a: da classificare · Gatti · Luna · Miciù

un raro TRIANGOLO MAGICO dei GATTI attorno allo schermo del PC

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a: da classificare · BIOGRAFIA, biografie

la PANDA pop, da noi battezzata la BIANCHINA, 12 GENNAIO 2017

Dopo i 18 anni della gloriosa ATOS HYUNDAI (1998-2016) è arrivato i momento di

TORNARE ALLA FIAT:

la PANDA pop da noi battezzata la BIANCHINA, 12 GENNAIO 2017

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a: da classificare · autunno · Ortaggi

l’ultimo raccolto dell’ORTO, 4 dicembre 2016

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a: da classificare · BATTELLI e Corriere

BATTELLO che passa davanti a Coatesa, l’11 dicembre 2016

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a: da classificare · CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival

PRESENTAZIONE DI POESIA E ARTE, Sala consiliare del Museo diffuso Dolores Puthod, piazza IV novembre 4, Lomazzo (Como), ore 20.45, 13 gennaio 2017

PRESENTAZIONE DI POESIA E ARTE
Sala consiliare del Museo diffuso Dolores Puthod, piazza IV novembre 4, Lomazzo, ore 20.45, ingresso libero

La Casa della Poesia di Como è lieta di invitarvi a due serate di presentazione dell’antologia Poesia e arte, contenente i testi dei poeti che hanno partecipato all’edizione 2016 del Festival e del Premio Europa in versi.

L’antologia, curata da Laura Garavaglia, è edita per I Quaderni del bardo edizioni di Stefano Donno.

Dall’Italia alla Svizzera, dalla Slovacchia all’Iran, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda e oltre, un incontro per vivere o rivivere insieme tante emozioni “viaggiando” con i versi dei poeti.

Alla presentazione sarranno presenti l’editore e alcuni poeti

a: da classificare · CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival · Liceo classico e Liceo scientifico

LA NOTTE DEL LICEO CLASSICO, al Liceo Alessandro Volta, via Cesare Cantù 57, dalle 18.30, 13 gennaio 2017

LA NOTTE DEL LICEO CLASSICO
Liceo Alessandro Volta, via Cesare Cantù 57, dalle 18.30, ingresso libero

Programma:

18.30 apertura: esposizione libri antichi, Biblioteca (I E con C. Gandini); mirabilia scientifici, corridoio laboratori (R. Iseppato);

visite all’istituto con alunni ciceroni

19 opere perdute: il II libro della Poetica di Aristotele, Aula Benzi (A. Pizzotti)

19.20 Coro Liceo Volta, Grand’ Aula (Dir. M. Boggia)

19.45 La realtà non è come appare: brani tra filosofia e scienza, Aula Benzi (D. Zucchello)

20.15 Mini concerto: Sonata op.1 di Prokofiev, Grand’ Aula (I. Gatti III C)

20.30 Spitteler: un Nobel svizzero rilegge i miti classici, Aula Benzi (A. Dell’Orto)

21 Gruppo Danza Teatro Sociale: La Grecia di Theodorakis, Palestra chiostro (Coreografia di S. Manara Schiavetti)

21.30 Filoxenìa: l’ospitalità degli antichi, Aula Benzi (L. Bianchi)

21.50 Mini concerto: Ballata op. 23 n.1 di Chopin, Grand’ Aula (A. Bottani)

22,10 Plazer ed enueg (Lettura di testi scritti da alunni della I D), Aula Benzi (R. Nava)

22,30 Scene da Il testamento di Pericle di G. Albonico, corridoio primo piano (studenti ed ex del Volta con C. Arcidiaco)

a: da classificare · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Ricette di cucina

i VASI SPEZIALI: ceramiche d’arte, collezione in vendita attraverso le edicole, editore Centaura

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a: da classificare · BIBLIOGRAFIE, LIBRI e EDITORI · Guarracino Vincenzo

Bibliografia di VINCENZO GUARRACINO

GUARRACINO VINCENZO (a cura di)

