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Centro Storico di Como · Cortesella · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Ristrutturazione del Quartiere La Cortesella a Como, 1938-1946

La Cortesella, un quartiere storico di Como, ha subito significative trasformazioni nel corso del XX secolo, culminate nella sua demolizione tra il 1938 e il 1946. Questo intervento urbanistico è stato motivato da problemi di igiene e degrado, che avevano caratterizzato la zona per decenni. Oggi, la ristrutturazione del quartiere e la sua memoria storica sono oggetto di interesse.

Storia e Demolizione

Originariamente, La Cortesella era un quartiere medievale situato tra i portici di Via Plinio e piazza Cavour. Era noto per le sue botteghe e case, ma anche per la mancanza di igiene e la frequentazione di individui problematici[2][3]. Nel tentativo di risanare l’area, il Comune di Como avviò un piano regolatore nel 1934, che prevedeva la demolizione delle strutture esistenti[5][6]. Il 30 ottobre 1937, il quartiere fu colpito dal “piccone risanatore”, portando alla distruzione totale delle sue abitazioni[2][3].

Progetti di Ristrutturazione

Negli anni recenti, si è iniziato a riflettere sulla memoria della Cortesella e sulla possibilità di ristrutturarne alcuni aspetti. Un esempio è il progetto di ristrutturazione dell’antico palazzo Casa Comanedi, avvenuto nel cuore del quartiere. Questo intervento ha mantenuto elementi architettonici originali come la scala interna in pietra e ha rispettato lo stile locale con facciate austere e armoniose[1]. L’obiettivo era creare un edificio che si integrasse con l’ambiente circostante pur mantenendo una propria identità architettonica.

Riconoscimento della Memoria Storica

Nel 2002, per commemorare la Cortesella, l’artista Nino Lupica realizzò un’opera in ceramica che richiama gli affreschi della chiesa dedicata ai Santi Nazaro e Celso, distrutta durante le demolizioni[2]. Questa iniziativa rappresenta un tentativo di mantenere viva la memoria di un quartiere che ha avuto un ruolo significativo nella storia di Como.

Conclusioni

La ristrutturazione del quartiere La Cortesella non è solo un intervento architettonico; è anche un atto di riconoscimento della sua storia e della sua importanza culturale. Mentre gli edifici moderni si integrano nel tessuto urbano attuale, è fondamentale ricordare le radici storiche che hanno plasmato l’identità di Como.


[1] https://www.odsofficinadellascala.it/la-cortesella-como/
[2] https://www.ilfaggiosullago.it/luoghi/la-cortesella-di-como/
[3] https://oldcomo.altervista.org/la-cortesella-i/
[4] https://coatesa.com/category/como-citta/centro-storico-di-como/cortesella/
[5] https://coatesa.com/2019/02/08/como-la-demolizione-del-quartiere-della-cortesella-1938-1946/
[6] https://www.wearch.eu/giuseppe-terragni-e-la-misura-urbana/
[7] https://maarc.it/opera/progetto-di-ricostruzione-del-quartiere-cortesella-a-como/
[8] https://ecoinformazioni.com/2020/07/24/arci-como-webtv-estate-con-noi-palinsesto-24-luglio-fabio-cani-un-quartiere-scomparso-la-cortesella/

Architettura · Biografie di persone · Camminare in COMO città · COMO città · Palazzi ed edifici · Storia Contemporanea · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Giuseppe Terragni (1904-1943) e la casa del fascio a Como. Scheda biografica e storica

Giuseppe Terragni e il fascismo: un rapporto complesso

Giuseppe Terragni (1904-1943) è una delle figure più emblematiche dell’architettura italiana del Novecento e il suo percorso professionale si intreccia in modo indissolubile con la storia del fascismo. La sua opera e il suo pensiero sono oggetto di un acceso dibattito storiografico, sia per il contributo al Razionalismo italiano sia per il suo coinvolgimento politico e ideologico nel regime.

Adesione e ruolo nel regime fascista

Terragni fu un convinto sostenitore del fascismo, almeno nella prima parte della sua carriera. La sua adesione non fu solo formale: fu fiduciario del Sindacato nazionale fascista architetti e ricevette incarichi di rilievo dal partito, come la progettazione della celebre Casa del Fascio di Como, inaugurata nel 1936 e considerata il manifesto architettonico del Razionalismo italiano54.

