Categoria: Tempo
Primo giorno d’autunno | Tracce e Sentieri
Sto iniziando a smantellare l’orto, che è nella sua fase esausta.
E’, però, anche il momento dei suoi prodotti finali.
Mi aggiro per i corridoi dell’orto/giardino sperando che il Destino mi riservi ancora i piaceri del ciclo della vangatura, semina, piantumazione, crescita e raccolta










Leonora Cupane – Racconti poetici di luoghi interiori « Politica dei servizi sociali: ricerche in rete
RACCONTI POETICI DI LUOGHI INTERIORI
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Paolo Ferrario, Agosto, lunario dei giorni di quiete, in Muoversi Insieme di Stannah
E’ in questo periodo dell’anno che il tempo ci appare in tutte le sue varie dimensioni e aspetti: forse è proprio ora il momento in cui ne abbiamo una più acuta percezione e, quindi, possiamo farne oggetto di riflessione condivisa.
Le società moderne del mondo occidentale hanno cicli temporali molto definiti, tali da influenzare potentemente la vita quotidiana. Se mettiamo sotto osservazione la singola giornata, possiamo scandire il tempo del lavoro, quello del trasporto e quello della casa (vitto, relax, sonno). Se invece assumiamo come riferimento l’intero anno, allora vediamo nitidamente che la più forte linea di frattura è fra gli undici mesi di attività produttiva e questo agosto di “ferie”, “vacanze”, “ozio”, “pigrizia”.
Fabio Cani, Nesso. Una scuola per i figli del popolo, NodoLibri, 11 ottobre 2009
Domenica 11 ottobre 2009 a Nesso si ricorda la storia centenaria dell’Asilo infantile, fondato nel 1909 per iniziativa del parroco don Anselmo Vanini.
Dopo il pranzo organizzato per raccogliere fondi a sostegno dell’iniziativa, alle ore 15, presso il salone dell’oratorio, si presenta il volume Nesso. Una scuola per i figli del popolo che racconta, attraverso i documenti, i 100 anni di vita dell’Asilo.
Scritto da Fabio Cani, il volume si inserisce nell’ormai corposa serie dedicata a vari aspetti della storia di Nesso. Proprio l’anno scorso era stato pubblicato il volume dedicato ai 110 anni della Cooperativa di Nesso: assieme, i due volumi contribuiscono a delineare un quadro della vita sociale di Nesso nel corso del Novecento attraverso le vicende per certi versi complementari e per altri alternative delle due istituzioni, una di iniziativa parrocchiale e l’altra socialista.
La ricerca dedicata all’Asilo mette in luce il lavoro di preparazione svolto dall’arciprete Vanini per oltre quindici anni, ma recupera anche numerosi squarci di un paese del lago alle prese con le ristrettezze della vita quotidiana ma aperto alle sfide della modernità. I documenti dell’Asilo consentono interessanti aperture su altri argomenti (per esempio vi si conservano i contratti di appalto per la costruzione dell’edificio nel 1901). Come per gli altri volumi della serie, il testo è accompagnato da una ricca selezione di immagini provenienti dall’archivio dell’Asilo ma anche da collezioni private.
Nesso. I nomi dei luoghi, 2003
Nesso. Il lavoro dell’acqua, 2005
Falco della Rupe Nesso, 2006
Nodo Snc
Via Volta, 38 – 22100 Como, Italia
Tel: +39031 243113 :: Fax: +39 031 273163
Email: info@nodolibri.it
Como, Come era, Cartoline storiche
Questo sito contiene una raccolta di immagini di Como in varie epoche, suddivise per zone, raccolte da cartoline, fotografie, ecc…
Si parte dalla fine del 1800 circa, per arrivare fino ai giorni nostri, con una piccola sezione denominata “Como oggi”.
vai a:
Il TEMPO e il LUOGO in Picnic a Hanging Rock
Picnic a Hanging Rock, di Peter Weir, 1975
Da: Il TEMPO e il LUOGO in Picnic a Hanging Rock | Tracce e Sentieri.
Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa
Valli e vallette che si vedono di fronte a Nesso Coatesa:
- Valle Intelvi
Sotto il monte Gringo:
- Valletta del Perello
- Valletta Costa
- Valletta Sass Vidaa
- Valletta di Sciogn
Sotto il monte Comana
- Valletta Nizzola
- Valletta Ronco
La mappa e tratta da:
Torri e castelli del triangolo lariano, a cura della Comunità montana Triangolo Lariano, Fondazione provinciale Comunità Comasca, Associazione Appuntamenti Musicali, Società archelogica Comense
In questa mappa si trova anche questa scheda su NESSO:
La località si trova a circa metà della sponda orientale del primo bacino del lago di Como, in direzione di Bellagio e all’imbocco della strada che sale al Pian del Tivano che dà l’accesso alla Vallassina.
Il paese si sviluppa in senso verticale, partendo dalla riva del lago.
Diverse sono le costruzioni che ci inducono a riflettere sulla possibilità che il luogo fosse interamente organizzato dentro un sistema difensivo e all’interno di un circuito integrato di più ampie dimensioni, se prendiamo in considerazione anche il fatto che al Pian del Tivano esistette un accampamento o un punto ricettivo militare d’epoca romana. L’unico manufatto di tipo militare oggi esistente, è costituito da ciò che rimane delle mura del Castello rinascimentale a cui si accede mediante la via omonima. Tuttavia, ripercorrendo le strade del paese, abbiamo rilevato alcuni caseggiati strutturati a mo’ di torre una, in particolare, la si può scorgere nella parte alta del nucleo antico che fiancheggia l’orrido.
A lago sorge la chiesa plebana di S Pietro e Paolo, più sopra quella di S. Lorenzo, mentre la chiesetta romanica di S Maria di Vico rimane un piccolo gioiello d’attrazione storico-artistica. La chiesa di S Martino di Careno completa l’assetto delle chiese aggregate alla località di Nesso, ulteriore testimonianza della forte presenza religiosa nelle località lariane.
Lo sguardo e l’obiettivo. Ricerche storico-artistiche e fotografiche nelle Antichità Lariane di Ignazio Vigoni, edito dalla Società Archeologica Comense e da Villa Vigoni Centro Italo-Tedesco
Lo sguardo e l’obiettivo: presentazione a Villa Vigoni
Sabato 11 luglio alle ore 17 presso Villa Vigoni a Loveno di Menaggio viene presentato il volume Lo sguardo e l’obiettivo. Ricerche storico-artistiche e fotografiche nelle Antichità Lariane di Ignazio Vigoni, edito dalla Società Archeologica Comense e da Villa Vigoni Centro Italo-Tedesco.
– Interventi: Giancarlo Frigerio (presidente della Società Archeologica Comense), Gregor Vogt-Spira (segretario generale Villa Vigoni)
– Aperitivo
Il volume si inserisce in un più ampio progetto (realizzato con il contributo della Fondazione provinciale della Comunità Comasca e della BCC Alta Brianza di Alzate Brianza e seguito da un gruppo di lavoro formato da Renato Bianchi, Giancarlo Frigerio, Franco Prada, Franco Romanelli, Dario Tagliabue) che comprende la digitalizzazione dell’intero corpus fotografico-documentario di Ignazio Vigoni, legato alla sua morte alla Società Archeologica. Di queste oltre 2000 immagini il volume, curato da Fabio Cani, propone un’ampia scelta utile ad approfondire non solo il patrimonio culturale dell’area lariana, ma anche il ruolo di capitale importanza svolto dalla fotografia nella documentazione e nella comunicazione del territorio, le cui vicende sono state indagate in modo più generale nel volume Costruzione di un’immagine edito da NodoLibri nel 1993.
Ignazio Vigoni (1905 – 1983) nei decenni del secondo dopoguerra si dedica a una pioneristica opera di indagine del territorio lariano, che raccoglie in una serie di album intitolati Antichità lariane, in cui archivia stampe fotografiche (2193), negativi (1528 fotogrammi 35 mm, 249 6×6 cm, 31 4×4 cm) e schede di approfondimento (906 per la serie delle “località” e 884 per quella degli “argomenti”).
