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Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago

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Al Museo Hermann Hesse di Montagnola, nel Canton Ticino: racconto di una giornata, 17 marzo 2011

Eterni · GENIUS LOCI · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Paesaggio

Giacomo Leopardi, L’infinito, lettura di Massimo De Francovich

La lettura è tratta da una trasmissione radiofonica dedicata alla interpretazione di Emanuele Severino del pensiero poetante di Giacomo Leopardi.

Il paesaggio è il lago di Com

da: Giacomo Leopardi, L’infinito, lettura di Massimo De Francovich | Antologia del Tempo che Resta.

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Agnoletti, M. (a cura di) Paesaggi rurali storici. Per un catalogo nazionale, Editori Laterza :: Paesaggi rurali storici

Agnoletti, M. (a cura di)
Paesaggi rurali storici
Per un catalogo nazionale
Argomento: Architettura e urbanistica

L’Italia presenta un incomparabile patrimonio di paesaggi forgiati dall’uomo nel corso dei secoli, rappresentativi della molteplicità e della stratificazione delle impronte che tante civiltà hanno impresso nelle forme del territorio. Essi costituiscono un’eccezionale ricchezza, espressiva dell’identità culturale e dell’immagine del nostro paese nel mondo, sottoposta a molteplici minacce, ma oggetto di un crescente interesse.
La ricerca d’identità e senso dei luoghi, espressa dalla domanda di paesaggio, esprime infatti un malessere più profondo, che ha certamente a che vedere con i processi di globalizzazione e coi loro effetti di omologazione e modernizzazione da un lato, di squilibri e diseguaglianze dall’altro: a quella domanda è necessario dare risposte. Affrontare il problema del paesaggio in tutta la sua complessità implica quindi una critica ai modelli di sviluppo consolidati, senza nessuna concessione a nostalgiche condizioni pre-moderne, o a una illusoria ricerca di una idea di un ambiente o di una natura sottratti ad ogni influenza antropica. Per questo la moderna concezione del paesaggio non lo interpreta più come fenomeno esclusivamente culturale, ma piuttosto come il risultato dell’integrazione di fattori sociali, economici ed ambientali nel tempo e nello spazio, le cui migliori espressioni possono costituire un punto di riferiment o importante per un diverso modello di sviluppo.

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Giorgio Morandi, Alba riscopre la poesia dei suoi paesaggi | tiscali.notizie

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Celeberrimo autore di nature morte, Morandi è conosciuto come “il pittore delle bottiglie”. L’immagine – icona di lui più diffusa è quella dell’artista che, nel chiuso del suo atelier, ha sottratto alla stolida insignificanza una banalissima messinscena di bicchieri, tazze, bricchi, caraffe, vasi di fiori e barattoli ordinati su tavoli, ripiani, sportelli e davanzali, con grazia e precisione maniacale. Sembrerebbe impossibile affermare il contrario, eppure, anche se soltanto per poco più di un quinto della sua produzione, Morandi fu anche incantevole pittore di paesaggi.Basterebbe visitare l’esposizione “Morandi, l’essenza del paesaggio” aperta alla Fondazione Ferrero di Alba fino al 16 gennaio, per intuire come amorevole si posasse l’occhio del pittore bolognese sul cortile di via Fondazza, che vedeva dalla finestra del suo studio, e sulle case e i vicoli di Grizzana, il paese dell’appennino dove era sfollato con la sua famiglia, diventato poi luogo di vacanza e di lunghi ozi letterari. Basterebbero i settanta paesaggi, “Paesi” come li chiamava il maestro, raccolti da Maria Cristina Bandiera, per sentirsi d’accordo con Federico Zeri quando non esitò a inserire Morandi tra i più grandi paesaggisti d’ogni tempo.

Morandi dipinge case e cose plasmati dalla memoria, dove la materia, fatta di luci e ombre leggere, prende la forma di una composizione astratta, rarefatta come una natura morta, “Un paesaggio con casa rosa”, un “Cortile di via Fondazza”, “La strada bianca” vengono dipinte allo stesso modo di un gruppo di bottiglie. Morandi gira intorno e guarda, poi si sposta e guarda, lo fa da posizioni differenti e in orari diversi. Monet fece trenta ‘riprese’ della Cattedrale di Rouen, dipingendola al trascorrere delle ore nel corso del giorno

segue qui:

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Paesaggio svizzero sotto pressione

BERNA – Gli aumenti di popolazione, la domanda di abitazioni e il traffico nonché lo sviluppo in parte incontrollato delle città mettono sotto pressione il paesaggio svizzero. È quanto rileva il primo rapporto dell genere dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).

