Villa Bagatti Valsecchi si trova a Grandate, in provincia di Como, ed è un’importante residenza storica. Questa villa è conosciuta per la sua architettura elegante e i suoi giardini ben curati.
Storia
La villa fu costruita nel XIX secolo e rappresenta un esempio significativo di architettura neoclassica. È stata progettata per la famiglia Bagatti Valsecchi, una delle famiglie nobili dell’epoca, che ha contribuito alla sua bellezza e alla sua importanza storica.
Architettura e Giardini
La villa è caratterizzata da una facciata imponente e da interni riccamente decorati. I giardini circostanti sono un luogo di relax e bellezza, con una varietà di piante e fiori che offrono uno spazio ideale per passeggiate e eventi all’aperto.
Attività e Eventi
Oggi, Villa Bagatti Valsecchi è spesso utilizzata per eventi culturali, matrimoni e altre celebrazioni. La sua bellezza architettonica e il contesto naturale la rendono una location molto ambita.
In sintesi, Villa Bagatti Valsecchi a Grandate è un tesoro storico che continua a incantare visitatori e residenti con la sua eleganza e il suo fascino senza tempo.
Pier Amato Perretta, nato il 24 febbraio 1885 a Laurenzana, in provincia di Potenza, è stato un magistrato e attivista antifascista italiano. Proveniente da una famiglia con forti ideali patriottici, essendo figlio di un garibaldino, si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli nel 1908, ottenendo il massimo dei voti[2][4].
Carriera e Impegno Politico
Perretta iniziò la sua carriera come uditore giudiziario a Napoli, lavorando successivamente in diverse città italiane, tra cui Locorotondo e Conselve. Nel 1921, fu nominato giudice presso il Tribunale di Como. Durante gli anni ’20, si distinse per le sue posizioni di principio contro le infiltrazioni fasciste nella magistratura e per la difesa dell’autonomia giudiziaria. Nel 1924, presentò un ordine del giorno a favore dell’indipendenza della magistratura durante un’assemblea di magistrati lombardi, un atto che gli costò un trasferimento punitivo a Lanciano l’anno successivo[1][2][3].
Perretta fu anche attivo nel sociale e nella cultura; partecipò alla creazione di cooperative abitative e scrisse su riviste antifasciste. La sua opposizione al regime fascista lo rese un bersaglio per le autorità, che tentarono di silenziarlo attraverso intimidazioni e arresti[1][2].
Resistenza e Morte
Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del regime fascista, Perretta si unì attivamente alla Resistenza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, divenne un importante esponente del movimento partigiano in Lombardia, collaborando con le Brigate Garibaldi. Tuttavia, il 13 novembre 1944 fu catturato dalle SS a Milano. Nonostante fosse gravemente ferito durante la cattura, rifiutò le cure mediche per paura di rivelare informazioni sui suoi compagni partigiani. Morì tre giorni dopo, il 15 novembre 1944, all’ospedale Niguarda[2][3][5].
Eredità
La figura di Pier Amato Perretta è commemorata in diverse iniziative commemorative e istituzioni. A Como è stata intitolata una piazza in suo onore e sono state erette lapidi che ne celebrano il sacrificio per la libertà e la giustizia. La sua vita è un simbolo della resistenza contro l’oppressione e dell’impegno per i valori democratici[2][4][6].
venerdi 8 novembre 2024 alle ore 20.45 vi aspettiamo a Torno, in via de Benzi, 17,per l’interessante opportunità di scoprire il volto nascosto del Duomo di Como. Ѐ la proposta di un percorso di conoscenza e di ricerca, non solo estetica, che potremo fare grazie alle inedite immagini di Carlo Pozzoni pubblicate in un bellissimo libro che ci mostra le bellezze artistiche della nostra Cattedrale attraverso i giochi di luci e ombre che filtrano dalle vetrate.
Le immagini verranno commentate dall’arch. Clemente Tajana e interrogate nei loro significati dal teologo Andrea Stabellini autore dei commenti del testo.
Molte nostre città vantano qualche edificio razionalista, riconoscibile per le forme «pure» e l’uso di cemento armato e vetro. Il razionalismo, durato solo dal 1925 al 1940 e ispirato dalle esperienze del Bauhaus, di Mies van der Rohe, Gropius e Le Corbusier, opera una propria originale rivoluzione estetica: fa scaturire la forma del costruito dalla sua funzione e abolisce ogni decorazione. Il nuovo stile «littorio» e il regime fascista, con le sue grandi opere pubbliche, ne oscurerà le novità e la memoria. L’itinerario muove dalle «piccole capitali» dove il movimento esordisce (Milano, Como, Roma), per raccontare piccoli gioielli anche di provincia, come Tresigallo, Sabaudia, Ivrea, Torviscosa, Cosenza e molti altri poco conosciuti che vanno riscoperti.
Fabio Isman, giornalista e scrittore, è stato per molti anni inviato del «Messaggero». Con il Mulino ha pubblicato «Andare per le città ideali» (2016), «L’Italia dell’arte venduta» (2017), «1938, l’Italia razzista» (2018), «Andare per l’Italia degli intrighi» (2020), «La Roma che non sai» (2023).
INDICE
Lo «spirito nuovo»
1. Prodromi e maestri
Da Sant’Elia a Matté Trucco, a Boccioni
la villa di Marcellise
2. Le «piccole capitali»: Milano
Il Gruppo 7
Pagano e gli uffici di Gualino a Torino
«Casabella» e «Domus»
Persico
Gio Ponti
3. Le «piccole capitali»: Como
Terragni e i suoi capolavori: il Novocomum, la Casa del fascio, l’asilo Sant’Elia
4. Le «piccole capitali»: Roma
Libera, l’E42 e Capri
Pagano e l’Istituto di fisica
Moretti: la Casa delle armi e le Case dei balilla
Mazzoni e la Stazione Termini
gli uffici postali
la piazza dell’Ara Pacis
5. Latina e la rinascita pontina, Torviscosa e Ivrea
Le Poste di Mazzoni, le nuove città, le company towns
6. Forlì e Castrocaro
Due alberghi, uno per il duce, e il Collegio aeronautico
7. Tresigallo, Cesenatico, le colonie di vacanza
La «città metafisica» e gli insediamenti per i ragazzi
8. Firenze, Brindisi, Cosenza, le Case del fascio
La stazione di Michelucci, il monumento al Marinaio, e altro ancora
9. Arborea, Fertilia, Carbonia e le fondazioni sarde
Una scuola elementare, Carbonia e un’idrovora
10. Gli epigoni
Le cattedrali di La Spezia e Taranto, il grattacielo Pirelli a Milano