Il titolo Antichità lariane si giustifica pienamente poiché l’interesse dell’autore si concentra in una fascia corrispondente alla mediana del Lago di Como: un asse che si disegna in orizzontale dalla Valsolda a Varenna, passando per la Val Menaggio e la Pieve d’Isola; anche nelle puntate in Valle Intelvi è decisamente privilegiato il versante verso il Ceresio. Al di là di questa fascia d’azione, che si spiega facilmente data la frequentazione della villa di proprietà a Loveno, a monte di Menaggio, la copertura del resto del territorio appare a “macchia di leopardo”.
Particolarmente stimolante risulta l’attenzione posta a specifiche tematiche, come l’architettura castellana, l’edilizia rurale, l’arte popolare. È probabile che l’obiettivo di Ignazio Vigoni sia quello di arricchire la conoscenza dell’arte e della storia del territorio, seguendo proprie piste di ricerca ed evitando di ripetere le strade già percorse. Come esplicita nel titolo di uno dei suoi contributi alla “Rivista Archeologica Comense”, si tratta di far conoscere episodi “inediti” o “poco noti” dell’arte locale.
Tutto questo lavoro assume per chi lo fruisca oggi un’importanza particolare. Vigoni ha infatti la ventura di operare in un momento storico che, per molte aree marginali del territorio lariano, si situa sul crinale della modernità. Per questo oggi sono di grande interesse le immagini dedicate ai paesi delle sue valli, da lui ben conosciute e ripetutamente percorse. Le fotografie ritraggono un mondo che appare antico ma che è ancora vitale. Anche le immagini di documentazione artistica costituiscono uno squarcio complessivo sulla ricchezza culturale del territorio, il che – pensando agli anni in cui sono realizzate – dimostra tutto il fervore pionieristico del loro autore.
Info: segreteria Villa Vigoni 0344 36111
Il clima lacustre, 7 agosto 2009
Entrando in Italia dall’Europa centrale, dopo aver superate le Alpi e percorse le valli che conducono alla pianura si presenta all’improvviso alla vista di chi viaggia un paesaggio ed una vegetazione che si distaccano nettamente dall’ambiente circostante che ha, o le caratteristiche di alta montagna della catena alpina, o quelle decisamente continentali e di pianura della regione padana. Il paesaggio è assai vario e ridente, la vegetazione appare lussureggiante e molto ricca di colori vivaci per la presenza di numerose varietà di alberi, di erbe e di fiori che di solito crescono in regioni molto più meridionali. E’ questa la regione insubrica o lacustre prealpina che si estende senza soluzione di continuità dal lago d’Orta al lago di Garda con caratteri fondamentalmente mediterranei pur non facendo parte di questa regione, in quanto si interpongono ad essa la pianura padana e gli Appennini.
Soprattutto la vegetazione dà questa netta impronta meridionale alla regione. Qui crescono rigogliose, accanto ai tipici esemplari della flora mediterranea, anche piante e fiori di origine subtropicale.
Nei lussureggianti giardini, nei prati, sui pendii, sulle rocce crescono spontanei o vi sono coltivati i cipressi,
gli ulivi, i lauri, i laurocerasi, i rododendri, le palme, gli oleandri,
le magnolie, i limoni, gli aranci, i cedri,
le camelie, le azalee,
le agavi, il rosmarino, la valeriana
I vigneti si estendono lungo i pendii esposti a mezzogiorno fino ad una altitudine di m 700-800.
Questa flora così varia e ricca è legata alla favorevole condizione climatica della regione che a sua volta è la conseguenza diretta della presenza di numerosi laghi che si sono andati formando nei profondi solchi lasciati dagli antichi ghiacciai dell’era quaternaria. Essi sono situati in strette valli o luminose conche, in genere di forma stretta e allungata con orientamento da nord a sud. Procedendo da occidente si incontrano i laghi d’Orta, Maggiore, Varese, Lugano, Como, Iseo, Garda. Fra questi di maggiore superficie sono posti altri piccoli laghi: Comabbio, Monate, Alserio, Pusiano, Annone, Segrino, Endine, Idro, Ledro.
