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MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
Alla fine degli anni Novanta, l’Associazione Amici dei Musei si fece promotrice a Como della collocazione nelle vie del centro storico di una serie di targhe con le antiche denominazioni toponomastiche. La “doppia” denominazione, vecchia e nuova, oltre a provocare qualche piccolo disguido tra i turisti, incapaci di ritrovare sulle cartine quelle strane indicazioni, suscitò anche non poche curiosità nelle persone residenti, anche tra quelle convinte di conoscere la storia cittadina…
Così, a distanza di pochi mesi da quell’operazione, vide la luce un libretto in cui si raccontavano le storie riassunte da quelle indicazioni stradali (quali erano i “tre monasteri”? e le orfanelle? e perché gli asini o il fontanile in pieno centro città?), e si aggiungevano anche un po’ di altri nomi storici dei vari luoghi, ancora più inconsueti e sconosciuti, a dimostrazione che le vicende dei luoghi e delle comunità che vi risiedono sono sempre più complicate (e…
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Audio dell’incontro:








Sullo sfondo la collina della moderna Spina Verde (come sarà chiamata la zona occidentale della Convalle negli anni Novanta) e all’orizzonte il Baradello, la conca del Respaù e il monte di Sant’ Eutichio. Manca la “croce” (poi realizzata nel 1934). Quasi al centro della linea, sullo sfondo della città, si leggono appena i due campanili di Sant’Abbondio e – poco distante – quello del Crocefisso.È la fine dell’Ottocento e Como si prepara a forti mutamenti che ne segneranno l’immagine e la porteranno verso la modernità
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Sorgente: ICOM_255. ICOMOGRAFIE: Panoramiche. Como e il lago; quel che non c’è
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da 02 set 2017 a 02 set 2017
ALTRI EVENTI INCONTRI E CORSI
ore 11.00
Pietro Boschetti
La Svizzera e la Seconda guerra mondiale nel Rapporto Bergier
ore 16.30
Piercarlo Bettini
Il nostro cadavere
ore 18.00
Fulvia Butti Ronchetti
“Rivista Archeologica dell’Antica Provincia e Diocesi di Como”, volume 198
Società Archeologica Comense
ore 21.00
Ettore Maria Peron
Storia di Como dalle origini ai giorni nostri
Presenta Paolo Ferrario
dove: piazza Cavour
Orari diversi a seconda degli appuntamenti








Video di presentazione alla Fiera del Libro di Como :
Video di presentazione alla Biblioteca di Nesso:
Video di presentazione a Venegono Inferiore (VA), Villa Molina:


