Il libro racconta il territorio dei Laghi di Brianza e il fiume Lambro in chiave turistica. Non si tratta di una guida tradizionale ma di una guida fotografica composta da “appunti di vista” testuali (approfondimenti personali senza scopo didattico o storico), carrellate di immagini e semplici mappe schematiche (adatte a localizzarli). L’idea del libro è quella di connettere i luoghi con le loro emergenze storiche o paesaggistiche per invitare chi legge a scoprirli di persona e ad approfondirli sulla base di una propria personale visione, come ha fatto l’autrice. L’acqua (in molte delle sue forme), le sue trasformazioni, le sue storie, i suoi riflessi sono il soggetto principale del libro, tanto da evocarne il titolo.
“La Brianza è il paese più delizioso di tutta l’Italia, per la placidezza dei suoi fiumi, per la moltitudine dei suoi laghi, ed offre il rezzo dei boschi, la verdura dei prati, il mormorio delle acque, e quella felice stravaganza che mette la natura né suoi assortimenti”.
(Stendhal, Diario del Viaggio in Brianza, agosto 1818).
“Quale migliore inizio per cominciare un libro fotografico sui Laghi di Brianza che questa citazione? Citazione che mi suggerisce facilmente anche uno splendido slogan, perfetto per raccontare il mio girovagare fotografico alla ricerca di spunti, appunti e dettagli corredati da piccole e grandi storie, tutte da scoprire. Eccolo, facile facile e assonante: Brianza, felice stravaganza. Ma anche: Brianza, felice stra-vacanza, perché qui non manca nulla, anzi ci sono anche gli extra. C’è tutto quanto può rendere meravigliosa la nostra “villeggiatura”.
Erano tempi così. Era la prima metà del XIX secolo, l’Italia non esisteva ancora, e nel Lombardo-Veneto la provincia di Como si estendeva dal Lago Maggiore all’Adda.
Erano tempi duri, di uomini, donne e bambini che, per garantirsi il vitto quotidiano, erano costretti a lavorare fino a quindici ore al giorno e a sopportare sforzi esagerati in ambienti lavorativi malsani.
Attraverso un lavoro minuzioso di documentazione e un’accurata ricerca linguistica, Fabrizio Cartocci cataloga, analizza e ricompone il tessuto lavorativo del Comasco, permettendo al lettore di conoscere approfonditamente le tecniche, le difficoltà e la quotidianità di mestieri nati in un passato remoto (vetrai, cartai, setaioli, cotonieri, conciatori, minatori, fonditori, calcinaroli, torbieri e altri ancora).
Passando per i mestieri di un tempo, Cartocci mette in risalto la morfologia di un intero territorio e riscrive lo schema sociale di un periodo storico complesso, ancora molto lontano dai traguardi raggiunti nella modernità, come il rispetto verso il lavoratore e l’attenzione nei confronti delle categorie più deboli. Perché, nonostante la provincia comasca fosse tra le più sviluppate del Regno Lombardo-Veneto, i suoi abitanti vissero a lungo con due compagne di vita: povertà e malnutrizione.
L’autore
Fabrizio Cartocci si è laureato presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza e in Storia, con specializzazione in storia economica, conseguendo la lode accademica. Studioso dell’economia del Settecento e dell’Ottocento lombardo, ha pubblicato per Dominioni Editore, nel 2014, Cesare Beccaria e l’industria serica comasca e, nel 2018, I lavoratori della seta nella Lombardia austriaca.
Sulla facciata del Duomo di Como fanno bella mostra di sé le statue dei due Plinii, il Vecchio e il Giovane: la loro presenza potrebbe sembrare frutto di una forzatura, essendo loro pagani in mezzo a santi e simboli cristiani, ed è invece l’esito di un percorso lungo e complesso di riscoperta dell’eredità classica e di conquista della modernità culturale e comunicativa.
È un processo che coinvolge con modalità varie e a volte sorprendenti artisti, intellettuali, ecclesiastici, in molti luoghi dell’Italia e dell’Europa intera: Tommaso e Giacomo Rodari, Benedetto e Paolo Giovio, Anton Gioseffo della Torre di Rezzonico, Gianantonio Volpi, Giovan Francesco Bonomi.
La “ricerca” dei Plinii, e di Plinio il Vecchio in particolare, non è infatti solo una questione cittadina ma si riverbera anche sulla cultura rinascimentale e poi moderna nel suo complesso. I due ritratti pliniani sul Duomo sono il riflesso della consapevolezza che il ruolo di Como non è stato marginale.
Alberto Longatti (Como, 1931-2024), è stato giornalista culturale, saggista e storico; ha collaborato con NodoLibri fin dal principio, pubblicando numerosi volumi di tema storico-artistico tra cui ricordiamo Il Teatro Sociale di Como. 1813-2013, Il velario pliniano del Teatro Sociale di Como, Volta poeta.
Fabio Cani (Como, 1955) dal 1975 si occupa di comunicazione, grafica, editoria e ricerca storica. Dal 1980 insieme a Gerardo Monizza ha contribuito alla realizzazione di numerose iniziative editoriali e culturali (libri, mostre, progetti didattici). Le sue pubblicazioni sono dedicate ai temi della storia locale, con una particolare attenzione ai temi della modernità, della società e dell’immagine.