La sua visione dell’architettura moderna si intrecciava con l’“esistenza spirituale” fascista, come lui stesso scriveva, vedendo nello spirito nuovo dell’architettura una corrispondenza con la missione rivoluzionaria del regime4.

Architettura tra modernità e ideologia

L’opera di Terragni si distingue per la ricerca di un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra classicismo e funzionalismo, influenzata dalle avanguardie europee ma anche dalla volontà di dare forma a un nuovo ordine architettonico che rispondesse alle esigenze del fascismo5.

La Casa del Fascio di Como, ad esempio, è progettata secondo una rigorosa griglia proporzionale e orientata secondo il cardo e il decumano romani, a simboleggiare la continuità tra la nuova città fascista e l’antica Roma4. Tuttavia, la sua architettura si distingueva dal monumentalismo retorico promosso dal regime negli anni Trenta, rappresentato da architetti come Marcello Piacentini2.

Contraddizioni e distacco dal regime

A partire dalla metà degli anni ’30, il fascismo prese le distanze dal Razionalismo, preferendo uno stile più monumentale e “romaneggiante”2.

Questo portò Terragni e altri architetti razionalisti a una posizione ambivalente: da un lato, la loro opera era utilizzata come simbolo del nuovo ordine, dall’altro veniva marginalizzata rispetto alle nuove linee del regime.

Alcuni studi suggeriscono che Terragni, pur restando ufficialmente vicino al fascismo, abbia assunto atteggiamenti critici o almeno distaccati, come si può leggere nell’interpretazione di alcuni dettagli progettuali della Casa del Fascio e nelle sue lettere private, dove si evidenzia la volontà di aggirare le imposizioni degli organi di partito3.

Il tramonto personale e politico

La parabola personale di Terragni si conclude tragicamente: dopo aver partecipato come ufficiale alla campagna di Russia, ne tornò profondamente segnato, affetto da gravi disturbi psicologici che lo portarono a cure elettroconvulsive e infine alla morte prematura nel 1943, pochi giorni prima della caduta del regime6.

La sua figura rimane emblematica di una generazione di intellettuali e artisti italiani profondamente compromessi con il fascismo, ma anche capaci di produrre opere di grande valore che hanno saputo superare i confini ideologici e temporali65.

Riflessione critica e rivalutazione postuma

Nel dopoguerra, l’opera di Terragni fu inizialmente rimossa o criticata per il suo legame con il fascismo, ma successivamente rivalutata per il contributo innovativo all’architettura moderna.

Critici come Ernesto Nathan Rogers, Bruno Zevi e Peter Eisenman hanno sottolineato come il Razionalismo di Terragni abbia rappresentato una “oasi di verità” in un periodo dominato dalla retorica e dalla monumentalità del regime6.

In sintesi, Giuseppe Terragni fu un architetto profondamente legato al fascismo, sia per convinzione personale sia per ruolo istituzionale, ma la sua opera si colloca in una posizione critica rispetto all’evoluzione stilistica del regime e il suo lascito architettonico continua a essere oggetto di studio e dibattito per la sua complessità e modernità452.

Fonti informative

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Terragni
  2. https://www.domusweb.it/it/movimenti/razionalismo-italiano.html
  3. https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2023/06/24/linfluenza-del-tracciato-romano-di-como-nelle-piante-e-nei-prospetti-della-casa-del-fascio-di-giuseppe-terragni/
  4. https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-terragni_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/
  5. https://www.elledecor.com/it/people/a39513812/giuseppe-terragni/
  6. https://www.ilfoglio.it/terrazzo/2021/08/31/news/la-guerra-dei-terragnez-2844697/
  7. https://www.listonegiordano.com/one/architettura/giuseppe-terragni-luigi-moretti-vite-parallele/
  8. https://www.nazioneindiana.com/2023/10/12/non-ce-lo-meritiamo/
  9. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Terragni/RidottoTerragni_internoFINALE.pdf
  10. https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_del_Fascio_(Como)
  11. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Conferenze/Zagarolo/BIBLIOFRAFIAFIUSEPPETERRAGNISAGGIO.pdf
  12. http://www.riflessionline.it/articoli/2013/2013-09%20set%202013/2013-09%20nr%2049%20-%20Architettura%20-%20terragni.html
  13. https://www.artesvelata.it/casa-fascio-terragni/
  14. https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_del_periodo_fascista
  15. https://www.politesi.polimi.it/handle/10589/108268
  16. https://digilander.libero.it/danipooh/03a.htm
  17. https://www.elledecor.com/it/architettura/a39079042/casa-del-fascio-terragni-architettura-fascista-polemiche/
  18. https://opinionedellacastagna.wordpress.com/2015/01/01/a-como-con-terragni/
  19. https://www.secoloditalia.it/2018/07/il-fascismo-immaginario-e-visionario-del-comasco-giuseppe-terragni-video/
  20. https://www.artefascista.it/terragni_giuseppe__fascismo__architettu.htm

