“Non rivedrai mai più la tua famiglia”: sequestra la ex moglie ucraina, arrestato in stazione – Il Giorno – Como

Como, 8 febbraio 2014 – Arrestato con l’accusa di sequestro di persona. Tutto è successo a Como. Alle ore 13.30 di ieri una giovane ucraina si è presentata presso la stazione carabinieri di Como per denunciare il rapimento della sorella (nata in ucraina nel 1982) da parte del suo ex marito, connazionale del 1982. Da quanto riferito in sede di denuncia, l’uomo, a seguito del divorzio avvenuto 4 anni fa, aveva perseguitato la donna con continue minacce, tanto da spingerla a rifugiarsi in Italia – a Como – dove da circa 2 mesi aveva trovato un’abitazione dove vivere e lavorare come badante.

L’uomo, riuscito a scoprire il rifugio della donna, l’ha attesa sotto casa e, dopo averla minacciata telefonicamente che altrimenti sarebbe salito a prenderla con la forza, l’ha convinta (per evitare di creare problemi alla famiglia che la stava ospitando), a scendere di casa per affrontarlo. La donna ha fatto in tempo ad informare telefonicamente la sorella, prima di essere afferrata per un braccio e costretta a seguirlo con la forza, sempre dietro minacce di morte.

da “Non rivedrai mai più la tua famiglia”: sequestra la ex moglie ucraina, arrestato in stazione – Il Giorno – Como.

Como, a scuola circola la cocaina – La Provincia di Como

E per fortuna che avevano appena partecipato a delle lezioni sulla legalità, i ragazzi sorpresi seduti ai banchi di scuola con la droga nello zaino, tra il diario e il quaderno di scienze. Sedici studenti in tutto pizzicati dai finanzieri in possesso di marijuana e hascisc. La cocaina avevano fatto in tempo a gettarla. E così, quando il fiuto dei cani antidroga della finanza ha permesso di trovare quell’involucro di cellophane contenente polvere bianca, è stato impossibile scoprire di chi fosse.

Como, a scuola circola la cocaina – Homepage Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

lungolago: le facce di merda e di bronzo di Forza italia attaccano il sindaco Lucini “sulle paratie” del lungo lago … !?!

mi fanno repulsione:

Il gruppo di Forza Italia attacca a testa bassa sul tema delle paratie. 
E, attraverso un’interrogazione rivolta al sindaco Mario Lucini, chiede risposte su almeno tre temi cruciali: le possibili richieste di nuovi risarcimenti da parte dall’azienda Sacaim per il fermo del cantiere, lo stato dell’arte dell’indagine della Corte dei Conti sui maxi-esborsi legati all’opera e, infine, le modalità con cui Palazzo Cernezzi ha individuato i professionisti esterni per la redazione dell’ultima perizia di variante.

Paratie, Forza Italia va all’attacco.

albanesi “Compravano” ragazze per farle prostituire in Brianza: 14 arresti – da Il Giorno – Como

Como, 24 gennaio 2013 – E’ di quattordici arresti il bilancio dell’operazione dei carabinieri che ha smantellato un’organizzazione accusata di aver messo controllato e gestito la prostituzione tra la provincia di Como e quella di Monza. Tra gli arrestati sono emerse anche responsabilità nell’omicidio di un albanese a Seveso e un agguato fallito in provincia di Como ai danni di un altro albanese.

Gli sfruttatori “compravano” le ragazze in Albania, le portavano in Italia e poi le costringevano a prostituirsi. I malviventi sono albanesi fra i 22 e i 40 anni, residenti fra Como, Monza e Milano, con precedenti penali alle spalle.

da Compravano” ragazze per farle prostituire in Brianza: 14 arresti – Il Giorno – Como.

Ladri nel centro storico. Tentano il furto alle 17 e 30. Fuggono sui tetti salutando: “Ciao bello”

in balìa dei criminali

———————-

… due uomini che fuggivano sui tetti. Uno di questi si è rivolto a lui con tono di presa in gira: “Ciao bello!”.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Como per raccogliere la testimonianza dell’uomo e ricostruire l’accaduto. Sembra che i due ladri, che dall’accento sembravano dell’est Europa

tutto l’articolo qui Ladri acrobati in centro storico. Fuggono sui tetti salutando: “Ciao bello” QuiComo.

foulard

foulard /fr.  fuˈlaʀ/
[vc. fr. foulard, dal provenz. foulat, da foular ‘follare’  1765]
s. m. inv.
1 tessuto leggero di aspetto brillante e morbido al tatto, fabbricato con seta, cotone, fibre artificiali, usato per fazzoletti, fodere, abiti femminili, vestaglie, cravatte
2 fazzoletto da portare in testa o al collo
|| foularìno, dim. (V.)

La parola è tratta da:
lo Zingarelli 2014
Vocabolario della lingua italiana
di Nicola Zingarelli
Zanichelli editore

le menti piccole. Comune di menaggio, l’assessore francesco guaita (di forza italia) incita alla “ghigliottina” del presidente della repubblica napolitano

le menti piccole. menaggio. l’assessore francesco guaita (di forza italia) incita alla “ghigliottina” del presidente della repubblica napolitano

GUAITA FRANCESCO è  Assessore a urbanistica, edilizia privata, viabilità, sicurezza urbana e polizia locale

“Le parole sono pietre”.

Spero che qualche magistrato di ricordi dell’articolo 278 del codice penale

Art. 278 Codice Penale. Offese all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica.

Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica, è punito con la reclusione da uno a cinque anni [c.p. 7, n. 1, 29, 32, 360; c.p.m.p. 8, 79]

questo il testo della email inviata da francesco guaita dalla posta elettronica del Comune di menaggio (trovata sulla stampa locale)

guaita

ANTONIO SPALLINO, uomo, amministratore, sportivo, intellettuale, di Vincenzo Guarracino, Giampiero Casagrande editore, Lugano, 2013. Indice del libro e intervista a cura di Espansione Tv

ANTONIO SPALLINO, uomo, amministratore, sportivo, intellettuale, di Vincenzo Guarracino, Casagrande editore, 2013. Intervista a cura di Espansione Tv

Spallino

spall761 spall762 spall763

Sulla figura di intellettuale e politico di ANGELO SPALLINO, ricordo anche questo libro:

Le regole del gioco
titolo Le regole del gioco
sottotitolo Carlo Ferrario intervista Antonio Spallino
autore Carlo Ferrario
Antonio Spallino
editore NodoLibri

vai a: http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/carlo-ferrario-antonio-spallino/le-regole-del-gioco-9788871850191-156048.html

Spallino

la “strage di Erba”: ci sono i colpevoli, ma Carlo Castagna a sette anni di distanza deve sopportare attacchi diretti alla sua famiglia, 15 dicembre 2013

C’è una famiglia in città che da sette anni porta la croce di un dolore immenso, quello per la morte violenta di un bambino, Youssef, della sua mamma, Raffaella Castagna e della sua nonna, Paola Galli.

I responsabili di quella che è nota come la “strage di Erba” (nella quale è stata uccisa anche Valeria Cherubini) sono stati condannati in via definitiva all’ergastolo. Eppure – forse a causa del clamore mediatico che questa brutta storia ha avuto e continua ad avere – la verità accertata al termine di tre gradi di processo viene continuamente rimessa in discussione.

Carlo Castagna è l’uomo che ha perso la moglie, la figlia e il nipote, e che porta dentro di sé quindi tutto il dolore di quella strage. Un uomo forte e di fede: in coerenza con il suo credo cristiano ha perdonato i due carnefici, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi. Un gesto che, se da un lato gli ha restituito la pace interiore, dall’altro però sembra incredibilmente non bastare per mettere una pietra sopra al passato. Perché a sette anni di distanza Castagna deve sopportare attacchi diretti alla sua famiglia, da parte di chi, forse sfruttando la leva mediatica, vorrebbe riaprire il processo e lancia accuse contro suo figlio Pietro.

Sorprende che a sposare questa linea sia adesso Azouz Marzouk, il padre del piccolo Youssef, il marito di Raffaella, la madre assassinata con suo figlio

tutto l’articolo qui   Sette anni fa la strage di Erba «Basta infangare la mia famiglia» – Cronaca Erba La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Scrivevo nel 2007 (http://paolodel1948.com/2007/01/11/la-strage-di-erba/)

I fatti

Omicidio plurimo premeditato: è il reato contestato ai coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba. Gli inquirenti ritengono che la famiglia di Raffaella Castagna sarebbe stata spiata nei giorni precedenti al quadruplice omicidio. Ad uccidere il piccolo Youssef sarebbe stata Rosa Bazzi, la prima a confessare. Le armi usate,un coltello, una mazza e un coltellino, sono state distrutte.
Il movente sarebbe stato la causa giudiziaria nata da una denuncia di Raffaella Castagna contro i Romano.
Avevano sempre negato, ma ieri notte i due coniugi hanno fatto le prime ammissioni. Dal carcere è arrivata la confessione, dopo 10 ore d’interrogato.
Così siamo arrivati alla verità su quello che accade l’undici dicembre 2006 nella cascina ristrutturata di via Diaz, nel pieno centro di Erba. Quel giorno Raffaela Castagna, sua madre Paola Galli, suo figlio di due anni Youssuf e la vicina di casa Valeria Cherubini, vennero massacrati. Poi gli assassini cercarono di nascondere quel pluriomicidio con un incendio. Ma i corpi senza vita dei quattro vennero ritrovati immediatamente dai vigili del fuoco.
All’inizio il sospettato numero uno per gli inquirenti era il marito di Raffaella, Azouz Marzouk, 25 anni, con alle spalle un passato recente legato al traffico dei stupefacenti. Ma lui quel giorno non era ad Erba, addirittura non era in Italia, ma in Tunisia, paese di cui è originario.
Si era ipotizzata una vendetta trasversale. Qualcuno che voleva far pagare al Marzouk uno sgarro. A fare luce sulle quattro morti ci hanno pensato i Ris- Reparti Investigazioni Scientifiche. Dalle loro analisi risultava che sul luogo del delitto c’erano tracce ematiche appartenenti ad una donna. In ventiquattr’ore ecco la svolta. Vengono da prima ascoltati e in un secondo tempo arrestati due vicini di casa della Castagna, i coniugi Romano.
Abitano al pian terreno della cascina. Avevano avuto dei problemi con la famiglia Marzouk. Erano arrivati alle mani e avevano picchiato Raffaela Castagna, al punto che la donna aveva denunciato i due tramite querela.
Romano e la moglie si sono sempre dichiarati innocenti e l’hanno urlato ai giornalisti il giorno in cui vennero caricati su una macchina dei carabinieri. Si era parlato anche di una foto, scattata il giorno della tragedia, che scagionava l’uomo. Ma poche ore dopo la smentita.
Ieri notte, pochi minuti prima della mezzanotte, le prime conferme. Oggi, dopo le complete confessioni di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che dicono agli inquirenti:”Siamo stati noi. Abbiamo usato spranga e coltello”.

