Libri su Como e il Lario · NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Fabio Cani Nesso. I consumi e il ritrovo 110 anni di vita della Cooperativa

Nesso. I consumi e il ritrovo
Fabio Cani
Nesso. I consumi e il ritrovo
110 anni di vita della Cooperativa

La Cooperativa di Nesso è una delle più antiche delle provincia e quesi sicuramente la più antica tra quelle che – senza soluzione di continuità – continuano a operare tuttora. Per questo, nel momento in cui gran parte dello stabile della Cooperativa è stato ristrutturato e trova una rinnovata funzionalità a servizio della cittadinanza, il suo percorso ultracentenario meritava un approfondimento storico.

Il suo atto ufficiale di fondazione risale al 9 gennaio 1898 (e già questo sarebbe sufficiente a dirne la sua importanza) ma ha anche un prologo, di qualche tempo antecendente, ambientato in terra straniera: nel 1897, a Zurigo, un gruppo di emigranti di Nesso si riunisce per sancire la loro ferma volontà di dar vita, una volta rientrati in patria a un cooperativa di consumo che possa contribuire, con la sua opera, ad alleviare la fatica di arrivare alla fine del mese. A partire da quella data le vicende della Cooperativa si fondono intimamente con uno dei più caratteristici paesi del lago.

Il volume ripercorre queste vicende raccontandole “dall’interno” attraverso i molti documenti sopravvissuti e le testimonianze di protagonisti dei decenni passati: una sorta di “autobiografia” di questa benemerita istituzione.

Il volume è anche arricchito da un “album” di immagini che mette in evidenza le persone e le attività al centro di questa storia.

... Como, 2008
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 128, Illustrazioni: 45il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 978-88-7185-158-7

Euro: 15.00

NodoLibri

Pubblicato con Flock
COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI

Nesso, frazione Coatesa. Il luogo, nel 2008

COATESA: frazione di Nesso · Gradini · Scale

GRADINI per arrivare a Coatesa da Borgovecchio, passare per il giardino e risalire allo stradone. In tema: “mi piace contare i gradini”

 

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili.

76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera di Via Coatesa che scende a lago.

Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima.

Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano.

Mi piace contare i gradini quando arrivo al cespuglio delle azalee e lo sguardo verso l’alto incontra Anima sotto l’ulivo. 9 gradini e la repentina svolta a destra per salirne altri 6

Il cipresso si erge imponente alla mia sinistra, mentre a destra svettano le 3 Lagerstroemie. Di fronte la rassicurante facciata della parte posteriore della casa estiva, con quei 4 gradoni più i 6 scalini che tante volte scendo e salgo a tal punto che nessuno sospetta dove sia il vero ingresso (e non posso fare torto agli altri 6 che lì accanto mi immettono allo studiolo del gufo).

Ma se decido di attardarmi nella zona esterna, mi attendono altri 9 gradini per salire allo slargo dei ciliegi. O meglio 18 più 3,  alcuni piuttosto scoscesi anche.

Mi piace contare i gradini. I 9 scalini di pietra incastrati fra gli oleandri e le sassifraghe sono meno battuti, ma pure fanno parte delle passeggiate serali, durante il saluto della buona notte ai respiri delle foglie e dei frutti.

Da lì, inoltre, non c’è un percorso obbligato per ritornare indietro. Percorrendo il pergolato dei kiwi, infatti, attraverso 5 gradini si ridiscende al corridoio sottostante, accolti dalla minuscola coreografia che ricorda il caldo del sud, tra mandarini, limoni, arance, vasi di agavi e una piccola palma che si sta irrobustendo di anno in anno.

Mi piace contare i gradini. Se proprio proprio il desiderio di stendere lo sguardo da una prospettiva più ampia mi assale, ci sono altri 13 gradini, abbarbicati alla roccia e non troppo sicuri, che si spingono all’ultimo piano di quella che fu la costa di un monte glaciale. Lassù il noce si sporge ad inseguire il sole. In questa piazzola si gode il panorama più dolce, che comprende i lunghi corridoi del giardino, il cipresso, la casa e il suo tetto, la tranquilla baia e le sue dormienti abitazioni.

Per contro, per arrivare al corridoio più basso, quello che, per intenderci, contempla la stazione di approdo del battello, occorre scendere gli ultimi 8 gradini di pietra, che con una curva armoniosa si arrestano accanto alla palma che segna l’epoca del mio arrivo.

Mi piace contare i gradini.

Sono parte dei gesti del quotidiano, quando ho la fortuna di fermarmi in modo stanziale durante i mesi estivi.