CINEMA e TEATRO · Lugano

Piccolo mondo antico: film del 1941 diretto da Mario Soldati con Alida Valli. Girato in gran parte sulle sponde del Lago di Lugano

Piccolo mondo antico è un film del 1941 diretto da Mario Soldati, considerato uno dei capolavori del cinema italiano del periodo e capostipite del filone “calligrafico” per la sua cura formale e l’attenzione ai dettagli d’epoca. [1, 2, 3]

Caratteristiche Principali

  • Soggetto: Il film è un adattamento fedele dell’omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro, ambientato in Valsolda durante il Risorgimento.
  • Protagonisti: Il cast vede Alida Valli nel ruolo di Luisa Rigey e un esordiente Massimo Serato in quello di Franco Maironi.
  • Ambientazione: Girato in gran parte sulle sponde del Lago di Lugano e negli studi Fert di Torino, il film ricostruisce con precisione le atmosfere della metà del XIX secolo. [1, 2, 4, 5, 6]

Trama in breve

La storia narra del matrimonio segreto tra il nobile Franco Maironi e la popolana Luisa, osteggiato dalla dispotica nonna di lui, la marchesa Orsola.

La loro unione è segnata da profonde tragedie personali, come la morte accidentale della figlia Ombretta, e dalle tensioni politiche della lotta contro l’oppressione austriaca in Lombardia. [4, 7, 8]

Rilevanza Storica e Critica

  • Opposizione al regime: Nonostante sia stato prodotto durante il fascismo, il film è interpretato da molti critici (come riportato da Il Cinema Ritrovato) come un’opera di sottile opposizione, poiché esalta i valori risorgimentali e la lotta per l’indipendenza nazionale.
  • Lancio di Alida Valli: La straordinaria interpretazione dell’attrice la consacrò come la “fidanzata d’Italia” e come una stella di livello internazionale. [2, 9, 10, 11, 12]

Dove vederlo

Il film è disponibile per la visione su piattaforme digitali come RaiPlay e in versioni integrali su YouTube. [13, 14]

fonti informative:

[1] https://it.wikipedia.org

[2] https://ilcinemaritrovato.it

[3] https://www.treccani.it

[4] https://www.longtake.it

[5] https://www.imdb.com

[6] https://www.internetculturale.it

[7] https://www.casadelcinema.it

[8] https://it.wikipedia.org

[9] https://www.facebook.com

[10] https://www.amazon.it

[11] https://www.raffaellieditore.com

[12] https://ilcinemaritrovato.it

[13] https://www.raiplay.it

[14] https://www.youtube.com

BIOGRAFIA, biografie · POLITICA e STORIA

Biografia di Armando Diaz, 1861-1928

Armando Diaz è stato un importante generale italiano, nato a Napoli il 5 dicembre 1861 in una famiglia di militari e magistrati. La sua carriera militare iniziò all’Accademia Militare di Torino nel 1879, e nel 1882 divenne sottotenente di artiglieria. Durante la guerra italo-turca del 1911, Diaz dimostrò le sue capacità di comando, che si consolidarono ulteriormente durante la Prima Guerra Mondiale.

Carriera Militare

Nel novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, succedendo al generale Luigi Cadorna. La sua leadership si rivelò cruciale per riorganizzare le forze italiane e ripristinare il morale delle truppe. Sotto il suo comando, l’esercito italiano bloccò l’avanzata austro-ungarica lungo il fiume Piave e ottenne vittorie decisive nella seconda battaglia del Piave e nella battaglia di Vittorio Veneto nel 1918, segnando la fine della guerra sul fronte italiano[1][3][4].