I commenti

Ci saranno tante e diversamente motivate spiegazioni.
Dentro di me ne emergono tre.
Non ci sono più tabù nei confronti dei reati, anche quelli più estremi. E’ caduta la paura della sanzione e sono caduti i freni inibitori alla istintualità nascosta dentro ciascuno di noi. Non c’è un imperativo esterno neppure contro la uccisione di un bambino che non parla, ma che piange: a Cogne Samuele piangeva, a Casalbaroncolo Tommaso piangeva, a Erba Youssuf piangeva. Qui poi c’è il calcolo: “bruciamo tutto, daranno la caccia agli immigrati” (e qui era facile per loro pensare di depistare: c’era un organizzatore del traffico di droga nella zona). Decenni di garantismo hanno dissolto le barriere contro il reato. In più la italica furbizia (i processi Previti e Berlusconi ne sono gli archetipi) ha prodotto apprendimento: si può farla franca.
Poi c’è la cultura della “roba”, del piccolo interesse privato:

Tutta quella roba se l’era fatta lui, colle sue mani e colla sua testa, col non dormire la notte, col prendere la febbre dal batticuore o dalla malaria, coll’affaticarsi dall’alba a sera, e andare in giro, sotto il sole e sotto la pioggia, col logorare i suoi stivali e le sue mule – egli solo non si logorava, pensando alla sua roba, ch’era tutto quello ch’ei avesse al mondo; perché non aveva né figli, né nipoti, né parenti; non aveva altro che la sua roba. Quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba.

Giovanni Verga, La roba, da “Novelle rusticane”

Qui poi, nel profondo nord celtico, tanto contiguo al profondo sud arabo, c’è il localismo selvaggio alimentato con aggressività dalla Lega Nord, partito di fortissima base sociale in quelle zone. Si tratta di una società improntata all’apparire, incapace di elaborare i nuovi problemi, tendente solo a negare o nascondere. Una società che frequenta la chiesa senza alcun vero sentimento religioso, una società apparentemente pacifica, in realtà aggressiva (molto aggressiva) e, per giunta, vittimista. Una società che sembra fondarsi sulla famiglia entro cui, invece, domina il conflitto espresso o quello nascosto che genera sempre maggior odio. Una società inondata dal denaro dello sviluppo economico, dove per lungo tempo le banconote venivano nascoste sotto le mattonelle e solo dopo nelle banche. In questa società lo studio scolastico è considerato una perdita di tempo. In questa società tutto quanto “è nuovo” è pericoloso. L’unico posto dove ci si costruisce una opinione è l’osteria. Dove il linguaggio è violento e gridato.
Ora si indagheranno la personalità, la patologia, i legami familiari: ma occorrerà non ignorare la responsabilità di una società che ha contribuito a produrre quei colpevoli.
Infine c’è la caduta del senso di colpa. Il cui indizio è la tranquillità con cui gli assassini hanno affrontato i cronisti e la serenità di coppia che hanno continuato a trasmettere in questi giorni. Il senso di colpa non appare quando l’azione è deliberata e consapevole. E il nodo è proprio questo: venuto a cadere il principio della responsabilità morale il pentimento non può emergere alla coscienza.
Ancora una volta si vede che è nelle situazione estreme che l’intreccio inestricabile persona-cultura-società si mostra in tutta la sua evidenza.
L’aggressività individuale può essere contenuta solo se l’ambiente esterno la regola, incanala, punisce.
Una riflessione finale. Solo qualche giorno fa si è scoperto un paese apparentemente schierato tutto contro l’esecuzione di un capo di stato responsabile attivo della morte di migliaia di bambini e di adulti. L’opinionismo giornalistico e politico politically correct ha elogiato questa italianità.
Ora gli omicidi e l’infanticidio di Erba fanno riaffiorare quelle pulsioni punitive favorevoli alla pena di morte che sembravano assopite e dormienti.
Quanto è mutevole e quanto rapidamente cambia il giudizio delle persone!
E’ una cosa che mi appare strana, davvero molto strana: nel caso del dittatore-sterminatore, che è un “caso” estremo, le coscienze si acquietano e si fanno le processioni per fermare la sentenza.
Nel caso di Erba, che invece è “normale” e latente fra i nostri luoghi della quotidianità, la pena di morte – per queste persone di sensibilità mutabile a seconda della vicinanza – diventa di nuovo utilmente punitiva e giusta.
Strane le coscienze e le anime belle!


Commenti:

