Fuoco

Fuoco, da Eraclito a Tiziano, da Previti a Plessi, Mostra a Palazzo Reale, Milano

Dopo il successo della mostra “Anima dell’acqua”, ospitata nel 2009 al Palazzo Reale di Milano, l’esplorazione dei quattro elementi attraverso la rappresentazione artistica proposta dalla Fondazione DNArt, continua fino al 6 giugno con la mostra “Fuoco, da Eraclito a Tiziano, da Previti a Plessi”.

Ad essere preso in esame è l’elemento che forse più andato ad influenzare l’immaginazione dell’uomo, sin dalle origini acquistando un’importanza simbolica e sacrale che ha accompagnato il percorso della civilizzazione stessa. Attraverso l’esposizione di reperti archeologici, dipinti, sculture ed installazioni contemporanee si scava dunque nel patrimonio mitico dell’uomo rintracciando  orme antiche che riconducono alla più profonda sensibilità umana. Curato da Elena Fontanella, Cosimo Damiano Fonseca e Claudio Strinati, il percorso si dipana tra veri e propri capolavori, si parte da reperti greci e romani, si arriva a Boecklin (Prometheus), Previati (Il Carro del Sole), Vasari (La fucina di Vulcano), Burri (Combustione), Cranach (San Giorgio e il drago), Canova (Vestale). Il tutto diviso in undici sezioni tematiche che evidenziano il valore simbolico  e culturale del fuoco, affrontando la cosmologia e il divino, la dualità e la  distruzione, la purificazione, l’iniziazione, la fecondità, l’inconscio, la fiaba, e i  nuovi miti.

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GEOPOLIS 2010 – XI edizione: Abitare bene la Terra: ecosistemi, territori, paesaggi, 5 incontri di studio alla Confindustria di Como, Via Raimondi 1

FEB25

GEOPOLIS 2010 – XI edizione: Abitare bene la Terra: ecosistemi, territori, paesaggi

17:3019:00, Confindustria Como, Via Raimondi 1.
Il dipartimento Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como in collaborazione con il Gruppo Giovani Industriali di Confindustria Como e l’USP di Como organizza il ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010 LINEE d’ORIZZONTE della STORIA CONTEMPORANEA XI EDIZIONE: ABITARE BENE LA TERRA ECOSISTEMI, TERRITORI, PAESAGGI. Primo incontro: Economie socialmente ed ecologicamente sostenibili. Le aree marginali. Prof Dipak Pant docente di sistemi economici comparati e antropologia applicata Università Carlo Cattaneo (LIUC) Castellanza
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MAR04

GEOPOLIS 2010 – XI edizione: Abitare bene la Terra: ecosistemi, territori, paesaggi

17:3019:00, Confindustria Como, Via Raimondi 1.
Il dipartimento Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como in collaborazione con il Gruppo Giovani Industriali di Confindustria Como e l’USP di Como organizza il ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010 LINEE d’ORIZZONTE della STORIA CONTEMPORANEA XI EDIZIONE: ABITARE BENE LA TERRA ECOSISTEMI, TERRITORI, PAESAGGI. Secondo incontro: Paesaggio. Riscoprire il senso dell’abitare. Dott. Davide Cinalli Università di Pavia, Associazione Terraceleste
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MAR11

GEOPOLIS 2010 – XI edizione: Abitare bene la Terra: ecosistemi, territori, paesaggi

17:3019:00, Confindustria Como, Via Raimondi 1.
Il dipartimento Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como in collaborazione con il Gruppo Giovani Industriali di Confindustria Como e l’USP di Como organizza il ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010 LINEE d’ORIZZONTE della STORIA CONTEMPORANEA XI EDIZIONE: ABITARE BENE LA TERRA ECOSISTEMI, TERRITORI, PAESAGGI. Terzo incontro: Saper vedere il Paesaggio. Quante cose non vediamo. Arch. Darko Pandakovic docente di Architettura del Paesaggio – Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano Ing. Alberto Mazzucchelli Studio Associato MPM, Morazzone (VA) Arch. Paolo Vimercati Grimshaw Architects, Londra (UK)
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MAR18

GEOPOLIS 2010 – XI edizione: Abitare bene la Terra: ecosistemi, territori, paesaggi

17:3019:00, Confindustria Como, Via Raimondi 1.
Il dipartimento Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como in collaborazione con il Gruppo Giovani Industriali di Confindustria Como e l’USP di Como organizza il ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010 LINEE d’ORIZZONTE della STORIA CONTEMPORANEA XI EDIZIONE: ABITARE BENE LA TERRA ECOSISTEMI, TERRITORI, PAESAGGI. Quarto incontro: Bioeconomia e capitalismo cognitivo. Nuovi modelli economici nel mondo globalizzato. Prof. Andrea Maria Fumagalli docente di economia politica -Università di Pavia; docente di Teorie economiche alternative- Università Bocconi di Milano
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MAR25

