ARTE · Isola Comacina

LE CASE PER ARTISTI SULL’ ISOLA COMACINA, (Ebe Gianotti, L’Ordine, 31/07/2011)

Potrebbe essere un'immagine raffigurante albero e attività all'aperto
Dobbiamo ringraziare Alberto I, re del Belgio, se l’isola Comacina è ancora nostra. L’isola infatti gli fu donata nel 1917 da Augusto Caprani, ex sindaco di Ossuccio e proprietario dell’isola, come segno di gratitudine per il comporta- mento tenuto dal popolo belga ai tempi dell’in- vasione tedesca del 1914.
Per fortuna Alberto I girò quasi subito il regalo allo Stato Italiano che a sua volta lo affidò all’Accademia di Brera, impegnata a ideare per l’isola “qualche cosa di vivo e di attivo, che, senza pregiudicare, anzi completando il tipico aspetto del paesaggio, (tornasse) in pari tempo di vantaggio agli studi archeologici, all’arte e agli artisti”.
Agile, ricco e sfaccettato il settimo Quaderno della Fondazione Montandon, edito da NodoLibri e curato da Andrea Canziani con Stefano Della Torre, dedicato alle Case per Artisti dell’isola Comacina progettate da Pietro Lingeri a metà degli anni Trenta, si compone di una raccolta di saggi brevi che ne analizzano
la storia fino ad arrivare al recente restauro, ben argomentato nei numerosi problemi che in
questa occasione sono emersi, sia di ordine culturale-metodologico che pratico.
Una storia che parte da lontano, non troppo conosciuta e che a rileggerla oggi ci sorprende. E’ difficile immaginare che nel breve interregno belga un’isola così quieta, il cui ritmo sonnac- chioso si altera durante l’anno unicamente la sera dei fuochi di S. Giovanni, fu, sul finire dei primi dieci anni del Novecento, uno dei teatri del dibattito che animava l’intera Europa a pro-
posito del ruolo delle arti applicate nello sviluppo industriale e che si espresse nella promozione delle esposizioni pubbliche come
luogo di incontro tra produttori e acquirenti, di cui le prime grandiose Esposizioni Interna- zionali costituirono la punta di diamante.
Nel passaggio di competenza dell’isola Comacina all’Accademia di Brera i connotati più imprenditoriali dell’operazione si persero, per affermarsi quelli legati all’idea di una
colonia per artisti attratti dalle bellezze del lago.
Non immaginiamoci però un ritiro da eremiti, perché l’Accademia pensava piuttosto
ad un insediamento estensivo composto da vari tipi edilizi e così complesso da giustificare un bando di concorso per il Piano Regolatore dell’isola, che fu indetto nel 1921 per racco- gliere proposte diverse che ne ridisegnassero il profilo.
Il primo saggio di Giovanna D’Amia documenta alcuni dei progetti presentati dai maggiori architetti del tempo, come Giuseppe De
Finetti, formatosi a Berlino e a Vienna dove divenne allievo di Adolf Loos, o Mino Fiocchi, che per un periodo ebbe lo studio con Gio Ponti, e questo esame ci induce a considerare quanto sia abissale lo spazio che ci allontana da quell’epoca se allora, con una naturalezza
interrottasi solo dopo il secondo dopoguerra, si poteva immaginare di costruire abitazioni, alberghi, ristoranti e sedi espositive in un ambiente paesaggistico pregiato, senza che nessuno interpretasse l’operazione come una speculazione, un deturpamento del paesaggio, una bieca colata di cemento.
A scorrere le immagini delle proposte presentate ci viene da pensare che, se una di esse fosse stata adottata, oggi potremmo paragonare l’isola Comacina alle isole borromee del lago Maggiore sia per
l’incidenza del costruito rispetto alle aree inedificate che per l’imponenza degli edifici, oggi sicuramente bocciati da qualsiasi politicamente corretta, ma soprattutto pilatesca, commissione del paesaggio.
E ci viene pure da considerare che se uno di quei progetti fosse andato in porto ora avremmo probabilmente un centro alberghiero paragonabile a quello di Villa d’Este: dal punto di vista dello sviluppo turistico del lago l’iniziativa proposta dall’Accademia di Brera era vincente, mentre la successiva riduzione del progetto a poche unità abitative per artisti romantici, al di là dell’interessante risultato architettonico, si è rivelata velleitaria, considerato come sia decaduto precocemente tale obiettivo e come le case per artisti siano state inutilizzate per molti anni.
Tornando al Concorso, nessuna proposta ebbe seguito, neppure i progetti successivi molto
ridimensionati. Arriviamo così al 1933 quando Pietro Lingeri, nato a Bolvedro, a pochi chilometri daTremezzo, tra i fondatori del M.I.A.R. (Movimento Italiano Architettura Razionale) e architetto dal lungo sodalizio con Giuseppe Terragni, fu incaricato del progetto per un albergo e sei villette, simili a quelle realizzate dai razionalisti comaschi per la V Triennale di Milano.
Ma a Bottai, ministro dell’Educazione, il risultato non piacque e nel 1936 sollecitò Lingeri perché adottasse “coperture a tetto per rendere più efficace l’ambientamento dei nuovi edifici”, obbligandolo ad un ripensamento generale. Lingeri non prese bene tale inge- renza, almeno in un primo momento, a
giudicare dai disegni provocatori che produsse: una sorta di maquillage vernacolare dove coppi, comignoli e archi vengono applicati ad un’architettura razionalista. Ma in seguito, passata la stizza, il progetto venne ripensato con consapevolezza in modo che le forme e i materiali della tradizione locale passassero attraverso il filtro dell’architettura razionalista, senza che questo processo snaturasse l’una o
l’altra.
A questo proposito è particolarmente interessante il confronto condotto nel Quaderno da Tim Benton con la casa del 1935 di Le Corbusier, Le sextant, nella campagna di Les Mathes. In quest’opera Le Corbusier non applica nessuno dei Cinque Punti per la nuova architettura, cardini teorici dell’architettura razionalista, ma, al contrario, vengono smentiti scegliendo di utilizzare nella costruzione
i muri a secco, pali e travi di legno, il tetto a doppia falda e una pianta divisa rigidamente. Come farà anche Lingeri, probabilmente sentendosi più sicuro e un po’ meno traditore dei sacri principi dopo lo sdoganamento operato sia dal Maestro che da Pagano e Daniel nella mostra alla VI Triennale, “L’architet- tura rurale nel bacino del Mediterraneo”, dove
“gli elementi costruttivi dell’edilizia rurale erano presentati, prima che come elementi
linguistici, come soluzioni funzionali dettate dai condizionamenti climatici e dalle esigenze imposte dal contesto economico e sociale”.
Le Case per artisti si inseriscono dunque in quel filone di ricerca architettonica che prendeva le distanze dall’internazionalismo per approfondire le specificità locali, pur distin- guendosi nettamente dall’architettura Beaux Arts, e si pongono come una delle opere che meglio risposero ad alcune domande ancora attuali: l’architettura consiste in una espressione artistica individuale che produce
edifici sganciati dal territorio e buoni per ogni parte del mondo o è piuttosto un “mestiere” che ha a che fare con memorie, materiali e pratiche costruttive riconducibili a luoghi precisi?
Batt · Broletto · Mostre

