DIARIO di Amaltea

Capodanno, non solo brindisi Caos e feriti in centro città – Cronaca – La Provincia di Como

Il solo commento possibile è: questa civiltà merita di essere soppiantata da un’altra civiltà più rispettosa della terra che noi abitiamo solo temporaneamente

paolo ferrario, 2 gennaio 2010

Successo di pubblico per il Capodanno organizzato dalla Città dei Balocchi in viale Geno, dove tra le 23 e l’alba della notte di San Silvestro, migliaia di visitatori giovani e meno giovani si sono dati appuntamento per festeggiare il 2011. Purtroppo si sono anche registrati diversi atti vandalici, ai quali si è aggiunto l’investimento di un pedone travolto da un automobilista pirata, fuggito a piedi dopo avere abbandonato l’auto in via Foscolo, a ridosso di piazza Matteotti. La polizia indaga per rintracciarlo. Traffico e rallentamenti si sono registrati per tutta la notte, con un surplus di straordinari per la polizia locale. Viale Geno è rimasto chiuso un’ora in più del previsto a causa dell’immondizia e della immensa quantità di bottiglie sparse sull’asfalto e sui marciapiedi.

da: Capodanno, non solo brindisi Caos e feriti in centro città – Cronaca – La Provincia di Como.

Noelle Episteme · soggiorno

1 gennaio alla casa di Coatesa

auguri nel tempo

Buon cammino lungo il 2011

Nei momenti di passaggio di anno i pensieri stanno sul confine tra la memoria del passato e l’imprevedibilità del futuro.

Sentiamo di essere in tempi di crisi. Qualche decennio fa si aggiungevano gli aggettivi “economica e morale”. Oggi si dovrebbe dire: di epoca e di sistema.

La parola “crisi”, nelle sue radici, rimanda ad alcuni precisi concetti, che possono anche fare da filo riparatore delle lacerazioni: “Giudizio”, “Separazione e Scelta”, “Decisione”.

Il film Home, la nostra terra di Yann Arthus – Bertrand sorvola sul pianeta per avvertire della rottura di equilibri che si sono manifestati su cicli temporali lunghissimi:

Perché è avvenuto questo?

Occorre una analisi forte e difficilmente confutabile per prenderne coscienza: Emanuele Severino ci parla di un “delirio della volontà” che lungo tutto lo sviluppo dell’occidente (e dunque di tutto il mondo attuale) ha agito in questa direzione. Ed è la sua voce sapiente, che giunge come una proposta di rimedio, a farci comprendere che “noi non siamo i mortali … noi siamo il luogo eterno in cui sopraggiunge la terra …:

Che fare allora? Sul piano collettivo c’è la radicale scelta di modificare in profondità consumi e stili di vita. Non siamo ancora preparati a farlo, ma occorrerà imparare. E allora qualche esercizio di silenzio (da compiere non necessariamente in eremi e monasteri) aiuterà ad esercitarci:

da: Il grande silenzio, Die Große Stille

E c’è anche il gesto semplice (anche questo tutto da apprendere) di amare la terra attraverso un singolo luogo ed i suoi viventi, come ci insegna la voce di Enzo Bianchi

Il nostro affettuoso augurio per il 2011 è di attraversarlo

dando qualche spazio a questi orizzonti di senso

Buoni giorni

Paolo e Luciana

1 gennaio 2011

Genii cucullati: i protettori di chi è in cammino

da: Buon cammino lungo il 2011 « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete.

GIARDINO, ORTO, FRUTTETO, TERRAZZAMENTI in Coatesa

Giardini simbolici e piante magiche Paola Maresca

Verde e Paesaggio

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo: Giardini simbolici e piante magiche
A cura di: Paola Maresca
Editore: Angelo Pontecorboli
Formato: 20×20 cm
Pagine: 174
Illustrato
Anno: 2008
Codice ISBN: 88-88461-20-5
Prezzo (di copertina): 19,70 Euro

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Il giardino, universo complesso, fin dall’antichità è stato concepito come corpus dalle profonde simbologie.

