CULTURA e CULTURA LOCALE · Mostre

Culture in movimento – Alla scoperta delle eredità immateriali in Lombardia curata dall’Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia

CULTURE IN MOVIMENTO

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Dall’8 febbraioal4 marzoilMuseo della Setadi Como (via Castelnuovo 9) presenta un nuovo appuntamento della mostra itineranteCulture in movimento – Alla scoperta delle eredità immateriali in Lombardiacurata dall’Archivio di Etnografia e Storia Socialedella Regione Lombardia.

Culture in movimentoespone esempi di arti, saperi, pratiche e conoscenze che documentano la vivacità del patrimonio culturale della Lombardia; mette in scena un itinerario visivo e sonoro nelle realtà locali alla scoperta del patrimonio vivente che appartiene alle comunità.

Il trentennale lavoro di acquisizione, attraverso le fonti documentarie, i fondi fotografici, le indagini registrate e filmate, consente di rendere omaggio all’eredità che si manifesta attraverso le espressioni orali, le arti dello spettacolo, gli eventi rituali e festivi, l’artigianato e il lavoro tradizionale.

L’esposizione, che nel corso del 2009 e 2010 ha toccato varie province lombarde quali Biandronno (Varese), Villa Carcina (Brescia), San Benedetto Po (Mantova), Lodi Vecchio (Lodi), Monza, Galbiate (Lecco), Stradella (Pavia), Cremona e Malegno (BS), si avvale del  patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

 

Ingresso gratuito.
Orari: martedì – venerdì 9-12 e 15-18

Info: 031.303180 –info@museosetacomo.com

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FOTOGRAFIE · Libri su Como e il Lario · Mostre · Ottocento · Pifferi Enzo · Storia e Economia

COMO NELL’800, Mostra fotografica, DAL 17 AL 24 DICEMBRE ORARIO 15,30 – 19,30 SPAZIO ENZO PIFFERI EDITORE VIA DIAZ 58 COMO

