33° MINIARTEXTIL, nella Ex Chiesa di San Pietro in Atrio, nello Spazio Natta e nella Basilica di San Fedele a Como,
da domenica 8 dicembre 2024 e fino a febbraio 2025, dal titolo “L’ARTE COME PREGHIERA”
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News – Miniartextil
Categoria: STORIA LOCALE E SOCIETA’
TOMMASO SACCHI SUI SENTIERI DELLA RESISTENZA”Il bosco dove tutto cominciò”. Memorie della mia famiglia partigiana sabato 30 novembre 2024ore 18.00 – Cinema di Bellano, lago di Como

| TOMMASO SACCHI SUI SENTIERI DELLA RESISTENZA”Il bosco dove tutto cominciò”. Memorie della mia famiglia partigiana sabato 30 novembre 2024ore 18.00 – Cinema di Bellano, lago di Como |
| IL BELLO DELL’ORRIDOSpavento, stupore, meraviglia. Incontri d’autore vistalago a Bellano, a cura di Armando Besio |
| TOMMASO SACCHI SUI SENTIERI DELLA RESISTENZA”Il bosco dove tutto cominciò”. Memorie della mia famiglia partigiana sabato 30 novembre 2024ore 18.00 – Cinema di Bellano, lago di Como ingresso libero |
| Bellano, 26 novembre 2024 – L’edizione 2024 de “Il bello dell’orrido” si conclude sabato 30 novembre insieme a Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura della città di Milano, con il libro Il bosco dove tutto cominciò. Storia di una famiglia partigiana (Mondadori), scritto con la madre, Rossella Kohler. Un viaggio emozionante, dedicato soprattutto ai ragazzi dai 10 ai 14 anni, attraverso le storie che vivono nella memoria collettiva e altre che rimangono nascoste, non raccontate, ma ben custodite da ogni famiglia. La storia del nonno paterno dell’autore, Edoardo, conosciuto come Dado, un partigiano la cui vita è un intreccio di ricordi e di coraggio e quella dello zio materno Gianpaolo, un giovane che sceglie di togliersi la divisa dell’esercito per diventare un ribelle, animato da un profondo senso di libertà, democrazia e parità. Due storie, profondamente intrecciate con la storia d’Italia, che ritrovano le loro tracce nei boschi della Resistenza tra il Lago di Como e la Val Pellice, sui sentieri oggi ripercorsi dall’autore, per onorare la loro memoria e ricordare che ognuno di noi ha il potere di contribuire a migliorare il mondo in cui viviamo. Tommaso Sacchi, oltre a essere un narratore sensibile e appassionato, è uno dei protagonisti della politica culturale italiana: la sua attività è un esempio di come la cultura possa essere un mezzo per riscoprire e valorizzare il passato, rendendolo uno strumento per interpretare il presente e costruire nuove basi per il futuro. Ritroviamo così un forte legame tra il messaggio della “storia di una famiglia partigiana” e l’impegno quotidiano di Sacchi per la città di Milano: entrambi si fondano sull’idea che la cultura è memoria, e la memoria è essenziale per alimentare la cittadinanza attiva. Attraverso iniziative che celebrano la storia e la partecipazione collettiva, Tommaso Sacchi ci dimostra che la cultura non è solo intrattenimento, ma un pilastro fondante per la democrazia e l’inclusione. Il bosco dove tutto cominciò. Storia di una famiglia partigiana è un invito a riflettere sulle radici della libertà, sulla forza delle scelte individuali nel plasmare il futuro e sul sacrificio per un bene più grande: “Nonno Dado poteva anche ripetere quel suo ‘non sono un eroe’, ma a mio padre non sfuggiva cosa significasse essere stato partigiano. Aveva rischiato la vita e contribuito a scrivere il futuro dell’Italia, insieme a migliaia di altri, ragazzi e ragazze, uomini e donne, come lui.” Un libro che è un omaggio alla memoria ma anche un richiamo a custodire il valore della Resistenza, oggi più che mai attuale (“Quella della lotta partigiana è una vicenda che riguarda tutti noi, anche nel presente, in modi molto diversi.”), e guidarci nel trovare il nostro ruolo attivo nel mondo. L’AUTORETommaso Sacchi: membro del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo del Ministero della Cultura, presidente della Fondazione Teatro della Toscana, è attualmente è Assessore alla Cultura del Comune di Milano. In passato ha ricoperto lo stesso incarico nella città di Firenze, dove ha saputo intrecciare arte, design e innovazione con la tradizione. Ha collaborato con svariate istituzioni culturali italiane e straniere, come la Biennale di Venezia e di Berlino, e con Stefano Boeri, prima in Triennale e poi nel suo studio di architettura, dove è stato responsabile della campagna comunicazione del bosco verticale, uno degli edifici più iconici al mondo degli ultimi decenni. PERCORSO ESPLORATIVO | ORE 16:00 a cura dei Custodi del Patrimonio di Bellano SAN NICOLAO arte contemporanea e alla Chiesa dei Santi Nazaro e Celso. Prenotazioni: custodipatrimoniobellano@gmail.com Costo partecipazione 3 euro (ingresso, ridotto gruppi SAN NICOLAO) da pagare in loco. INFORMAZIONI UTILI INCONTRI “IL BELLO DELL’ORRIDO” Tutti gli incontri de Il bello dell’orrido nel Cinema di Bellano (via Roma 3) sono a ingresso gratuito. A fine evento ci sarà il firmacopie con l’autore. |
Beghelli Chiara, prefazione di Antonio Marras, Il grande telaio. Storie e segreti della manifattura tessile italiana, Luiss /University Press, 2024