Gabriele Romagnoli: Il nemico in condominio
Tratto da “la Repubblica”, 12 gennaio 2007
Ora che il giallo di Erba è risolto ci tocca uscire dal calduccio del nostro appartamento di convinzioni prefabbricate, spingerci quanto meno sul pianerottolo della realtà e guardare in faccia i massacratori della porta accanto. Scoprirli rubicondi, con i pullover infeltriti e le borse della spesa al gomito. Banali eppure ferali. Insospettabili a partire dai nomi: un’Angela che accoltella un bambino, un Olindo che va alla giugulare di tre donne. Con quell’apparenza paciosa da quadro di Botero. Possibile? Ma allora, che cosa ci era sfuggito? Tutto. I coniugi Romano, esponenti di quella specie apparentemente umana sottoposta a regressione evolutiva che chiamiamo “vicini”, ci costringono a ripensare affermazioni scontate.
La prima è che l’uomo sia un animale socievole. È vero: tende a riunirsi in gruppi, più o meno ampi. Dove scatena la propria violenza. Le coppie si fanno, dopo qualche bene, tanto male. Le famiglie sono campi minati. Tutte le forme di convivenza sono micce. Accostate le persone in quel reality game senza uscita di sicurezza che è la vita e otterrete, nella maggior parte dei casi, due reazioni: amore o odio. Spesso: prima uno, poi l’altro. Accade negli uffici, negli ospedali, nelle redazioni. Accade nelle case.
Nei Paesi confinanti. Viviamo tutti quanti su una “striscia di Gaza”, dove si invocano diritti, si attribuiscono doveri, si reclama una tolleranza che non si sa concedere. Un qualunque condominio è un piccolo Medio Oriente, fiacca la pazienza dei mediatori, distrugge la possibilità di ristrutturazione crogiolandosi nella fatiscenza del rancore. È un universo che si richiude, ottenebrato dal feticcio meschino della proprietà, dall’illusione di essere, per quanto insignificanti non dico su scala planetaria, ma fuori dal portone, re nei propri metri quadrati e nelle maledette parti comuni. Una parete divisoria, una porzione di pianerottolo o di terrazzo e quell’ambiguo spazio che alcuni chiamano pavimento e altri soffitto diventano altrettanti “casus belli”. I vicini sono esseri in competizione: confrontano quotidianamente bucati stesi, arredi colti nello spiraglio della porta, piante al davanzale, stili di vita. Concepiscono invidie, gelosie e malanimi. Si fanno dispetti ridicoli e/o tragici. Ognuno ha la propria esperienza. Nella mia ho collezionato: un vicino psicotico che infilava una lettera a settimana sotto la porta protestando per ogni rumore, incluso quello della doccia; un vicino ladro che corruppe la domestica per avere le chiavi e quando cambiai serratura dopo il furto mi aiutò a montarla; un vicino ambientalista che mi ha seccato le piante; una vicina perpetua che bestemmiava se ascoltavo musica a volume troppo alto; un vicino assassino che strangolò una ragazza durante un gioco erotico, ne depositò il cadavere sulle scale e l’indomani si lamentò con l’amministratore per l’indecenza a cui gli era toccato assistere. E non ho mai vissuto a Erba.
La seconda certezza prefabbricata che ci conviene smantellare è che la violenza venga da lontano, da un meandro oscuro o un ambiente deviante. Ci si trova di fronte a un evento che non si comprende (il massacro di quattro persone tra cui un bambino in una villetta della provincia che chiamiamo “sana”) e, per riflesso condizionato si vanno a cercare la colpa e il movente in cose che non si comprendono: un’altra cultura, una diversa religione, il sistema retributivo di quella società alternativa che è la criminalità organizzata. La violenza, anche la più efferata, può nascere vicino, maturare dove tutti siamo cresciuti, nutrirsi di quello che tutti conosciamo. I Romano e i Castagna reinterpretano un copione tragicamente ordinario. Due mondi sono costretti a vivere uno di fianco all’altro. Non si piacciono e non si rispettano. I Romano hanno origini più umili e fanno lavori più umili. Ai Castagna invidiano il successo economico. Che almeno se lo godessero lontano da loro, in una villetta singola e inaccessibile. Eccoli lì, invece, al piano di sopra. E la figlia Raffaella ha una colpa ulteriore: aver buttato via il proprio status di principessina del mobile, sprecato una dote che Angela Bazzi si sarebbe giocata ben diversamente, sposando un extracomunitario “poco di buono”. Facendoci un figlio, che gioca o piange disturbando la quiete di loro due che figli non ne hanno avuti e vivranno il resto della vita in coppia, loro due e amen, con i lavori di pulizia, i desideri senza più oggetto, la delusione da trasformare in rabbia per poterla dirigere all’esterno. O se la vedevano tra loro o, insieme, se la prendevano con qualcuno. L’ossessione tiene vivi quando il resto è morto: morti i sensi, la speranza e, va da sè, la pietà. Non è davvero difficile immaginarli, Angela e Olindo, sera dopo sera, nella loro cucina di Brianza, senza altro legame che l’irritazione, divenuta odio, verso i Castagna. A parlare dei Castagna. A prendersela con i Castagna.
A sognare, poi concepire, infine preparare lo sterminio dei Castagna. Non è difficile, è solo spaventoso. Nella cucina della storia si sono seduti popoli e razze a concepire lo sterminio di altre. Quasi sempre le divideva un confine, una rivalità, un risentimento dall’origine sepolta, quindi inestirpabile. Le conseguenze sono sempre spropositate, se confrontate con chi le ha determinate.
Qui bisogna fare piazza pulita della terza convinzione: che la violenza sia, se non esclusivamente, almeno in prevalenza appannaggio maschile. Gli inquirenti cercavano l’uomo (o gli uomini). Perfino il sopravvissuto, nella sua affaticata testimonianza, descriveva soltanto l’uomo, quasi avesse rimosso l’Angela sterminatrice come un’allucinazione. Eppure lei è quella che ha ammazzato a coltellate il piccolo Youssuf (perchè piangeva? O perché esisteva?). Lei quella il cui ruolo nella strage è andato crescendo, rivelazione dopo rivelazione e, facile scommessa, crescerà ancora. Se ha confessato per prima è perché il suo risentimento è incontenibile: non bastavano le pareti di casa, non è bastata la sua libertà. Lei e il marito hanno ucciso pur sapendo che, anche con tutta la presbiopia degli investigatori, non l’avrebbero fatta franca. Davvero, è spaventoso ma non è difficile comprendere che hanno voluto fare a pezzi non soltanto i Castagna, ma anche la vita che li ha sfiorati e quella che hanno invece avuto, la loro immutabile convivenza e se stessi.

Cadorago : rapina, tentano la fuga con l’ostaggio. Presi. da La provincia di Como

quelli che piacciono a Pannella and company:

———————————————————————————–

Uno dei dipendenti, consegnando il denaro (9200 euro in contanti) e applicando alla lettera la procedura d’emergenza, ha inserito tra i soldi buoni anche una mazzetta “pilota”, dotata di un dispositivo che innesca un’esplosione temporizzata non appena il denaro varchi la soglia dell’istituto. Il botto determina la fuoriuscita di un inchiostro che macchia i soldi indelebilmente.

Non solo: oltre a consegnare la mazzetta, ha avuto anche la prontezza di attivare il sistema d’allarme silenzioso, di fatto comunicando quello che stava succedendo. È stato il brigadiere in servizio alla centrale operativa di Cantù ad attivare le procedure previste in questi casi, facendo convergere su Cadorago tutti gli equipaggi disponibili. Così, cinque minuti dopo, in via Mameli si nascondevano militari delle stazioni di Lomazzo, Fino Mornasco, di Appiano e Cermenate, assieme ai colleghi del Radiomobile canturino.

