Categoria: LEGGERE e SCRIVERE
Acting Out per NOELLE: dal buio alla luce, passando attraverso tutti i gradi del chiarore, 18 gennaio 2012. Con una prova di scrittura narrativa in suo ricordo
la nostra amatissima Noelle, la gatta con la pancia bianca trovata nel giardino un anno fa e curata a lungo per farla sopravvivere, è scomparsa:
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Qui la mia personale rielaborazione del meccanismo psicologico dell’ ACTING OUT
qui tutti i Post dedicati a Noelle Episteme

Delitto (im)perfetto
Una morte senza un corpo da seppellire, seppure certa, resta una morte imperfetta.
Da Natale a Natale: questo il destino della gatta bianca Noelle.
Noelle, il corpo smagrito e malato, il muso docile e impaurito, il mantello candido chiazzato di arancio e di grigio.
Noelle, immobile nel giardino, portata da chissà chi.
Noelle, la sua repulsione per gli spazi chiusi senza via di fuga.
Noelle, dolce e mansueta, rifugge il contatto umano.
Noelle, ossessione permanente da quel giorno di capodanno, quando, dal cancello del giardino, non è più spuntato il suo bianco musetto.
“Ieri notte è successo il finimondo”, mi dice U., mentre il suo sguardo proteso verso l’alto indica chiaramente la casa di G.. “Non c’è un gatto in giro: quando fanno i fuochi gli viene lo stremizio, ma vedrà che torneranno”.
Certo, torneranno. E infatti sono tornati Luna, Silvestro, Mammagatta, Blu, Belle. Tutti, tranne Noelle.
Maledico, impreco, insulto, bestemmio per cercare di frenare lo strazio che mi cresce dentro. Sul banco degli imputati velocemente raduno persone e fantasmi, immagini e scenari di ogni probabile delitto. E il vano appello inizia:
- gli scapestrati figli di G., ubriachi fradici che dopo i fuochi torturano Noelle
- C., che la colpisce a sassate mentre la sorprende vicino al pollaio attiguo al giardino
- U., che la trascina sotto i cingolati mentre guida la sua motocarriola
Più passano i giorni, più aumentano lo sconforto e la disperazione. Nessuno ha visto Noelle. Perlustro quotidianamente sentieri, scale, mulattiere agitando crocchette, cercando corpi schiacciati, spiando nei cortili, chiamando inutilmente il suo nome.
Gennaio non è ancora finito. Mentre percorro per l’ennesima volta il viottolo che conduce alla mia casa vedo, incastrata fra le rocce del muro e i sassi della scala, un’eterea lanugine, batuffoli di bambagia lievi come soffioni condotti dal vento e atterrati qui e là senza paracadute.
Io so che Noelle è morta. Non so come, dove, quando, perché. E soprattutto non so “chi” è il colpevole. Quel punto del sentiero è assolutamente aperto alla vista. Se Noelle fosse stata catturata da un animale selvatico, ci sarebbero state altre evidenti tracce di sbranamento. Inoltre, quella peluria appare parecchi giorni dopo la scomparsa.
L’essere umano ha bisogno di razionalizzare il dolore per renderlo sopportabile e dotato di senso. Anch’io ho bisogno di ricostruirmi la MIA plausibile ipotesi.
Notte di capodanno e inizio dei fuochi. Noelle è sempre stata una gatta molto timida e schiva, per cui scappa. Imbocca titubante il sentiero, territorio a lei del tutto sconosciuto.
Se i botti fossero rimasti circoscritti ai dintorni della nostra casa, probabilmente al ripristino della calma avrebbe potuto fare ritorno al suo usuale ambiente di vita.
Ma non è così. L’intero paese festeggia ostinatamente la speranza di un anno migliore, riempiendo l’aria con assordanti fragori e tuonanti boati. Noelle continua a correre impazzita e piena di paura. Secondo me le è scoppiato il cuore mentre nel bosco cercava un luogo di riparo.
Se così non fosse stato, nei giorni seguenti avrebbe risposto con un miagolio ai nostri richiami.
Quindi, Noelle muore nella notte di capodanno.
A questo punto i possibili predatori diventano numerosi: la volpe che già nel passato ha sgominato le galline di C., la faina, il tasso, i corvi.