Nella stratigrafica allegoria del giardino, infatti, dove si declina la grammatica dei quattro elementi fondamentali terra, acqua, aria e fuoco, sono rintracciabili più livelli interpretativi dai variegati assemblaggi: quello della simbologia delle piante che vi sono coltivate, quello della composizione geometrica e della forma e infine quello degli apparati decorativi.
Se i complessi legami tra piante e astrologia avevano dato origine a quella sorta di alchimia verde, dove sull’incerto confine tra magia e scienza, le indicazioni terapeutiche s’intrecciavano con quelle propriamente magiche, retaggio di una sapienza ancora più antica, è con Nicholas Culpeper, erborista vissuto nella prima metà del ‘600, ma anche grande astrologo, che scienza delle piante e astrologia si uniscono in un grandioso connubio.
Negli studi di Culpeper, che recupera antichi saperi, dalle caratteristiche dei pianeti e delle costellazioni si derivava, in base alle loro corrispondenze astrali, le proprietà officinali delle singole piante, conoscenza questa che ben presto si perse tra le maglie dello scientismo del nuovo secolo.
Ma anche la stessa forma del giardino, declinata secondo i moduli di una geometria sacra, secondo il rispecchiarsi del cielo, definisce uno spazio dalle segrete risonanze. Ne sono conferma i giardini monastici, dove si coltivava la sapienza delle erbe, racchiusi in un quadrato simbolico e protetti da alte mura, a significare la segretezza della pratica ma anche una magica difesa. In sostanza una sorta di microcosmo semantico dove le piante erano probabilmente collocate in relazione alle loro ascendenze astrologiche per derivarne maggiore vigore e catturarne così i benefici influssi astrali.
Nel Rinascimento poi, con la riscoperta della Divina Proporzione e la serie armonica del Fibonacci, i disegni dei giardini s’informano secondo quelle geometrie significanti, che improntano la segreta armonia dell’universo dal regno animale e vegetale fino a quello minerale.
La stessa dialettica dei quattro elementi, che sta alla base delle metamorfosi della natura e che affiora in frammenti decorativi nello scenario di parchi e giardini, dà vita ad una intrigante e scenografica messa in scena in un crescendo simbolico ispirato al filone esoterico.
D’altra parte, come in uno specchio, il giardino tout court, è stato utilizzato anche come metafora nel linguaggio alchemico, a convalidare, ancora una volta, questo stretto legame tra studio della natura ed elevazione spirituale. In sostanza una sorta di “agricoltura celeste” che diviene allegoria della pratica alchemica.
I significanti apparati decorativi poi segnano, in una vertigine di simboli, i punti salienti di un cammino sapienzale, che si snoda attraverso il giardino, come in una sorta di labirinto iniziatico e che rimanda analogicamente ai cosiddetti “viaggi” o “prove” delle antiche iniziazioni, tramandatesi nel tempo attraverso i rituali delle consorterie iniziatiche.
Il giardino così macchina complessa emerge in un gioco di segreti intrecci e antiche assonanze distendendosi in accenti di bellezza e di poesia.
Nel nostro mondo attuale dove la funzione estetica e visiva ha preso il posto di altri valori, si rende necessario recuperare l’universo simbolico del giardino, che significa poi recuperare saperi dimenticati, esigenza questa che sotto l’egida di nuove mode e correnti, si sta facendo prepotentemente sentire oggigiorno.
E questo libro vuole anche essere una sorta di invito a rileggere il giardino tout court nel suo aspetto evocativo, quindi a riscoprire il suo linguaggio allegorico dove si nasconde la complessa grammatica di antichi miti e perdute conoscenze.