Come già si è detto il clima particolarmente favorevole di queste regioni è legato in gran parte alle caratteristiche termiche dei bacini lacuali. E’ noto come una massa d’acqua nei confronti dell’aria e del suolo tende a scaldarsi e a raffreddarsi più lentamente, in quanto possiede una maggiore inerzia nei loro confronti; per cui tenderà nei mesi freddi e di notte a cedere calore a causa della temperatura più alta, attenuando così i rigori dell’inverno e l’abbassamento notturno della temperatura e d’altro canto temperando la calura dei mesi estivi e delle ore più afose del giorno poiché ha una temperatura più bassa dell’aria e del suolo circostanti. E’ ovvio che quanto più vasta sarà la superficie dello specchio lacustre e maggiore la sua profondità, tanto più spiccata si esplicherà l’azione termostatica del lago. Infatti si è constatato che la temperatura di superficie segue le variazioni termiche giornaliere ed annue dell’aria, mentre nei bacini la cui profondità supera i m 10 le caratteristiche termiche dell’acqua assumono stabilità, per cui in estate si ha uno strato superficiale che subisce variazioni tra giorno e notte (nettamente inferiori però a quelle dell’aria), uno stadio intermedio in cui la temperatura discende rapidamente procedendo verso il basso ed uno strato profondo in cui la temperatura si mantiene costante sui 4°-5°; nell’inverno invece la temperatura nella parte più superficiale oscilla di alcuni gradi sopra lo 0° di solito tra 5° e 10°, mentre procedendo verso il fondo la temperatura gradualmente diminuisce.
Dei laghi prealpini i più vasti sono nell’ordine: il Garda Kmq 370, il Maggiore Kmq 212, quello di Como Kmq 146; le maggiori profondità si rilevano in quello di Como m 410 (media (profondità m 154,5), nel Maggiore m 372 (media m 175,4), nel | Garda m 346 (media m 136,1). Sono appunto questi laghi che influenzano una vasta area attorno, in quanto è possibile osservare dal rilievo delle condizioni climatiche e della flora che vengono interessate dall’azione equilibratrice lacustre non solo le zone finitime rivierasche, ma anche estese plaghe situate sulle pendici dei rilievi collinari e montagnosi che circondano gli specchi lacustri anche a decine di Km da essi. L’evaporazione costante della superficie del lago comporta un grado di umidità più elevato in confronto alle regioni vicine che tende a mantenersi piuttosto uniforme.
Comune a tutti i laghi prealpini è la presenza di un regolare regime di brezze che spirano al primo mattino da nord e nel tardo mattino fino a sera da sud, variamente chiamate (inverna, breva, ora da nord; tramontana, tivano, vet, sover da sud) che contribuiscono a mitigare la calura nell’estate ed a favorire un costante ricambio d’aria che mantiene l’atmosfera tersa e priva di vapori e nebbie.
Oltre a quelli che concorrono a formare la regione lacustre prealpina od insubrica, numerosissimi altri laghi si trovano disseminati sul territorio italiano, di origine e caratteristiche diverse: alpini, morenici, intravallivi, alluvionali, carsici, di sbarramento naturale (frane) od artificiale, vulcanici. L’Italia viene subito dopo la regione Scandinava e la Svizzera per patrimonio lacustre in Europa. Nella sola regione Trentino-Alto Adige se ne contano ben 600. Dal punto di” vista climatico, però, ben pochi hanno un ruolo di rilievo possedendo superfici molto ridotte e profondità modeste. Fanno eccezione il Trasimeno, di natura intervalliva, assai vasto (Kmq 128) ma poco profondo (media m 7) e quello di Bolsena di origine vulcanica (Kmq 214 e profondità media m 77,9).
Il clima lacustre è caratterizzato soprattutto dal costante comportamento delle sue componenti meteorologiche che presentano sempre modeste oscillazioni e variazioni. Questo clima ha inverni notevolmente più miti ed estati meno calde rispetto a quanto è possibile riscontrare in regioni finitime di pari altitudine e latitudine. La temperatura media annua è più elevata, l’escursione giornaliera più ridotta, l’escursione termica inferiore ai 14°. Per quanto si riferisce specificatamente alla regione lacustre prealpina la nuvolosità è più ridotta: 35-40% di cielo coperto annuale rispetto ai 45-50% della regione padana; 20-25 giorni di gelo all’anno (temperatura sotto 0°) contro i 50-100 della regione padana.
