da sabato 22 a domenica 30 luglio prossimi una singolare mostra delle opere di tre artiste francesi unite da un vincolo di parentela e da un comune desiderio di esprimersi attraverso un linguaggio artistico.
Aude Calemard, Stéphanie Calemard e Juliette Meley
appartengono a una stessa famiglia francese nella quale sono cresciute varie generazioni di artisti.
Stéphanie Calemard propone con successo in Europa e in tutto il mondo le lampade che crea e che ha esposto in varie gallerie. È anche una pittrice e i suoi quadri raccontano la storia di una grande famiglia che ha soprannominato “Family Wax”.
Aude, dopo studi nelle Belle Arti con specializzazione nel design tessile, si è trasferita in Italia, a Como, dove ha maturato 27 anni di esperienza in questo campo. I suoi quadri rappresentano dei paesaggi astratti, ispirati spesso al lago di Como o a “scenari di acqua”. A partire dai suoi quadri, ha creato una nuova collezione di foulard di seta, originale e unica.
Juliette è figlia di Stéphanie; è farmacista di professione e appassionata di pittura. È autodidatta e trae la sua ispirazione principalmente dalle opere dell’artista Jean-Michel Basquiat.
La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 15.00 alle 19.00. Vernissage: sabato 22 luglio 2023, ore 18.00.
Ho imparato molto attraverso questa curatissima ricerca, perché ci sono diversi criteri di apprendimento.
C’è il profilo socioculturale e storico. I trasferimenti a Milano per la sua formazione. E’ interessantissimo apprendere che anche in quei decenni (fine ottocento e primi novecento) Milano fosse un luogo di tale intensa formazione professionale e che i legami di rete Lanzo-Milano fosse così forte.
C’è la “migrazione culturale”: gli spostamenti in Svizzera e a Parigi. Anche qui sono stato ammirato da queste impegnative scelte di vita. Tutte decisamente sostenute dal desiderio di esprimere la personalità di Vittorio Novi.
C’è il “Siam” (oggi Thailandia). Ho potuto comprendere (ed è stata…
Il volume è stato pensato in occasione del centenario della nascita di Eli Riva. 172 pagine, oltre 200 immagini a colori, un indice ragionato delle opere e due mappe visive aiutano a orientarsi nella variegata geografia del pensiero artistico di Riva, alla scoperta di tutte le opere raggiungibili in Como e dintorni. La pubblicazione considera infatti i “segni” lasciati da Eli Riva nel territorio, essenzialmente comasco, ma con linee di percorso divaganti che arrivano, ad esempio, fino alla montagna di Cima di Castello, alle sponde del lago, in territorio elvetico o all’ospedale di Limbiate. Se l’arte sacra costituiva per Eli Riva una vera e propria vocazione, molti sono stati i suoi apporti anche in campo secolare: fra tutti quelli che risaltano nelle pagine del libro, ricordiamo qui soltanto la sua “filosofia della piazza”, il progetto con cui Riva nel 1975 vinse il concorso (mai realizzato) per la sistemazione dell’eterna incompiuta piazza Cavour.
Maestro della scultura, Eli Riva è considerato l’ultimo erede dei “magistri cumacini” per quel suo scalpellare “a taglio diretto” nel marmo come i marmorini antichi, come gli scalpellini delle valli lombarde, e sempre senza modelli preparatori. Attivo fin dall’adolescenza in diversi campi dell’arte, ha consegnato al territorio un’enorme eredità di opere, studi e progetti.
Il libro – che completa la ricostruzione storico-stilistica dell’artista, aggiungendosi al volume scritto in occasione della grande mostra “Eli Riva. Tradizione e modernità”, realizzata a Villa Olmo nel 2015 – nasce su impulso e iniziativa di Associazione Eli Riva.
Oltre ai testi di Enza Coratolo e Giovanna Riva, si trovano contributi di Paolo Aquilini, Paolo Biscotti, Alessandra Bonfanti, Pietro Boyl di Putifigari, Valentino Carboncini, Guerrino Mattei e Rossano Nistri.
PRESENTAZIONE DEL LIBRO Il gatto di Rembrandt di Alberto Brambilla, venerdì 26 maggio, ore 18.00, Via Borgovico 163, Como. l’autore dialogherà con Luigi CavadiniThe Art Company Como
“Venezia, Museo Correr, la luce azzurra che entra dalle finestre.Uno studioso è chino su delle carte che lo porteranno lontano.In particolare a Becàncon, città geometrica e misterica che percorrea lungo con l’ingenuità vigile d’un flàneur. La folgorazione giungeràda un piccolo di Rembrandt, sepolto nei magazzini del Musée des Beaux-Artdella città francese. Sarà un enigma da decifrare, saranno storie da dipanare.Il gatto di Rembrandt è un testo che mescola in maniera originalissima narrazione ed erudizione, trame misteriose e sottile ironia” Alberto Brambilla, storico dell’arte mancato è artista in proprio tanto sottile da sfiorare l’inesistenza. Laureatosi in Filologia medievale e umanistica con Giuseppe Billanovich, è di professione storico della cultura otto-novecentesca. È membro dell’Elci della Sorbona e fa parte del comitato scientifico dell’Edizione nazionale delle opere di Carducci. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Viola come il sangue (Limina, 1998, premio Coni).