Grazie ai suoi successi, Diaz fu insignito del titolo di Duca della Vittoria e divenne un eroe nazionale. Dopo la guerra, fu nominato senatore del Regno d’Italia e successivamente ricoprì il ruolo di Ministro della Guerra nel primo governo di Benito Mussolini dal 1922 al 1924[1][5][6].

Ritiro e Eredità

Dopo aver lasciato la politica attiva nel 1924, Diaz si ritirò a vita privata. Morì a Roma il 29 febbraio 1928 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri[1]. La sua figura è ricordata con rispetto in Italia, tanto che numerose strade e piazze portano il suo nome, simbolo della vittoria e della resilienza dell’esercito italiano durante uno dei periodi più difficili della storia nazionale[2][4].

Citations:
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Diaz
[2] https://www.turismofvg.it/it/111495/armando-diaz
[3] https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/diaz-armando-vittorio
[4] https://www.raicultura.it/webdoc/grande-guerra/armando-diaz/index.html
[5] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[6] https://www.cronologia.it/storia/biografie/diaz.htm
[7] https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/articolo/38-52-399/storia-locale/almanacco-storico/5-dicembre-1861

Armando Diaz ha avuto un ruolo cruciale nel fermare l’avanzata austro-ungarica durante la Prima Guerra Mondiale, specialmente dopo la disfatta di Caporetto. Ecco come ha contribuito a questa impresa:

Riorganizzazione dell’Esercito

Dopo la sconfitta di Caporetto nel 1917, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. La sua prima priorità fu quella di riorganizzare le forze italiane, migliorando il morale delle truppe e stabilendo una strategia difensiva efficace lungo il fiume Piave, che divenne il nuovo fronte[1][5].

Difesa Strategica

Diaz ordinò la costruzione di linee difensive lungo il Piave, preparandosi per un attacco austro-ungarico previsto. Durante l’offensiva del 15 giugno 1918, le forze austro-ungariche tentarono di oltrepassare il fiume, ma grazie alla preparazione difensiva e alla determinazione delle truppe italiane, furono sistematicamente respinte[1][2]. Diaz mantenne un comando lucido e ispirò fiducia tra i suoi uomini, coordinando le controffensive italiane che si rivelarono decisive[1].

Vittoria a Vittorio Veneto

La strategia di Diaz culminò nella battaglia di Vittorio Veneto nel mese di ottobre 1918. Qui, l’esercito italiano, supportato da forze alleate, inflisse una sconfitta decisiva alle truppe austro-ungariche. L’operazione coinvolse 51 divisioni italiane e diverse forze alleate contro 73 divisioni nemiche, portando alla capitolazione dell’esercito austro-ungarico e alla richiesta di armistizio[3][4].

Conclusione

Grazie alla sua leadership e alle sue capacità strategiche, Armando Diaz non solo fermò l’avanzata austro-ungarica ma contribuì anche in modo significativo alla vittoria finale dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. La sua capacità di riorganizzare l’esercito e di mantenere alta la motivazione delle truppe è stata fondamentale per il successo italiano sul campo di battaglia.

Citations:
[1] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[2] https://www.turismofvg.it/la-battaglia-del-monte-grappa-novembre-dicembre-1917
[3] https://www.fattiperlastoria.it/armistizio-villa-giusti/
[4] https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php
[5] https://books.openedition.org/aaccademia/4286
[6] https://www.ana.it/lalpino/dal-piave-a-vittorio-veneto-trento-e-trieste4469/

Alberghi (in Como) · STORIA LOCALE E SOCIETA'

il ristorante/albergo S. GOTTARDO nel 1925

NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA'

La borgata di NESSO (lago di Como) , Notizie storiche, religiose e civili di Gaetano Ceruti, 1920

Architettura · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Lanzo · Valle Intelvi

Villa Cirla è una storica villa situata a Lanzo d’Intelvi

Villa Cirla è una storica villa situata a Lanzo d’Intelvi, in Lombardia.

Costruita tra il 1915 e il 1917, la villa è stata progettata dall’architetto milanese Giuseppe Sommaruga per la famiglia Cirla, un’importante famiglia locale legata all’industria dei materiali da costruzione. La villa rappresenta l’ultimo progetto di Sommaruga, completato dai suoi collaboratori dopo la sua morte[2][7][9].