Mostra fotografica

COMO NELL’800


DAL 17 AL 24 DICEMBRE
ORARIO 15,30 – 19,30

SPAZIO ENZO PIFFERI EDITORE
VIA DIAZ 58
COMO

GENIUS LOCI · Mostre · Paesaggio

Morandi. L’essenza del paesaggio

Morandi. L’essenza del paesaggio

“Dipingo e incido paesi e nature morte”. Poche parole, pronunciate con la severa misura di sempre, bastavano a Giorgio Morandi (1890 – 1964)  per riassumere la propria arte, quintessenza di rigore ascetico e riflessione puntigliosa su pochi temi (nature morte e paesaggi appunto) instancabilmente scandagliati. Di nature morte – austere e vibranti composizioni di bottiglie e vasetti, bricchi e vecchi lumi – ne dipinse così tante da divenire noto ovunque come “pittore di bottiglie”, finendo per riservare ai paesi (come preferiva chiamare i suoi paesaggi) una posizione gregaria, ancorché cospicua, all’interno della sua produzione. “E dire che i paesaggi li amavo di più” – avrebbe dichiarato in seguito – confessando anche “ma bisognava viaggiare e soffermarsi in un posto o nell’altro e ritornarvi per completare il lavoro”. E forse proprio in questa attenzione amorosa e puntigliosissima per i paesaggi, individuati attraverso una ricerca meticolosa e dipinti dopo aver stabilito l’inquadratura più opportuna e prolungate introspezioni, sono da cercare le ragioni della loro minor quantità. Uomo di solitudine e di tradizione, Morandi aveva attraversato i maggiori movimenti artistici italiani, dal futurismo alla metafisica, da Valori Plastici a Novecento, senza farsene frastornare, sottraendosi alla schiavitù delle regole altrui cui, in arte come nella vita, si finisce sempre per sottostare quando non si sia in grado di darsene di proprie. Il canone morandiano comprendeva due norme fondamentali – “ritengo che esprimere la natura, cioè il mondo visibile, sia la cosa che maggiormente m’interessa” e “lavoro costantemente dal vero” – che il maestro bolognese, uomo schivo come pochi, declinava facendo coincidere i confini del proprio mondo e della propria arte con lo studio bolognese di via Fondazza e con la casa di campagna di Grizzana. Era questo frammento di mondo che Morandi trasformava nelle immagini intime e vibranti di caste bottiglie e vasetti feriali, e di paesaggi assorti, soprattutto i calanchi aridi degli Appennini appena fuori Bologna, intorno a Grizzana, dove il pittore passò le sue estati e gli anni della guerra, ma anche il modesto cortile della casa bolognese. Una pittura tonale, severa ed equilibrata, difficile e segreta, dove le povere cose sono pretesti per esprimere sentimenti. Vasetti consunti, ciotole vuote e bottiglie polverose ricoperte di colori opachi, rifiutando la seduzione delle trasparenze, e attoniti paesaggi, ridotti a liriche geometrie, quasi sul limitare dell’astrazione che sfuggono alle trappole dell’entropia, riescendo sorprendntemente a ricreare la vita, a restituirne l’essenza.
Tuttavia, come ricordava Federico Zeri, “mentre tutti lo conoscono come autore di nature morte, pochi sono a conoscenza dell’altra sua attività, quella di pittore di paesaggio.[…] Io considero questi dipinti fra i più alti capolavori del paesaggismo di tutti i tempi. In essi si sente un’affettuosa attenzione verso l’opera giovanile di Corot; talvolta si percepiscono riflessi molto mediati e trasfigurati di Cézanne” . Per questo, tanto più preziosa è l’esemplare rassegna allestita nelle sale della Fondazione Ferrero di Alba che esplora l’essenza del paesaggio nell’arte del maestro bolognese attraverso una settantina di opere, in prevalenza dipinti e una rigorosa selezione di acquerelli. Un ulteriore elemento di appeal della rassegna nasce dalla provenienza delle opere, quasi tutti destinate da Morandi ai suoi compagni di strada più fedeli, artisti e intellettuali, da Malaparte a Casella, da Soffici a Campana e Ungaretti, nonché ai suoi primi collezionisti ed estimatori, mecenati, critici e storici dell’arte, Longhi e Vitali, Brandi e Magnani, Ragghianti, Venturi e Arcangeli, intrecciando la storia dell’arte morandiana a quella della cultura del tempo.
La mostra prende avvio da un prezioso nucleo di lavori giovanili degli anni Dieci, partendo dal seminale “Nevicata” del 1910 – muto di voci e di presenze umane come lo saranno tutti i suoi paesaggi futuri, a cui sono affiancate opere di pochi anni successive, come il “Paesaggio Vitali” del 1911, memori del cubismo e della lezione di Cezanne, cui si aggiungono gli echi del Doganiere Rousseau, riprova dell’incessante ricerca di un’autonoma espressività e di un affinamento dello stile del solitario di via Fondazza. Un momento nodale nella poetica di Morandi sono i paesi dipinti nel decennio successivo che declinano la linea della tradizione italiana – Giotto, Masaccio, Piero della Francesca –  innervandola con il sentimento della contemporaneità, in modo tanto più estremo quanto più dissimulato: le geometrie cezanniane accolgono le leggerissime velature di colore, memori delle scialbature degli affreschi quattrocenteschi. Sono paesaggi severi, assoluti e dalla struttura decisa, lontani da ogni naturalismo, in cui poche case, compatte come solidi geometrici si stagliano, nella tarda luce mattinale, contro cieli smaltati d’azzurro di purezza pierfrancescana. E’ negli anni Trenta che Morandi raggiunge una grandezza autonoma ed esiti altissimi. L’armonia meditata della forma si specchia  nella raggiunta perfezione della materia tonale: i paesaggi inameni, “inutili” come le bottiglie e le ciotole che abitano le sue nature morte, rivelano definitivamente la loro essenza di “puri” pretesti espressivi. E questo accade soprattutto nei paesaggi di Grizzana, dipinti da Morandi negli anni più tragici della guerra ulteriore snodo essenziale nell’opera dell’artista bolognese, e uno dei vertici della pittura italiana del Novecento. Decantando la stesura più densa del decennio precedente, quando il colore ancora modellava la presenza degli oggetti, coagulando la luce per stacchi più nitidi e drammatici, Morandi sottrae corpo e consistenza alla materia, sino a lasciare sulla tela poco più di una velatura appena modulata in cui le colline e le valli dell’Appennino emiliano appaiono come dilavate dal tempo, sindoni di solitudine e di desolazione. E sullo stato di contemplazione assorta suscitato dalla serie dei “cortili di via Fondazza” degli anni Cinquanta, accostati ai paesaggi di Grizzana dei suoi ultimi anni, si chiude la rassegna albese. Si assiste a un progressivo smaterializzarsi della realtà nella luce, a un rarefarsi della pittura che disgrega il confine tra paesaggio e natura morta esemplificato in mostra dall’accostamento di un “Paesaggio” del 1962 e una “Natura morta”  del 1963. Entrambi danno vita, incarnano e realizzano le parole dell’assunto per cui è diventato famoso: “Non vi è nulla di più astratto del reale”.

da: Italica – Morandi Giorgio: Morandi. L’essenza del paesaggio.