Secondo gli indicatori finora considerati dal programma «Landschaftsbeobachtung Schweiz» (LABES) dell’UFAM, presentato oggi, negli ultimi decenni vi è stato un calo continuo delle qualità paesaggistiche. Tra il 1980 e il 2002 l’urbanizzazione del paesaggio è cresciuta di quasi il 15%. Tra il 1983 e il 2007, la percentuale degli insediamenti è salita da uno scarso 6% a quasi l’8% della superficie complessiva della Svizzera. Il grado di impermeabilizzazione del suolo è salito tra il 1983 e il 2007 dal 4,7% al 6%.

LABES ha però rilevato anche indicatori che mostrano miglioramenti per singoli aspetti del paesaggio. Il 78% delle rive dei corsi e degli specchi d’acqua è ancora allo stato naturale o ha subito poche modifiche. Tra il 1989 e il 2003 sono stati rinaturati ogni anno 150 km di corsi d’acqua; nel contempo, ne sono tuttavia stati incanalati oltre 120 km l’anno. Le superfici forestali sfruttate in modo estensivo e poco influenzate dalle attività antropiche sono aumentate quasi ovunque in Svizzera, uno sviluppo che promuove una diversità delle specie ricca e specializzata.

 

da: CdT.ch – Paesaggio svizzero sotto pressione.

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Morandi. L’essenza del paesaggio