Resta ancora una perplessità: perché quei ciuffi bianchi isolati e lontani?
La spiegazione più verosimile che mi do è che i corvi siano stati gli ultimi spazzini. Trovando i miseri resti nel bosco, nel volo è scivolato qualche brandello di carne e i mille insetti della terra avrebbero ripulito ciò che restava di commestibile, avanzando solo il pelo.
Guardo Chat Noir abbandonato sulle mie ginocchia col muso sprofondato nell’incavo del gomito.
Il suo dorso nero e lucido è in netto contrasto col candore di Noelle.
Anche lui è comparso improvvisamente nel mio giardino cinque mesi dopo il lutto di Noelle, anche lui emaciato e malandato, anche lui bisognoso di cure e amante di quel luogo che gli ha restituito la sopravvivenza.
Chat Noir ha una piccola macchia immacolata sopra il petto, visibile solo quando disperatamente solleva il muso color carbone reclamando un po’ di cibo.
Voglio credere che in quel ciuffo color latte sia nascosta Noelle.
Noelle che, mascherata da Chat Noir, finalmente mi consola di tutte le carezze che mai sono riuscito a darle.
le PLAUSIBILI IPOTESI di Luciana
Partiamo dalle due uniche possibili verità: Noelle o è viva o è morta.
Prima ipotesi: chiunque entri in contatto con lei avrà una bella occasione di relazione.
Seconda ipotesi, ora anche per me più plausibile. Ho messo gli occhiali. Ha ragione, Paolo, quando mi dice che senza sono ormai una talpa.
Ieri, sul sentiero, ho pure io esaminato i ciuffi di pelo bianchi. Ma mi sono anche guardata attorno, per vedere se trovavo altri miseri resti.
Partendo da quest’unico indizio (potrebbero essere i peli d Noelle), ho vagliato le seguenti possibilità:
- i peli sono relativamente vicini alla nostra casa, per cui risalgono al periodo della fuga
- sono in un punto del sentiero “en plain air”: nessun animale sarebbe così stupido da predare una vittima e mangiarsela alla luce del sole, in un punto di passaggio (in genere la vittima viene portata nella tana). E poi non ci sono né segni di sangue, né gli altri avanzi.
La mia ricostruzione pertanto è la seguente:
Notte di capodanno e inizio dei fuochi. Noelle è sempre stata una gatta molto paurosa, per cui scappa. Va verso il sentiero e, se i fuochi si fossero limitati solo alla nostra zona, probabilmente lì si sarebbe fermata fino al ripristino della calma. Ma non è così. L’universalità umana si scatena a festeggiare chissà che cosa e Noelle continua la sua corsa impazzata e piena di paura. Secondo me le è scoppiato il cuore mentre nel bosco cercava un luogo di riparo.
Se così non fosse, nei giorni seguenti avrebbe risposto con un miagolio ai nostri richiami. E’ vero che è timida, ma ormai abbiamo sperimentato che quando i gatti sono in difficoltà fanno sentire la loro voce.
Quindi, Noelle muore nella notte di capodanno. A questo punto i predatori possono essere numerosi: la volpe che ha già fatto fuori tutte le galline di Cosimo, la faina, i corvi.
L’unica perplessità è sui ciuffi di pelo isolati. La spiegazione più plausibile che mi dò è che i corvi possano essere stati gli ultimi spazzini. Trovando ancora qualcosa e prendendolo col becco, nel volo è scivolato il brandello. Mille insetti della terra potrebbero poi avere fatto la finale pulizia di quel che restava.
Dubito molto di un’aggressione: sicuramente non di umani, ma nemmeno di altre bestie: se Noelle fosse stata sulla strada del ritorno e lì aggredita, avremmo visto gli esiti.
Il mistero è un po’ meno mistero, anche se vorrei tanto che fosse giusta la prima ipotesi.
Per un attimo ho odiato chi ha portato Noelle nel nostro giardino. Mi è sembrato il destino del cavaliere di Samarcanda. Poi ho pensato che ogni vivente ha il suo destino. Abbiamo regalato a Noelle (nel caso della seconda ipotesi) un anno di cure e amore.
Ho anche ben presente il gatto Chet e la sua prematura morte per una malformazione cardiaca. Ci sono gatti col cuore grande, ma evidentemente non sufficiente per accogliere i sentimenti del mondo.