GEOPOLIS 2010 – XI edizione: Abitare bene la Terra: ecosistemi, territori, paesaggi

17:3019:00, Confindustria Como, Via Raimondi 1.
Il dipartimento Storia e Filosofia del Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como in collaborazione con il Gruppo Giovani Industriali di Confindustria Como e l’USP di Como organizza il ciclo di conferenze GEOPOLIS 2010 LINEE d’ORIZZONTE della STORIA CONTEMPORANEA XI EDIZIONE: ABITARE BENE LA TERRA ECOSISTEMI, TERRITORI, PAESAGGI. Quinto incontro: Fotovoltaico alla portata di tutti: casi pratici in ambito civile ed industriale. Testimonianza aziendale: il caso Bellotti SpA. Ing. Marco Toppi Alter Eco srl Dott.ssa Valentina Bellotti Giovane Imprenditrice
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Il clima lacustre, 7 agosto 2009

Entrando in Italia dall’Europa centrale, dopo aver superate le Alpi e percorse le valli che conducono alla pianura si presenta all’improvviso alla vista di chi viaggia un paesaggio ed una vege­tazione che si distaccano nettamente dall’ambiente circostante che ha, o le caratteristiche di alta montagna della catena alpina, o quelle decisamente continentali e di pianura della regione padana. Il paesaggio è assai vario e ridente, la vegetazione appare lussu­reggiante e molto ricca di colori vivaci per la presenza di numerose varietà di alberi, di erbe e di fiori che di solito crescono in regioni molto più meridionali. E’ questa la regione insubrica o lacustre prealpina che si estende senza soluzione di continuità dal lago d’Orta al lago di Garda con caratteri fondamentalmente mediterra­nei pur non facendo parte di questa regione, in quanto si inter­pongono ad essa la pianura padana e gli Appennini.

Soprattutto la vegetazione dà questa netta impronta meridiona­le alla regione. Qui crescono rigogliose, accanto ai tipici esemplari della flora mediterranea, anche piante e fiori di origine sub­tropicale.

Nei lussureggianti giardini, nei prati, sui pendii, sulle rocce cre­scono spontanei o vi sono coltivati i cipressi,

gli ulivi, i lauri, i laurocerasi, i rododendri, le palme, gli oleandri,

le magnolie, i limoni, gli aranci, i cedri,

le camelie, le azalee,

le agavi, il rosma­rino, la valeriana

 

I vigneti si estendono lungo i pendii esposti a mezzogiorno fino ad una altitudine di m 700-800.

Questa flora così varia e ricca è legata alla favorevole condizio­ne climatica della regione che a sua volta è la conseguenza diretta della presenza di numerosi laghi che si sono andati formando nei profondi solchi lasciati dagli antichi ghiacciai dell’era quaternaria. Essi sono situati in strette valli o luminose conche, in genere di forma stretta e allungata con orientamento da nord a sud. Procedendo da occidente si incontrano i laghi d’Orta, Maggiore, Varese, Lugano, Como, Iseo, Garda. Fra questi di maggiore super­ficie sono posti altri piccoli laghi: Comabbio, Monate, Alserio, Pusiano, Annone, Segrino, Endine, Idro, Ledro.

Come già si è detto il clima particolarmente favorevole di que­ste regioni è legato in gran parte alle caratteristiche termiche dei bacini lacuali. E’ noto come una massa d’acqua nei confronti del­l’aria e del suolo tende a scaldarsi e a raffreddarsi più lentamente, in quanto possiede una maggiore inerzia nei loro confronti; per cui tenderà nei mesi freddi e di notte a cedere calore a causa della temperatura più alta, attenuando così i rigori dell’inverno e l’abbassamento notturno della temperatura e d’altro canto tem­perando la calura dei mesi estivi e delle ore più afose del giorno poiché ha una temperatura più bassa dell’aria e del suolo circostan­ti. E’ ovvio che quanto più vasta sarà la superficie dello specchio lacustre e maggiore la sua profondità, tanto più spiccata si espli­cherà l’azione termostatica del lago. Infatti si è constatato che la temperatura di superficie segue le variazioni termiche giornaliere ed annue dell’aria, mentre nei bacini la cui profondità supera i m 10 le caratteristiche termiche dell’acqua assumono stabilità, per cui in estate si ha uno strato superficiale che subisce variazioni tra giorno e notte (nettamente inferiori però a quelle dell’aria), uno stadio intermedio in cui la temperatura discende rapidamente procedendo verso il basso ed uno strato profondo in cui la tempe­ratura si mantiene costante sui 4°-5°; nell’inverno invece la tempe­ratura nella parte più superficiale oscilla di alcuni gradi sopra lo 0° di solito tra 5° e 10°, mentre procedendo verso il fondo la temperatura gradualmente diminuisce.

