Oliver è un cane diventato protagonista di una commovente storia di solidarietà che lo ha portato dall’Ucraina all’Italia. [1, 2]
Ecco i dettagli principali della loro storia:
Il salvataggio: Oliver è un cane rimasto solo a Oleksiievo-Druzhkivka, un piccolo centro in Ucraina, dopo che i suoi proprietari erano stati costretti a fuggire portando con sé solo il gatto.
L’incontro: Roberto Falletti, volontario e fondatore dell’associazione La Memoria Viva di Castellamonte, ha incontrato il cane durante una missione umanitaria e ha deciso di adottarlo.
Il viaggio: Dopo aver ottenuto il passaporto sanitario e completato le pratiche burocratiche, Oliver ha affrontato un viaggio di circa 2.830 km per raggiungere la sua nuova casa.
La nuova vita: Il cane è stato portato a Castellamonte (Torino), dove vive ora con Falletti. [1, 2, 3]
“Trame di famiglia. Un secolo di evoluzione nel distretto della seta” è una serie di articoli a cura di Lea Borelli, pubblicata su La Provincia di Como il 16 marzo 2026, che esplora la trasformazione storica ed economica del comparto serico locale attraverso le vicende delle dinastie imprenditoriali.
L’inchiesta evidenzia il passaggio da una realtà artigianale a un modello globale, ponendo l’accento sulla continuità familiare, le nuove sfide della parità di genere e la competitività internazionale del settore.
titoli degli articoli:
Tabella sulla geografia del distretto tessile comasco
Trame di famiglia. Un secolo di evoluzione nel distretto della seta
Nelle nostre imprese storia e identità del nostro territorio
Torcitura e finissaggio in pochi chilometri
Dall’acqua al futuro. Quattro generazioni, una sola passione
Stamperia di Lipomo. Riscatto , fiducia e passione
Rispetto e visione. La formula di casa Orefice
Leggi l’archivio completo degli articoli su La Provincia. [1, 2, 3]
Nell’articolo del 2 marzo 2026 su La Provincia di Como, Pietro Berra traccia un percorso museale dedicato alle figure femminili storiche del territorio, in occasione dell’80° anniversario del suffragio universale.
Il pezzo valorizza il patrimonio dei musei cittadini, includendo personaggi come Giuditta Pasta e Teresa Ciceri, per restituire memoria alle protagoniste del passato lariano.
L’articolo di Emanuele Trevi, apparso su la Lettura del 22 febbraio 2026, non è solo una commemorazione a dieci anni dalla scomparsa di Pia Pera, ma un’analisi profonda di come la sua parabola biografica e letteraria rappresenti una delle testimonianze più nitide di “ecologia dell’anima” del nostro tempo.
Trevi, legato a lei da una profonda affinità intellettuale, ripercorre la metamorfosi di una donna che è stata, in successione e contemporaneamente, raffinata slavista, traduttrice di Puskin e Nabokov, scandalosa autrice di Diario di Lo e, infine, “giardiniera” filosofica.
La Parola come Seme: Il Giardino della Letteratura
Per Pia Pera, la scrittura non è mai stata un esercizio autoreferenziale. Trevi sottolinea come la sua formazione da slavista abbia influenzato la sua percezione del mondo: la lingua russa, con la sua densità spirituale, è stata il primo “terreno” che ha coltivato.
L’atto del tradurre: Per Pera, tradurre era simile al trapianto. Significava prendere un organismo vivente (il testo) e trovargli una nuova dimora in un’altra lingua, curandone l’attecchimento.
La svolta esistenziale: La decisione di abbandonare i salotti letterari per ritirarsi nel suo podere di Lucca non fu un gesto di isolamento, ma una ricerca di verità. In questo senso, la “parola” smette di essere solo segno grafico e diventa seme: qualcosa che richiede pazienza, cura e l’accettazione del fallimento.
Il Giardino come Metafora e Realtà
L’articolo si sofferma sul capolavoro della maturità, L’orto di un perdigiorno, dove il giardinaggio diventa una pratica ascetica. Trevi evidenzia tre punti cardine della visione di Pera:
La Sconfitta dell’Ego: Nel giardino non si è padroni, ma custodi. La natura segue ritmi che ignorano i desideri umani.
L’Estetica dell’Incolto: Pia Pera fu tra le prime a sdoganare l’idea che un giardino “bello” non deve essere necessariamente ordinato o geometrico. Il disordine è vita, è biodiversità, è l’accettazione del selvatico che è in noi.
La Malattia come Stagione: Negli ultimi anni, segnati dalla SLA, il giardino è diventato il suo specchio. Trevi descrive con delicatezza come Pia abbia affrontato il decadimento fisico osservando il ciclo delle stagioni: non c’è tragedia nella foglia che cade, perché diventerà humus per la primavera successiva.
