particolarmente profonde quasi un secolo e mezzo fa: nel 1868 fu stipulato fra i due Paesi il Trattato di Amicizia e alle due visite, nel 1897 e 1907, del sovrano Rama V in Italia (una tappa importante del suo viaggio fu proprio a Torino), fece seguito l’interesse della corte thai per l’arte italiana e viceversa. Non a caso per l’Esposizione Internazionale del 1911 al Valentino fu costruito il padiglione siamese a forma di pagoda.
Una relazione del convegno sarà appunto incentrata sui torinesi e piemontesi in Siam, tra i quali si ricordano il pittore Cesare Ferro, gli artisti e architetti Annibale Rigotti, Ercole Manfredi, Mario Tamagno, e lo scultore Vittorio Novi.


Careno · COATESA: frazione di Nesso · GEOGRAFIA · MAPPE · Piano del Tivano · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo · Valle Intelvi

Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa



Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa:

  • Valle Intelvi

Sotto il monte Gringo:

  • Valletta del Perello
  • Valletta Costa
  • Valletta Sass Vidaa
  • Valletta di Sciogn

Sotto il monte Comana

  • Valletta Nizzola
  • Valletta Ronco

La mappa e tratta da:

Torri e castelli del triangolo lariano, a cura della Comunità montana Triangolo Lariano, Fondazione provinciale Comunità Comasca, Associazione Appuntamenti Musicali, Società archelogica Comense

In questa mappa si trova anche questa scheda su NESSO:

La località si trova a circa metà della sponda orientale del primo bacino del lago di Como, in direzione di Bellagio e all’imbocco della strada che sale al Pian del Tivano che dà l’accesso alla Vallassina.

Il paese si sviluppa in senso verticale, partendo dalla riva del lago.

Diverse sono le costruzioni che ci inducono a riflettere sulla possibilità che il luogo fosse interamente organizzato dentro un sistema difensivo e all’interno di un circuito integrato di più ampie dimensioni, se prendiamo in considerazione anche il fatto che al Pian del Tivano esistette un accampamento o un punto ricettivo militare d’epoca romana. L’unico manufatto di tipo militare oggi esistente, è costituito da ciò che rimane delle mura del Castello rinascimentale a cui si accede mediante la via omonima. Tuttavia, ripercorrendo le strade del paese, abbiamo rilevato alcuni caseggiati strutturati a mo’ di torre una, in particolare, la si può scorgere nella parte alta del nucleo antico che fiancheg­gia l’orrido.

A lago sorge la chiesa plebana di S Pietro e Paolo, più sopra quella di S. Lorenzo, mentre la chiesetta romanica di S Maria di Vico rimane un piccolo gioiello d’attrazione storico-artistica. La chiesa di S Martino di Careno completa l’assetto delle chiese aggregate alla località di Nesso, ulteriore testimonianza della forte presenza religiosa nelle località lariane.

Argegno · COATESA: frazione di Nesso · Novecento · Valle Intelvi

Filovia San Fedele – Argegno, 1908-1922

SAN FEDELE INTELVI

Cento anni di traspor­to pubblico in Valle d’Intelvi. La storia dei tra­sporti nel comprensorio intelvese, iniziata un secolo fa, è legata alla nascita della filovia San Fedele – Argegno.

Era il mese di febbraio del 1908 quando fu costituito un comitato promotore del trasporto a mezzo di automobili elettriche e filo aereo (così venivano chiamate allora), che andavano a sostituire, almeno in parte, i carri a traino tirati da buoi, muli e cavalli per il trasporto di merce e derrate alimentari e per quello delle persone, da secoli uti­lizzati in tutta la valle. Un progetto – detto e fatto – che ven­ne realizzato in breve tempo sull’e­sempio di quello di Ivrea, e che do­veva riguardare tre tronchi: Arge­gno – San Fedele, San Fedele – Lanzo e San Fedele – Casasco. Furono previsti tre carroz­ze e un ricovero per le vetture, e vennero fis­sati tariffe e orari. Si dovette però poi atten­dere il mese di giugno del 1909 per vedere in funzione la prima carrozza – filovia, che col­legava il Comune di Argegno con il capolinea di San Fedele, ubicato presso l’attuale depo­sito degli autobus di linea Asf, il cosiddetto «garage».

Ciascuna vettura destinata al trasporto pub­blico, con una capienza massima di diciotto passeggeri per ogni corsa, era munita di due motori da dodici cavalli ciascuno, e consen­tiva di coprire il percorso in cinquanta minu­ti. I veicoli con le ruote in gomma e la tra­zione elettrica continuarono le loro corse si­no al 1922, contribuendo parecchio a far co­noscere le bellezze artistiche e paesaggistiche dei paesi dell’intera Valle d’Intelvi, e favoren­do così anche lo sviluppo turistico dell’inte­ro comprensorio.