I rapinatori se ne sono accorti una volta all’esterno della banca, mentre cercavano di portarsi via una cliente per coprirsi la fuga. Visti i militari, Tripi e Beccalli, sono rientrati in tutta fretta. Secondo quanto ricostruito ieri dal comando compagnia di Cantù, si sarebbe a quel punto innescata una sorta di trattativa, conclusa con l’esplosione della mazzetta pilota. I due rapinatori sono caduti a terra. Una frazione di secondo più tardi i carabinieri gli erano addosso

DA Tentano la fuga con l’ostaggio Terrore in banca: presi i rapinatori – Cronaca Cadorago La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Cantù, bambino cade dal secondo piano: acciuffato al volo da un agente della polizia penitenziaria- da Il Giorno – Como

Il bimbo è stato avvistato da un uomo, un agente della polizia penitenziaria, mentre si sporgeva pericolosamenrte dalla finestra. Il piccolo ha perso l’equilibrio ed è caduto ma, per sua fortuna, l’agente non lo aveva perso di vista. Il provvidenziale soccorritore non lo aveva perso di vista e lo ha letteralmente acciuffato al volo. Il bambino, nonostante il volo e la paura, sta bene e non si è fatto nemmeno un graffio. Grazie all’attenzione e all’istinto di un angelo custode davvero speciale

da  Cantù, bambino cade dal secondo piano: acciuffato al volo da passante – Il Giorno – Como.

Como nell’antichità. I passi della storia, Archeologica Comense, 2007

Como nell’antichità. I passi della storia
Autore: a cura di Paola Gioacchini, Fulvia Butti, Paola Farina, Mimosa Ravaglia, Alberto Rovi, Laura Verga. Contributi di Alessandra Albini, Marika Fraquelli, Elena Girolimetto, Claudia Lambrugo, Raffaella Macorin, Chiara Niccoli, Isabella Nobile, Cesare Piovan, Alberto Pozzi, Giuseppina Testoni, Marina Uboldi.
Codice: 978-88-8564-341-8
Prezzo per il Pubblico: 20,00 €
Prezzo per i Soci: 15,00 €
Anno: 2008
Argomento: Como Storia Archeologia
Pagine: 146
Illustrazioni: 252 fotografie e disegni a colori
Dedicato alla memoria del prof. Paolo Maggi. Illustra le vicende del territorio comense dalla preistoria al XIII secolo, aggiornato agli studi storici e alle scoperte archeologiche più recenti. 

da Archeologica Comense.

anni ’70 a Como: sulla chiusura della fabbrica Ticosa, nel ricordo di Mario Pratelli, da Corrieredicomo.it, 10 novembre 2013

Quella scomoda verità sulla chiusura della Ticosa Stampa E-mail
DOMENICA 10 NOVEMBRE 2013

alt

Le vere origini del tracollo
Il racconto del capo del personale che visse i momenti finali della fabbrica

… Mario Pratelli: Dopo anni di crisi, la Pricel – ai primi di settembre del 1980 – aveva presentato ai sindacati un piano di ristrutturazione che prevedeva importanti investimenti per il rinnovo degli impianti a fronte di una congrua riduzione dell’organico. «Le ripetute riunioni all’Unione Industriali – ricorda ancora l’ex dirigente della Ticosa – svoltesi nel corso del mese di settembre fra le controparti, si erano concluse con un nulla di fatto. Anche a fronte di un aumento della cifra degli investimenti da parte di Pricel, i sindacati avevano continuato rigidamente a opporsi a un solo licenziamento

segue qui Quella scomoda verità sulla chiusura della Ticosa

Era in atto una lotta di classe esasperata e il padrone rappresentava il nemico. Dovetti guardarmi bene dal dire che mio padre lavorava in quell’azienda come dirigente. Quelle poche volte che lo vidi comparire nei reparti, feci finta di nulla. Erano gli anni delle Brigate Rosse (l’anno successivo venne rapito Aldo Moro) e anche i dirigenti d’azienda erano stati presi di mira: alcuni vennero anche gambizzati. 
Eppure tutto ciò che veniva prodotto in quella fabbrica continuava a emozionarmi. 
Gli operai più anziani amavano quell’azienda che aveva dato da vivere alle loro famiglie per decenni. Non approvavano quello che stava succedendo, ma lo dovevano subire. Loro malgrado. 

segue qui 

10 DICEMBRE 2013: Presentazione libraria ”Como si racconta. 41 storie dalla città”, Ibis edizioni

 

10 DICEMBRE: Presentazione libraria
”Como si racconta. 41 storie dalla città”

MARTEDÌ 10 DICEMBRE
ore 21 – Salone Musa dell’Istituto Carducci – viale Cavallotti – Como
PRESENTAZIONE DEL VOLUME
Como si racconta. 41 storie dalla città
Interverranno: Mario Lucini, Marco Guggiari, Tiziana Nava, Francesco Corbetta, Gerardo Monizza, Paolo Veronesi.
Gli autori del libroGiuseppe Battarino, Davide Bordogna, Franco Brenna, Graziano Brenna, Daniele Brunati, Giuliano Collina, Luigi Corbetta, Pierluigi Della Vigna, Abele Dell’Orto, Enrico Ferioli,Carlo Ferrario, Mauro Fogliaresi, Maurizio Galimberti, Vincenzo Guarracino, Giuseppe Guin, Gisella Introzzi, Gerardo Larghi, Giambattista Levi (don Titino), Enrico Levrini, Alberto Longatti, Ilaria Marelli, Bruna Masciadri Lai, Chiara Milani, Barbara Minghetti, Olivia Molteni Piro, Angelo Monti, Patrizia Mossi Tenti, Fabrizio Musa, Vittorio Nessi, Darko Pandakovic, Renato Papa, Roberta Peverelli, Pia Pullici De Nicolais, Lucia Ronchetti,Federico Roncoroni, Enzo Santambrogio, Andrea Silva, Donatella Simonetti, Clemente Tajana, Attilio Terragni, Francesco Verga.
Oltre 50 immagini, 272 pp., 18,00 euro
Dopo la presentazione ci sarà un brindisi
Info:
Ibis s.a.s. di Veronesi & C.
tel. 0382.320.21
Via Crispi 8, COMO
Immagine

 

LarioPoiesis Bisogni e attese del volontariato organizzato , NodoLibri, 2010

LarioPoiesis
Bisogni e attese del volontariato organizzato 

LarioPoiesis. Bisogni e attese del volontariato organizzato presenta i risultati dell’indagine che il Centro Servizi per il Volontariato di Como ha svolto sul tema dei bisogni e delle attese dell’associazionismo e delle organizzazioni della provincia di Como, studio che per la prima volta si sofferma sul fenomeno del volontariato lariano per analizzare aspetti meno convenzionali e dati non acquisiti. I risultati dell’indagine soddisfano non solo esigenze conoscitive rilevanti per ogni territorio, ma anche esigenze progettuali e operative, costituendo la base della programmazione delle attività del Centro Servizi in questi e nei prossimi anni.