Dei laghi prealpini i più vasti sono nell’ordine: il Garda Kmq 370, il Maggiore Kmq 212, quello di Como Kmq 146; le maggiori profondità si rilevano in quello di Como m 410 (media (profondità m 154,5), nel Maggiore m 372 (media m 175,4), nel | Garda m 346 (media m 136,1). Sono appunto questi laghi che in­fluenzano una vasta area attorno, in quanto è possibile osservare dal rilievo delle condizioni climatiche e della flora che vengono inte­ressate dall’azione equilibratrice lacustre non solo le zone finitime rivierasche, ma anche estese plaghe situate sulle pendici dei rilievi collinari e montagnosi che circondano gli specchi lacustri anche a decine di Km da essi. L’evaporazione costante della superficie del lago comporta un grado di umidità più elevato in confronto alle regioni vicine che tende a mantenersi piuttosto uniforme.

Comune a tutti i laghi prealpini è la presenza di un regolare regime di brezze che spirano al primo mattino da nord e nel tardo mattino fino a sera da sud, variamente chiamate (inverna, breva, ora da nord; tramontana, tivano, vet, sover da sud) che contribuiscono a mitigare la calura nell’estate ed a favorire un costante ricam­bio d’aria che mantiene l’atmosfera tersa e priva di vapori e nebbie.

Oltre a quelli che concorrono a formare la regione lacustre prealpina od insubrica, numerosissimi altri laghi si trovano disse­minati sul territorio italiano, di origine e caratteristiche diverse: alpini, morenici, intravallivi, alluvionali, carsici, di sbarramento na­turale (frane) od artificiale, vulcanici. L’Italia viene subito dopo la regione Scandinava e la Svizzera per patrimonio lacustre in Europa. Nella sola regione Trentino-Alto Adige se ne contano ben 600. Dal punto di” vista climatico, però, ben pochi hanno un ruolo di rilievo possedendo superfici molto ridotte e profondità modeste. Fanno eccezione il Trasimeno, di natura intervalliva, assai vasto (Kmq 128) ma poco profondo (media m 7) e quello di Bolsena di origine vulcanica (Kmq 214 e profondità media m 77,9).

Il clima lacustre è caratterizzato soprattutto dal costante com­portamento delle sue componenti meteorologiche che presentano sempre modeste oscillazioni e variazioni. Questo clima ha inverni notevolmente più miti ed estati meno calde rispetto a quanto è possibile riscontrare in regioni finitime di pari altitudine e latitudine. La temperatura media annua è più elevata, l’escursione giornaliera più ridotta, l’escursione termica inferiore ai 14°. Per quanto si riferisce specificatamente alla regione lacustre prealpina la nuvolosità è più ridotta: 35-40% di cielo coperto annuale rispetto ai 45-50% della regione padana; 20-25 giorni di gelo all’anno (temperatura sotto 0°) contro i 50-100 della regione padana.

Abbiamo visto come i nostri laghi godano di un clima ideale, stabile e dolce le cui proprietà ritempratrici e salutari erano note già in tempi remoti. Ne fanno testimonianza le sontuose ville ed i grandiosi alberghi che sorgono in ombrosi parchi ed eleganti giardini lungo le rive e le pendici collinari in una suggestiva cornice di monti.

Soprattutto nell’800 e negli anni che precedettero la prima guerra mondiale il soggiorno al lago raggiunse il massimo del suo splendore, ed i laghi prealpini furono meta della migliore borghesia d’Europa che amava trascorrere giorni sereni in un clima disten­sivo e riposante. Scrittoli” e poeti illustri descrissero e cantarono le bellezze di questi ridenti paesaggi; basti ricordare Manzoni, Parini, Stoppani, Carducci, Fogazzaro, Goethe, Stendhal.