Lago d’arte e di poesia. In gita sul Lario in compagnia di artisti e scrittori

Carlo Pozzoni Fotoeditore, 2016, p. 192

GUARRACINO VINCENZO

L’ amore dalla A alla Z. I poeti contemporanei e il sentimento amoroso

PuntoAcapo, 2014, p. 200

GUARRACINO VINCENZO

ANTONIO SPALLINO. Uomo, amministratore, sportivo, intellettuale

GIAMPIERO CASAGRANDE EDITORE, 2013, p. 348

GUARRACINO VINCENZO

Un nome venerato e caro. La vera storia di Antonio Ranieri oltre il Mito del sodalizio con Leopardi

Fondazione Zanetti, 2010, p.

GUARRACINO VINCENZO

LARIO D’ARTE E POESIA. In gita al lago di Como in compagnia di artisti e scrittori

GUIDA, 2010, p. 126

GUARRACINO VINCENZO

Giacomo Leopardi. L’infinito e altri canti

Edizioni LietoColle, 2009, p.

GUARRACINO VINCENZO

Il Teatro tra passione e missione. Bernardo Malacrida

NodoLibri, 2008, p. 160

GUARRACINO VINCENZO (a cura di)

PARLIAMO DEI FIORI. CON I POETI NEI GIARDINI DELL’ANIMA

Zanetto, 2005, p.

GUARRACINO VINCENZO (cur.)

POETI A COMO

DIALOGOLIBRI, 2002, p.

GUARRACINO VINCENZO e altri (a cura di)

GIORNI E SOGNI LATINI

EDI – ERMES SCUOLA, 1995, p. 630

LEOPARDI GIACOMO (cur. GUARRACINO Vincenzo)

GUIDA ALLA LETTURA DI LEOPARDI

MONDADORI, 1988, p.

GUARRACINO Vincenzo (a cura di)

GUIDA ALLA LETTURA DI VERGA

MONDADORI, 1986, p.


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a: da classificare · AUDIO e VIDEO · CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival · CULTURA e CULTURA LOCALE · MUSICA

EL ME’ INDIRIZZ, idea scenica da una idea di Gianni Giolo, con le MUSICHE di Fo, Jannacci, Della Mea, Carpi, Strehler e i TESTI di Pietro Collina, Riccardo Borzatta e Federico Piadeni, Fondazione CA’ D’INDUSTRIA, Via Brambilla, 61, COMO. Organizzazione: Pierangela Torresani, Marco Bonacina, Omar Dodaro, 22 DICEMBRE 2016. VIDEO postato su youtube da O. Dodaro, 1 ore e 8 minuti

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BIBLIOGRAFIE, LIBRI e EDITORI · Biografie di persone · Luciana Quaia · MEDITAZIONE nel Tempo · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Pera Pia · Psiche e Psicanalisi · Tartarugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie – scritto da TartaRugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Pia Pera (2016)

Al giardino ancora non l’ho detto

Ponte alle Grazie

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E’ alle parole di Emily Dickinson che si ispira il titolo di questo libro, l’ultimo di Pia Pera.

” Al giardino ancora non l’ho detto – / non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / di confessarlo all’ape. / Non ne farò parola per strada – / le vetrine mi guarderebbero fisso – / che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire. / Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – / né va detto alle foreste amanti – / il giorno che me ne andrò – /e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’Ignoto. ”

La scrittrice, maggiormente conosciuta per i suoi testi sui giardini, in queste pagine prende congedo dalla sua tenuta, nella campagna di Lucca.

Una sorta di diario non-diario: che il tempo scorre lo capisci dalla descrizione delle fioriture, delle messe a dimora di bulbi, rose e cespugli, dalle operazioni dettate dal susseguirsi delle stagioni.

E dai cambiamenti corporei che Pia descrive sia fisicamente, sia attraversando biografie di altre persone che si sono trovate in analoga situazione.