Abbiamo visto come i nostri laghi godano di un clima ideale, stabile e dolce le cui proprietà ritempratrici e salutari erano note già in tempi remoti. Ne fanno testimonianza le sontuose ville ed i grandiosi alberghi che sorgono in ombrosi parchi ed eleganti giardini lungo le rive e le pendici collinari in una suggestiva cornice di monti.
Soprattutto nell’800 e negli anni che precedettero la prima guerra mondiale il soggiorno al lago raggiunse il massimo del suo splendore, ed i laghi prealpini furono meta della migliore borghesia d’Europa che amava trascorrere giorni sereni in un clima distensivo e riposante. Scrittoli” e poeti illustri descrissero e cantarono le bellezze di questi ridenti paesaggi; basti ricordare Manzoni, Parini, Stoppani, Carducci, Fogazzaro, Goethe, Stendhal.
Negli ultimi anni la moda sempre più diffusa della villeggiatura al mare od in montagna, dei soggiorni invernali per cura in località marine, dei viaggi durante le vacanze con destinazioni anche lontane e con brevi soste nelle località toccate, ha fatto dimenticare immeritatamente a molti i pregi e le virtù del clima di lago. Oggi i nostri laghi sono essenzialmente meta in primavera ed estate di escursioni festive dalle città vicine o di brevi soste di turisti stranieri durante il viaggio da nord verso località soprattutto marine della nostra penisola. Si assiste dunque al fenomeno del lago che è « passato di moda » in special modo tra i giovani, mentre, con il diffondersi del benessere, sempre più vaste masse di cittadini si muovono per diporto e per cura verso località climatiche marine o montane. Di tutto ciò buona parte di colpa sta nelle autorità, negli enti, negli operatori economici delle località lacuali che non hanno potuto adeguarsi alla .moderna, incessante, capillare propaganda turistica per mantenere sempre vivo nelle masse l’interesse a visitare e soggiornare al lago. Le località lacustri infatti, per le bellezze naturali che offrono, si prestano ottimamente a soggiorni di riposo e di svago che nulla hanno da perdere nei confronti di quelli oggi più celebrati della montagna e del mare. Oltre alla possibilità di godere delle ‘ attività sportive proprie del mare (bagni, pesca, vela, motonautica, sci d’acqua) e, per la presenza di rilievi collinari e montani lungo le sponde lacustri, della vita salutare all’aria aperta, il turista in molte stazioni climatiche, specie dei nostri maggiori laghi, ha a disposizione una attrezzatura ricettiva e di svago moderna, efficiente e molto varia.
Già si è detto delle caratteristiche fondamentali del clima lacustre: temperatura stabile e decisamente più mite in confronto alla latitudine in cui il lago è situato, umidità più alta e costante, regime regolare di brezze che permettono di godere di inverni brevi e miti, di primavere precoci, di estati temperate e ventilate, di autunni protratti e tiepidi. A queste peculiarità generali naturalmente si sovrappongono quelle locali, legate alla posizione topografica delle varie località. Si hanno così zone lacustri che, presentando specifici e favorevoli caratteri meteorologici ed ecologici, svolgono la funzione, specie in inverno, di stazioni climatiche specializzate. Basti ricordare, ad esempio, la Tremezzina sul lago di Como, la zona di Pallanza sul lago Maggiore, la Riviera di Gardone e la conca di Ala sul lago di Garda.
Climatoterapia lacustre
Assai vario è il capitolo delle indicazioni terapeutiche del clima di lago; esso comprende numerose affezioni specie del bambino e delle persone anziane. In generale al soggiorno sul lago si ricorrerà ogni qualvolta un soggetto malato che necessiti di un cambiamento di clima non possa sopportare per i caratteri della stessa affezione o per la presenza di complicanze che ne peggiorino il quadro clinico, un clima che agisca in maniera eccessivamente stimolante come accade spesso con quelli di montagna e di mare. Il clima di lago si comporta essenzialmente come quello di collina con in più una spiccata azione sedativa ed equilibratrice. Ecco perchè nei pazienti affetti da distonie neurovegetative, nevrosi d’ansia, nei bambini eretistici, nelle insonnie ribelli, il clima di lago svolge una favorevole e duratura azione terapeutica.
Anche le manifestazioni della menopausa, caratterizzate da notevole eretismo, insonnia, vampe di calore al viso, palpitazioni cardiache, sbalzi repentini della pressione arteriosa, ottengono da questo clima buoni risultati.