Caratteristiche Architettoniche

Villa Cirla è un esempio significativo dell’architettura residenziale del periodo, con elementi stilistici che riflettono il gusto dell’epoca. La villa è caratterizzata da dettagli decorativi elaborati e da una struttura che si integra armoniosamente nel paesaggio circostante[6][8].

Storia

Originariamente costruita per Giuseppe Morosini nel 1856, Villa Cirla fu acquistata nel 1896 da Sperandio Teodoro Cirla, che ne commissionò il restauro e l’ampliamento[5]. La villa ha quindi un’importante valenza storica e culturale per la comunità locale e per la regione.

Accessibilità

Attualmente, Villa Cirla è parte di un complesso più ampio e può essere visitata, anche se le informazioni specifiche sulla sua accessibilità attuale non sono sempre disponibili. Tuttavia, l’area circostante è generalmente accessibile[1].

In sintesi, Villa Cirla non è solo un importante esempio di architettura storica ma anche un simbolo della storia economica e sociale della zona di Lanzo d’Intelvi.


[1] https://sereniorizzonti.it
[2] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00009/
[3] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00011_R03
[4] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00011/
[5] https://patrimonio.luganocultura.ch/oggetti/3571-il-golfo-del-di-lugano-da-paradiso
[6] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00009_R03
[7] https://www.giuseppesommaruga.org/villa-cirla
[8] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00010_R03
[9] https://xxcoecoinformazioni.files.wordpress.com/2016/07/xxco-212.pdf

L’architetto di Villa Cirla è stato Giuseppe Sommaruga, un importante esponente dell’architettura Liberty in Italia. Sommaruga progettò la villa per Anacleto Cirla, un imprenditore del settore dei materiali da costruzione, tra il 1915 e il 1917[1][3][5]. La villa rappresenta una delle ultime opere di Sommaruga prima della sua morte avvenuta nel 1917.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Sommaruga
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-sommaruga_(Dizionario-Biografico)/
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00009/
[4] https://xxcoecoinformazioni.files.wordpress.com/2016/07/xxco-212.pdf
[5] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/CO260-00009/
[6] https://danielenaselli.altervista.org/la-regina-del-castello-di-pieve/
[7] https://www.palazzodelgigante.com/proprieta/castello-cirla.php
[8] https://www.sempionenews.it/cultura/giuseppe-sommaruga-un-protagonista-del-liberty/

BIOGRAFIA, biografie · Centro Storico di Como · COMO città

L’architetto Antonio Sant’Elia, 1888-1916

Antonio Sant’Elia, nato a Como il 30 aprile 1888, è stato un architetto e pittore italiano, considerato uno dei principali esponenti del Futurismo. La sua carriera, sebbene breve, ha avuto un impatto significativo sulla storia dell’architettura moderna.

Villa Elisi

Una delle sue opere più note è Villa Elisi, situata a San Maurizio sopra Como. Progettata nel 1912 in collaborazione con lo scultore Girolamo Fontana, la villa presenta elementi stilistici ispirati alla Secessione Viennese e al lavoro di Otto Wagner, un importante maestro per Sant’Elia[1][2]. La villa è caratterizzata da un timpano affrescato e da una fusione di stili che riflettono le innovazioni architettoniche del tempo.

Contributi e Visioni

Sant’Elia è famoso per i suoi disegni visionari e per il suo manifesto dell’architettura futurista pubblicato nel 1914. Le sue opere non si limitano alla costruzione fisica, ma includono anche una vasta gamma di progetti e schizzi che delineano una Città Nuova, concepita come una macchina urbana funzionale e moderna[2][3]. I suoi lavori rappresentano edifici industriali, abitazioni e strutture pubbliche, tutti caratterizzati da un forte senso di innovazione e avanguardia[4].

Eredità

Nonostante la sua morte prematura nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, Sant’Elia ha lasciato un’eredità duratura. Le sue idee hanno influenzato architetti successivi, contribuendo alla nascita del razionalismo italiano e ispirando progetti iconici come la Stazione Centrale di Milano[4][5]. Oggi, i suoi disegni sono conservati presso la Pinacoteca civica di Como e continuano a essere studiati per la loro rilevanza storica e culturale[2][3].