Morandi. L’essenza del paesaggio

“Dipingo e incido paesi e nature morte”. Poche parole, pronunciate con la severa misura di sempre, bastavano a Giorgio Morandi (1890 – 1964)  per riassumere la propria arte, quintessenza di rigore ascetico e riflessione puntigliosa su pochi temi (nature morte e paesaggi appunto) instancabilmente scandagliati. Di nature morte – austere e vibranti composizioni di bottiglie e vasetti, bricchi e vecchi lumi – ne dipinse così tante da divenire noto ovunque come “pittore di bottiglie”, finendo per riservare ai paesi (come preferiva chiamare i suoi paesaggi) una posizione gregaria, ancorché cospicua, all’interno della sua produzione. “E dire che i paesaggi li amavo di più” – avrebbe dichiarato in seguito – confessando anche “ma bisognava viaggiare e soffermarsi in un posto o nell’altro e ritornarvi per completare il lavoro”. E forse proprio in questa attenzione amorosa e puntigliosissima per i paesaggi, individuati attraverso una ricerca meticolosa e dipinti dopo aver stabilito l’inquadratura più opportuna e prolungate introspezioni, sono da cercare le ragioni della loro minor quantità. Uomo di solitudine e di tradizione, Morandi aveva attraversato i maggiori movimenti artistici italiani, dal futurismo alla metafisica, da Valori Plastici a Novecento, senza farsene frastornare, sottraendosi alla schiavitù delle regole altrui cui, in arte come nella vita, si finisce sempre per sottostare quando non si sia in grado di darsene di proprie. Il canone morandiano comprendeva due norme fondamentali – “ritengo che esprimere la natura, cioè il mondo visibile, sia la cosa che maggiormente m’interessa” e “lavoro costantemente dal vero” – che il maestro bolognese, uomo schivo come pochi, declinava facendo coincidere i confini del proprio mondo e della propria arte con lo studio bolognese di via Fondazza e con la casa di campagna di Grizzana. Era questo frammento di mondo che Morandi trasformava nelle immagini intime e vibranti di caste bottiglie e vasetti feriali, e di paesaggi assorti, soprattutto i calanchi aridi degli Appennini appena fuori Bologna, intorno a Grizzana, dove il pittore passò le sue estati e gli anni della guerra, ma anche il modesto cortile della casa bolognese. Una pittura tonale, severa ed equilibrata, difficile e segreta, dove le povere cose sono pretesti per esprimere sentimenti. Vasetti consunti, ciotole vuote e bottiglie polverose ricoperte di colori opachi, rifiutando la seduzione delle trasparenze, e attoniti paesaggi, ridotti a liriche geometrie, quasi sul limitare dell’astrazione che sfuggono alle trappole dell’entropia, riescendo sorprendntemente a ricreare la vita, a restituirne l’essenza.
Tuttavia, come ricordava Federico Zeri, “mentre tutti lo conoscono come autore di nature morte, pochi sono a conoscenza dell’altra sua attività, quella di pittore di paesaggio.[…] Io considero questi dipinti fra i più alti capolavori del paesaggismo di tutti i tempi. In essi si sente un’affettuosa attenzione verso l’opera giovanile di Corot; talvolta si percepiscono riflessi molto mediati e trasfigurati di Cézanne” . Per questo, tanto più preziosa è l’esemplare rassegna allestita nelle sale della Fondazione Ferrero di Alba che esplora l’essenza del paesaggio nell’arte del maestro bolognese attraverso una settantina di opere, in prevalenza dipinti e una rigorosa selezione di acquerelli. Un ulteriore elemento di appeal della rassegna nasce dalla provenienza delle opere, quasi tutti destinate da Morandi ai suoi compagni di strada più fedeli, artisti e intellettuali, da Malaparte a Casella, da Soffici a Campana e Ungaretti, nonché ai suoi primi collezionisti ed estimatori, mecenati, critici e storici dell’arte, Longhi e Vitali, Brandi e Magnani, Ragghianti, Venturi e Arcangeli, intrecciando la storia dell’arte morandiana a quella della cultura del tempo.
La mostra prende avvio da un prezioso nucleo di lavori giovanili degli anni Dieci, partendo dal seminale “Nevicata” del 1910 – muto di voci e di presenze umane come lo saranno tutti i suoi paesaggi futuri, a cui sono affiancate opere di pochi anni successive, come il “Paesaggio Vitali” del 1911, memori del cubismo e della lezione di Cezanne, cui si aggiungono gli echi del Doganiere Rousseau, riprova dell’incessante ricerca di un’autonoma espressività e di un affinamento dello stile del solitario di via Fondazza. Un momento nodale nella poetica di Morandi sono i paesi dipinti nel decennio successivo che declinano la linea della tradizione italiana – Giotto, Masaccio, Piero della Francesca –  innervandola con il sentimento della contemporaneità, in modo tanto più estremo quanto più dissimulato: le geometrie cezanniane accolgono le leggerissime velature di colore, memori delle scialbature degli affreschi quattrocenteschi. Sono paesaggi severi, assoluti e dalla struttura decisa, lontani da ogni naturalismo, in cui poche case, compatte come solidi geometrici si stagliano, nella tarda luce mattinale, contro cieli smaltati d’azzurro di purezza pierfrancescana. E’ negli anni Trenta che Morandi raggiunge una grandezza autonoma ed esiti altissimi. L’armonia meditata della forma si specchia  nella raggiunta perfezione della materia tonale: i paesaggi inameni, “inutili” come le bottiglie e le ciotole che abitano le sue nature morte, rivelano definitivamente la loro essenza di “puri” pretesti espressivi. E questo accade soprattutto nei paesaggi di Grizzana, dipinti da Morandi negli anni più tragici della guerra ulteriore snodo essenziale nell’opera dell’artista bolognese, e uno dei vertici della pittura italiana del Novecento. Decantando la stesura più densa del decennio precedente, quando il colore ancora modellava la presenza degli oggetti, coagulando la luce per stacchi più nitidi e drammatici, Morandi sottrae corpo e consistenza alla materia, sino a lasciare sulla tela poco più di una velatura appena modulata in cui le colline e le valli dell’Appennino emiliano appaiono come dilavate dal tempo, sindoni di solitudine e di desolazione. E sullo stato di contemplazione assorta suscitato dalla serie dei “cortili di via Fondazza” degli anni Cinquanta, accostati ai paesaggi di Grizzana dei suoi ultimi anni, si chiude la rassegna albese. Si assiste a un progressivo smaterializzarsi della realtà nella luce, a un rarefarsi della pittura che disgrega il confine tra paesaggio e natura morta esemplificato in mostra dall’accostamento di un “Paesaggio” del 1962 e una “Natura morta”  del 1963. Entrambi danno vita, incarnano e realizzano le parole dell’assunto per cui è diventato famoso: “Non vi è nulla di più astratto del reale”.

da: Italica – Morandi Giorgio: Morandi. L’essenza del paesaggio.

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George Clooney scende in campo per salvare l’antica filanda sul lago di Como che il banchiere di Putin, Igor Kogan, ha deciso di radere al suolo per farne tre piscine e un colonnato stile impero

Una nuova battaglia ambientalista per George Clooney. L’attore americano scende in campo per salvare l’antica filanda sul lago di Como che il banchiere di Putin, Igor Kogan, ha deciso di radere al suolo per farne tre piscine e un colonnato stile impero. Il tutto contro il parere della Soprintendenza e del ministero per i Beni culturali e proprio a due passi da quella Villa Oleandra che George deve ora difendere dal cemento oltre che dai soliti paparazzi e dai fan invadenti. Non è la prima volta.