Le realtà del volontariato e della solidarietà in provincia di Como sono sempre attive nel raccogliere, interpretare e rispondere ai bisogni del territorio e promuovere i diritti dei suoi abitanti. La collana AVC-CSV Dossier si propone come strumento di documentazione, di approfondimento e di riflessione sul senso e sull’agire del Terzo settore comasco. Un luogo per favorire visibilità, riconoscibilità e memoria al patrimonio di conoscenza e sapere che il mondo del volontariato produce.

 

Como, 2010
Collana: Csv dossier
A cura di: Cristina Besio, Luca Morici
Edizione: NodoLibri
Pp. 144, F.to cm. 24
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 978-88-7185-182-2

NodoLibri.

per ricordare questa giornata: Prévert aveva capito tutto: «Non bisogna guardarlo non bisogna ascoltarlo conviene andare avanti fingere di non vederlo fingere di non sentirlo…» , da La Stampa – Berlusconi

Prévert aveva capito tutto:

«Non bisogna guardarlo non bisogna ascoltarlo conviene andare avanti fingere di non vederlo fingere di non sentirlo…»

piuttosto nella giornata di oggi sarebbe meglio rilegegre quanto diceva la sua ultima moglie: https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Y1f5GH5dzn8#at=19 (non posso più stare con uno che va con le minorenni)

La Stampa – Berlusconi.

Musiche e canti popolari col gruppo Musica Popolare, a cura di STRINGHE COLORATE, sabato 7 dicembre 2013 al Teatro Fumagalli di Vighizzolo di Cantù

2013-11-25_152806 2013-11-25_152819 lo

 

 

 

 

 

 

Cari Amici di Stringhe colorate,

                                                               vi chiediamo una mano per sostenere le spese delle nostre attività presso l’ospedale  S. Anna, in particolare nelle pediatrie di Como e  Cantù, reparti dove anche l’associazione Silvia Onlus promuove interessanti iniziative.

 
 Vi invitiamo al meraviglioso Concerto dei D’Altrocanto che ci allieteranno di musiche e canti popolari natalizi. L’officina della narrazione ha pubblicato il CD, ma la magia di un Concerto dal vivo è un’altra cosa. Con un’offerta di almeno 10 euro potete godere di uno spettacolo di grande intensità.
 
Per favore diffondete col PASSAPAROLA questa opportunità ai vostri familiari, amici e conoscenti o addirittura fate loro dono del biglietto e ve ne saranno molto grati.
 
Contiamo su di voi e vi aspettiamo numerosi a vivere un clima natalizio d’altri tempi.
 
Grazie per la vostra attenzione e il vostro impegno nella diffusione
 
Per Stringhe colorate
 
Alberto Terzi
vai alla locandina: locandina

Politica locale: Gara Asl a Salerno, l’ombra della camorra. In cella l’ex assessore Pasquale De Feudis

Pasquale De Feudis, ex assessore socialista a Palazzo Cernezzi, 66 anni residente a Como . Né Grillo, né l’ex politico comasco, gestore della Co.Lo.Coop di Milano, sanno che l’auto è piena di microfoni installati dai carabinieri di Caserta. I quali annotano le lunghe chiacchierate legate alla partecipazione proprio della Co.Lo.Coop alla gara d’appalto per l’aggiudicazione delle pulizie delle strutture sanitarie dell’Asl casertana, un affare da 8 milioni di euro all’anno.

Il nome di Pasquale De Feudis, ex socialista, già coordinatore provinciale dell’Udeur infine confluito nell’assemblea provinciale del Partito Democratico – da cui è stato sospeso in via cautelare – è incluso nella lista degli undici indagati arrestati nei giorni scorsi dagli uomini dell’antimafia di Napoli.

L’accusa, per lui, è di turbata libertà degli incanti con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare la camorra e, più precisamente, il clan Belforte

da  Gara Asl, l’ombra della camorra In cella l’ex assessore De Feudis – Cronaca – Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Bernardo Rategno, detto anche Bernardo da Como, rappresenta uno dei più spietati inquisitori italiani, da Terra & Acqua

Sembra infatti che Retegno debba il suo nome alla controversa figura di Bernardo Rategno.

Frate domenicano vissuto nel XVI secolo e originario proprio di Schignano, Bernardo Rategno, detto anche Bernardo da Como, rappresenta uno dei più spietati inquisitori italiani che rese la Diocesi di Como la terra in cui si bruciarono più streghe insieme alla Repubblica di Venezia

VAI A TUTTA LA SCHEDA QUI  Terra & Acqua.

se ne incontrano ancora di personaggi così.

personaggi che avrebbero voluto vivere ai tempi della caccia e uccisione cruenta delle cosiddette “streghe”.

per uno di questi è depositata una mia denuncia ai carabinieri, benemerite forze dell’ordine

p.f.

cammino per la città e mi sovviene la profezia portata alla luce da Oriana Fallaci: del Demografia islamica: Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”, Boumedienne, 1974

cammino per la città e per le valli e ad ogni passo mi sovviene la profezia del leader algerino Boumedienne:

vai a   Demografia islamica: Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”, Boumedienne, 1974, in Oriana Fallaci, La forza della regione, Rizzoli 2004, p. 56-57 | Passato e Presente.