ARTE · Mostre · Valle Intelvi

Ferrata e Carloni, dalla Val d’Intelvi al mondo

SONO DEI PICCOLI ( 60 CM. CIRCA DI ALTEZZA )  CAPOLAVORI SCOLPITI NEL LEGNO……ARRIVANO DAL MUSEO DIOCESANO DI SCARIA D’INTELVI , ATTUALMENTE CHIUSO PER RESTAURI (???).

PROGETTATO ,  REALIZZATO E  ARREDATO  DAL NS. CARISSIMO AMICO ARCH.PIERO CLERICI NEGLI ANNI  70 CIRCA. SU INCARICO DEL’ALLORA PARROCO DI SCARIA  PROF. DON CAVADINI, UNO STUDIOSO DEGLI ARTISTI DELLA VALLE.

ERA  UN GIOIELLINO DI MUSEO…..

CARI SALUTI.

CARLA BIGNAMI

6.11.2010

http://webstorage.mediaon.it/media/2010/11/181914_3042750_Ferrata__V_12482624_medium.jpg

Ercole ferrata Vergine del rosario (Foto by colmegna K0)

Otto statuette lignee di Ercole Ferrata e sei ritratti di Carlo Innocenzo Carloni raccontano l’arte dei maestri intelvesi in una mostra, a cura di Maria Letizia Casati e Daniele Pescarmona, alla Pinacoteca Civica di Como.
Si tratta di opere straordinarie, restaurate e messe a confronto per l’occasione, che provengono dal Museo diocesano di arte sacra di Scaria d’Intelvi (Como).
L’omaggio cade nel quarto centenario della nascita di Ercole Ferrata (Pellio Inferiore 1610- Roma 1686) che fu tra i protagonisti della scultura barocca romana, lavorò con Alessandro Algardi e Gianlorenzo Bernini ed ebbe tra i suoi allievi il fiorentino Giovanni Battista Foggini e il maltese Melchiorre Cafà. Accanto al maestro la mostra  celebra un altro celebre emigrato intelvese, il pittore Carlo Innocenzo Carloni (Scaria 1687-1775) che si distinse nella Vienna imperiale soprattutto con gli straordinari affreschi e realizzò sei ritratti di personaggi della famiglia De Allio, che lavorarono a corte. Il percorso espositivo inizia dalle otto statuette in legno di Ercole Ferrata con la Vergine del Rosario, e alcuni santi, tra cui san Pietro, san Giovanni Battista e san Giacomo.
I dettagli minuti dei personaggi, dalla barba alle mani, e della Madonna, dall’espressione del volto al manto, svelano di che pasta sono fatti questi capolavori. Nella prima sala domina un ritratto dedicato a Ercole Ferrata che sembra vegliare su questi gioielli usciti dalla sua bottega e custoditi nella terra natia. La sala che segue documenta la produzione del maestro, dalla statuaria ai monumenti funebri sino agli altari, con una mostra fotografica a pannelli a cura di Ernesto Palmieri. Particolare attenzione è stata prestata all’impresa decorativa della chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma. L’ultima sala vede protagonisti i sei ritratti che Carloni realizzò intorno alla metà del ‘700 per alcuni personaggi della famiglia di Donato Felice de Allio, architetto e ingegnere militare che lavorò nei paesi della monarchia asburgica ed è sepolto nella cripta dei Cappuccini di Vienna. Sorprendono i particolari delle stoffe nella minuzia cara alla migliore tradizione della pittura fiammingo-francese.

Aperta fino al 13 febbraio 2011.

Orari: ma-sa; 9.30-12.30 e 14-17, do:10-13. Chiusa: lunedì.