In questo soliloquio a flusso continuo emergono intrecci di varia natura: filosofici, poetici, letterari, autobiografici, tutti improntati alla presa di coscienza della propria finitudine, ma con un’apertura di orizzonte verso lo spazio più amato, il proprio giardino.

“Vale sempre la pena di piantare un giardino, poco importa se di tempo ne resta poco, se tutto vacilla e la morte avanza. Vale sempre la pena di trasformare uno spazio di terra in un posto accogliente, un luogo dove ci sia più vita”.

E’ un monologo denso, che non risparmia al lettore la partecipazione alle perdite narrate, talvolta con lucida razionalità, altre con nostalgia, altre con misto di speranza e investimento nei diversi tipi di cure.

“E’ cresciuta l’empatia. La consapevolezza che, non diversamente da una pianta, io pure subisco i danni delle intemperie, posso seccare, appassire, perdere pezzi, e soprattutto non muovermi come vorrei.

Mi trovo io stessa in balia. Questo ispira un sentimento di fratellanza col giardino, acuisce la sensazione di farne parte. Altrettanto indifesa, altrettanto mortale.

Forse non è così terribile che le forze lentamente scemino. Andarsene bisogna pure in qualche modo. Chi come me vive in solitudine fatica a rendersi conto che arriva il momento di cedere il passo, che la vita è fatta di fasi e non si resta identici fino alla fine”.

Il giardino è vita. Il giardino ha bisogno di cure. Le forze che si assottigliano sono per Pia fonte di preoccupazione, perché dove non c’è più dialogo tra uomo e paesaggio, la natura irrompe e se ne appropria. L’apprensione per il proprio futuro comprende anche la consapevolezza che ci sarà un inevitabile abbandono della manutenzione necessaria e questo tradimento il giardino ancora non lo conosce.

Pure esiste al tempo stesso un rispecchiamento, un desiderio di reciprocità:

“Non sono più il giardiniere. Sono pianta tra le piante, anche di me bisogna prendersi cura. Cosa è cambiato rispetto a prima? Innaffiavo, scavavo, pacciamavo, seminavo, coglievo, rastrellavo, potavo, bruciavo, concimavo, ramavo,tagliavo l’erba. Ora nulla di tutto questo. Passeggio, guardo, valuto, dico cosa fare, ma soprattutto: mi viene preparato da mangiare, mi viene servito a tavola, vengono lavate e stirate le mie cose, vengo accompagnata in auto. Comincio a somigliare sempre più a una pianta di cui bisogna prendersi cura, divento sorella di tutto quanto vive nel giardino, parte di questa sconfinata materia di cui ignoro confini e profondità”.

Lentamente mutano le prospettive:

“La malattia si distingue in questo: impone un’accelerazione a un processo di perdita che, semplicemente invecchiando, resterebbe impercettibile.

Forse questo bisogna fare nel tempo che resta. Non disperderlo in tentativi vani, ma concentrarsi e sfrondare. Più che mai sfrondare. Accettare serenamente la fine”.

Insieme a Pia viviamo momenti bui, le altalene delle remissioni e delle riacutizzazioni, il travaglio della scelta di eterogenei approcci di cura: i farmaci sperimentali, il Qi Gong, l’agopuntura, l’ayurveda, il bombardamento dei vari consigli forniti dalle testimonianze di altri malati sui poteri di improbabili guaritori, la ricerca delle energie elettromagnetiche nocive nel luogo domestico, il tentativo della terapia chelante. Tutto ciò a sua volta associato all’irrompere del sospetto di essere in mano a ciarlatani imbroglioni e alle decisioni prese all’ultimo minuto di sottrarsi o offrirsi a proposte terapeutiche non convenzionali.

Non solo le trasformazioni del corpo, ma della casa, degli spostamenti degli oggetti, dei libri da eliminare, della gioia per l’arrivo della carrozzina.