Negli ultimi anni la moda sempre più diffusa della villeg­giatura al mare od in montagna, dei soggiorni invernali per cura in località marine, dei viaggi durante le vacanze con de­stinazioni anche lontane e con brevi soste nelle località toccate, ha fatto dimenticare immeritatamente a molti i pregi e le virtù del clima di lago. Oggi i nostri laghi sono essenzialmente meta in primavera ed estate di escursioni festive dalle città vicine o di brevi soste di turisti stranieri durante il viaggio da nord verso località soprattutto marine della nostra penisola. Si assiste dunque al fenomeno del lago che è « passato di moda » in special modo tra i giovani, mentre, con il diffondersi del benessere, sempre più vaste masse di cittadini si muovono per diporto e per cura verso località climatiche marine o montane. Di tutto ciò buona parte di colpa sta nelle autorità, negli enti, negli operatori econo­mici delle località lacuali che non hanno potuto adeguarsi alla .moderna, incessante, capillare propaganda turistica per mantenere sempre vivo nelle masse l’interesse a visitare e soggiornare al lago. Le località lacustri infatti, per le bellezze naturali che offrono, si prestano ottimamente a soggiorni di riposo e di svago che nulla hanno da perdere nei confronti di quelli oggi più celebrati della montagna e del mare. Oltre alla possibilità di godere delle ‘ attività sportive proprie del mare (bagni, pesca, vela, motonau­tica, sci d’acqua) e, per la presenza di rilievi collinari e montani lun­go le sponde lacustri, della vita salutare all’aria aperta, il turista in molte stazioni climatiche, specie dei nostri maggiori laghi, ha a disposizione una attrezzatura ricettiva e di svago moderna, effi­ciente e molto varia.

Già si è detto delle caratteristiche fondamentali del clima lacu­stre: temperatura stabile e decisamente più mite in confronto alla latitudine in cui il lago è situato, umidità più alta e costante, regime regolare di brezze che permettono di godere di inverni brevi e miti, di primavere precoci, di estati temperate e ventilate, di autunni protratti e tiepidi. A queste peculiarità generali natu­ralmente si sovrappongono quelle locali, legate alla posizione topo­grafica delle varie località. Si hanno così zone lacustri che, presen­tando specifici e favorevoli caratteri meteorologici ed ecologici, svolgono la funzione, specie in inverno, di stazioni climatiche specializzate. Basti ricordare, ad esempio, la Tremezzina sul lago di Como, la zona di Pallanza sul lago Maggiore, la Riviera di Gardone e la conca di Ala sul lago di Garda.

Climatoterapia lacustre

Assai vario è il capitolo delle indicazioni terapeutiche del clima di lago; esso comprende numerose affezioni specie del bambino e delle persone anziane. In generale al soggiorno sul lago si ricorrerà ogni qualvolta un soggetto malato che necessiti di un cambiamento di clima non possa sopportare per i caratteri della stessa affezione o per la presenza di complicanze che ne peggiorino il quadro clinico, un clima che agisca in maniera eccessivamente stimolante come accade spesso con quelli di montagna e di mare. Il clima di lago si comporta essenzialmente come quello di collina con in più una spiccata azione sedativa ed equilibratrice. Ecco perchè nei pazienti affetti da distonie neurovegetative, nevrosi d’ansia, nei bambini eretistici, nelle insonnie ribelli, il clima di lago svolge una favorevole e duratura azione terapeutica.

Anche le manifestazioni della menopausa, caratterizzate da no­tevole eretismo, insonnia, vampe di calore al viso, palpitazioni cardiache, sbalzi repentini della pressione arteriosa, ottengono da questo clima buoni risultati.

Fra le indicazioni più importanti sono le affezioni cardiovasco­lari: ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, arteriopatie obliteranti, angina pectoris e coronarosclerosi, cardiopatie mal compensate, esi­ti di infarto; il diabete male equilibrato specie se accompagnato da complicanze cardiovascolari; le malattie renali croniche, anche con segni di insufficienza renale, e gli esiti di glomerulonefriti acute. Tutte le malattie osteoarticolari si giovano del clima lacustre; fra esse ricorderemo in particolare le forme reumatiche, anche nella fase di riattivazione e così pure quando sono accompagnate da complicanze cardiache.

Ottimi risultati si raggiungono nel trattamento delle affezioni respiratorie, specie nei soggetti anziani: bronchiti croniche, enfi­sema polmonare, esiti di polmoniti e broncopolmoniti. In queste forme il soggiorno sarà particolarmente indicato nell’inverno.

Naturalmente il clima di lago si adatta in qualsiasi stagione per trascorrere una proficua e ritemprante convalescenza dopo inter­venti chirurgici importanti o malattie gravi e debilitanti, soprat­tutto nei bambini e nelle persone anziane e nei soggetti che, per le condizioni generali scadute, potrebbero avere un danno da climi troppo stimolanti e traumatizzanti per l’organismo malato.