Stefania Briccola

ARTE · Mostre

GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI, a cura Associazione Culturale Erodoto, Como | Tracce e Sentieri

GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI Chiostrino di Sant’Eufemia, Piazzolo Terragni – Como

Dal 26 settembre al 24 ottobre 2010, dalle 11 alle 18, orario continuato; giorni: dal martedì alla domenica, lunedì chiuso; Ingresso libero

Catalogo Vanilla Edizioni in mostra (7 €)

A cura di: Associazione Culturale Erodoto Direzione artistica: Jessica Anais Savoia Artisti: Jalisco Pineda, Nicoletta Brenna Contributo artistico: OLO creative farm, per il montaggio video; Diego Casartelli per le fotografie sulla Valle del Cosia

Genius Loci è un ambiente in cui l’arte contemporanea, attraverso una video installazione, sculture in creta, bassorilievi, incisioni, fotografia, suoni, odori e installazioni spaziali, diventa mezzo di connessione tra lo spettatore e il suo io più intimo legato al ricordo e al contatto con la natura e il suo Genius Loci. Ognuno di noi conserva dentro sé il segreto di un incontro intimo e personale con i luoghi che ci circondano, che ci appartengono o a cui siamo appartenuti. In questa mostra possiamo ritrovare quel ricordo, quella sensazione, quel momento. Basta guardare, annusare, ascoltare e sentire, attraverso i tre piani espositivi, rapiti dalla magia di questo splendido Chiostrino nascosto nel centro storico di Como. Possiamo vivere in prima persona questa rassegna, vivere le opere, le piante, il verde che fa parte imprescindibile dell’allestimento, o ascoltare le testimonianze raccolte tra professionisti e professori che nel catalogo e durante le due conferenze (9 e 23 ottobre), ci parleranno del Genius Loci della Provincia di Como, del suo lago, ma anche dell’aspetto filosofico di questa figura, della simbologia del bosco e dell’albero

da: Associazione Culturale Erodoto

 


da: GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI, a cura Associazione Culturale Erodoto, Como | Tracce e Sentieri.

Mostre · Pifferi Enzo

ALIGI SASSU SETTANTA ANNI DI PITTURA SU CARTA, Spazio Enzo Pifferi Editore Via Diaz 58 – Como, dal 7 al 23 ottobre 2010

L’Associazione Culturale Rosa Commacina
è lieta di invitarvi alla mostra di disegni inediti che coprono l’intera carriera artistica del Maestro (1912-2000)

ALIGI SASSU
SETTANTA ANNI DI PITTURA SU CARTA

Inaugurazione Giovedì 7 ottobre 2010
Ore 18,30

Spazio Enzo Pifferi Editore
Via Diaz 58 – Como
Tel. 031 273594

La mostra resterà aperta dal 7 al 23 ottobre

Cernobbio · COMO città · GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa · Mostre · Terra e Clima

ORTICOLARIO SECONDA EDIZIONE 1-2-3 OTTOBRE 2010, VILLA ERBA, CERNOBBIO, LAGO DI COMO

ORTICOLARIO
Seconda edizione
1-2-3 ottobre 2010, Villa Erba, Cernobbio, Lago di Como

La natura è una realtà dinamica e la seconda edizione di Orticolario si presenta “per un giardinaggio evoluto”

Il nostro spazio, sia esso un terrazzo, un giardino, un orto, un frutteto o qualsivoglia spazio di contatto privilegiato con la natura può e deve evolvere con il mutare delle nostre passioni e non solo delle stagioni.
Ed ecco che questo rapporto di intimità si alimenta e intensifica nella ricerca di nuovi colori, profumi, strumenti ed elementi di arredo vissuti anche nel corso della loro creazione. Abbinando funzionalità e design producono emozioni e stimoli che solo l’arte, in tutte le sue forme, riesce a trasmettere.

Così, Orticolario si presenta evoluto, più internazionale, più ampio nella proposta e più stimolante nel suo percorso formativo.

Dalle più remote regioni italiane, dalla Francia, dal Belgio e dall’Olanda, portatori di conoscenze e venditori di “storie che stanno dietro le foglie”, si confrontano, con le proprie collezioni, con un pubblico transfrontaliero attento alle novità botaniche.

La mano dell’uomo forgia la pietra ollare, la terracotta, anche secondo la filosofia Raku, i tessuti, le erbe acquatiche e altri materiali messi a disposizione dalla natura, in forme ed oggetti che stringono una stretta relazione con l’arte.

Ci vediamo a Villa Erba, dunque, per provare emozioni che creando cultura, lasceranno un segno.

Orticolario – Esposizione dell’eccellenza florovivaistica – Villa Erba, Como – Orticolario.

Mostre · Villa Olmo

Mostra L’ABBRACCIO DI VIENNA, a Como, Villa Olmo, 2008

La mostra L’Abbraccio di Vienna, tenutasi a Como presso Villa Olmo dal 15 marzo al 20 luglio 2008, ha presentato una selezione di opere significative dell’arte viennese, in particolare di Gustav Klimt e Egon Schiele.