INDICE
1. L’accesso al giardino. Porte e guardiani delle soglie
2. Agricoltura celeste
3. Nei boschi degli Dei
4. Piante e astri
5. Nel giardino delle streghe
6. Le piante dei maghi
7. Alchimisti in giardino
8. Il giardino delle lusinghe di Venere
9. I quattro elementi e le metamorfosi della Natura
10. L’Acqua. La fonte della vita
11. La Terra. L’antro della saggezza
12. L’Aria. La montagna della sapienza
13. Il mistero del fuoco. Luci e ombre
14. Orti magici
15. Un giardino con geometrie simboliche e codici segreti
Bibliografia essenziale

 

da: Giardini simbolici e piante magiche Paola Maresca.

distruzioni urbane

Abbattuti sei storici platani La Napoleona cambia volto – Cronaca – La Provincia di Como

nessuno ha speso una parola per la sorte degli alberi rimossi. E dire che erano all’incirca coetanei del cedro del Teatro Sociale, attorno al quale invece si scatenò una battaglia d’opinioni dai toni accesissimi. I platani, a differenza della conifera, non sono però stati condannati da scelte urbanistiche, bensì da una brutta malattia e dal pericolo costituito da un loro eventuale crollo sulla sottostante linea delle Ferrovie Nord.
Le stesse Fnm avevano chiesto al Comune di effettuare dei controlli sugli alberi che sovrastavano la strada ferrata. «E dalla perizia svolta da Global Service – spiegano all’ufficio Giardini di Palazzo Cernezzi – era emerso che, su 61 platani presenti in via Napoleona, 6 erano in classe D, che significa “pericolo”. Risultavano, infatti, affetti da carie di dimensioni tali da comprometterne la stabilità». Di conseguenza  per la mezza dozzina gravemente malata è stato deciso l’abbattimento, mentre i restanti 55 sono stati semplicemente potati. Inoltre, è stato rimosso un ippocastano morto.
Questa storia offre pure qualche spunto di riflessione sull’inquinamento della città. Non è facile per gli umani sopravvivere ai miasmi di strade trafficate come la Napoleona, figuriamoci per le piante. «È il tempo che gioca contro questi alberi – spiegano i tecnici – le carie si possono formare anche a causa delle potature subite. Ma certamente l’esposizione allo smog non può che aumentare il pericolo».

da: Abbattuti sei storici platani La Napoleona cambia volto – Cronaca – La Provincia di Como.

COMO città · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi

Capodanno, c’è una Como che festeggia in anticipo

A che ora si festeggerà il capodanno a Como? Mezzanotte, ovvio. Facile a dirsi. La domanda è un’altra: a quale delle dodici Como sparse per il mondo ci si riferisce? Già, perché se parliamo della “nostra” Como, tranquilla e benestante cittadina del Nord Italia, adagiata sulle rive del lago, non ci sono problemi. Basta però allargare l’orizzonte dalle Americhe all’Australia per scoprire che, quando noi stapperemo in piazza, altri comaschi dall’altra parte del mondo staranno facendo colazione: a Como, sobborgo di 3.600 anime a 27 chilometri a sud di Sidney, il capodanno sarà passato da dieci ore. Nello stesso istante, mentre noi festeggiamo e gli australiani preparano il caffè, un terzo gruppo di comaschi – comaschi d’America, nella cittadina di Como, in Colorado – starà preparando per il cenone: da loro saranno le cinque di pomeriggio.
I primi “comaschi” a stappare saranno quindi gli australiani del sobborgo di Sidney, dove si festeggerà quando da noi saranno le due di pomeriggio (Sidney è avanti di dieci ore).
Gli ultimi saranno invece gli abitanti di Como, in Colorado, dove il fuso orario è indietro di sette ore: quando loro brinderanno, da noi saranno le sette di mattina. Basta una rapida ricerca in Rete per scoprire che Como sarà pure unica, ma non è certo l’unica. Esistono dodici paesi, sobborghi o località con lo stesso nome, disseminati in diciassette ore di fuso orario. Tre si trovano in Australia.
La prima è, come detto, un sobborgo di Sidney. La seconda è nella parte opposta del continente, ed è un sobborgo di Perth (capitale dell’Australia occidentale, fuso orario con differenza di 8 ore) con 12mila abitanti. Entrambe le periferie prendono il nome dalla nostra città. Como, sempre in Australia, è anche una piccola località (50 abitanti) della Sunshine Coast, nello stato del Queensland. Gli altri 9 nostri omonimi sono dall’altra parte del mondo, dove l’orologio va spostato indietro. In ordine di fuso orario, s’inizia dal New Jersey: Lake Como (5 ore indietro) è un borgo di 1.800 abitanti sull’Oceano Atlantico, che fino al 2004 si chiamava South Belmar. Sei anni fa i cittadini, con un referendum, decisero di cambiare il nome del paese in Lake Como, che divenne ufficiale dal 5 gennaio 2005.