In sintesi, Antonio Sant’Elia è una figura centrale nella storia dell’architettura moderna, con la sua Villa Elisi che rappresenta un esempio tangibile della sua visione innovativa e futurista.

Citations:
[1] https://www.elledecor.com/it/people/a20629560/antonio-sant-elia-storia-architetto-futurista/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sant’Elia
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/blog/articoli/333/
[4] https://famigliaartisticamilanese.wordpress.com/2023/07/13/antonio-santelia-architetto-eredita/
[5] https://www.dda.unich.it/sites/st01/files/8_opus_2017_giannantonio.pdf
[6] https://www.visitcomo.eu/it/scoprire/monumenti/monumenti-dal-900/asilo_santelia/
[7] https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/1m030-00173/
[8] https://artsandculture.google.com/asset/step-house-with-external-lifts-antonio-sant-elia/MgGGFyrp-4P85A?hl=it

Antonio Sant’Elia ha realizzato alcuni progetti significativi a Como, nonostante la sua carriera sia stata breve e interrotta dalla sua morte nel 1916. I suoi lavori più noti includono:

Villa Elisi

  • Descrizione: Progettata nel 1911 e completata nel 1912, Villa Elisi si trova a San Maurizio sopra Como, nella località di Brunate. La villa è caratterizzata da un design innovativo e da decorazioni che riflettono l’influenza della Secessione Viennese. Sant’Elia collaborò con lo scultore Girolamo Fontana per il timpano affrescato dell’edificio, che presenta elementi stilistici unici[1][2][5].

Monumento ai Caduti

  • Descrizione: Sebbene non sia stato completato secondo la visione originale di Sant’Elia, il Monumento ai Caduti di Como è ispirato a un suo progetto del 1914, noto come “Torre Faro”. Questo monumento fu realizzato tra il 1931 e il 1933 da altri architetti, tra cui Giuseppe Terragni. L’opera ha suscitato dibattiti poiché il risultato finale si discostava dall’intento commemorativo iniziale di Sant’Elia, trasformando l’idea in un’opera che più assomigliava a una centrale elettrica o a un grattacielo[1][2][3][4].

Visioni della Città Nuova

  • Progetti Utopici: Anche se non realizzati, i disegni di Sant’Elia per la “Città Nuova” rappresentano una parte fondamentale della sua eredità. Questi progetti includevano idee per edifici futuristici, stazioni di treni e aerei, e strutture urbane altamente integrate e meccanizzate. Le sue visioni architettoniche anticipavano molte delle caratteristiche delle città moderne[2][4][5].

In sintesi, i progetti più importanti di Antonio Sant’Elia a Como comprendono la Villa Elisi e il Monumento ai Caduti, insieme alle sue innovative concezioni della città del futuro, che continuano a influenzare l’architettura contemporanea.

Citations:
[1] https://www.villegiardini.it/antonio-santelia-futurista/
[2] https://www.elledecor.com/it/people/a20629560/antonio-sant-elia-storia-architetto-futurista/
[3] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Antonio-SantElia.-Visione-e-regola/
[4] https://www.habitat.confcooperative.it/LINFORMAZIONE/LE-NOTIZIE/ArtMID/482/ArticleID/194/Antonio-Sant%E2%80%99Elia-e-Il-futuro-delle-citt224
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sant’Elia
[6] http://www.arte.it/calendario-arte/como/mostra-antonio-sant-elia-1888-1916-all-origine-del-progetto-33737
[7] https://artsandculture.google.com/story/qAWx1ooQmRAU9g?hl=it
[8] https://www.professionearchitetto.it/mostre/notizie/23371/Antonio-Sant-Elia-All-origine-del-progetto-a-Como-prosegue-la-mostra-dedicata-all-architetto-e-ai-suoi-disegni

COMO città · Ville

Villa PISANI DOSSI (1897-1910), a Como

Villa Pisani Dossi, conosciuta anche come Dosso Pisani, è una storica villa situata a Como, precisamente nella località di Cardina. Questa villa fu costruita tra il 1897 e il 1910 per volere dello scrittore Alberto Carlo Pisani Dossi, una figura di spicco del movimento scapigliato italiano. L’architetto Luigi Conconi progettò la villa, che si distingue per il suo stile architettonico e per la bellezza del contesto naturale circostante.