Appena giunto a Laglio, Clooney è diventato uno strenuo difensore del paesaggio. Come testimonial ambientalista è riuscito a scongiurare che andasse in porto un altro piano di cementificazione delle sponde. Ma ora il magnate russo, dopo un ricorso contro il blocco decretato dalla Soprintendenza e dal ministero, ha ricevuto dal Tar lombardo il nullaosta ad abbattere l’edificio così come previsto nel piano di riqualificazione della sua villa La Punta.


Da parte del Comune, nessuna resistenza. Clooney invece tiene duro: “Resterò in prima fila a difendere la quiete di questo territorio al fianco del comitato Rive di Laglio”, assicura l’attore a “L’espresso”. Ma fino a quando? Sono in molti nella comunità lariana a temere che la goccia russa possa far traboccare il vaso, e magari spingere Clooney a scappar via dall’amato lago. T. Ma.

da l’Espresso 11 novembre 2010

 

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L’essenza del paesaggio nelle opere di Giorgio Morandi

L’essenza del paesaggio nelle opere di Giorgio Morandi

di Rino Tacchella

Alla Fondazione Ferrero di Alba sono più di settanta le opere esposte, tra dipinti su tela, tempere ed acquarelli, mediante le quali è possibile ripercorrere l’interpretazione del paesaggio e come questa è variata nel tempo, nella pittura del grande artista bolognese Giorgio Morandi(1890 – 1964).

Ha dipinto soprattutto paesaggi, nel periodo compreso tra le due guerre, e in queste opere dalla struttura compositiva di graduale semplificazione formale, è possibile riconoscere la lezione di Paul Cezanne.
I colori impiegati sono i colori dell’Appennino colto in tutte le ore del giorno o in tutte le fasi stagionali, tra le brume, gli umori e le nebbie che ovattano e rendono irreali le visioni, tra i bagliori accecanti delle giornate di sole pieno in cui evidenti e forti sono i contrasti tra le luci e le ombre.
In questo modo dava sfogo al suo credo artistico, esternato esplicitamente in una delle poche interviste rilasciate: “Ritengo che esprimere la natura, cioè il mondo visibile, sia la cosa che maggiormente m’interessa”.

E questo è ciò che si evince dalla selezione di opere del percorso espositivo, in cui Morandi ha interpretato e poeticamente riprodotto a modo suo la natura e il paese diGrizzana dove era solito trascorrere i mesi caldi.

Il percorso espositivo, curato da Maria Cristina Bandera, evidenzia l’evoluzione espressiva dell’artista e dimostra la sua fedeltà al paesaggio e l’elevata qualità della sua pittura che secondo lo studioso Roberto Longhiottiene proprio in questo genere “il culmine […] forse il più alto da lui raggiunto”.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 16 Gennaio 2011 con i seguenti orari: feriali 15 – 19, sabato e festivi 10 – 19, lunedì chiuso.
FONDAZIONE FERRERO, Strada di Mezzo, 44 – Alba (CN).
Ingresso gratuito

 

21/10/2010

da: Quotidiano indipendente di informazione online della provincia di Alessandria – L’essenza del paesaggio nelle opere di Giorgio Morandi.

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GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI, a cura Associazione Culturale Erodoto, Como

GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI
Chiostrino di Sant’Eufemia, Piazzolo Terragni – Como

Dal 26 settembre al 24 ottobre 2010, dalle 11 alle 18, orario continuato; giorni: dal martedì alla domenica, lunedì chiuso; Ingresso libero

Catalogo Vanilla Edizioni in mostra (7 €)

A cura di: Associazione Culturale Erodoto
Direzione artistica: Jessica Anais Savoia
Artisti: Jalisco Pineda, Nicoletta Brenna
Contributo artistico: OLO creative farm, per il montaggio video; Diego Casartelli per le fotografie sulla Valle del Cosia

Genius Loci è un ambiente in cui l’arte contemporanea, attraverso una video installazione, sculture in creta, bassorilievi, incisioni, fotografia, suoni, odori e installazioni spaziali, diventa mezzo di connessione tra lo spettatore e il suo io più intimo legato al ricordo e al contatto con la natura e il suo Genius Loci.
Ognuno di noi conserva dentro sé il segreto di un incontro intimo e personale con i luoghi che ci circondano, che ci appartengono o a cui siamo appartenuti. In questa mostra possiamo ritrovare quel ricordo, quella sensazione, quel momento.
Basta guardare, annusare, ascoltare e sentire, attraverso i tre piani espositivi, rapiti dalla magia di questo splendido Chiostrino nascosto nel centro storico di Como. Possiamo vivere in prima persona questa rassegna, vivere le opere, le piante, il verde che fa parte imprescindibile dell’allestimento, o ascoltare le testimonianze raccolte tra professionisti e professori che nel catalogo e durante le due conferenze (9 e 23 ottobre), ci parleranno del Genius Loci della Provincia di Como, del suo lago, ma anche dell’aspetto filosofico di questa figura, della simbologia del bosco e dell’albero

da: Associazione Culturale Erodoto

 