da: Capodanno, c’è una Como che festeggia in anticipo.

distruzioni urbane · Lungolago · Politica regionale e locale

Le paratie alla Corte dei conti Si indaga per danno erariale – como città – La Provincia di Como

La procura presso la corte dei Conti ha formalmente aperto un’inchiesta per danno erariale per il pasticcio del muro e, in generale, per l’intero progetto del Mose lariano. La magistratura contabile, a poco più di un mese dall’invio, da parte del pubblico ministero Simone Pizzotti, di un esposto sul progetto paratie, ha deciso di approfondire gli appunti che i consulenti della procura della Repubblica di Como hanno mosso nei confronti della maxi opera. Appunti che toccano molteplici aspetti di quella che, alla vigilia del cantiere, avrebbe dovuto rappresentare l’opera pubblica fiore all’occhiello dell’attuale amministrazione, ma che in realtà si è trasformata in un’inestricabile matassa di guai non solo per Palazzo Cernezzi, ma anche per la Regione Lombardia e lo Stato, che attraverso – soprattutto – i fondi della Legge Valtellina finanziano gran parte della realizzazione del sistema antiesondazione.

da: Le paratie alla Corte dei conti Si indaga per danno erariale – como città – La Provincia di Como.

ANIMALI

Bestie loro o bestie noi? a cura di Francesco Billi

Ricevere. 1923, penisola di Delmarva, la signora Celia Steele, casalinga, ricevette cinquecento pulcini invece dei cinquanta che aveva ordinato. Li tenne al chiuso durante l’inverno e con l’aiuto di integratori alimentari i polli sopravvissero. Nel 1926 ne aveva diecimila, nel 1935 duecentocinquantamila (a quel tempo un allevamento aveva in media ventitre polli).
Bambini. Dal 1935 al 1995 il peso di un pollo è aumentato del 65%, il tempo per immetterlo sul mercato calato del 60%, il suo fabbisogno di cibo diminuito del 50%. Si immagini un bambino che a dieci anni pesa 150 chili avendo mangiando solo barrette di cereali e integratori vitaminici.
Polli, esercizi numero 1. Prendere un foglio A4, metterci sopra una gallina per le uova, allinearne una decina, chiudere con una gabbia e accatastare le gabbie in pile da tre a nove. Prendere un foglio A3, metterci sopra un pollo grande come un pallone da football con le gambe e unire trentamila di questi rettangoli in un’unica area. Adesso per entrambi chiudere l’area con muri senza finestre e metterci sopra un soffitto. Aggiungere sistemi automatizzati di ventilazione, riscaldamento, abbeveraggio e alimentazione addizionata di farmaci. Questa è una fattoria.
Polli, esercizio numero 2. Nei capannoni spegnere la luce: tenere i polli al buio totale ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette per due-tre settimane. Tenerli a una dieta povera di proteine, quasi da fame. Poi accendere le luci sedici ore al dì, convincerli che è primavera, e passare a una dieta altamente proteica. Le galline cominceranno subito a deporre le uova. Trecento all’anno. Cioè tre volte quante ne deporrebbero in natura. Dopo il primo anno ucciderle tutte perché non ne farebbero altrettante. I polli da carne basta farli sopravvivere una quarantina di giorni. Questo è un allevamento.
Polli, esercizio numero 3. Mettere i polli da carne in gabbie prive di cibo e di acqua. Caricarli su camion che percorrono centinaia di chilometri fino all’impianto di lavorazione. Agganciarli a testa in giù per una guidovia. Trascinarli in una vasca d’acqua elettrificata. Passarli per il taglio automatizzato della gola: se la macchina manca l’arteria (quasi sempre) c’è un operaio che lo fa a mano. Se l’operaio manca l’arteria (quasi sempre), c’è la vasca di scottatura. Questa è la prima parte della macellazione.