Ricorderemo infine come il clima di lago abbia sempre avuto ampie indicazioni nel campo della terapia della tubercolosi sia polmonare che extrapolmonare (polisierositi, forme osteoartico-lari, genito-urinarie, cutanee) e negli esiti di interventi chirurgici per forme specifiche, utilizzando, quando il caso lo richieda, l’elio­terapia. Anche le forme polmonari di tipo essudativo in fase di attività evolutiva ed i casi con lesioni ulcerative che presentano controindicazioni alla climatoterapia montana e marina, trovano invece nel soggiorno al lago, in appositi ospedali sanatoriali, la possibilità d’integrare validamente la terapia medica.

Da: Franceschetti L., Visintini O., Mare, monti, laghi: indicazioni per una scelta, Università degli studi di Milano – Centro ricerche di bioclimatologia medica, 1970, pagg. 40-49

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Careno · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · pietre · Storia e Economia

Lago di Como: IL TERRITORIO E LE PIETRE, Tratto da: Antiche cave di Como, Varese, Cantone ticino, a cura di Andrea Balzarini, Fabio Cani, Alberto Zerbini, Società Archeologica Comense, Comune di Como, 2001, pagg. 4, 27-28

 

Nel territorio insubrico numerosi sono i luoghi in cui in passato erano attive cave di materiale da costruzione.

Come dappertutto, in età preindustriale, si faceva di necessità virtù: recuperando in luogo tutto quello che si poteva, specie se questi materiali erano voluminosi e pesanti e quindi difficili (e costosi) da trasportare. La notevole varietà geologica e morfologica del territorio prealpino tra Lago Maggiore, Lago di Lugano e Lago di Como, mise a disposizione dei costruttori un ampio ventaglio di pietre e marmi, così che l’estrazione e la lavorazione dei materiali di cava fu a lungo uno dei mestieri tradizionali della zona.

Oggi molte di queste cave non sono più in attività. Molte sono letteralmente scomparse, riassorbite dalla natura o – più spesso – cancellate dall’espansione edilizia. Di alcune si hanno solo imprecisabili notizie storiche. Altre sono addirittura avvolte nel mito o nel mistero.

L’indagine sulle antiche cave del territorio insubrico ha messo in luce che nell’attuale provincia di Como in almeno 20 comuni erano presenti luoghi di estrazione, nell’attuale provincia di Varese in almeno 23 comuni, nel Cantone Ticino in non meno di 81. A questa notevole quantità di testimonianze corrisponde un’altrettanto ampia varietà di qualità.

Nel territorio si cavavano e si lavoravano:

marmi: a Musso (bianco), a Varenna (nero), a Peccia;

graniti: a S. Fedelino e in molti luoghi del Ticino;

pietre, a volte chiamate “marmi”: ad Arzo, a Viggiù;

la pietra calcarea di Moltrasio, diffusa in molti luoghi lungo le sponde del Lario e nel Cantone Ticino;

la pietra molerà: presso Como, in Ticino e in provincia di Varese;

porfidi: in provincia di Varese e in Cantone Ticino;

il tufo lombardo: presso il Lario, in Valle Intelvi, a Ganna, nel Mendrisiotto e presso il Ceresio;

trovanti, diffusi in modo sporadico in tutto il territorio insubrico;

ceppo: lungo i corsi d’acqua (Adda, Olona, Seveso, Lambro);

alabastro: sul Monte Bisbino, in Valle Intelvi, a Induno Olona.

La pietra di Moltrasio

I più famoso e più usato materiale da costruzione della zona insubrica è noto come “pietra di Moltrasio”, forse perché, come riportato dalle credenze popolari pur in assenza di documenti, lì ebbe inizio la pratica di cavare e lavorare questa pietra. Ma altri toponimi indicano l’importanza delle cave: Carate (“Car – ate” significherebbe in celtico “luogo della pietra”), Cavadino (frazione dello stesso comune) o Careno (sulla sponda opposta del lago).

La zona fra il Lario e il Ceresio, in Italia come nel Cantone Ticino, è disseminata di luoghi nei quali si aprivano cave di pietra di Moltrasio. La formazione rocciosa di questo calcare selcifero presenta un ampio areale, che interessa le due rive del ramo comasco del Lario per parecchi chilometri: in quella occidentale, dai pressi di Como, seguendo il versante italiano del Monte Bisbino, affiora fin oltre Argegno, in quella orientale fino a Lezzeno.