Mi piace sentire contare i gradini. Non c’è giorno, tranne forse quando la pioggia torrenziale interrompe la percorribilità delle mulattiere, non c’è giorno dicevo che una voce non dica “O cielo, ma quanti sono? Pensa a risalirli!”. E segue una risata, o un trillio di voci, o un sospiro, o una sosta, a seconda dell’età e del numero dei viandanti.

Io sono lì, che dalla finestra aperta ascolto e, talvolta, mi affaccio e informo su ciò che li attende.

Mi piace contare i gradini. Perché anche dove è situato il vero ingresso della casa non esiste strada, ma una lunga scalinata di pietra che dalla strada provinciale porta direttamente giù al ponte, vera attrazione del paese grazie alla vista che offre della cascata che strapiomba dal monte al lago.

Mi piace contare i gradini. Più passano gli anni e più imparo da uomini e donne che lì sono invecchiati che non bisogna affannarsi.

Una volta anche il cuore me lo ha ricordato.

E allora, quando devo salire, conto i gradini. Sono 305. Ma dalla mia porta alla strada se ne scontano 65, quindi sono solo 240 quelli da affrontare.

Dopo i primi 120, dieci metri di piano ti consentono di regolarizzare il respiro e di dosare il tempo per gli altri 120, molto più ripidi dei precedenti, quasi a sfidarti e darti il senso della conquista quando, finalmente, col muscolo dolente, posi il piede sull’asfalto della modernità.

Mi piace contare i gradini. Anno dopo anno mi ricordano il tempo che scivola.

Ma ogni anno è bello contare i gradini che resistono, impavidi, al mio scendere e salire.

baia di coatesa · Camminare in COMO città · contare i passi · DIARIO di Amaltea · GENIUS LOCI · Gradini · Noi · pietre · stare

Camminare per 500 passi … | da Tracce e Sentieri, 2007

Dalla casa sul lago al posteggio occorre camminare per circa 500 passi (di cui 77 scalini).
Nel mese di novembre lassù il sole cala già alle 15 e alle 18 è buio pesto.

Quei passi, calcati nel buio, fanno ancor più riflettere sullo scorrere del tempo.

A metà percorso una breccia nel muro 

fa vedere il disegno della baia.

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili.

76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera che scende a lago.

Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima.

Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano.

Oggi pomeriggio con Lu abbiamo riflettuto su queste parole di Silvia Montefoschi:

“Il problema fondamentale è che nella reale intersoggettività i contenuti su cui i due riflettono insieme sono contenuti che riguardano entrambi. Il punto di partenza implica il concetto che la dinamica dell’uno è uguale alla dinamica dell’altro. Tutte le dinamiche che emergono appartengono ai due e, via via riflettendo scoprono insieme che queste dinamiche appartengono a tutta l’umanità e si passa in un ambito di ricerca filosofica, in cui la dinamica umana coincide con la dinamica dell’essere.

Come si parla di intersoggettività ? non ci si può limitare a dire tu sei un soggetto non sei un oggetto, ma occorre trattare un contenuto comune, perché se ci si limita a trattare i problemi del paziente non è mica intersoggettività. In “al di là del tabù dell’incesto” dico che in gioco deve entrare anche la problematica del soggetto analista. Metterei in evidenza questo problema. Nell’intersoggettività come ne parlo io ciò che emerge è un contenuto universale”

da Intervista a Silvia Montefoschi, a cura di Tullio Tommasi


Camminare per 500 passi, il buio presto, una breccia sulla baia, il tema dell’intersoggettività, una canzone … sono eventi che stanno assieme solo se gli si dà peso ed importanza. Come quando sulla rena di una spiaggia ciottoli, alghe, legni e barattoli formano una figura che appare dotata di significato.
E’ la relazione fra gli oggetti e il soggetto che si può provare a far agire dentro di sè.

ascoltiamo John Foxx & Harold Budd, Here And Now, in Translucence, 2003

Camminare in COMO città · COATESA: frazione di Nesso · contare i passi · MUSICA · sentieri

Camminare per 500 passi …

Dalla casa sul lago al posteggio occorre camminare per circa 500 passi (di cui 77 scalini).
Nel mese di novembre lassù il sole cala già alle 15 e alle 18 è buio pesto.

Quei passi, calcati nel buio, fanno ancor più riflettere sullo scorrere del tempo.

A metà percorso una breccia nel muro fa vedere il disegno della baia.