Il primo luglio del 1910 furono emesse 1.500 azioni da cento lire cadauno. Alla cessazione del servizio, avvenuto come detto nel 1922, il trasporto dei passeggeri passò ad essere ef­fettuato attraverso le corriere della Savi, la so­cietà anonima vallintelvese che poi a sua vol­ta venne sostituita, a partire dagli anni Qua­ranta del secolo scorso, dalla Salvi, Servizi automobilistici lariani vallintelvesi, con au­tolinee ordinarie e turistiche, e un autoser­vizio diretto fino a Milano. Quest’ultimo ven­ne pure effettuato dalla «Gay & C», sempre al­la fine degli anni Quaranta, oltre che sul La-rio anche nelle vallate affluenti, con grande soddisfazione delle maestranze locali che spesso dovevano recarsi fin nel capoluogo per lavoro.

Fino alla fine degli anni Sessanta venne poi istituita una linea di servizio appositamente per gli operai, con partenze da Ponna, Pigra, Schignano, Claino con Osteno e Lanzo.

Da Lanzo partiva pure una corriera per i pendolari diretti invece a Lu­gano, che di sabato effettuava ecce­zionalmente quattro corse. Fu pro­prio su questo percorso che nel 1948 perse tragicamente la vita Ma­rio Boccardi, figlio di Aristide Boccardi, autista della Salvi, e anch’egli autista, mentre scendeva dalla sua corriera per rimuovere un palo della linea elettrica divelto forse dal vento notte tempo, e che ingombra­va la strada, impedendo il passag­gio.

Grazie a questi progetti dunque, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecen­to la Valle d’Intelvi potè finalmente uscire dal suo isolamento.

I reperti fotografici che saranno esposti nel corso della cerimonia organizzata da Asf au­tolinee, Provincia, Comunità montana e dai Comuni di San Fedele e Argegno, apparten­gono all’archivio storico privato della fami­glia Salandin di San Fedele.

Francesco Aita

In La Provincia di Como, 26 giugno 2009

Argegno · COATESA: frazione di Nesso · Valle Intelvi

Immagini di Argegno e Valle Intelvi

Da Nesso/Coatesa: vista su Argegno e la Valle Intelvi:

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Architettura · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Lanzo · Valle Intelvi

Villa Cirla è una storica villa situata a Lanzo d’Intelvi

Villa Cirla è una storica villa situata a Lanzo d’Intelvi, in Lombardia.

Costruita tra il 1915 e il 1917, la villa è stata progettata dall’architetto milanese Giuseppe Sommaruga per la famiglia Cirla, un’importante famiglia locale legata all’industria dei materiali da costruzione. La villa rappresenta l’ultimo progetto di Sommaruga, completato dai suoi collaboratori dopo la sua morte[2][7][9].

Caratteristiche Architettoniche

Villa Cirla è un esempio significativo dell’architettura residenziale del periodo, con elementi stilistici che riflettono il gusto dell’epoca. La villa è caratterizzata da dettagli decorativi elaborati e da una struttura che si integra armoniosamente nel paesaggio circostante[6][8].

Storia

Originariamente costruita per Giuseppe Morosini nel 1856, Villa Cirla fu acquistata nel 1896 da Sperandio Teodoro Cirla, che ne commissionò il restauro e l’ampliamento[5]. La villa ha quindi un’importante valenza storica e culturale per la comunità locale e per la regione.

Accessibilità

Attualmente, Villa Cirla è parte di un complesso più ampio e può essere visitata, anche se le informazioni specifiche sulla sua accessibilità attuale non sono sempre disponibili. Tuttavia, l’area circostante è generalmente accessibile[1].

In sintesi, Villa Cirla non è solo un importante esempio di architettura storica ma anche un simbolo della storia economica e sociale della zona di Lanzo d’Intelvi.


[1] https://sereniorizzonti.it
[2] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00009/
[3] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00011_R03
[4] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00011/
[5] https://patrimonio.luganocultura.ch/oggetti/3571-il-golfo-del-di-lugano-da-paradiso
[6] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00009_R03
[7] https://www.giuseppesommaruga.org/villa-cirla
[8] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00010_R03
[9] https://xxcoecoinformazioni.files.wordpress.com/2016/07/xxco-212.pdf

L’architetto di Villa Cirla è stato Giuseppe Sommaruga, un importante esponente dell’architettura Liberty in Italia. Sommaruga progettò la villa per Anacleto Cirla, un imprenditore del settore dei materiali da costruzione, tra il 1915 e il 1917[1][3][5]. La villa rappresenta una delle ultime opere di Sommaruga prima della sua morte avvenuta nel 1917.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Sommaruga
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-sommaruga_(Dizionario-Biografico)/
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00009/
[4] https://xxcoecoinformazioni.files.wordpress.com/2016/07/xxco-212.pdf
[5] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/CO260-00009/
[6] https://danielenaselli.altervista.org/la-regina-del-castello-di-pieve/
[7] https://www.palazzodelgigante.com/proprieta/castello-cirla.php
[8] https://www.sempionenews.it/cultura/giuseppe-sommaruga-un-protagonista-del-liberty/

BIOGRAFIA, biografie · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Valle Intelvi

biografia del parroco Bartolomeo Passerini, nato a Ramponio in Val d’Intelvi, 1762-1807

Bartolomeo Passerini è una figura storica significativa della Valle Intelvi, noto per il suo ruolo di parroco a Ramponio e per le sue attività politiche durante un periodo turbolento della storia italiana.

