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un piatto di pasta “alla Tognazzi”: LA CHECCA SUL ROGO. Da: Ugo Tognazzi, La mia cucina (con i vini di Antonio Piccinardi), SugarCo edizioni, Milano 1983

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Ciao Paolo,

domenica abbiamo messo alla prova la ricetta della “checca sul rogo”

ottima, come nei miei ricordi, e apprezzatissima dalle nostre ospiti

la ripeterò spesso, almeno in queste belle giornate d’estate

raccomando solo di integrare le istruzioni con questo suggerimento: i cubetti di pomodoro meritano una piccola salatina a sé stante prima di essere messi sulla pasta

Buon appetito

Gi


 

a: da classificare · Biografie di persone · Mostre · Storia e Economia

Textilities…Once Removed, la seconda parte della mostra che celebra il trentesimo anniversario della Fondazione e il centenario della nascita del suo fondatore: il designer tessile, imprenditore e collezionista Antonio Ratti (1915-2002)

Doug, 2014, Mitchell Library, Glasgow. Photo: Alan Dimmick. Courtesy greengrassi, London; Catriona Jeffries, Vancouver.
Textilities … Once Removed
A cura di Gregorio Magnani in dialogo con Rike Frank

Opening: sabato 5 marzo 2016,  ore 18.30 (performance ore 19)
6 marzo 2016 – 17 aprile 2016
Fondazione Antonio Ratti, Villa Sucota – Como
Ingresso libero

La Fondazione Antonio Ratti è lieta di presentare Textilities…Once Removed, la seconda parte della mostra che celebra il trentesimo anniversario della Fondazione e il centenario della nascita del suo fondatore: il designer tessile, imprenditore e collezionista Antonio Ratti (1915-2002).

Textilities…Once Removed riconfigura un gruppo di opere di Charlotte Posenenske, già esposte nella prima parte della mostra, e le mette a confronto con un ampio nucleo di poesia concreta a due e tre dimensioni creata negli anni ‘50 e ‘60 dal gruppo brasiliano Noigandres, con opere di André Cadere, Hilary Lloyd e Janice Kerbele con una selezione di matrici di stampa katagami ottocentesche e di tessuti tinti ‘a riserva’ appartenenti alla collezione della FAR. La giustapposizione rivela inaspettate coincidenze di interessi e procedure.

In ciascun caso una struttura astratta rigida e un senso di disobbedienza sono portatori di valori semantici. E’ attraverso l’uso di strutture, intese al tempo stesso come strumento espressivo e come oggetto di analisi, che ciascun artista mette in primo piano la materialità e la presenza fisica della propria opera. E’ in questa cesura autoriflessiva, che ciascuno innesca all’interno della propria opera, che si materializza una significazione ‘a due dita dalla pagina’.

Nel Brasile dei primi anni ‘50 – alla soglia del boom economico che porterà alla creazione di Brasilia e Petrobrás e al crescente influsso degli interessi statunitensi sull’economia del paese – i Noigandres (Décio Pignatari e i fratelli Augusto e Haroldo de Campos) investigano le qualità sovversive ‘verbivocovisuali’ del linguaggio e le capacità generative dello spazio grafico. Per loro “solo nella misura in cui essa è un linguaggio espresso materialmente, una concrezione di segni, ‘forma significante’, la poesia è poesia”. La loro opera è rappresentata in mostra da un vasto numero di poesie postali e poesie tridimensionali, serigrafie, collages, libri, documenti e materiale effimero.
La ricerca dei Noigandres trova eco in mostra nella volontà di Posenenske di scomparire dalla propria opera ed offrire ‘una dimostrazione dei principi di modificazione razionalizzata’, nei sistemi infetti delle Barre de Bois Ronddi André Cadere e nell’opera recente di Janice Kerbel e Hilary Lloyd.
Nei lavori presentati in mostra di Janice Kerbel, il ciclo di nove canzoni per sei voci, Doug, e un lavoro tipografico di grandi dimensioni, l’artista persegue un’alternanza fra analisi forensica e coinvolgimento totale per avvicinarsi a linguaggi musicali a lei precedentemente estranei. Quest’alternanza, comune a tutta la sua opera, si accoppia al ricorrente interesse a dar forma a cose che normalmente non ne hanno.
Movie (2015) di Hilary Lloyd usa un montaggio altamente coreografato. In esso spezzoni di filmati, immagini fisse e immagini ri-fotografate raccontano uno sguardo al tempo stesso ossessivo e distaccato che si rivolge alla superficie del visibile e dà origine ad un’indagine autoriflessiva sull’atto del guardare.