Oggi pomeriggio con Lu abbiamo riflettuto su queste parole di Silvia Montefoschi:

Il problema fondamentale è che nella reale intersoggettività i contenuti su cui i due riflettono insieme sono contenuti che riguardano entrambi. Il punto di partenza implica il concetto che la dinamica dell’uno è uguale alla dinamica dell’altro. Tutte le dinamiche che emergono appartengono ai due e, via via riflettendo scoprono insieme che queste dinamiche appartengono a tutta l’umanità e si passa in un ambito di ricerca filosofica, in cui la dinamica umana coincide con la dinamica dell’essere.

Come si parla di intersoggettività ? non ci si può limitare a dire tu sei un soggetto non sei un oggetto, ma occorre trattare un contenuto comune, perché se ci si limita a trattare i problemi del paziente non è mica intersoggettività. In “al di là del tabù dell’incesto” dico che in gioco deve entrare anche la problematica del soggetto analista. Metterei in evidenza questo problema. Nell’intersoggettività come ne parlo io ciò che emerge è un contenuto universale.

da  Intervista a Silvia Montefoschi, a cura di Tullio Tommasi

Camminare per 500 passi, il buio presto, una breccia sulla baia, il tema dell’intersoggettività, una canzone … sono eventi che stanno assieme solo se gli si dà peso ed importanza. Come quando sulla rena di una spiaggia ciottoli, alghe, legni e barattoli formano una figura che appare dotata di significato.
E’ la relazione fra gli oggetti e il soggetto che si può provare a far agire dentro di sè.


MONTEFOSCHI SILVIA, FU UNA PIOGGIA DI STELLE SUL MIO VISO(NAPOLI 1952), LABORATORIO RICERCHE EVOL., 1989, p. 70;  MONTEFOSCHI SILVIA, ESSERE NELL’ESSERE, RAFFAELLO CORTINA, 1986, p. 305;  MONTEFOSCHI SILVIA, IL SISTEMA UOMO. Catastrofe e rinnovamento,RAFFAELLO CORTINA, 1985, p. 234;  MONTEFOSCHI SILVIA, C.G JUNG UN PENSIERO IN DIVENIRE, GARZANTI, 1985, p. 226;  MONTEFOSCHI SILVIA ,PSICOANALISI E DIALETTICA DEL REALE, BERTANI EDITORE, 1984, p. 150;  MONTEFOSCHI SILVIA, AL DI LA’ DEL TABU’ DELL’INCESTO. Psicoanalisi e conoscenza, FELTRINELLI, 1982, p. 231;  MONTEFOSCHI SILVIA,DIALETTICA DELL’INCONSCIO, FELTRINELLI, 1980, p. 287;  MONTEFOSCHI SILVIA, OLTRE IL CONFINE DELLA PERSONA, FELTRINELLI, 1979, p. 165;  MONTEFOSCHI SILVIA, L’ UNO E L’ALTRO. Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico, FELTRINELLI, 1977, p. 368 

da: Camminare per 500 passi … | Tracce e Sentieri.

CASA di Coatesa · COATESA: frazione di Nesso · Gatti

I gatti salvano la vita

I gatti salvano la vita.
Ne ho la prova provata.

Nel  1996, a 48 anni, per una serie di circostanze in parte esterne (avere un “capo” cattolico di Comunione e liberazione, che certamente finirà in un girone dantesco del basso inferno) e in parte interne (la mia insopportabilità di avere un “capo”) ho perso il lavoro.
Nello stesso arco di tempo succedeva la stessa cosa a mia moglie. Nel suo caso si trattò di mobbing. Tanto più schifoso in quanto proveniva da una cultura lavorativa che si definiva cooperativa.
La nostra vita era ad una svolta economica. Con qualche riflesso – lieve – anche sulla situazione emotiva e su quella relazionale
Diciamo che fu una estate depressiva.
Ebbene, in quelle settimane, lì fuori nel giardino, vicinissimo alla casa – per chiedere aiuto attraverso un nutrimento sicuro e comodo – Gatta Fulvia partorì 5 gattini. Tutti salvi e, poi, ben cresciuti. E poi ancora andati per i loro destini.

Con un evidentissimo rapporto di causa – effetto (di questo parla la sincronicità) i mesi successivi ci portarono entrambi ad entrare in un’altra fase della vita. O, come direbbe Mark Strand in un’altra vita.
Insomma superammo bene quella crisi. Anzi: molto bene.
Amore e Lavoro, i due pilastri dell’equilibrio psichico di cui ha mirabilmente trattato Sigmund Freud, hanno quasi subito ricominciato a tenere.

I gatti salvano la vita.
Ne ho la prova provata.