… In casa mia un gatto fisso c’e sempre stato
… In casa mia un gatto fisso c’e sempre stato , in questi ultimi anni invece la mia mamma ha la compagnia di gatti “ospiti passeggeri”. cerca sempre di tenere scatolette di scorta per non lasciarli a bocca asciutta.
Li dove hai visto la mia mamma e’ la casa dove sono nata 56 anni fa e dove ho trascorso un terzo della mia vita e ancora adesso quando arrivo li:
” ma sa slarga al coer ” certo per lei quei gradini sono un po impegnativi speriamo che la forza di arrivare ogni giorno fino a Castello non l’abbandoni.
Ma per noi , amici di Coatesa, i gradini sono la nostra storia.
betty
e’ proprio vero che se non si hanno occhi per quello che sta fuori dalla porta, se non si guarda niente , si puo’ anche girare il mondo ma …
cari amici di Coatesa
l’agriturismo della Madonna dei Ceppi e’ un posto meraviglioso dove si vive una serena pace.
e’ proprio vero che se non si hanno occhi per quello che sta fuori dalla porta, se non si guarda niente , si puo’ anche girare il mondo ma non importa …
settimana scorsa dalla strada ho visto la ” casa del cipresso” con le tapparelle chiuse e ho immaginato le tartarughe, i gatti, gli uccellini e tutti gli animaletti del vostro giardino fedeli custodi in attesa del vostro ritorno.
un caro saluto
betty
massime di saggezza lombarda: L’OMM CH’ EL DIS EL POC CH’EL SA’ ….
Fine estate e inizio autunno: UNA STRETTA AL CUORE, LASCIARE QUESTI ALBERI MAESTOSI , CHE CI RESTITUISCONO ARMONIA E STABILITA’. PER GIORNI LI HO OSSERVATI E ASCOLTATI …
Il giardino dei ricordi, di Betty Molinari
Cari Paolo e Luciana
grazie per la vostra squisita ospitalita’
e’ stato per molto emozionante ritornare in quei luoghi .
Ora riguardando i video mi ritorna i mente la nostra passeggiata reale fra quei corridoi – su e giu per i gradini -e mi e’ venuta questa piccola poesia:
” il giardino dei Ricordi”
E’ come se il tempo non fosse passato
i momenti spensierati dei giochi li ho ritrovato.
Il fico malgrado le avversita’ del mondo
con coraggio ha allargato le sue fronde.
Quella barca, una volta cullata dalle onde
ora e’ accarezzata dal vento dispettoso
e riposa tranquilla sotto un cielo luminoso.
L’ infanzia e’ scivolata via ….
ma per me ritornare in quel giardino e’ stata
una magia ….”
Grazie di cuore a Luciana per i suoi doni dell orto
avevano un sapore particolare ..proprio come quelli di una volta –
Betty ( saluti anche da Rino)
Franco Arminio: Oggi per voler bene all’Italia bisogna trovare i luoghi in cui è diversa e averne cura | Doppiozero | Genius Loci, lo spirito del luogo
…. Oggi per voler bene all’Italia bisogna trovare i luoghi in cui è diversa e averne cura. Non avere la foga di metterli sotto gli occhi dei giornali e della televisione. Noi abbiamo bisogno di luoghi in cui la lingua non è imbellettata, in cui nessuno scalcia per passare avanti, riposa, luoghi attraversati dalla poesia e dalla morte, in cui nessuno si fa il nido, ma tutti inciampano dalla mattina alla sera, luoghi in cui un uomo ha lo stesso valore di una damigiana sfondata e si dà spazio e valore ai ragni, alle chiavi arrugginite, ai cani.