RI / TRATTI. Cerchi concentrici, progetto di inclusione sociale per persone senza dimora, Mostra di opere grafo-pittoriche, al Palazzo Broletto, Como, 16, 17, 18 giugno 2022

ARTE · Berra Pietro · Biografie di persone

Addio ENZA CORATOLO, pittrice onirica e moglie di ELI RIVA, articolo di Pietro Berra in La Provincia 31 maggio 2022

ARTE · Fondazione Ratti · Mostre · Seta e industria tessile comasca · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Ratti and Paisley, Cultura del cashmere, Mostra , Milano, Castello Sforzesco, 16 settembre/30 ottobre 1988

Paesaggio · Panchine · Pittura

la panchina dello STARE

Isola Comacina · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Mostre · Pittura · Tremezzo e Tremezzina

L’ ILE LUMIERE, dipingere con la luce, Mostra al Museo del Lago di Como, Tremezzina, 7- 21 maggio 2022

Nell’arco di tre sabati, dal 07 al 21 maggio tre preziosi appuntamenti per celebrare la luce, lo sguardo, il senso del lago.

Sabato 07 presentazione della collettiva con introduzione a cura di Luigi Cavadini

Sabato 21 conversazione storica e teatralizzazione sui fatti dell’isola comacina a cura di Albertina Nessi

Architettura · Camminare in COMO città · COMO città · Conosco Como? · Palazzi ed edifici

Edificio di architettura razionalista: NOVOCOMUM, Giuseppe Terragni, 1928/1929

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Palazzo condominiale Novocomum, Italia (1928-29) di Giuseppe ...