Enrico Della Fonte, Il pane e il ferro Società e assistenza a Dongo. 1899-1922 (NodoLibri, 2009)

News Nodo

Enrico Della Fonte, Il pane e il ferro
Società e assistenza a Dongo. 1899-1922 (NodoLibri, 2009)

A Dongo, nei primi decenni dopo l’Unità d’Italia, si assiste all’affermarsi di una dimensione sempre più industriale dell’amena cittadina lacustre, sulla scia di un incessante sviluppo del locale comparto siderurgico, rappresentato dalla ferriera Rubini e Scalini, che affondava le radici nel secolo dei lumi. Ed è appunto l’ascesa industriale, soprattutto con l’avvento dei Falck (1905), a caratterizzare il decennio che apre il nuovo secolo. È su questo sfondo che si innesta la… [CONTINUA]

 
Immagine

Abbadia Lariana, mamma uccide il figlioletto di tre anni

ad Abbadia Lariana. Questa notte attorno alle 3 una mamma 25 anni ha ucciso a colpi di forbice il figlioletto di nemmeno tre anni, Nicolò. La donna, Aicha Christine Coulibaly, è originaria della Costa d’Avorio ma vive da almeno una decina d’anni nel Lecchese e ha sposato un artigiano di 42 anni, Stefano Imberti,con il quale ha messo su casa ad Abbadia. La coppia ha anche una bambina di pochi mesi.

da Abbadia, mamma uccide il figlioletto di tre anni – Cronaca – Abbadia Lariana La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Uccide il figlio di tre anni con le forbiciLa Stampa

Si è consumata ad Abbadia Lariana, centro della provincia di Lecco affacciato sul ramo lecchese del Lago di Como, la tragedia che la notte scorsa ha straziato 
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Lecco, mamma uccide il figlio di tre anni: il piccolo accoltellato in La Repubblica Milano.it

L’episodio ad Abbadia Lariana, sul lago di Como. La donna, che ha anche una bambina di 9 mesi, è originaria della Costa d’Avorio. Il marito, un artigiano del 
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Mamma uccide il figlio di 3 anniL’Eco di Bergamo

 ad Abbadia Lariana, piccolo centro della provincia di Lecco, sul lago di Como. La donna è originaria della Costa d’Avorio e vive da diversi anni nel Lecchese, 
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Tragedia nel lecchese, mamma africana uccide figlio di 3 anniItalia chiama Italia

Si e’ consumata ad Abbadia Lariana, centro della provincia di Lecco affacciato sul ramo lecchese delLago di Como, la tragedia che la notte scorsa ha straziato 
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
DI 3 ANNI NEL LECCHESEAffari Sul Web

 ha accoltellato e ucciso il figlioletto di poco meno di 3 anni, questa notte ad Abbadia Lariana,piccolo centro della provincia di Lecco, sul lago di Como.
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Lecco : Madre uccide figlio di 3 anniZazoom Blog

 meno di 3 anni, questa notte ad Abbadia Lariana ,piccolo centro della provincia di Lecco, sul lago di Como. Vano ogni tentativo di salvare il piccolo trasportato 
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Lecco, mamma uccide il figlio di tre anniVanity Fair.it

È successo nella notte tra giovedì 24 e venerdì 25 ottobre ad Abbadia Lariana, un piccolo comune in provincia di Lecco, sul lago di Como. La donna, originaria 
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Lecco, madre uccide il figlio di 3 anniRSI.ch Informazione

 di 3 anni è stato ucciso a coltellate nella notte fra giovedì e venerdì ad Abbadia Lariana, un comune di 3’000 abitanti sulla sponda lecchese del Lago di Como.
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Madre uccide figlio di tre anni nel LeccheseLettera43

 accoltellato e ucciso il figlioletto di poco meno di tre anni, la notte del 24 ottobre ad Abbadia Lariana, piccolo centro della provincia di Lecco, sul lago di Como.
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »
Lecco, madre accoltella e uccide il figlio di tre anniIl Mattino

Storia scioccante in provincia di Lecco, ad Abbadia Lariana, un piccolo centro sul lago di Como. Una mamma di origine ivoriana ha accoltellato e ucciso il 
Mostra tutti gli articoli su questo argomento »

Dal sottosuolo alla luce: i tessuti archeologici conservati nel museo di Como a cura di Isabella Nobile e Lanfredo Castelletti., Museo Giovio, piazza Medaglie d’oro 1, ore 17, ingresso libero

SILK RELOADED

Museo Giovio, piazza Medaglie d’oro 1, ore 17, ingresso libero

Dal sottosuolo alla luce: i tessuti archeologici conservati nel museo di Como a cura di Isabella Nobile Lanfredo Castelletti.

La Fondazione Setificio e l’Associazione Ex Allievi del Setificio  di Como – in collaborazione con gli enti locali Unindustria gruppo filiera tessile, Confartigianato imprese settore moda, Associazione italiana disegnatori tessili e con il patrocinio di Comune di Como – assessorato alla cultura e alle politiche educative e giovanili e di Camera di commercio di Como – annunciano una nuova iniziativa, che vede l’Isis setificio Carcano e il Museo didattico della seta di Como protagonisti di un momento didattico e di comunicazione corale, un’occasione per riscoprire la bellezza e il fascino del lavoro nel mondo del tessile. Silk reloaded è il titolo di questa iniziativa e significa riportiamo d’attualità una grande storia e rilanciamola nel presente per conquistare il futuro. L’evento è costituito da tre momenti diversi e complementari: un’esposizione multimediale interattiva, incontri e conferenze prima, durante e dopo l’esposizione e inoltre attività con il pubblico e laboratori didattici. Inaugura la serie la conferenza di oggi. Inventato per la prima volta, a quanto ne sappiamo, circa 26mila anni fa, il tessuto è scomparso e ricomparso più volte sino alla sua stabilizzazione nel vecchio mondo con l’avvio delle società agricole…

da GIOVEDÌ 24 OTTOBRE – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Ragazzo di 18 anni ucciso nella Inghilterra del Kent “Gridavano: ‘Italian shit’, l’hanno massacrato di botte. indagati 4 lituani