….
L’Italia che amo è quella che non sa niente di sé, che non si sente ricca né povera, che non si vanta e non si lamenta, un’Italia che appare a lampi su strade periferiche, un’Italia rimasta viva per sbaglio, per le amnesie della politica, per i mancamenti del progresso. Mi piace l’Italia che trovo all’inizio di certi paesi, un paese in pigiama o in pantofole, un paese che non si è lavato i denti, senza moine pubblicitarie, un paese indisposto e indisponibile.
in morte, per auto umana, di Lillo: “lì, sul ciglio della strada, a ridosso del ponticino del fosso, all’inizio della strada sterrata, vicino alle spighe di mais alte…sembrava dormire …
Ciao Paolo, quanto dolore! Ieri sera sono rientrata da un soggiorno romano di cinque giorni; quando parto sono sempre in ansia per i miei gatti, per quello che provano e vivono in mia assenza. Qua in campagna, la strada su cui si affaccia la casa non è trafficata moltissimo, ma viene percorsa ad una velocità infernale, quanti piccoli compagni se ne sono andati così..l’ultimo, bianco, la Gina, sorda poverina, è stato due estati fa; sempre al ritorno da un uscita…macchine maledette. Ieri sera siamo arrivate alle 20, ci hanno fatto tutti la festa ed anche il nostro amato Lillo, appena un anno a Giugno. In questi giorni, venivano mio padre e mia madre, per il cibo e lui stava sempre in casa. Ieri sera, verso le 21 ero al computer, ho sentito un clacson e il botto e mia zia, poverona a novant’anni ne ha visti oramai così tanti, ha cominciato a chiamarmi…sono uscita, con le lacrime congelate nell’anima, mi sono piegata, lì, sul ciglio della strada, a ridosso del ponticino del fosso, all’inizio della strada sterrata, vicino alle spighe di mais alte…sembrava dormire, povero tesoro, non un colpo che lo avesse deturpato. L’ho preso in braccio, la mia compagna era distrutta; mi sono incamminata per la sterrata e in lontananza vedevo ferma, immobile, l’altra gatta, l’anziana, Mimì, con cui giocava sempre..era impassibile, mi osservava ed ho portato il mio piccolino, tra gli animali di mio padre, su di una sedia, vicino al pozzo..ho aspettato che il suo corpo si raffreddasse, per essere sicura..gli volevo tanto bene…
cara …
Noelle, i cigni e il cerchio dell’apparire | Tracce e Sentieri
Ciò che è e che sta non può originare dal nulla e lì sparire.
Ergo, cio che è, è eterno.
Sono le variabili tempo e spazio che ci illudono. Per il nostro maledetto bisogno di collocare e misurare.
Ma esistono degli accadimenti cui è bene non riservare troppo ragionamento, meglio accoglierli come manifestazioni dell’imponderabilità.
E’ successo con Noelle e la sua dicembrina apparizione nella grotta del forno.