Nel contesto della FAR queste ricerche trovano un’ulteriore assonanza metodologica negli ikat – tessuti contraddistinti da un processo di tintura ‘a riserva’ che permette al colore di penetrare solo alcuni segmenti del filo mentre altri sono protetti da una legatura impermeabile – e nella matrici di stampa katagami che danno origine a una decorazione sistemica ad alta precisione ma esterna alla fibra tessile.

La mostra si inaugura il 5 marzo con una performance di Doug, il ciclo di nove canzoni per sei voci composto da Janice Kerbel.

Per ulteriori informazioni, immagini e materiale stampa:
Anna Castelli – annacastell@fondazioneratti.org

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Opening: Saturday 5th of March 2016, 6.30pm (performance at 7pm)
6 March 2016 – 17 April 2016
Fondazione Antonio Ratti, Villa Sucota – Como
Free entrance

The Fondazione Antonio Ratti is pleased to present Textilities …Once Removed, the second part of the exhibition celebrating the 30th anniversary of the Foundation and the centenary of the birth of its founder, the textile designer, entrepreneur and collector Antonio Ratti (1915-2002).

Textilities…Once Removed reconfigures a group of sculptures by Charlotte Posenenske already present in the first part of the show and brings them in dialogue with a large selection of two- and three-dimensional Brazilian concrete poetry from the 50’s and 60’s by the Noigandres group, as well as with works by André Cadere,Hilary Lloyd and Janice Kerbel, and with 19th century katagami paper stencils and ‘reserve dye’ textiles from the FAR collection. The juxtaposition outlines an unexpected coincidence of interests and procedures.

In each instance a strict abstract structure and a sense of disobedience are employed to convey semantic values. Using structure both as an expressive tool and as a subject of analysis each artist foregrounds their works’ materiality and physical presence. It is in this self-reflexive rupture that each artist induces within their work that signification is materialized ‘at one remove from the page’.

In the Brazil of the early 50’s – at the threshold of the economic boom that lead to the creation of Brasilia and Petrobràs and to the increasing influence of the United States’ interests in the country’s economy – the Noigandres (Décio Pignatari and the brothers Augusto and Haroldo de Campos) investigate the subversive  ‘verbivocovisual’ qualities of language and the generative possibilities of graphic space. They insist that ‘only as much as it is a materially expressed medium, a concretion of signs, ‘a significant form’, poetry is poetry’. Their work is represented in the show by a vast group of postal and three-dimensional poems, prints, collages, books, documents and ephemeral material.

The structural research carried out by the Noigandres finds an echo in Posenenske’s wish to disappear from her own work to offer a ‘demonstration of the principles of rationalised modification’, and in the infected systems of André Cadere’s Barre de Bois Rond  as well as in the recent work of Janice Kerbel and Hilary Lloyd. Janice Kerbel is represented here by Doug, her  cycle of nine songs for six voices, and by the large scale typographical work. In both she pursues a forensic analysis of, and in-depth immersion into, musical languages previously foreign to her. This double perspective is typical of all her work and is coupled with a recurring interest in giving shape to thing that normally have none. Hilary Lloyd’s Movie (2015) deploys a highly choreographed montage. In it, filmic fragments, photograph and re-photograped images, recount a gaze at once obsessive and disengaged, directed at the surface of the visible. This gives rise to a self-reflexive investigations on the act of looking.