scheda dell’editore:
Quali racconti si nascondono tra le pieghe dei tessuti e gli intrecci dei fili? Chiara Beghelli ci accompagna in un mondo, quello tessile, che scopriamo essere incredibilmente vasto, fatto di storie e geografie inattese. In ogni rocca e stoffa di lana si nasconde molto più della semplice filiera produttiva. Quello che si apre è un arabesco fatto di gesti antichi, di tecniche inventate dai tessitori greci, di tradizioni che corrono lungo le vie rinascimentali e di bizzarri macchinari introdotti nell’800, come di innovazioni che mescolano hi-tech e sostenibilità, ingegneria e ricerche sulla biomassa. Il grande telaio è un libro-mappa che segue le vie della seta e del lino, del cotone e del nylon e indica le eccellenze della cultura tessile italiana.
Chiara Beghelli
è giornalista del Sole 24 Ore, per il quale dal 2007 si occupa di economia della moda, del lusso e del made in Italy, che racconta anche nel podcast Start Weekend. Vincitrice di tre premi giornalistici, ha scritto Pianeta Pubblicità. Viaggio fra creatività e impresa (2002).
Biografia di PIER AMATO PERRETTA (1885-1944) e articolo di Giuseppe Calzati, in la Provincia 15 novembre 2024
Pier Amato Perretta, nato il 24 febbraio 1885 a Laurenzana, in provincia di Potenza, è stato un magistrato e attivista antifascista italiano. Proveniente da una famiglia con forti ideali patriottici, essendo figlio di un garibaldino, si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli nel 1908, ottenendo il massimo dei voti[2][4].
Carriera e Impegno Politico
Perretta iniziò la sua carriera come uditore giudiziario a Napoli, lavorando successivamente in diverse città italiane, tra cui Locorotondo e Conselve. Nel 1921, fu nominato giudice presso il Tribunale di Como. Durante gli anni ’20, si distinse per le sue posizioni di principio contro le infiltrazioni fasciste nella magistratura e per la difesa dell’autonomia giudiziaria. Nel 1924, presentò un ordine del giorno a favore dell’indipendenza della magistratura durante un’assemblea di magistrati lombardi, un atto che gli costò un trasferimento punitivo a Lanciano l’anno successivo[1][2][3].
Perretta fu anche attivo nel sociale e nella cultura; partecipò alla creazione di cooperative abitative e scrisse su riviste antifasciste. La sua opposizione al regime fascista lo rese un bersaglio per le autorità, che tentarono di silenziarlo attraverso intimidazioni e arresti[1][2].
Resistenza e Morte
Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del regime fascista, Perretta si unì attivamente alla Resistenza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, divenne un importante esponente del movimento partigiano in Lombardia, collaborando con le Brigate Garibaldi. Tuttavia, il 13 novembre 1944 fu catturato dalle SS a Milano. Nonostante fosse gravemente ferito durante la cattura, rifiutò le cure mediche per paura di rivelare informazioni sui suoi compagni partigiani. Morì tre giorni dopo, il 15 novembre 1944, all’ospedale Niguarda[2][3][5].
Eredità
La figura di Pier Amato Perretta è commemorata in diverse iniziative commemorative e istituzioni. A Como è stata intitolata una piazza in suo onore e sono state erette lapidi che ne celebrano il sacrificio per la libertà e la giustizia. La sua vita è un simbolo della resistenza contro l’oppressione e dell’impegno per i valori democratici[2][4][6].
Citations:
[1] https://www.questionegiustizia.it/articolo/pier-amato-perretta-una-vita-per-la-liberta_14-09-2018.php
[2] https://www.anpi.it/biografia/pietro-amato-perretta
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Amato_Perretta
[4] https://www.isc-como.org/isc/index.php?page=pier-amato-perretta
[5] https://www.storiain.net/storia/pier-amato-perretta-un-magistrato-antifascista/
[6] https://www.reteparri.it/in_evidenza/pier-amato-perretta-1492/
[7] https://www.isc-como.org/archivio/database-como/
[8] https://www.nodolibri.com/architettura-e-urbanistica/208-pier-amato-perretta-un-uomo-in-difesa-della-liberta.html