Portata a casa, medicata, curata, sterilizzata con tutti gli strumenti che la techne ha reso disponibili anche per gli animali, è stata ricondotta al luogo del ritrovamento.


E’ successo, dopo 24 ore, che Noelle uscisse dall’illusorio cerchio dell’apparire.
Contemporaneamente, per lenire il dolore della sparizione e lungo la peregrinazione della ricerca (quanto misura il cerchio dell’apparire?) Paolo avvista in lontananza una famiglia di cigni. Si sbraccia, sventolando le mani verso il cielo, e quelli, da una distanza ragguardevole, fanno dietrofront e si avvicinano in pochi minuti alla scala che si tuffa nel lago.


Avidamente si cibano delle fette biscottate nel frattempo procurate.


Una coppia e tre cuccioli.

Il porticciolo è spesso abitato da germani reali, papere, gabbiani, persino un’oca.
Però sono trascorsi almeno 7 anni dall’ultima volta che una famiglia di cigni aveva scelto la baia coatesiana come dimora.
Di questo periodo non avevamo notato la loro comparsa.
Finito il pasto, tutti e cinque riprendono il largo e noi rientriamo.
Poche ore dopo riprendiamo la ricerca di Noelle, chiamandola per nome (è notorio che i gatti difficilmente rispondono al richiamo nominativo) e agitando una scatola di crocchette, sperando di prenderla per la gola.
Nulla da fare.
Così come misteriosamente apparsa, altrettanto sparisce.
L’eternità non è un’invenzione, evidentemente.
Perché succede che a mio insistente miagolio, quando le speranze sono pressoché svanite, Noelle rispunta.

Nello stesso lasso di tempo, i cigni non si sono fatti più vedere né nei pressi, né al secondo ponte.
Ma noi sappiamo che ci sono.
Testo e Fotografie di Luciana
da Noelle, i cigni e il cerchio dell’apparire | Tracce e Sentieri.
Elegia per Mamma Gatta, 11 aprile 2011
Elegia per Mamma Gatta
La scorsa settimana, passando davanti alla siepe di lauroceraso, un odore marcio ci ha fatto pensare al cadavere di un topo ucciso. In realtà, dopo accurata osservazione fra l’erba, abbiamo intravisto una schiena pelosa di un gatto.
Ho subito espresso il mio pensiero: “Sarà Mamma Gatta”. Non lo era.
Si trattava di un gatto tigrato che talvolta passava al “Ristogatto di Amaltea”, un maschione col muso schiacciato che probabilmente, oltre al cibo, puntava a qualcuna delle nostre femmine.
E’ Paolo il necroforo della coppia. Non per scelta. Per necessità. Gli animali morti mi fanno una tragica impressione. E così quel maschione senza nome è finito nel cimitero dell’ultimo piano.
C’è un rituale ogni primavera che sopraggiunge. E’ la nostra prima notte dell’anno sul lago. Sabato sera c’erano 23 gradi in camera da letto. Una temperatura inusuale per il mese di aprile. Le finestre spalancate e il profumo del glicine portato dalla brezza. Il cucù riavviato in soggiorno. Il frigorifero in funzione. Le imposte aperte. I gatti sui davanzali a impietosirci con i loro miagolii. Questa volta un nuovo particolare: attendere il buio sotto il ciliegio. E’ un evento che succede solo nelle sere d’estate.
Mamma Gatta è stata nei pressi della casa per tutta la domenica. Ha mangiato lenta, con cautela.
Poi si è sdraiata al sole sul corridoio davanti alla panca. Più stanca del solito. E’ ormai da un anno che sono pronta per la sua definitiva partenza. Già il rigido inverno dell’anno scorso non mi aveva fatto ben sperare. Ma ce l’ha fatta.
Ha già sedici anni Mamma Gatta. All’inizio il suo nome era Subdolina, dall’ipotesi che il genitore fosse un gatto, Subdolo appunto, che s’intrufolava a nutrirsi sospettoso e poi correva basso basso, come i gatti dei fumetti. Poi col trascorrere degli anni è diventata Mamma Gatta, in onore della figlia Miciù che da quasi 14 anni vive con noi.