Caratteristiche della Villa

  • Posizione: La villa si erge su un colle che domina il lago di Como, offrendo una vista panoramica mozzafiato.
  • Architettura: La struttura è caratterizzata da elementi architettonici distintivi che riflettono l’epoca in cui è stata costruita.
  • Giardini: È circondata da un ampio giardino, che contribuisce al fascino del luogo e alla sua atmosfera serena[2][5][6].

Importanza Culturale

Villa Pisani Dossi non è solo un esempio di architettura storica, ma rappresenta anche un importante punto di riferimento culturale. La villa è stata oggetto di interesse per la sua connessione con la letteratura e l’arte, attirando visitatori e studiosi[5][8].

Accessibilità

L’indirizzo della villa è Via Cardina, 36, 22100 Como CO, Italia. È possibile raggiungerla facilmente attraverso un viale che conduce alla proprietà[1][4][7].

In sintesi, Villa Pisani Dossi è un luogo affascinante che combina storia, arte e natura, rendendola una meta ideale per chi visita il Lago di Como.


[1] http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00123/
[2] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00123/
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Dosso_Pisani
[4] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00124/
[5] https://newsletter.rotaryitalia.it/archivio-newsletter/in-visita-al-dosso-pisani-un-viaggio-tra-letteratura-arte-e-architettura/
[6] https://lariusway.com/punti-di-interesse/ville-giardini/como/villa-dossi-pisani/
[7] https://www.cardina.xyz/villa-pisani-dossi.html
[8] https://www.propertyatlakecomo.com/ita/pagina/como-e-dintorni/cosa-visitare-a-como-e-lago/ville-storiche-lago-como/villa-pisani-dossi-como
[9] https://upel.va.it/it/upel-cultura/como/villa-dossi-pisani-cardina

Alberto Carlo Pisani Dossi, noto semplicemente come Carlo Dossi, è stato un importante scrittore, diplomatico e archeologo italiano, nato il 27 marzo 1849 a Zenevredo, in provincia di Pavia, e morto il 17 novembre 1910 a Cardina, Como. Proveniente da una famiglia nobile, Dossi si distinse per il suo contributo alla letteratura italiana e per il suo coinvolgimento nella vita culturale del suo tempo.

Formazione e Carriera

Dossi iniziò a scrivere all’età di sette anni e si unì presto ai circoli letterari milanesi della scapigliatura, un movimento che si opponeva alle convenzioni sociali e artistiche del tempo. Tra i suoi amici più noti vi erano scrittori come Giuseppe Rovani e Emilio Praga[1][2]. La sua opera più celebre, Note azzurre, è un diario che riflette le sue esperienze e osservazioni sulla società dell’epoca, caratterizzato da uno stile ironico e da una prosa ricercata[3].

Attività Diplomatica

Oltre alla scrittura, Dossi ebbe una carriera diplomatica significativa. Servì in vari ruoli nel governo italiano e fu coinvolto in importanti trattative internazionali. La sua esperienza diplomatica si intrecciò con la sua vita personale; sposò Carlotta Borsani nel 1891 e insieme ebbero tre figli[2][4].

Archeologia e Ultimi Anni

Negli ultimi anni della sua vita, Dossi si dedicò all’archeologia, fondando il Museo Pisani Dossi a Corbetta, dove raccolse reperti provenienti da diverse parti del mondo. Inoltre, progettò la sua villa a Cardina, conosciuta come Villa Pisani Dossi, dove trascorse momenti di tranquillità[1][2][5].

Carlo Dossi rimane una figura di spicco nella letteratura italiana per la sua capacità di unire critica sociale e sperimentazione linguistica, lasciando un’eredità duratura nel panorama culturale del suo tempo.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Dossi
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/pisani-dossi-alberto-carlo_(Dizionario-Biografico)/
[3] https://www.treccani.it/enciclopedia/pisani-dossi-alberto-carlo/
[4] https://liberliber.it/autori/autori-d/carlo-dossi-alias-carlo-alberto-pisani-dossi/
[5] https://storygenius.it/2019/08/02/le-due-vite-di-carlo-dossi/
[6] https://www.lelettere.it/libro/9788860878847
[7] https://www.francoangeli.it/Libro/Alberto-Pisani-Dossi-diplomatico.?Id=6074
[8] https://www.garzanti.it/autori/carlo-dossi/