Il Novocomum è un edificio multipiano ad appartamenti situato a Como, progettato dall’architetto Giuseppe Terragni e costruito tra il 1928 e il 1929. È considerato uno dei primi esempi di architettura razionalista in Italia e rappresenta un simbolo della nascente architettura moderna nel paese128.

L’edificio fu commissionato nel 1927 dalla società immobiliare Novocomum di Olgiate Comasco, con Elio Peduzzi come amministratore delegato, e affidato al giovane Terragni, che all’epoca aveva appena 23 anni145. Il progetto iniziale presentato al Comune era in stile neoclassico per evitare il rifiuto, ma la costruzione finale mostrava un design innovativo e radicalmente moderno, ispirato alle avanguardie internazionali come il razionalismo tedesco, l’espressionismo e il costruttivismo sovietico15.

Il Novocomum si distingue per l’uso di volumi geometrici ben definiti (cubici e cilindrici), l’alternanza di pieni e vuoti, e l’impiego di materiali e tecnologie all’avanguardia per l’epoca, come vetro, cemento armato e ferro. Anche gli arredi interni furono progettati da Terragni, rappresentando uno dei primi esempi di design razionalista europeo, con un’attenzione particolare alla produzione in serie e all’esaltazione dei materiali industriali6.

L’edificio, alto cinque piani e costruito su un lotto trapezoidale, presenta una facciata caratterizzata da diverse tonalità di colore (nocciola, giallo, arancione e blu) per evidenziare la sua identità lineare e geometrica7. Per la sua forma particolare, fu soprannominato “Transatlantico” dai comaschi, per il richiamo alle navi oceaniche37.

In sintesi, il Novocomum di Giuseppe Terragni è un capolavoro dell’architettura razionalista italiana, che ha segnato l’inizio di una nuova era nell’edilizia residenziale e nel design, con un forte legame con le correnti internazionali di avanguardia e un impatto duraturo sulla città di Como e sull’architettura moderna1568.

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Novocomum
  2. https://www.archweb.com/architetture/novocomum/
  3. https://upel.va.it/it/news/palazzo-novocomum-o-transatlantico/
  4. https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/3m080-00038/
  5. http://www.instoria.it/home/terragni_razionalismo.htm
  6. https://maarc.it/opera/edificio-ad-appartamenti-novocomum/
  7. http://dialecticsofmodernity.manchester.ac.uk/essay/417
  8. https://www.visitcomo.eu/it/scoprire/monumenti/monumenti-dal-900/novocomum/
  9. https://www.lechler.eu/it/home/news/artmid/3450/articleid/4687/200-terminato-il-restauro-della-facciata-posteriore-del-novocomum-icona-dell%E2%80%99architettura-moderna-tutto-con-prodotti-chr232on

ARTE · MUSEI · Pinacoteca di Palazzo Volpi

Nuova sala in Pinacoteca civica: MARIO RADICE E L’ARCHITETTURA

il sito visit como dà queste informazioni: https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Mario-Radice-e-larchitettura.-La-collaborazione-con-Giuseppe-Terragni-e-Cesare-Cattaneo/

NUOVA SALA IN PINACOTECA
Mario Radice e l’architettura. La collaborazione con Giuseppe Terragni e Cesare Cattaneo
Inaugurazione: giovedì 31 marzo 2022 – ore 18
Pinacoteca Civica di Como
Intervengono:
Livia Cioffi, Assessore alla Cultura – Comune di Como
Maria Antonietta Marciano, Dirigente Cultura – Comune di Como
Veronica Vittani, Responsabile Musei civici – Comune di Como
Roberta Lietti e Paolo Brambilla, curatori del progetto
Una nuova sala permanente va ad arricchire il patrimonio culturale della Pinacoteca Civica di Como: giovedì 31 marzo alle 18 verrà inaugurata la sala dedicata a “Mario Radice e l’architettura. La collaborazione con Giuseppe Terragni e Cesare Cattaneo”.