Uno scorcio dell'abitazione dove ha vissuto Joele Leotta, nella frazione di Tabiago a Nibionno (Cardini)

Uno scorcio dell’abitazione dove ha vissuto Joele Leotta, nella frazione di Tabiago a Nibionno (Cardini)

Maidstone, 23 ottobre 2013 – “Italian shit”, “Italiani di merda, ci rubate il lavoro”. Poi li hanno massacrati di botte. Joele Leotta, 19 anni, di Nibionno in provincia di Lecco, non ha potuto nulla per parare i colpi, mentre Alex Galbiati, coetaneo di Molteno, l’amico di sempre ha cercato di difenderlo. Stavano guardando un film, erano già in pigiama quando sono stati aggrediti da un gruppo di giovani che hanno fatto irruzione. In due contro sette, o forse di più, non c’era scampo. Quando i soccorritori sono intervenuti sul posto in quella stanza di Lower Stone Street, a Maidstone, nel Kent, il nibionnese versava in condizioni disperate. Trasferito d’urgenza con l’eliambulanza, è morto poco dopo il ricovero al King’s College Hospital di Londra. Quattro lituani sono stati indagati per l’omicidio: si tratta di Aleksandras Zuravliovas, di 26 anni; Tomas Gelezinis, 30 anni, Saulius Tamoliunas, 23 anni e Linas Zidonis, di 21 anni

da Ragazzo ucciso nel Kent “Gridavano: ‘Italian shit’, l’hanno massacrato come bestie” – Il Giorno – Lecco.

estratto dalla scheda Treccani sulla LITUANIA:

http://www.treccani.it/enciclopedia/lituania/

Dalla Prima guerra mondiale all’epoca sovietica

Nella Prima guerra mondiale la L. fu occupata dalle truppe tedesche (1915). Un consiglio riconosciuto dalle autorità di occupazione proclamò a Vilnius nel febbraio 1918 la ricostituzione dello Stato lituano, a forma monarchica, ma dopo la fine del conflitto fu proclamata la repubblica. Gli inizi del nuovo Stato videro l’occupazione bolscevica nel nord-est e furono travagliati dal contenzioso per Vilnius con la Polonia, con cui solo nel 1938 fu raggiunto un accordo, e dalla questione di Memel (od. Klaipėda), solo porto della L. e sede di una forte comunità tedesca, al cui possesso aspirava la Germania, che la tenne poi dal 1939 al 1945. In politica internail paese, dopo un colpo di Stato nel 1926, ebbe uno sviluppo in senso autoritario. Nel 1939 la Germania riconobbe la L. zona d’influenza sovietica; incorporata all’URSS nel 1940, fu sottoposta a un regime brutale, con migliaia di arresti e deportazioni. Occupata poi dai Tedeschi nel 1941, subì l’annientamento della comunità ebraica; nell’autunno 1944 tornò a essere una delle repubbliche sovietiche.

il labrador Lucky mette in fuga i ladri albanesi che gli lanciano un’accetta, da Il Giorno – luogo: Albavilla

Il cane Lucky (Cusa)

Il cane Lucky (Cusa)

Albavilla (Como), 22 ottobre 2013 – Volevano mettere a segno l’ennesimo colpo ad Albavilla…Ma non avevano fatto i conti con il “temibile” Lucky, il labrador di uno dei proprietari delle case assaltate in via dei Crotti. Dopo aver cercato di infiltrarsi in numerose case, è stata la volta della casa del labrador, che è corso verso di loro abbaiando, ed ha ricevuto in cambio il lancio dell’accetta verso di lui, riuscendo a evitarla e a salvarsi.

I carabinieri di Erba hanno bloccato e arrestato i malviventi: si tratta di giovani albanesi, in tenuta da banda del buco, che hanno tentato di fare razzia nelle abitazioni, dove però man mano suonavano gli allarmi o abbaiavano i cani. In auto, su una Mini Minor prestata da un altro albanese, c’era inveceun altro “complice”, in abiti sgargianti e senza nessuna esigenza di confondersi nel buio

Cane eroe mette in fuga i ladri che gli lanciano un’accetta: lui sta bene, loro sono in carcere – Il Giorno – Como.

post catalogato in:

NodoLibri ha pubblicato nel 2003 il volume Il Museo didattico della seta di Como

NodoLibri ha pubblicato nel 2003 il volume Il Museo didattico della seta di Como

Il volume, pubblicato per iniziativa del Museo didattico della Seta di Como, illustra il percorso museale e documenta i più significativi tra i 400 reperti tecnologici esposti, mettendo in evidenza l’altissimo valore dell’artigianato e dell’industria comasca dal 1850 al 1950.

Dopo un’introduzione sulla storia del tessile a Como (dallo sviluppo della manifattura laniera nel Medioevo all’introduzione della seta alla fine dele XVI secolo, fino allo sviluppo industriale del XIX e XX secolo), si percorre la storia del Museo didattico della Seta di Como, inaugurato nel 1990 e da allora punto di riferimento per l’attività culturale e turistica del capoluogo lariano.

Si passa poi a illustrare le diverse fasi della filiera serica: l’allevamento del baco, la trattura, la torcitura, la tessitura, i laboratori, la tintoria, la stampa e il finissaggio. Completa il volume un capitolo dedicato al patrimonio di documenti conservati nell’archivio del Museo.

Il volume è riccamente illustrato, con f otografie appositamente realizzate, ed è interamente tradotto in inglese, così da servire come introduzione al fascino della “città della seta” anche per i numerosi turisti stranieri.