COATESA: frazione di Nesso · Strada Regia

L’antica strada regia



Un’antica mappa, rimasta sepolta per secoli negli scaffali dell’Archivio di Stato di Como, ha permesso agli studiosi della locale Società Archeologica di ricostruire il tracciato della mulattiera che alla fine del secolo collegava, lungo le sponde del Lario, Como con Bellagio.

Oggi, dopo un lungo lavoro di restauro, si può percorrere per circa 30 questo gradevole sentiero. Si mantiene a mezzacosta sul lago, fra incantevoli villaggi e boschi frondosi. Non presenta difficoltà ed è ben segnalato. Il servizio di navigazione e l’autolinea costiera consentono azionare a piacimento il percorso senza tornare ogni volta al punto di partenza. La Strada Regia prende le mosse da Brunate, tocca Blevio, Torno e le belle frazioni di Faggeto Lario, fra cui Molina e Palanzo, con il torchio secolare e un masso avello. Dopo Pognana il percorso prende quota per raggiungere i “monti” di Careno, insediamento stagionale. Molto suggestivo il tratto che si percorre fra Nesso e Lezzeno doppiando la Punta della Cavagnola.

Il sentiero si chiude al Ponte del Diavolo, a pochi chilometri da Bellagio.

In Touring Club, Piccole città, borghi e villaggi: Nord, 2007

COATESA: frazione di Nesso · ex filanda

guerra legale per la filanda. Tre esposti in Procura

Nesso, guerra legale per la filanda. Tre esposti in Procura: verificate la regolarità delle concessioni edilizie per la vecchia fabbrica

vai a: http://webstorage.mediaon.it/media/attach/2008/03/CO2109-COMO06.pdf

Argegno · Brienno · gite via lago · Isola Comacina · Lenno · Lezzeno · punta Cavagnola · Zoca de l'Oli

Da Nesso Coatesa a Lenno, via lago, agosto 2007

Pere vedere l’album fotografico premi qui sotto:

Percorso:

  • Brienno
  • Crotto dei Platani
  • Argegno
  • Isola Comacina e Zoca de l’Oli
  • Punta Balbianello
  • Lenno
  • nubi verso Bellagio
  • punta della Cavagnola e ritorno
Blevio · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · gite via lago · Riva di Castello, frazione di Nesso · Villa Pliniana

Da Nesso Coatesa a Como, via lago, agosto 2007

Per vedere l’album fotografico premi qui sotto:

Percorso:

  • Nesso Coatesa
  • Riva di Castello
  • Careno,cave di Careno
  • Villa Pliniana
  • Torno
  • Blevio
  • Villa Trubetzkoji
  • Villa Geno
  • verso il porto di Como e ritorno
Careno · Orrido di Nesso · Strada Regia

Albano Marcarini, LA STRADA REGIA. A piedi da Como-Brunate a Bellagio, Lyasis edizioni, Sondrio 2007, pag. 124

La primavera 2007 si apre con un nuovo titolo che completa, assieme al ‘Viandante’ e alla ‘Regina’, i sentieri costieri del Lago di Como. La ‘Strada Regia’ è la mulattiera che seguiva la sponda orientale del ramo di Como, dal capoluogo fino a Bellagio. Sostituita nei primi anni del Novecento dalla strada rotabile, la Regia è stata riscoperta dagli esperti della Società Archeologica Comense, con il contributo della Comunità Montana del Triangolo Lariano, che hanno rispolverato, prima sulle mappe catastali e poi sul terreno, il vecchio percorso rendendolo agibile. Oggi è possibile ripercorrere il vecchio tracciato per il piacere degli escursionisti con la compagnia fedele di questa guida. Dai belvedere di Brunate alle ‘sette città’ di Blevio, dalle chiese di Torno ai pittoreschi borghi montani di Faggeto, dai ‘monti’ di Careno all’orrido di Nesso, dai boschi di Lezzeno alle ville e agli splendori di Bellagio.Ogni pagina di questo raffinato volumetto è accompagnata da cartografia, foto e acquarelli realizzati dall’autore durante i sopralluoghi effettuati per fornire al lettore la maggior attenzione possibile. L’introduzione è stata curata da Giancarlo Frigerio, studioso della Società Archeologica Comense e da Sergio Tajana sugli aspetti tecnici del recupero di questa via.

Albano Marcarini, La Strada Regia, Lyasis, Sondrio 2007, pag. 124, Euro 14.

marcarini3498marcarini3499

Pubblicato con Flock
COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI

Nesso, frazione Coatesa. Il luogo nel 2007