Fra le indicazioni più importanti sono le affezioni cardiovascolari: ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, arteriopatie obliteranti, angina pectoris e coronarosclerosi, cardiopatie mal compensate, esiti di infarto; il diabete male equilibrato specie se accompagnato da complicanze cardiovascolari; le malattie renali croniche, anche con segni di insufficienza renale, e gli esiti di glomerulonefriti acute. Tutte le malattie osteoarticolari si giovano del clima lacustre; fra esse ricorderemo in particolare le forme reumatiche, anche nella fase di riattivazione e così pure quando sono accompagnate da complicanze cardiache.
Ottimi risultati si raggiungono nel trattamento delle affezioni respiratorie, specie nei soggetti anziani: bronchiti croniche, enfisema polmonare, esiti di polmoniti e broncopolmoniti. In queste forme il soggiorno sarà particolarmente indicato nell’inverno.
Naturalmente il clima di lago si adatta in qualsiasi stagione per trascorrere una proficua e ritemprante convalescenza dopo interventi chirurgici importanti o malattie gravi e debilitanti, soprattutto nei bambini e nelle persone anziane e nei soggetti che, per le condizioni generali scadute, potrebbero avere un danno da climi troppo stimolanti e traumatizzanti per l’organismo malato.
Ricorderemo infine come il clima di lago abbia sempre avuto ampie indicazioni nel campo della terapia della tubercolosi sia polmonare che extrapolmonare (polisierositi, forme osteoartico-lari, genito-urinarie, cutanee) e negli esiti di interventi chirurgici per forme specifiche, utilizzando, quando il caso lo richieda, l’elioterapia. Anche le forme polmonari di tipo essudativo in fase di attività evolutiva ed i casi con lesioni ulcerative che presentano controindicazioni alla climatoterapia montana e marina, trovano invece nel soggiorno al lago, in appositi ospedali sanatoriali, la possibilità d’integrare validamente la terapia medica.
Da: Franceschetti L., Visintini O., Mare, monti, laghi: indicazioni per una scelta, Università degli studi di Milano – Centro ricerche di bioclimatologia medica, 1970, pagg. 40-49
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NESSO: 100 ANNI DI VITA DELL’ASILO
Si inaugura domenica 2 agosto alle ore 20,30 a Nesso, presso la vecchia Biblioteca (nel palazzo comunale in frazione Lissogno) la mostra sulla storia dell’Asilo infantile di Nesso, che celebra quest’anno il proprio centenario, avendo aperto i battenti nel maggio 1909.
La piccola mostra è un’anteprima del volume sulla storia dell’asilo che verrà edito nel prossimo mese di ottobre e che andrà a costituire un altro tassello della storia di Nesso, che già vede ben sei volumi pubblicati di cui quattro realizzati da NodoLibri (Fabio Cani, Nesso. I nomi dei luoghi, 2003; Fabio Cani – Rodolfo Vaccarella, Nesso. Il lavoro dell’acqua, 2005; Pietro Guzzetti – Claudio Pestuggia – Silvia Vaccani, Falco della Rupe Nesso, 2006; e Fabio Cani, Nesso. I consumi e il ritrovo, 2008).
Il nuovo volume, pubblicato da NodoLibri, si intitolerà Nesso. Una scuola per i figli del popolo. 100 anni di vita dell’Asilo e ripercorrerà attraverso una nutrita serie di documenti la storia di questa scuola, voluta dal parroco don Anselmo Vanini alla fine dell’Ottocento e inaugurata nel 1909 dopo più di dodici anni di testardo lavoro di organizzazione e promozione. Oltre a costituire un approfondito spaccato della vita sociale di Nesso per tutto il Novecento, i documenti dell’Asilo consentono anche interessanti aperture su altri argomenti (per esempio vi si conservano i contratti di appalto per la costruzione dell’edificio nel 1901).
La mostra resterà aperta fino al 20 agosto 2009, e si inserisce nel quadro delle attività della Biblioteca Comunale di Nesso, che comprendono anche nelle prossime settimane una gita alla Villa del Balbianello (20 agosto) e una giornata a Mantova (11 settembre).


