Polli, esercizio numero 4. Poiché le feci sulla pelle e sulle piume finiscono nelle vasche e l’acqua calda dilata i pori; poiché l’eviscerazione meccanica spesso squarcia l’intestino, l’uccello se ne va pieno di agenti patogeni. Più avanti c’è l’ispettore che ha due secondi per esaminare il pollo dentro e fuori rispetto a una dozzina di malattie. Alla fine finisce in un vascone d’acqua refrigerata chiamata anche “zuppa di feci”. La legge americana consente che la carne in vendita sia composta di quest’acqua per un massimo dell’11%. Una volta le carcasse contaminate da feci dovevano essere scartate, da una trentina d’anni le feci sono state riclassificate da sostanza pericolosa a difetto estetico. Questa è la seconda parte della macellazione.
Sapore. Malattie comunissime tra i polli da allevamento: sindrome di morte improvvisa, ascite, cecità, infezioni batteriche, spondilolistesi, paralisi, emorragie interne, anemia, perosi, malattie respiratorie, indebolimento del sistema immunitario, difficoltà deambulatorie. L’8% dei polli è contaminato da salmonella. Dal 70 al 90% è affetto dal batterio Campylobacter. Il 95% da Escherichia coli (indicatore di contaminazione delle feci) e tra il 39 e il 75% della carne che arriva nei negozi ne è ancora infetta. Di solito si usano bagni a base di varechina per togliere microbi, odori, lerciume. E poi si iniettano dei brodi e soluzioni saline per dare quello che pensiamo sia il sapore e il colore del pollo.
Prezzo. Aumento del costo medio di una casa negli ultimi cinquant’anni: 1500%. Di un’auto: 1400%. Delle uova e della carne di pollo: neppure raddoppiato.
Sesso. Qualsiasi tacchino venduto in qualunque supermercato o servito in qualsivoglia ristorante non ha mai avuto rapporti sessuali.
Pulcini 1. I pulcini maschi delle ovaiole (250 milioni all’anno) non servono e quindi vengono risucchiati da una serie di condutture e finiscono su una piastra elettrificata che li distrugge.
Pulcini 2. «Ho voluto raccogliere i tuoi figli come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali» (Genesi).
Maiale, naso. Soluzione A se un maiale ti fa arrabbiare perché non vuole essere ammazzato. Con un coltello affilato tagliare via la punta del naso. Qui prendere una manciata di acqua e sale e schiacciargliela sul naso. Un’altra manciata di sale ficcargliela per il culo. Per qualche minuto impazzirà, poi si metterà a sedere con un aria un po’ stupita. Varianti: cavargli un occhio; rincorrerlo e farlo cadere nella vasca di scottatura; usare tubi di piombo per spostarlo.
Maiale, casa. Nel 1789 il naturalista Gilbert White raccontò di una scrofa che, dopo aver aperto il recinto, «apriva anche tutti i cancelli frapposti nel mezzo e si recava, da sola, fino a una fattoria distante dove tenevano un verro; e quando il suo intento era compiuto faceva ritorno a casa con le stesse modalità».
Maiale, maternità. Una scrofa industriale rimane gravida per quasi tutta la sua esistenza: fatto lo svezzamento, un’iniezione di ormoni le fa tornare il ciclo e nel giro di tre settimane l’inseminazione artificiale. Trascorrerà le sedici settimane della gravidanza in una gabbia dove le è impossibile fare un giro su se stessa. Il 15% muoiono, altre impazziscono e allora masticano le sbarre della gabbia, schiacciano i flaconi dell’acqua, bevono l’urina.
Maiale, malattia. Deformità più comuni dei maiali nati in allevamento intensivo: palato fesso, ermafroditismo, capezzoli invertiti, atresia anale, zampe divaricate, tremori ed ernie.
Maiale, cibo. Il cibo solido viene somministrato dopo quindici giorni dalla nascita (spontaneamente attenderebbero la quindicesima settimana) e prevede anche plasma sanguigno secco, antibiotici, ormoni e altre medicine.
Maiale, precauzioni. Mozzargli la coda, tagliargli le orecchie e frantumargli i denti per evitare morsi e cannibalismi. Entro i dieci giorni castrarlo senza anestesia.
Maiale, macellazione. Si usa una pinza elettrica. Funziona l’80% delle volte. Di riserva c’è la pistola che conficca un pezzo d’acciaio nel cranio. Incosciente, appeso a testa in giù, scannato e dissanguato. Nella vasca di scottatura, poi su un tavolone per la depilazione. Risollevato, tagliato in senso longitudinale con una motosega. Testa compresa. Qui, a mani nude, estratti gli organi per l’ispezione e poi buttati in un bidone.