“Siamo noi a scegliere, di volta in volta, come vivere quanto ci viene dato. Questo imprevisto: a me la scelta tra farne un momento di frustrazione, o uno spiraglio di libera contemplazione nell’ora forse più bella del giorno, sospesa com’è tra il buio e la luce”.

Pur avendo scelto di vivere da sola, Pia riceve spesso visite e confidenze di amici lontani e vicini con cui condividere ricordi di viaggi, riflessioni sul pensiero buddhista, spostamenti verso studi medici, racconti di altre persone che come lei, hanno amato un giardino e a esso hanno dovuto dire addio.

Filosofi, poeti e scrittori lasciano le loro tracce in questo accompagnamento di sé.

Gradualmente, nella sua casa e nella sua terra, fanno comparsa figure di aiuto:“Quanto mi piace dire agli altri cosa devono fare. Ci voleva da ammalarsi, per scoprire quanto dare disposizioni sia in fondo più gratificante di una faticosa autosufficienza”.

Non è un percorso facile. Pia non pensava di morire a sessant’anni e spesso le piaceva immaginarsi vecchia, con le rughe e i capelli bianchi. Quando la malattia irrompe, però, bisogna fare appello a ciò che rimane e a come è possibile sfruttarlo al massimo e quando anche queste ultime capacità si dissolvono, la meditazione aiuta a tenere sotto controllo paura e terrore nel momento più cupo, quello della notte.

La revisione del proprio esistere si ancora alla similitudine delle stagioni:“Sul finire dell’inverno è sempre il mandorlo il primo a fiorire, adesso è il momento del susino. I meli non ancora, i ciliegi non ancora. Non sboccia tutto insieme, così ciascuno si gode il suo momento di gloria,ognuno a turno può esercitare la sua attrattiva ..Mi piacerebbe facessero così anche gli umani, che si accontentassero di primeggiare nel momento del loro massimo fulgore e accettassero poi di restarsene discretamente in disparte”.

Man mano che le possibilità del corpo si restringono, una nuova dimensione si apre:

“Adesso il giardino è il grembo in cui passo questo tempo fisicamente poco attivo in un senso di pace, serenità. E’ quello che vedo dalla finestra, quando sono sdraiata sul divano a leggere.  .. Il giardiniere e la morte si configura allora così: il rifugiarsi in un luogo ove morire non sia aspro.

E’ tutto di una bellezza, una grazia, un’armonia, che mi sorprendo a desiderare di vedere un’altra primavera ancora, e a pensare: che strano che adesso che ne dubito, che non lo do per scontato, il mondo mi appaia incredibilmente ricco di meraviglie”.

Il 26 luglio 2016 Pia se ne va.

TartaRugosa, nel suo giardino, aveva da poco finito di leggere quelle che sono diventate le sue memorie.

Sorgente: TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie – TartaRugosa

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per INNAFFIARE le piante ci vuole EMPATIA, in: Silvia Bonino, Il mio giardino semplice, De Vecchi editore, 2012

Prendiamo un’operazione apparentemente banale come l’innaffiatura; per bagnare una pianta non si può aspettare che essa manifesti evidenti segni di sofferenza, come l’avvizzimento delle foglie, perchè in molti casi sarebbe ormai troppo tardi per intervenire con successo. Occorre perciò anticipare il suo bisogno, immaginando la sua situazione e prendendo in considerazione i numerosi fattori che influiscono su di essa.

Ci vuole, insomma, empatia.

Per “empatia” si intende la capacità di comprendere e condividere le emozioni di un altro essere vivente; essa può basarsi sia su segnali esterni sia sulla rappresentazione astratta delle esigenze altrui.

La cura delle piante aiuta a sviluppare proprio questo secondo tipo, più evoluto, di condivisione emotiva, basato sulla rappresentazione mentale del “vissuto” altrui, in questo caso la necessità delle piante.

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a: da classificare · Mi ricordo · mi ricordo Luciana · Paolo Ferrario

mi ricordo la HYUNDAI ATOS, 1998-2017. Como-Nesso/Coatesa; Nesso/Coatesa-Como