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Non solo ville e giardini, ecco il Lario dei comaschi, di Laura d’Incalci in La Provincia di Como

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Bruno Bianchi, noto architetto che ha espresso la sua professione soprattutto a Lecco, a Como e nel continente africano, non a caso ha intitolato il suo recente libro semplicemente «Il lago», tradendo così la certezza di un resoconto che non trae certo originalità dall’argomento messo a fuoco, ma piuttosto dallo sguardo personale, da un surplus di vissuto e di anima, investiti su paesaggi, contesti e storie del Lario.
Sarà presentato il 13 ottobre – alle ore 17,30 nell’aula magna dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli – il volume (NodoLibri)  che racchiude il segreto di una vicenda che inizia nella notte dei tempi e si solidifica attraverso l’operosità umana, le fatiche e la durezza di una quotidianità  attraversata da contraddizione e dolore. «È un’opera che sembra scolpita nella roccia del lago» commenta Clemente Taiana direttore dell’Accademia Galli che questo pomeriggio introdurrà l’incontro realizzato in collaborazione con le delegazioni del Fai di Como e di Lecco – rispettivamente rappresentate da Silvio D’Errico e Gianfranco Scotti che parteciperanno all’evento – che prevede gli interventi dello stesso autore e dell’editore Fabio Cani.

vai a:

Non solo ville e giardini, ecco il Lario dei comaschi – Cultura e Spettacoli – La Provincia di Como.

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Festival del Paesaggio Agrario 2010

Dal 24 al 26 settembre 2010 i comuni  di Rocchetta Tanaro – che festeggia nel 2010 il trentennale della fondazione del Parco Naturale di Rocchetta Tanaro – e di Vinchio, in provincia di Asti, ospiteranno la seconda edizione del Festival del paesaggio agrario con mostre, video, convegni, incontri con le scuole nonché degustazioni di prodotti e vini tipici della zona.

Al Festival saranno presenti studiosi, docenti universitari, presidenti di associazioni ambientaliste, responsabili di parchi naturali.

Perché un festival dedicato al Paesaggio Agrario? Perchè il paesaggio è un patrimonio economico, ma anche sociale e ambientale e come tale deve essere valorizzato e salvaguardato. Il primo strumento di tutela è l’agricoltura, che oggi per competere ha bisogno di cambiamenti sostenuti da processi di ricerca e di innovazione rispettosi dell’ambiente e della biodiversità, per poter dare valore al reddito del lavoro agricolo e dei prodotti.

E non solo: l’agricoltura deve svolgere una funzione essenziale nella tutela delle risorse ambientali, toccando altri settori come la produzione di energia e la promozione di nuove identità culturali. Soltanto una agricoltura innovativa e in grado di fornire un reddito sicuro potrà infatti impedire l’invasione di cemento o di stabilimenti non congrui con il territorio.

Il Festival nasce quindi con il preciso obiettivo di informare ma anche di mettere a confronto diverse realtà e professionalità in una ampia riflessione che possa essere foriera di uno sviluppo economico, sociale e culturale.

Dall’agricoltura ai prodotti: sarà infatti presentata il 26 settembre una ricerca promossa da Vignaioli Piemontesi sulla “rintracciabilità e certificazione dei prodotti”.

Uno spazio durante il Festival è dedicato alla musica con l’undicesima edizine diCanté Bergera – Cantare al femminile, unico festival di musica popolare al femminile, che propone incontri con i canti di cultura popolare – tra cui il 2 ottobre al Teatro Alfieri di Asti il Coro delle Mondine di Novi, un gruppo di donne già protagoniste del bel documentario Di madre in figlia di Andrea Zambelli e prodotto da Davide Ferrario.

Tutto il materiale relativo alla prima edizione, nel 2009,  del Festival del Paesaggio Agrariosono raccolte  nel volume Gli uomini e la terra. Il patrimonio economico, sociale e culturale del paesaggio agrario, a cura di Laurana Lajolo (Daniela Piazza Editore, Torino, info@danielapiazzaeditore.com).

Festival del Paesaggio Agrario 2010 – Eventi & fiere – Club Internazionale dei Diritti del Turista.