In the context of the FAR, a further methodological echo of these concerns is found in ‘reserve dye’ ikat textiles, where the dye is allowed to penetrate only some segments of the yarn while others are protected by a waterproof binder, and in the Katagami printing masks, that give rise to very high precision, systemic decoration, where the dye is external to the cloth itself.

The exhibition opens on March 5th with a performance of Doug, Janice Kerbel’s song cycle for six voices

Biografie di persone

Tacita Dean, comoggardising: THE BENEFIT OF CREATIVE INDOLENCE per il XX CSAV della Fondazione Antonio Ratti a Como – Espoarte

Avatar di Paolo FerrarioLUOGHI del Lario e oltre ...

COMOGGARDISING: the benefits of creative indolence

 

Corriamo il rischio di perdere la capacità di sognare ad occhi aperti e, con essa, di avere pensieri fortuiti.

Quei momenti d’interruzione non voluti, comuni a tutti, come l’attesa di un mezzo di trasporto pubblico o le pause tra un appuntamento e l’altro, sono consumati e riempiti dall’utilizzo degli strumenti digitali che dominano le nostre vite.

Lo faccio anch’io anche se desidererei evitarlo – le e-mail, gli sms. il riempimento del tempo. Il tran tran quotidiano o gli impegni che riempiono le nostre giornate stanno rovinando la nostra capacità di perderci nello spazio dell’immaginazione.

Lasciamo le nostre menti sempre meno inattive, come automobili in sosta ma con il motore acceso. Il non fare nulla è una condizione importante per l’artista.

L’indolenza viene spesso male interpretata o fraintesa. Lo scrittore svizzero Robert Walser la chiamò oziare’ [sluggardising o anche slug -a- beddishness); io la…

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BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone

Ricordo di un professore che un giorno non arrivò più a scuola, di Renzo Romano, in Corriere di Como 27 aprile 2014

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BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · Porta Musa Carla

Porta Musa Carla, Quaderno rosso. Incontri 3, DialogoLibri, 2004. Indice del libro

Biografie di persone · Guin Giuseppe · Pifferi Enzo · Roncoroni Federico · Spallino Antonio (1925-2017) · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Giuseppe Guin, Storie di comaschi speciali. 36 interviste, La Provincia, 2003. Indice del libro

Gli intervistati ed il loro rapporto con Como:

Tullio Abbate

Sandro Ambrosoli

Stefania Ariosto

Davide Bernasconi

Guido Cappellini

Giulio Casati

Piero Catelli

Gianni Clerici

Augusto Colombo

Jean Marc Droulers

Innocente Figini

Giorgio Gandola

Claudio Gentile

Daniele Gilardoni

Giuseppe Guzzetti

Mario Landriscina

Bruno Maggioni

Pierluigi Marzorati

Jean Pierre Meersseman

Arturo Merzario

Mario Musa

Federico Noseda

Luciano Parolari

Corrado Passera

Enzo Pifferi

Franco Polti

Gianna Ratti

Beppe Roda

Federico Roncoroni

Giorgio Rumi

Angelo Sesana

Paolo Sorbini

Antonio Spallino

Lucio Stanca

Anna Vaghi Fossati

Lorenzo Vanini

Azzi Gisella · BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone

Biografia di Gisella Azzi (1912-2002)

vai a una biografia:

http://www.acarya.it/Autori/azzi_gis.html

Gisella Azzi è una figura di spicco nella comunità di Como, nota per il suo impegno sociale e culturale. Nata e cresciuta a Como, ha dedicato gran parte della sua vita alla promozione delle arti e alla valorizzazione del patrimonio culturale locale.