Dettagli della Mostra

  • Location: Villa Olmo, Como
  • Date: 15 marzo – 20 luglio 2008
  • Opere: Circa 80 opere provenienti dal Belvedere di Vienna, inclusi capolavori di Klimt e Schiele[3][4][5].

Temi e Contenuti

La mostra ha esplorato vari periodi artistici, dal Barocco alla Belle Époque, fino alla Secessione e al Biedermeier. Questo percorso ha offerto ai visitatori un’illuminante panoramica sull’evoluzione dell’arte a Vienna, evidenziando il suo impatto culturale e la sua bellezza[1][2][4].

Catalogo

Il catalogo della mostra, intitolato L’abbraccio di Vienna. Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere, è stato pubblicato per accompagnare l’esposizione, fornendo ulteriori approfondimenti sulle opere esposte e sugli artisti[3][6].

Questa rassegna ha rappresentato un’importante occasione per apprezzare l’arte viennese in un contesto suggestivo come quello di Villa Olmo, contribuendo a rafforzare i legami culturali tra Italia e Austria.

Citations:
[1] https://www.silvanaeditoriale.it/libro/9788836610846
[2] https://anto291.typepad.com/blog/2008/07/labbraccio-di-vienna.html
[3] https://www.ibs.it/abbraccio-di-vienna-klimt-schiele-libro-vari/e/9788836610846
[4] http://www.erzebeth.it/kcms/kweb/Viewer.aspx?PKENTITY=b2e0bab121b44c35be8ed15fce158df4&ppil=ARTICOLI%24CHIAVE%3D%279f72acb0f0f548d58b3d4f0f99b7653d%27
[5] https://www.mondadoristore.it/abbraccio-Vienna-Klimt-na/eai978883661084/
[6] https://www.libraccio.it/libro/9788836610846/abbraccio-di-vienna-klimt-schiele-e-capolavori-del-belvedere-catalogo-della-mostra-como-15-marzo-20-luglio-2008-ediz-illustrata.html
[7] https://www.exibart.com/milano/fino-al-20-vii-2008-labbraccio-di-vienna-como-villa-olmo/
[8] https://www.laprovinciaunicatv.it/stories/Homepage/labbraccio-vienna-tuttosulla-grande-mostra-o_235_11/

Nella mostra L’Abbraccio di Vienna, tenutasi a Como nel 2008, sono state esposte diverse opere significative, in particolare di Gustav Klimt e Egon Schiele. Ecco alcune delle opere principali:

  • Il Bacio di Gustav Klimt: uno dei suoi lavori più iconici, rappresenta un abbraccio romantico e simbolico.
  • Ritratto di Adele Bloch-Bauer I: un altro capolavoro di Klimt, noto per la sua ricca decorazione dorata e il ritratto della donna.
  • La Donna in Oro: un’opera che riflette lo stile decorativo e l’uso del colore tipico di Klimt.
  • Autoritratto di Egon Schiele: una rappresentazione intensa e personale dell’artista, caratterizzata da linee forti e colori vivaci.
  • Il bacio (1917-1918) di Schiele: un’opera che esplora l’intimità e la vulnerabilità.

Queste opere non solo evidenziano il talento dei due artisti, ma anche l’importanza della Vienna di inizio Novecento come centro culturale e artistico. La mostra ha permesso ai visitatori di immergersi nella bellezza e nella complessità dell’arte viennese.

Citations:
[1] https://lagallerianazionale.com/mostra/100-years-of-modern-art
[2] https://www.unictmagazine.unict.it/miro-la-gioia-del-colore-una-mostra-da-non-perdere
[3] https://www.lanternaweb.it/le-piu-belle-opere-di-monet-esposte-a-padova/
[4] https://vivinewyorkcity.it/musei-gallerie/moma-opere-da-non-perdere.html
[5] https://palazzoblu.it/mostra/le-avanguardie-i-capolavori-dal-philadelphia-museum-of-art/
[6] https://arte.sky.it/news/impressionisti-alba-modernita-mostra-roma

Acqua · barche · CASA di Coatesa · Lago · Mostre

Paese di lago riflette sull’acqua

dalla mostra PAESAGGI DIPINTI DA M.CAP (Angelo Cappella), Pinzolo, 10-20 agosto 2005

ARTE · Cernobbio · Mostre

HERMANN HESSE: parole e colori, Cernobbio, Villa comunale 26 novembre 2000

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LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Mostre · Paesaggio · Paesaggio del Lago di Como · STORIA LOCALE E SOCIETA'

L’idea del lago, un paesaggio ridefinito: 1861-1914, Amministrazione Provinciale di Como, 12 maggio-17 giugno 1984