Le cave sono quindi concentrate da una parte nell’immediato retroterra di Moltrasio e di Carate Urio (dove esistevano svariate cave ora abbandonate lungo la mulattiera per i Monti di Carate), dall’altra a livello del lago soprattutto nei pressi di Faggeto Lario, Pognana, Careno di Nesso. Altre cave sono localizzate in Valle Intelvi (Blessagno, Schignano, Lanzo ecc.) e sul versante svizzero della zona montagnosa fra Bisbino e Generoso, a Salorino, Castagnola, Morbio Inferiore, Sagno, Brè, Bruzella, Castel San Pietro, Gandria.

Le uniche cave tuttora in attività sono quelle di Careno e di Faggeto. Notizie geologiche e petrografiche

“Pietra di Moltrasio” è il termine con cui gli studiosi del secolo scorso denominarono quel grande complesso di calcare selcifero che occupa la zona compresa tra il Luganese e l’Alta Brianza.

È formato da calcari silicei di colore grigio scuro, leggermente bituminosi con intervalli calcarenitici e frequenti noduli o liste di selce nera. La stratificazione è ben sviluppata e marcata e gli strati hanno spessori che variano da meno di un centimetro sino a un metro.

Il comportamento meccanico della roccia è influenzato anche dallo stato di degrado della pietra. Il materiale sottoposto a prove di resistenza a compressione e a flessione indiretta non presenta, all’osservazione visiva, alcuna deformazione. Le pietre impiegate nelle costruzioni, oltre a presentarsi spesso alterate nel colore (soleggiabilità), sono a volte tanto degradate da consentirne il distacco in scaglie.

L’Impiego della pietra

Sin dall’Età Romana è documentato l’impiego a Como della pietra di Moltrasio come materiale da costruzione per opere di pavimentazione stradale realizzate in lastre quadrangolari e per la cinta muraria di età cesariana.

La lavorazione della pietra rivestiva un ruolo determinante nell’economia locale: questo

è riscontrabile sin dal trecento, le plodas (o piode, o piotte) avevano un valore estrinseco,

rapportabile alla moneta corrente d’allora. Le piode sono lastre sottili di color grigio

scuro utilizzate per le coperture degli edifici in tutta l’area lariana e ticinese.

Le prime testimonianze che attestano l’impiego del “Moltrasio” in un’opera architettonica

di rilievo, la Fabbrica del Duomo di Como, risalgono al periodo 1482-85.

La pietra moltrasina veniva utilizzata anche per produrre calce.

‘ La diffusione ottocentesca delle cave

Preziose indicazioni sulla localizzazione delle cave antiche, attualmente abbandonate, sono riportate nelle guide ottocentesche.

A Carate Urio l’estesa zona estrattiva si sviluppò a mezza costa sfruttando il pendio montuoso. Caratteristici del luogo sono i cosiddetti garuf (ovvero accumulo di pietre), che indicano la presenza di terrapieni realizzati con il materiale di scarto dell’escavazione. La localizzazione delle cave caratesi, tutt’ora difficilmente raggiungibili, deve essere stata determinata dalla presenza di una roccia facilmente lavorabile, dalle stratificazioni regolari e frequenti.

Interessanti notizie riguardanti cave un tempo aperte in Valle Intelvi sono contenute nel manoscritto di U. Bellini La Valle Intelvi. Note geografiche e storiche del 1898: “Quanto alle industrie minerarie diremo essere in esercizio nella valle (…) due cave di pietra da costruzione nel comune di Claino (presso il lago di Lugano) e una in quello di Cerano, oltre a parecchie altre estemporanee in varie località della valle, le quali vengono occasionalmente fruite dai singoli proprietari o da questi concesse ad altri in temporaneo esercizio”.

Lungo la sponda orientale del Lario, all’altezza dell’attuale strada statale, si vedono le uniche cave ancora attive: il “Catozz” di Careno e la “Pliniana” di Faggeto. Entrambe si sono sviluppate nel secondo dopoguerra in seguito alla diffusione dei mezzi di trasporto su gomma. In quel periodo devono essere state chiuse le sottostanti cave lungo il lago (“Verdura”, “Mulesel” e “Corno”), nelle quali il trasporto delle pietre avveniva tramite le gondole e i comballi.

Tratto da: Antiche cave di Como, Varese, Cantone ticino, a cura di Andrea Balzarini, Fabio Cani, Alberto Zerbini, Società Archeologica Comense, Comune di Como, 2001, pagg. 4, 27-28

Vedi anche:

Acqua · Cigni · Lago

Cigni di lago

Succedeva qualche settimana fa, in una tarda e fredda mattina mentre camminavamo sul lungolago.

La bellezza annidata in un’ansa: 22 cigni.