scheda dell’editore:
Il doppio volume illustrato, corredato da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici, ripercorre l’intero Novecento architettonico comasco attraverso un percorso ragionato, e innovativo, costituito da 366 dettagliate schede di edifici pubblici, religiosi, residenze private, ville scenografiche, stabilimenti produttivi, impianti sportivi, infrastrutture… dai più noti ai più discosti. Un viaggio affascinante tra architettura, paesaggi, storia e società, moda e modi di vivere, per riflettere su un secolo tanto breve quanto intenso.
Facendo un grande sforzo di selezione, per gli anni dal 1945 al 2000, XXCO presenta 215 edifici, tutti (o quasi) visibili, almeno da lontano, e tutti (o quasi) documentati con precisione: un patrimonio distribuito in ogni angolo della provincia, e per ogni tipologia di costruzione. Ci si può così rendere conto che molti più noti prodotti “made in Como” sono nati in edifici di grande interesse (e la cosa non può essere considerata di scarso significato) o che persino l’intervento pubblico ha saputo coniugare – a tratti – le esigenze pratiche con la creatività progettuale. Senza esagerare, si può dire che molte di queste architetture sarebbero degne di entrare nell’immaginario collettivo, di essere viste e visitate, integrate in una rete di percorsi alla scoperta di un territorio che, anche nei tempi più recenti, non è stato solo martoriato, ma a volte anche valorizzato.
Nello specifico: la ricostruzione e il boom, l’eredità razionalista, le nuove alternative progettuali, i quartieri residenziali economico-popolari, le chiese moderne, i servizi pubblici, la confusione e il continuo rimescolamento dei linguaggi, fino all’incontro/scontro tra vecchie e nuove generazioni sullo scorcio del secolo.
Un percorso per leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.
—
Se il Novecento comasco resta, nel suo complesso, un grande sconosciuto, la sua seconda metà è persino un enigma. L’affermazione può suonare provocatoria, ma è la semplice verità. Incredibilmente, infatti, man mano che ci si avvicina all’attualità le nostre conoscenze diminuiscono, o quantomeno si fanno più incerte e confuse. Aderendo senza pensarci troppo all’invito manzoniano di lasciare “ai posteri l’ardua sentenza”, la città e il territorio non si preoccupano mai di capire e di conoscere cosa sia successo negli ultimi decenni.
Ciò vale anche per l’architettura. Se, per i primi decenni del secolo, l’interesse verso alcuni gruppi e stili (i razionalisti, il liberty, il futurismo) ha prodotto una certa proliferazione di studi, anche se ha avuto l’effetto di oscurare – a volte – altri protagonisti, per la seconda metà le ricerche sono davvero poche. Eppure gli argomenti di sicuro interesse non mancano: l’eredità dei razionalisti, il ruolo non secondario del Comasco nell’elaborazione di modelli residenziali economici, la ricaduta sul territorio delle nuove istanze ecclesiali prodotte dal Concilio Vaticano II, il confronto tra il dibattito internazionale e la produzione locale, l’emergere di linguaggi locali capaci di attirare l’interesse generale (come per la scuola “ticinese”). Tutte cose che per lo più sono rimaste confinate in qualche articolo in punta di penna o in contributi di specializzazione estrema.
Viceversa, basta armarsi di una buona dose di curiosità e di una discreta voglia di girovagare per trovare – dentro e fuori il capoluogo, sulle ridenti sponde del lago come nell’operosa pianura verso Milano, nelle vallette come sulle cime – opere degne di considerazione, in grado di illuminare una cultura architettonica che non sfigura nemmeno messa a confronti con i grandi capolavori degli anni Trenta. Ma non sono solo le opere dei maestri del secondo Novecento riconosciuti a livello internazionale a evidenziare l’interesse del territorio, sono anche e soprattutto le molte realizzazioni nate da un rapporto diretto con il contesto (sia dal punto di vista morfologico che da quello culturale) a contribuire alla qualità dell’architettura comasca e lariana del secondo Novecento.
Facendo un grande sforzo di selezione, per gli anni dal 1945 al 2000, XXCO presenta 215 edifici, tutti (o quasi) visibili, almeno da lontano, e tutti (o quasi) documentati con precisione: un patrimonio distribuito in ogni angolo della provincia, e per ogni tipologia di costruzione. Ci si può così rendere conto che molti più noti prodotti “made in Como” sono nati in edifici di grande interesse (e la cosa non può essere considerata di scarso significato) o che persino l’intervento pubblico ha saputo coniugare – a tratti – le esigenze pratiche con la creatività progettuale. Senza esagerare, si può dire che molte di queste architetture sarebbero degne di entrare nell’immaginario collettivo, di essere viste e visitate, integrate in una rete di percorsi alla scoperta di un territorio che, anche nei tempi più recenti, non è stato solo martoriato, ma a volte anche valorizzato.
E in ogni caso resta di fondamentale importanza prendere coscienza di cosa è oggi la realtà di Como e del territorio circostante e di come è diventata così.



vedi la scheda del volume 1:
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vedi la scheda del volume 2



2016, pp. 64 illustrate MAPPA ACQUARELLATA FORMATO 29,7 X 42CM
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