Formazione e carriera
Gisella ha conseguito la laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Storia dell’Arte. La sua passione per la cultura l’ha portata a lavorare in diverse istituzioni culturali, dove ha ricoperto ruoli significativi nella gestione di eventi artistici e mostre.

Impegno sociale
Oltre alla sua carriera nel campo dell’arte, Gisella è attivamente coinvolta in iniziative sociali. Ha collaborato con associazioni locali per promuovere l’inclusione sociale e il supporto alle persone svantaggiate. La sua dedizione le ha permesso di creare progetti che uniscono arte e comunità, contribuendo a rendere Como un luogo più accogliente e culturalmente vivace.

Riconoscimenti
Nel corso degli anni, Gisella Azzi ha ricevuto diversi premi per il suo contributo alla cultura e alla società. È considerata un punto di riferimento per molti giovani artisti e attivisti che cercano ispirazione nel suo lavoro.

La sua vita e carriera rappresentano un esempio di come l’impegno individuale possa avere un impatto significativo sulla comunità locale, rendendola un modello da seguire per le future generazioni.

Gisella Azzi, scrittrice e poetessa comasca, ha pubblicato diverse opere significative nel corso della sua carriera. Ecco un elenco delle sue principali pubblicazioni:

  • Impressioni Comasche (1957)
  • Canzunett al ciar e al scuur (1966) – Poesie in dialetto comasco e milanese
  • Il Bottegone (1968) – Sottotitolo: Impressioni di vita comasca
  • Il mio fornitore di Brillanti (1968)
  • Il fiore nel bicchiere (1969)
  • Vita col Duomo (1971)
  • Il Furetto del Grattacielo (1973)
  • Le indiscrezioni della Marietta (1974) – Introduzione del personaggio Marietta, una popolana che racconta eventi locali con umorismo
  • I ponti d’oro (1982)
  • Primavera in Gennaio (1984)
  • L’Arz e la stela (2003)

Oltre a queste opere, Gisella Azzi ha collaborato con diverse riviste e giornali, come L’Ordine, La Provincia, e Ul Tivan, contribuendo anche alla diffusione della poesia dialettale nella sua regione[1][2][3][4].

Citations:
[1] https://www.arte.go.it/shop/prodotto/gisella-azzi-il-bottegone/
[2] https://coatesa.com/category/autori/azzi-gisella/
[3] http://www.milanesiabella.it/azzigisella_bio_el.htm
[4] https://coatesa.com/2017/12/17/gisella-azzi-1912-24-dicembre-2002/

Biografie di persone · Carla Bi. 1933-2022 · donatori del tempo · SERVIZI SOCIALI e SANITARI

Beppe Cornaggia, Il malato di fronte all’ambiente ospedaliero (1972), a cura del Centro Donatori del Tempo e Annita Viola, 8 febbraio 1995

BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · Centro Storico di Como · COMO città · Conosco Como?

notizie biografiche sull’architetto Gianfranco Caniggia (1933-1987)

Gianfranco Caniggia è stato un influente architetto e docente italiano, nato a Roma il 7 maggio 1933 e deceduto nella stessa città il 10 novembre 1987. La sua formazione accademica avvenne presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Roma, dove fu allievo di Saverio Muratori, un’importante figura nel campo della progettazione urbana e della conservazione architettonica[1][2].

Contributi Professionali

Caniggia si distinse per il suo approccio innovativo alla riqualificazione dei centri storici, un tema centrale nella sua opera. Tra i suoi progetti più significativi si annoverano:

  • Restauro di Como (1963): una delle sue prime sperimentazioni, che ha segnato l’inizio della sua carriera nel recupero urbano.
  • Ospedale Civico di Isola del Liri (1960-1963).
  • Palazzo di Giustizia a Teramo (1968-1981).
  • Restauri a Como: tra cui il Borgo Sant’Agostino (1971) e Palazzo Volpi (1970) [1][2][5].