Alcuni veleggiano con la sicurezza della loro eleganza  fra i riflessi del sole e altri, sulla battigia, sono intenti nella minuziosa pulizia di zampe ed ali e untamento (questa parola è rubata a Carlo Emilio Gadda) delle piume.

Si mescolano silenziosi i candidi adulti e i curiosi novellotti, le cui striature grigiastre rammentano il loro non lontano ingresso nel mondo.

I passanti, anche se frettolosi, volgono loro di striscio lo sguardo, qualche madre indugia trattenuta dal bambino che tiene per mano e che punta l’indice con esclamazioni di gioia.

Una clocharde sminuzza il suo pane, circondata da quella nuvola bianca impegnata ad afferrare i brandelli.

Per imitazione e per assecondare il ciclo della nutrizione entro in un bar e ne esco con qualche brioche e faccio gli stessi gesti, attento a ben distribuire i bocconi.

I cigni vengono e vanno e, infine, tuffano nel biancore il lungo collo e si cullano nel sonno.

Viviamo in un luogo di straordinaria geografia, cui fa da contrappeso una più modesta antropologia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le pietre sono maestre mute, 7 settembre 2008

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore  che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

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“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno”

Gabriele De Ritis

Giardini del lago di Como · Terra

Le pietre sono maestre mute …

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

 

 

 

“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno” 

Gabriele De Ritis, in Commento 1


 

Acqua · COATESA: frazione di Nesso · FOTOGRAFIE · Lago · Tempo

Camera con vista: il ciclo dell’estate

Camera con vista:
variazioni su un tema solo

da: Il ciclo dell’estate | Tracce e Sentieri.

baia di coatesa · Camminare in COMO città · contare i passi · DIARIO di Amaltea · GENIUS LOCI · Gradini · Noi · pietre · stare

Camminare per 500 passi … | da Tracce e Sentieri, 2007

Dalla casa sul lago al posteggio occorre camminare per circa 500 passi (di cui 77 scalini).
Nel mese di novembre lassù il sole cala già alle 15 e alle 18 è buio pesto.

Quei passi, calcati nel buio, fanno ancor più riflettere sullo scorrere del tempo.

A metà percorso una breccia nel muro 

fa vedere il disegno della baia.

Mi piace contare i gradini e stupirmi di alcune regolarità ripetitive che un’architettura non mia ha saputo costruire da tempi più o meno memorabili.

76 sono per esempio i gradini che interrompono il sentiero della mulattiera che scende a lago.

Tra il 74 e il 75° c’è il respiro di un passo. E gli ultimi due degradano più dolcemente. Quando li ripercorro in senso contrario, al 48° c’è una breccia sul muro sassoso che delimita un pezzo di bosco privato. Sembra un invito al riposo durante la risalita, un piccolo brandello di scorcio su quella baia protetta che fa parte del mio paesaggio dell’anima.

Mi piace contare i gradini quando apro il cancello. 9 gradini e il corridoio sotto il cupolone delle viti, verdi e pesanti con i loro grappoli di un colore che muta man mano che le giornate si accorciano.

Oggi pomeriggio con Lu abbiamo riflettuto su queste parole di Silvia Montefoschi:

“Il problema fondamentale è che nella reale intersoggettività i contenuti su cui i due riflettono insieme sono contenuti che riguardano entrambi. Il punto di partenza implica il concetto che la dinamica dell’uno è uguale alla dinamica dell’altro. Tutte le dinamiche che emergono appartengono ai due e, via via riflettendo scoprono insieme che queste dinamiche appartengono a tutta l’umanità e si passa in un ambito di ricerca filosofica, in cui la dinamica umana coincide con la dinamica dell’essere.

Come si parla di intersoggettività ? non ci si può limitare a dire tu sei un soggetto non sei un oggetto, ma occorre trattare un contenuto comune, perché se ci si limita a trattare i problemi del paziente non è mica intersoggettività. In “al di là del tabù dell’incesto” dico che in gioco deve entrare anche la problematica del soggetto analista. Metterei in evidenza questo problema. Nell’intersoggettività come ne parlo io ciò che emerge è un contenuto universale”

da Intervista a Silvia Montefoschi, a cura di Tullio Tommasi


Camminare per 500 passi, il buio presto, una breccia sulla baia, il tema dell’intersoggettività, una canzone … sono eventi che stanno assieme solo se gli si dà peso ed importanza. Come quando sulla rena di una spiaggia ciottoli, alghe, legni e barattoli formano una figura che appare dotata di significato.
E’ la relazione fra gli oggetti e il soggetto che si può provare a far agire dentro di sè.

ascoltiamo John Foxx & Harold Budd, Here And Now, in Translucence, 2003

Acqua · Lago

Il Lario

Per non perdere una traccia (un ritaglio di giornale) torno sulle rive del lago.