80 anni dalla uccisione per mano nazifascista di PIER AMATO PERRETTA, 15 novembre 1944/2024, commemorazione a Como


HITCHCOCK ISLAND, film documentario di Paolo Lipari, al Cinema Astra di Como, 31 ottobre e 1 novembre 2024. Con un articolo di Alessio Brunialti, in la Provincia del 3 novembre 2024
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Storia dell’ Istituto di studi comunisti “Eugenio Curiel” di Faggeto Lario (1965-1991)
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GIANNA BINDA, il suo racconto di Erno, il paese della tela metallica. Le sue tele, sculture e libri, alla associazione VIA DE BENZI 17, Torno
incontro con Gianna Binda, nata a Veleso, farmacista e biologa ma anche scrittrice e pittrice.
Nelle sue opere, visibili nella nostra sede sin dal primo pomeriggio, dei sottili fili anche d’acciaio, si intrecciano e creano reti e immagini cosmiche.
Attraverso il racconto della sua vita Gianna Binda ci permetterà di aggiungere un tassello all’interessante storia della lavorazione del filo di ferro che tanta parte ha avuto nell’economia dei paesi che si affacciano sulla sponda orientale del ramo comasco del Lario.
A Veleso, nella frazione di Erno, sin dall’inizio dell’800 si tesse il filometallico e nel primo novecento a lavorare il ferro vi è anche una ditta di Torno, gli Schiavio.
Nel secondo dopoguerra, in paese, la tessitura di tele metalliche è ancora un’attività prevalente e in Gianna è ancora vivo il ricordo dei telai sotto casa e l’intraprendenza del padre: sarà questa la testimonianza, sostenuta anche da brevi letture dei suoi testi, che sarà lieta di condividere con chi, speriamo numerosi, parteciperà all’incontro.
Isman Paolo, Andare per l’Italia razionalista, il Mulino, 2024. Indice del libro

scheda dell’editore:
https://www.mulino.it/isbn/9788815388742
Molte nostre città vantano qualche edificio razionalista, riconoscibile per le forme «pure» e l’uso di cemento armato e vetro. Il razionalismo, durato solo dal 1925 al 1940 e ispirato dalle esperienze del Bauhaus, di Mies van der Rohe, Gropius e Le Corbusier, opera una propria originale rivoluzione estetica: fa scaturire la forma del costruito dalla sua funzione e abolisce ogni decorazione. Il nuovo stile «littorio» e il regime fascista, con le sue grandi opere pubbliche, ne oscurerà le novità e la memoria. L’itinerario muove dalle «piccole capitali» dove il movimento esordisce (Milano, Como, Roma), per raccontare piccoli gioielli anche di provincia, come Tresigallo, Sabaudia, Ivrea, Torviscosa, Cosenza e molti altri poco conosciuti che vanno riscoperti.
Fabio Isman, giornalista e scrittore, è stato per molti anni inviato del «Messaggero». Con il Mulino ha pubblicato «Andare per le città ideali» (2016), «L’Italia dell’arte venduta» (2017), «1938, l’Italia razzista» (2018), «Andare per l’Italia degli intrighi» (2020), «La Roma che non sai» (2023).
INDICE
- Lo «spirito nuovo»
- 1. Prodromi e maestri
- Da Sant’Elia a Matté Trucco, a Boccioni
- la villa di Marcellise
- 2. Le «piccole capitali»: Milano
- Il Gruppo 7
- Pagano e gli uffici di Gualino a Torino
- «Casabella» e «Domus»
- Persico
- Gio Ponti
- 3. Le «piccole capitali»: Como
- Terragni e i suoi capolavori: il Novocomum, la Casa del fascio, l’asilo Sant’Elia
- 4. Le «piccole capitali»: Roma
- Libera, l’E42 e Capri
- Pagano e l’Istituto di fisica
- Moretti: la Casa delle armi e le Case dei balilla
- Mazzoni e la Stazione Termini
- gli uffici postali
- la piazza dell’Ara Pacis
- 5. Latina e la rinascita pontina, Torviscosa e Ivrea
- Le Poste di Mazzoni, le nuove città, le company towns
- 6. Forlì e Castrocaro
- Due alberghi, uno per il duce, e il Collegio aeronautico
- 7. Tresigallo, Cesenatico, le colonie di vacanza
- La «città metafisica» e gli insediamenti per i ragazzi
- 8. Firenze, Brindisi, Cosenza, le Case del fascio
- La stazione di Michelucci, il monumento al Marinaio, e altro ancora
- 9. Arborea, Fertilia, Carbonia e le fondazioni sarde
- Una scuola elementare, Carbonia e un’idrovora
- 10. Gli epigoni
- Le cattedrali di La Spezia e Taranto, il grattacielo Pirelli a Milano
Clemente Tajana, Quando Monte Olimpino aveva il lago, in L’Ordine/la Provincia, 22 settembre 2024
Daniela Manili Pessina, Brianza Waterland. Appunti di vista dai laghi di Brianza, Gwmax, 2024