Il progetto nasce come ideale seguito e consolidamento della mostra realizzata nel 2019 (“Mario Radice: il pittore e gli architetti. La collaborazione con Cesare Cattaneo, Giuseppe Terragni, Ico Parisi”) che aveva messo in luce per la prima volta il lavoro sinergico tra Radice e gli artisti comaschi, espressioni delle tre arti: scultura, architettura e pittura.
Prosegue con questa inaugurazione il cammino intrapreso di nuova valorizzazione del patrimonio artistico comunale della sezione Novecento della Pinacoteca civica, avviato nel 2020 con l’apertura delle due sale Giuseppe Terragni per i bambini: l’asilo Sant’Elia.
Il nuovo allestimento indaga il rapporto di Mario Radice (Como, 1898-1987), una tra le figure più complesse nel panorama del primo astrattismo italiano, con gli amici architetti, Giuseppe Terragni e Cesare Cattaneo, un rapporto di stima e amicizia, ma a volte anche conflittuale. Le opere trovano un chiaro riferimento in immagini fotografiche d’epoca, scritti, disegni preparatori e studi su carta, tra cui molti inediti conservati presso gli archivi della Pinacoteca di Como – in gran parte provenienti dal Fondo Mario Radice – che approfondiscono il rapporto ideativo, progettuale e di collaborazione dei protagonisti.
La collaborazione con Terragni è rappresentata dalla Casa del Fascio di Como, di cui è visibile in mostra un accurato modello appositamente realizzato dall’architetto Paolo Brambilla, per la quale Radice aveva realizzato tra il 1932 e il 1936 due grandi bassorilievi per la Sala del Direttorio al primo piano e otto affreschi nel Salone delle Adunate al piano terra, interventi pittorici centrali per la nascita del primo astrattismo italiano, ammirati anche da Lucio Fontana.
Mentre con Cattaneo la collaborazione è per la Fontana di Camerlata. Concepita tra il 1934 e il 1935 per il piazzale di Camerlata di Como, da cui prende il nome, viene realizzata l’anno successivo in occasione della VI Triennale di Milano, trovando collocazione al centro del Parco Sempione, sull’asse fra il Castello Sforzesco e l’Arco della Pace; demolita al termine dell’esposizione nel 1937, viene ricostruita a Como soltanto nel 1960.
La visita alla sala è arricchita da un podcast, che racconta la figura di Mario Radice nel vissuto quotidiano, attraverso la viva voce di quattro comaschi che a vario titolo ebbero modo di conoscerlo e frequentarlo.

La realizzazione di questa sala è stata possibile grazie alle donazioni, recenti e passate, di Francesca e Barbara Radice, che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio artistico della Pinacoteca cittadina.

Dopo la giornata inaugurale, due momenti per scoprire la nuova sala
Sabato 2 aprile ore 11
Visita guidata
Giochiamo con Mario!

Info

dove: Pinacoteca civica, via Diaz 84 – Como

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria: pinacoteca@comune.como.it

EMERGENZA COVID-19: Green pass e Green pass rafforzato
Verifica sul sito www.dgc.gov.it/web le limitazioni per l’accesso.

Orari

Ore 18.00

ARTE · CINEMA e TEATRO · CULTURA e CULTURA LOCALE · LINK

Biblioteche, cinema, teatro, cultura locale/Link

ARTE · Mostre · Pinacoteca di Palazzo Volpi

PINACOTECA CIVICA DI COMO. Opere scelte, Electa editore, 2021. Recensione di Pietro Berra in La Provincia di Como, 7 febbraio 2022. Indice del libro

vai alla scheda dell’editore:

https://www.electa.it/prodotto/pinacoteca-civica-di-como-opere-scelte/

Nelle parole “Pinacoteca civica” c’è un’alchimia: Pinacoteca rimanda a un luogo destinato a proteggere e custodire opere, mentre civica esprime l’appartenenza di questo patrimonio alla civitas.

Il volume raccoglie una selezione di opere conservate presso la Pinacoteca di Como, relative a un ampio arco cronologico: accanto ai materiali medievali delle chiese del territorio compaiono i ritratti degli uomini illustri della raccolta di Paolo Giovio (1483-1552); dalle opere provenienti dagli edifici religiosi soppressi si passa ai tesori del collezionismo, per approdare alle avanguardie storiche con il Futurismo di Antonio Sant’Elia, il Razionalismo di Terragni e l’Astrattismo comasco, fino al contemporaneo.

Anna Bi. 14/3/42 · ARTE · Carla Bi. 1933-2022 · Uccelli

Pettirosso

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Trillo armonioso

nel rarefatto silenzio

dove sprofondo.

Agenda dei pensieri, dono di Anna e Carla, 2022

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ARTE · arte romanica · Biografie di persone · STORIA LOCALE E SOCIETA'

MERZARIO Giuseppe, a cura di Innocente Sormani, I Maestri Comacini. Breve storia artistica di mille anni, Manzoni editore, 2021. Indice del libro