Merda 1. Cose che si trovano nella merda di maiali allevati intensivamente: ammoniaca, metano, acido solfidrico, monossido di carbonio, cianuro, fosforo, nitrati e metalli pesanti. Non tutta la merda è merda, è qualunque cosa passa per il graticcio del pavimento della porcilaia: maialini, placente e annessi fetali, vomito, sangue, urina, antibiotici, insetticidi, setole, pus, parti del corpo.
Merda 2. I liquami vengono pompati in lagoni accanto alle porcilaie che arrivano a misurare anche un ettaro per una profondità di nove metri. Se dovesse capitare di cascarci dentro si muore subito (proprio come se andasse via la corrente elettrica in una di quelle porcilaie).
Merda 3. Un allevamento di suini produce tremila tonnellate di rifiuti organici l’anno, un’azienda avicola tremila, un recinto di bovini centocinquantamila. Nel complesso gli animali allevati negli Stati Uniti producono centotrenta volte la cacca di tutta la popolazione umana del paese: quaranta tonnellate al secondo. La loro forza inquinante è centosessanta volte superiore ai liquami urbani non trattati.
Vivi. In almeno il 25% dei casi dei bovini macellati, non si riesce a mandarli in coma al primo colpo di pistola. Oltre all’abilità di chi la utilizza c’è il rischio che l’animale possa morire troppo, e dunque che una volta sgozzato sanguini lentamente. Per questo un bovino su quattro si dissangua, si scuoia e si disseziona mentre è ancora vivo.
Nascosti. I bovini che al primo colpo non perdono i sensi, che rimangono solo con un buco profondo 20 centimetri in mezzo agli occhi, tengono la testa alzata per aria per non farsi colpire nuovamente, si guardano intorno, cercano di nascondersi.
Arrampicati. Appesi per una zampa sono portati dall’addetto alla iugulazione che gli recide arterie carotidi e la vena giugulare. I bovini che sono ancora vivi, nell’attesa che escano venti litri, «battono le palpebre e allungano il collo da una parte e dall’altra, guardandosi intorno». Poi lo «scuoiateste». Con quelle che non sono ancora morte provano con una coltellata dietro la testa. Poi arriva un addetto che taglia via la parte inferiore delle zampe: «Tagliate le zampe con le cesoie, quelle che ritornano in vita sembra che cerchino di arrampicarsi sul muro».
Più o meno. Il 99,9% dei polli da carne, il 97% delle galline ovaiole, il 99% dei tacchini, il 95% dei maiali, il 78% dei bovini mangiati proviene da allevamenti intensivi. In questo momento, più o meno vivi, ce ne sono cinquanta miliardi.
Interi. Nel corso della sua vita ogni americano mangia l’equivalente di 21.000 animali interi.
Reddito. Oggi si spende per il cibo una frazione di reddito minore di qualunque altra civiltà della storia umana. Si mangia lo 0,25% del cibo commestibile conosciuto del pianeta.
Knut. Nel 2006, allo zoo di Berlino, è nato il primo orso polare in trent’anni, Knut. Rifiutato dalla madre, quarantaquattro giorni in incubatrice, il guardiano che si occupava di lui dormiva nello zoo per nutrirlo con il biberon. La squadra di hockey cittadina chiese di poterlo adottare come mascotte. Blog a documentare ora per ora le attività di Knut. Knut aveva un podcast e una webcam. Sui quotidiani prese il posto della solita modella. Quattrocento giornalisti assistettero al suo debutto in pubblico, mettendo in ombra un vertice europeo che si stava tenendo in quelle ore. I tifosi di calcio invocavano Knut negli stadi. Knut aveva un padrino, l’ex ministro dell’Ambiente. C’erano i cravattini di Knut, gli zainetti di Knut, i piatti di Knut, i pigiami di Knut, le figurine di Knut. A pochi passi dal recinto un chioschetto che vende “Wurst de Knut”.
Desiderare. «Mangiare carne da allevamento è un atto che richiede un desiderio quasi eroico di ignorare la realtà» (Michael Pollan, Il dilemma dell’onnivoro).
Dormire. «È sempre possibile svegliare uno che dorme, ma non c’è rumore che possa svegliare chi finge di dormire».
Notizie tratte da Se niente importa di Jonathan Safran Foer, Guanda 2010, 18 euro.