scheda dell’editore:
https://gwmax.it/shop/index.php/prodotto/brianza-waterland/
Il libro racconta il territorio dei Laghi di Brianza e il fiume Lambro in chiave turistica. Non si tratta di una guida tradizionale ma di una guida fotografica composta da “appunti di vista” testuali (approfondimenti personali senza scopo didattico o storico), carrellate di immagini e semplici mappe schematiche (adatte a localizzarli). L’idea del libro è quella di connettere i luoghi con le loro emergenze storiche o paesaggistiche per invitare chi legge a scoprirli di persona e ad approfondirli sulla base di una propria personale visione, come ha fatto l’autrice. L’acqua (in molte delle sue forme), le sue trasformazioni, le sue storie, i suoi riflessi sono il soggetto principale del libro, tanto da evocarne il titolo.
“La Brianza è il paese più delizioso di tutta l’Italia, per la placidezza dei suoi fiumi, per la moltitudine dei suoi laghi, ed offre il rezzo dei boschi, la verdura dei prati, il mormorio delle acque, e quella felice stravaganza che mette la natura né suoi assortimenti”.
(Stendhal, Diario del Viaggio in Brianza, agosto 1818).
“Quale migliore inizio per cominciare un libro fotografico sui Laghi di Brianza che questa citazione? Citazione che mi suggerisce facilmente anche uno splendido slogan, perfetto per raccontare il mio girovagare fotografico alla ricerca di spunti, appunti e dettagli corredati da piccole e grandi storie, tutte da scoprire. Eccolo, facile facile e assonante: Brianza, felice stravaganza. Ma anche: Brianza, felice stra-vacanza, perché qui non manca nulla, anzi ci sono anche gli extra. C’è tutto quanto può rendere meravigliosa la nostra “villeggiatura”.
E allora… buon viaggio nella Brianza Water Land!”
Daniela Manili Pessina
Fabrizio Cartocci, Erano tempi così. I lavoratori della Provincia di Como prima dell’Unità d’Italia (1815-1861), Dominioni editore, 2024

scheda dell’editore:
Erano tempi così. Era la prima metà del XIX secolo, l’Italia non esisteva ancora, e nel Lombardo-Veneto la provincia di Como si estendeva dal Lago Maggiore all’Adda.
Erano tempi duri, di uomini, donne e bambini che, per garantirsi il vitto quotidiano, erano costretti a lavorare fino a quindici ore al giorno e a sopportare sforzi esagerati in ambienti lavorativi malsani.
Attraverso un lavoro minuzioso di documentazione e un’accurata ricerca linguistica, Fabrizio Cartocci cataloga, analizza e ricompone il tessuto lavorativo del Comasco, permettendo al lettore di conoscere approfonditamente le tecniche, le difficoltà e la quotidianità di mestieri nati in un passato remoto (vetrai, cartai, setaioli, cotonieri, conciatori, minatori, fonditori, calcinaroli, torbieri e altri ancora).
Passando per i mestieri di un tempo, Cartocci mette in risalto la morfologia di un intero territorio e riscrive lo schema sociale di un periodo storico complesso, ancora molto lontano dai traguardi raggiunti nella modernità, come il rispetto verso il lavoratore e l’attenzione nei confronti delle categorie più deboli. Perché, nonostante la provincia comasca fosse tra le più sviluppate del Regno Lombardo-Veneto, i suoi abitanti vissero a lungo con due compagne di vita: povertà e malnutrizione.
L’autore
Fabrizio Cartocci si è laureato presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza e in Storia, con specializzazione in storia economica, conseguendo la lode accademica. Studioso dell’economia del Settecento e dell’Ottocento lombardo, ha pubblicato per Dominioni Editore, nel 2014, Cesare Beccaria e l’industria serica comasca e, nel 2018, I lavoratori della seta nella Lombardia austriaca.