Non è facile – come sanno i più – stabilire quando appros­simativamente l’uomo si sia affacciato per la prima volta sulle rive del Lario; venne quasi certamente dal Sud, e pro­babilmente non prima del terzo (e forse neppure del secondo) millennio avanti Cristo. Ma chiunque esso fosse – ligu­re-mediterraneo, o d’altra stirpe oggi ignota – non possiamo pensare senza emozione a questo nomade dell’età neolitica che – cacciando il cervo, il cinghiale ed il lupo nelle nostre fore­ste, e la lontra sulle ripe selvagge delle nostre acque – primo ascoltò il ritmico pulsare delle onde del Lario, il fragore lontano dei torrenti, i richiami delle fiere in libertà, il rombo del tuono ri­percosso dall’eco delle valli ancora in­violate e misteriose: negli occhi di que­st’uomo si specchiarono per la prima volta, striati dagli stormi lamentosi dei lamentosi uccelli acquatici, gli stessi placidi tramonti che decine e decine di secoli più tardi avrebbero commosso i grandi poeti dell’età romantica. (…) Fra gli ultimi letterati e viaggiatori dell’Ottocento, (…) il lettore ne troverà alcuni che si pongono esplicitamente la domanda: d’onde nascono la fama e l’innegabile incanto del Lario? Fra le diverse risposte una sembra oggi ri­scuotere maggior credito: è quella che indica nella melanconìa l’attrattiva più patetica ed efficace esercitata dal Lago di Corno sugli spiriti di ogni tem­po. Ma è una spiegazione che non reg­ge. La sottile tristezza è appannaggio di ogni paesaggio lacustre; rivelata specialmente dai gusti letterari dell’età romantica, giustifica in genere il “laghismo” ottocentesco, non la fortu­na di sponde che, come le nostre, di­vennero celebri già nel gaio clima della Rinascenza (…). Se il Lario ha un suo fascino segréto, questo sta invece nellastraordinaria, inesauribile ricchezza di particolari del suo paesaggio. Tale ricchezza dipende dell’incontro di due fattori: l’uno naturale, l’altro storico ed umano. (…).
Il  Lago di Corno – già lo sappiamo – fu, in ogni età e sopra tutto, un corridoio fra Nord e Sud, un itine­rario frequentato e consueto: e questa condizione fece sì che molto per tempo – fin dalla tarda antichità classica – le nostre riviere apparissero intensa­mente popolate».

Gianfranco MiglioIl mito del LarioLarius, 1959

 

 

Fuoco · MEDITAZIONE nel Tempo · Psiche e Psicanalisi · reverie

Rèverie davanti al fuoco


Gaston Bachelard (1884-1962) è un filosofo affascinante.
In una prima fase della sua vita si è concentrato sulla conoscenza scientifica e sulla necessità per questo tipo di pensiero di contrastare i saperi precedenti.
Poi, nella seconda fase del suo ciclo di vita, si è abbandonato (mantenendo un forte legame con la sua precedente ricerca) alla “poétique de la rèverie, intesa come una “situazione in cui l’individuo si abbandona alla propria immaginazione“.
La 
rèverie (parola difficilmente traducibile nella lingua italiana: fantasticheria, sogno, immaginazione fantastica) si distingue dal sogno per il fatto che la coscienza dell’ io è attiva. Inoltre la  rèverie comporta una relazione con l’infanzia, quindi con la propria biografia:

Quando fantasticava nella sua solitudine, il bambino conosceva una esistenza senza limiti. La sua rèverie non era semplicemente una rèverie di evasione. Era una rè­verie di volo.
Vi sono rèveries infantili che nascono all’accendersi di un fuoco … Così, le immagini infantili, immagini create da un bambino, le immagini che un poeta ci dice create da un bambino sono per noi manifestazioni dell’infanzia permanente

In La poetica della rèverie , Dedalo Libri, p. 110-111

 

Confesso che il mio pensiero non arriva a comprendere a fondo la filosofia di Bachelard: è un autore arduo, che gira attorno a categorie difficili.
Tuttavia la parte intuitiva della mia personalità ne è stata catturata, come in questa meditazione attorno ad un fuoco che è capitata così, senza alcuna preparazione ma solo con la spinta di lasciarsi andare ad un momento della giornata.


Acqua · barche · CASA di Coatesa · Lago · Mostre

Paese di lago riflette sull’acqua

dalla mostra PAESAGGI DIPINTI DA M.CAP (Angelo Cappella), Pinzolo, 10-20 agosto 2005