da: ALTRI MONDI.

Basilica di San Fedele · MUSICA · Simboli · Storia e Economia · Tradizioni · tradizioni

Il racconto dei pastori alla Basilica di San Fedele, 9 dicembre 2011

 


Testi di Gerardo Monizza,
voce narrante Gianfranco Scotti,
musiche di Federico Bonetti Amendola
eseguite da musicisti dell’Orchestra Sinfonica del Lario.
Evento promosso da NodoLibri, con gli Amici dei Musei di Como e la Camera di Commercio di Como

 

da: Il racconto dei pastori alla Basilica di San Fedele, 9 dicembre 2011 | Tracce e Sentieri.

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · MUSICA · Natale, Capodanno, Epifania · Orrido di Nesso · Tradizioni · tradizioni · via Coatesa

Silent Night sul Presepio dell’Orrido di Nesso, 24 dicembre 2014

Silent Night, cantata da Sinead O’Connor

da: Tracce e Sentieri.

Natale, Capodanno, Epifania

Concerto di Natale, Insubriae Chorus – Coro dell’Università degli Studi dell’Insubria, diretto dal M° Martina Zambelli

Insubriae Chorus – Coro dell’Università degli Studi dell’Insubria, diretto dal M° Martina Zambelli

Summertime (Gershwin)
Pastime with good Company
El Condor Pasa
Tres Cantos Nativos de Indios Krao

COATESA: frazione di Nesso · FOTOGRAFIE · Orrido di Nesso · Ponte della Civera

Coatesa e Ponte della Civera, fotografia elaborata da Emilio Odescalchi

 

 

Fotografia elaborata da Emilio Odescalchi