L’eredità di Pia Pera nel 2026
A dieci anni dalla morte, Trevi sostiene che il messaggio di Pia Pera sia più attuale che mai. In un’epoca dominata dall’accelerazione digitale e dalla crisi climatica, la sua “resistenza vegetale” offre una via d’uscita:
Elogio della Lentezza: La cura delle piante insegna ad aspettare, un antidoto alla frenesia del consumo immediato.
Connessione profonda: Non siamo separati dalla natura; siamo natura che osserva se stessa.
“Pia non cercava la bellezza per esibirla, ma la verità per abitarla. Il suo giardino non era un hobby, era la sua ultima, definitiva opera letteraria.” — Emanuele Trevi
Approfondimenti suggeriti
Opera Chiave
Tema Principale
L’orto di un perdigiorno
La gioia della lentezza e della cura.
Al giardino ancora non l’ho detto
Il diario degli ultimi mesi e il congedo dalla vita.
Contro il giardino
Una riflessione critica sul possesso e sul controllo della natura.
In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Alberto Longatti (1931-2023), il quotidiano La Provincia e il suo inserto culturale L’Ordine hanno dedicato un ampio spazio alla memoria di quello che è stato non solo un giornalista, ma la vera “anima culturale” di Como.
Alberto Longatti è venuto a mancare il 24 gennaio 2023 all’età di 91 anni. L’intervista e gli approfondimenti pubblicati il 25 gennaio (2025 e 2026) sottolineano l’eredità intellettuale che ha lasciato alla città.
Il profilo di Alberto Longatti
Longatti è stato una figura poliedrica, capace di unire il rigore del cronista alla sensibilità del critico d’arte:
Giornalista storico: Per decenni colonna portante de La Provincia, ha raccontato la città con uno sguardo acuto e mai banale.
Critico d’arte e saggista: È stato tra i massimi esperti mondiali dell’architetto futurista Antonio Sant’Elia e del Razionalismo comasco (Terragni in primis).
Anima della città: Attraverso le pagine di L’Ordine, ha stimolato per anni il dibattito culturale, occupandosi di letteratura, teatro e storia locale.
I temi dell’anniversario su L’Ordine
Nelle celebrazioni e nelle interviste a lui dedicate, emergono alcuni tratti fondamentali della sua figura:
L’impegno civile: Longatti vedeva la cultura non come un esercizio accademico, ma come uno strumento per migliorare la società e l’urbanistica di Como.
Il legame con il territorio: Ha saputo elevare le vicende lariane a temi di respiro europeo, dialogando con i grandi movimenti artistici del Novecento.
Il magistero: Molti colleghi e intellettuali oggi lo ricordano come un maestro di stile e di indipendenza intellettuale.
Curiosità: Longatti è stato il curatore del sito ufficiale dedicato ai disegni di Antonio Sant’Elia, un lavoro monumentale che ha permesso la digitalizzazione e la fruizione di oltre 160 opere del genio architettonico comasco.
Roberto Festorazzi è uno storico e giornalista italiano nato a Como nel 1965, laureato in scienze politiche e specializzato in storia contemporanea, con particolare attenzione al periodo fascista e al Ventennio mussoliniano.
Giornalista professionista dal 1992, ha collaborato con testate come Il Giornale, La Repubblica, La Stampa e Panorama, concentrando la sua attività su inchieste storiche e divulgazione.
Vive e lavora in Italia, con un profilo LinkedIn che ne evidenzia l’esperienza trentennale in temi del Novecento.lafeltrinelli+2
Opere principali
Festorazzi ha pubblicato numerosi libri su figure e eventi del fascismo, tra cui bestseller come I veleni di Dongo (1996, nuova ed. 2004) e Sterline, dollari e cannoni (2010), che analizza dinamiche finanziarie e monetarie del periodo. Tra le altre opere figurano Mussolini e le sue donne (2013), Dino Buzzati. Il male oscuro (2024), Claretta Petacci. La donna che morì per amore di Mussolini (2012) e biografie come quelle di Farinacci, Starace e Margherita Sarfatti.
I suoi testi sono disponibili su piattaforme come IBS, La Feltrinelli e Minerva Edizioni, editore con cui ha un rapporto consolidato.librerie.unicatt+3
Interviste e contributi
In un’intervista del 2010 su Archivio Storico, Festorazzi discute temi come la difesa della lira da parte di Mussolini, il ruolo della Banca d’Italia e le rivalità monetarie internazionali, difendendo un approccio misto tra Stato e mercato nel fascismo. Egli sottolinea differenze tra fascismo italiano e nazismo tedesco, evidenziando contrappesi come monarchia e Chiesa in Italia.
Le sue analisi toccano anche attualità, come imperialismi monetari e geopolitica petrolifera.archiviostorico+1