Sempre meno agile, sempre più schiva, il passo più incerto, lo scavalcare del cancello sempre più improbabile. Per essere selvatica (l’unica che non si fa avvicinare più di tanto), ha avuto una vita lunga. Tutti gli altri sono morti molto più giovani di lei.
Eppure ieri aveva uno strano sguardo assorto, dolente. Non sono visibili segnali di malattia. E’ semplicemente vecchia. La osservavo: è rimpicciolita, così come succede al corpo di alcuni anziani, le cui giunture si rattrappiscono e i muscoli si accorciano. Ha il pelo un po’ glabro, che da grigio ha preso alcune sfumature rossastre. Il muso è da vecchia. Puntuto, affilato. Gli occhi sono fissi, nostalgici.
Per lungo tempo – e così l’abbiamo lasciata – è stata sdraiata sul piano inclinato al confine tra il corridoio che porta al ciliegio e il corridoio davanti alla panca. Alla sua destra, alto, il cipresso. Alla sua sinistra, l’estendersi di un ciglio fiorito e la statua di Anima. Davanti a lei, i gradini che salgono all’orto verde. Ripidi, ma che si elevano verso altri spazi.
Chissà che cosa pensano i gatti alla fine della loro vita. Chissà se su quel piano inclinato Mamma Gatta voleva godersi con abbandonata serenità uno sguardo di bellezza. I colori dei fiori, il volo degli insetti, il rumore del carapace di Giove che tenta di salire i gradini e poi cade giù, il va e vieni dei suoi simili che le passano accanto, l’annusano ma non l’attaccano più come accadeva un tempo.
Chissà se sa che questa sarà la sua ultima primavera.
Forse la ritroveremo la prossima settimana, con quel suo trascinarsi affaticato e tardo. Forse non è così imminente il suo trapasso. Ma se così non fosse, quegli occhi resteranno nella mia memoria come il suo ultimo saluto. Un saluto compiuto, che non lascia nulla in sospeso. Semplicemente la consunzione del tempo.



Testo e fotografie di Luciana
Qualche settimana dopo MammaGatta è uscita dal cerchio dell’apparire
Sentieri | da Tracce e Sentieri
Sentieri

Sentiero: “viottolo generalmente stretto, che in luoghi campestri o montani si è formato in seguito a frequente passaggio di persone o animali”
(in Cortellazzo/Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana)

Nelle città si direbbe “vicolo”. Sentiero si connette a “strada”, che deriva dal tardo latino “strata” (da “sternere”, ossia stendere, selciare) e da cui derivano street(ingl,), strade (ted.), estrada (spa. port.). Route (fra.) proviene invece dal latino popolare “rupta” (a sua volta da viam rompere “aprirsi un varco”)
A mezzi diversi corrispondono strade diverse, e perciò si distinguono fra pedonali e carrozzabili, autostrade, tramvie e ferrovie; a seconda della regione attraversata e dell’entità dello spostamento che consentono, si hanno strade urbane o strade «aperte», di campagna o di montagna, strade statali, provinciali e comunali, strade maestre e strade vicinali.


I percorsi si compiono a piedi o a dorso d’animale, e l’uomo si misura fisicamente con lo stato e la pendenza della strada, che può presentarsi piana o ripida, diritta o tortuosa, polverosa, sdrucciolevole, ghiacciata o dissestata, senza sbocco o interrotta da cose o da persone (come frane, barricate, assembramenti umani).

Sentiero o strada si legano a cammino, talora lungo e faticoso, quantificato nel tempo necessario a coprire una certa distanza, e che dunque varia al variare del mezzo usato per lo spostamento. L’idea che il cammino sia una prova è all’origine della simbologia della strada come aspetto del vivente, cui si associa il tema dello sviluppo orientato e quello del fluire del tempo dentro uno spazio. Anche il fiume assolve questa funzione, tuttavia la strada porta con sé una specifica impronta umana: la strada è sempre e soprattutto traccia del passaggio di qualcun altro ed è piena di altri segni, come le pietre miliari, i lastricati, le cunette, i ponti, i marciapiedi, i lampioni, i tombini, i pali della luce o del telegrafo, le cornici di alberi e siepi, la segnaletica verticale ed orizzontale, i cartelloni pubblicitari.


Se faccio un confronto con il corso naturale del fiume, strade e sentieri rappresentano un percorso culturale, intenzionato e finalizzato, e per questo capace di attrarre interpretazioni e proiezioni psicologiche. Può essere il modello di pensiero della stasi o stabilitas, che si oppone la maledizione del movimento: allora la buona strada è quella del ritorno lineare da un punto ad un altro punto. Se invece il modello è il viaggio di scoperta, la curiositas, e il movimento è concepito come graduale acquisizione di una pienezza esperienziale, allora buona è la strada curvilinea e panoramica.

Da cui la evidente distinzione fra soggetti umani cui piace “stare” (fra i quali ben volentieri mi colloco) e quelli cui piace “andare”.






