Biografia

  • Nascita e Formazione: Bartolomeo Passerini nacque nel 1762 a Ramponio. Dopo aver completato gli studi, tornò nella sua comunità come parroco nel 1788, dove si distinse per la sua cultura e il suo aggiornamento intellettuale[4][3].
  • Attività Politica: Durante il Triennio Repubblicano (1796-1799), Passerini si schierò attivamente contro le autorità oppressive. È noto per aver guidato una rivolta popolare nel 1806, in opposizione al regime napoleonico, insieme a suo cognato Bartolomeo Molciani. Durante questa insurrezione, Passerini esclamò slogan contro il tiranno, evidenziando il suo impegno per la libertà e la giustizia[5][7].

Impatto Culturale e Sociale

Passerini non era solo un religioso, ma anche un intellettuale che si preoccupava delle condizioni sociali e politiche del suo tempo. La sua figura è stata oggetto di studi storici che ne hanno messo in luce le inquietudini rivoluzionarie e il desiderio di cambiamento in una società oppressa[1][3].

La sua eredità continua a essere studiata e celebrata, con eventi commemorativi che ne ricordano l’importanza storica nella regione[1].

Citations:
[1] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Bartolomeo-Passerini-ovvero-le-inquietudini-rivoluzionarie-di-un-parroco-della-Valle-Intelvi/
[2] https://iltalentonellaquiete.com/938-2/
[3] https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857514796
[4] https://www.leccoonline.com/notizie/86362/scaffale-lecchese-228-il-professor-francesco-vigan-o-e-il-romanzo-storico-su-val-d-rsquo-intelvi-e-valsassina
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Ramponio
[6] https://irp-cdn.multiscreensite.com/92f820cf/files/uploaded/Valle%20Intelvi.pdf
[7] https://m4.ti.ch/fileadmin/DECS/DS/Rivista_scuola_ticinese/ST_n.78/ST_78_Martinola_primi_esuli.pdf
[8] https://books.google.com/books/about/Val_d_Intelvi_e_Valsassina_ossia_Molcian.html?id=yieVPRrfKO8C

La rivolta di Ramponio, guidata da Bartolomeo Passerini nel 1806, è stata descritta come un’insurrezione antinapoleonica caratterizzata da ambizioni grandiose ma con scarsa partecipazione popolare.

Descrizione della Rivolta

  • Origine e Pianificazione: La rivolta fu orchestrata da Passerini insieme al cognato Bartolomeo Molciani e ad altri sacerdoti locali. Il piano prevedeva una sollevazione che si estendeva a diverse vallate, con l’intento di liberare Napoli e catturare nobili e il viceré Eugenio di Beauharnais. Tuttavia, la realizzazione di tali ambizioni si rivelò velleitaria e sconclusionata[1][2].
  • Data e Partecipazione: L’evento fu fissato per il 28 ottobre 1806, ma alla chiamata si presentarono solo venticinque persone, evidenziando la scarsa adesione della popolazione locale. Nonostante gli intenti di liberare i valligiani dai fardelli del potere napoleonico, la comunità guardava con diffidenza le manovre del parroco[1][3].
  • Esito e Conseguenze: La rivolta fu rapidamente domata dalle autorità, e Passerini, dopo aver tentato di fuggire in Svizzera, fu arrestato. Il 5 maggio 1807, lui e Molciani furono giustiziati a Como. La loro condanna è oggi ricordata come un atto di coraggio contro l’oppressione[2][3].

Citations:
[1] https://www.leccoonline.com/notizie/86362/scaffale-lecchese-228-il-professor-francesco-vigan-o-e-il-romanzo-storico-su-val-d-rsquo-intelvi-e-valsassina
[2] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/ordine/la-sera-ramponio-dramma-italiano-o_2605907_11/
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Ramponio
[4] https://iltalentonellaquiete.com/938-2/
[5] https://www.jstor.org/stable/pdf/26155037.pdf
[6] http://www.finanzalocale.eu/file/newsletter/strategie0903.pdf
[7] https://archive.org/stream/larivoluzionelo00ottogoog/larivoluzionelo00ottogoog_djvu.txt