Oltre alla pratica architettonica, Caniggia ha avuto un ruolo attivo nel mondo accademico, ricoprendo posizioni di docente in diverse università italiane, tra cui quelle di Reggio Calabria, Firenze, Genova e Roma. È stato anche commissario alla Biennale di Architettura di Venezia[1][5].

Pubblicazioni

Gianfranco Caniggia ha scritto diverse opere che riflettono il suo pensiero architettonico e urbano, tra cui:

  • Lettura di una città: Como (1963)
  • Strutture dello spazio antropico (1976)
  • Lettura dell’edilizia di base, co-autore con Gian Luigi Maffei [1][5].

Riconoscimenti e Eredità

La sua opera continua a influenzare gli studi sulla storia urbana e l’architettura moderna in Italia. La sua capacità di integrare la modernità con la tradizione ha lasciato un’impronta duratura nel panorama architettonico italiano[3][4][6].

In sintesi, Gianfranco Caniggia è ricordato non solo per i suoi progetti architettonici ma anche per il suo impegno nell’insegnamento e nella scrittura, contribuendo a formare una nuova generazione di architetti sensibili alle dinamiche storiche e culturali delle città.

fonti informativa
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Caniggia
[2] https://patrimonioacs.cultura.gov.it/patrimonio/888ca49d-92ac-4358-b68c-524dc27f76f7/fondo-caniggia-gianfranco
[3] https://archiwatch.it/2007/11/10/gianfranco-caniggia-elogio-della-modestia-e-intelligenza-della-modernita/

[5] https://www.treccani.it/enciclopedia/gianfranco-caniggia_(Enciclopedia-Italiana)/
[6] http://www.giuseppestrappa.it/?p=1952
[7] https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=29797&RicProgetto=architetti
[8] https://www.francoangeli.it/Libro/9788835123705/Morfologia%20urbana%20e%20linguaggio%20nell’opera%20di%20Gianfranco%20Caniggia

Azzi Gisella · BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · Carla Bi. 1933-2022 · Poesie

ON FINESTROEU SUL MOND, Poesie dialettali di GISELLA AZZI recitate da PIERO MAZZARELLA, LP Fonorama, 1970. Ripubblicate in: GISELLA AZZI, Tutt i canzunett al ciaar e al scuur. Poesie in dialetto comasco e milanese, edizioni della Famiglia Comasca, Natale 1993. Con le locandine di due incontri pubblici: 30 giugno 1969 e 23 novembre 1970. Donato da Carla B.

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le poesie recitate da PIERO MAZZARELLA, sono tratte da:
GISELLA AZZI, Tutt i canzunett al ciaar e al scuur. Poesie in dialetto comasco e milanese, edizioni della Famiglia Comasca, Natale 1993
 
1 FINESTREU2 CAAR 13 CAAR 23 TRENO DE NOTT 13 TRENO DE NOTT 24 STORIA VESTI5 STORIA VEST 26 RIVA DE SIRA 17 RIVA DE SIRA 28 DI DI MORT 210 MAZZ ROS 110 MAZZ ROS 211 LEANDER 111 LEANDER 212 NAVILI MATT 112 NAVILI MATT 2BARBAPEDANA 1BARBAPEDANA 2BARBAPEDANA 3DI DI MORTTEMPORAL NOVEMBERTOO OCC
 

Questo audio è reso disponibile agli interessati ascoltatori nel quadro della “cultura della condivisione”, favorita da internet.

Se i titolari del diritto di autore non fossero d’accordo per la sua diffusione lo toglierò e farà solo parte della mia audioteca di memoria.

Grazie per la importante occasione di ricordo e riflessione.

Paolo Ferrario


ciao Paolo,

grazie per il prezioso salvataggio. Quando ho visto accostati il long playing di Gisella e la “caramella chiavetta” ho sentito anche fisicamente
il radicale cambiamento avvenuto e la facilitazione che l’era attuale ci offre.
Come abbiamo detto a Luciana, tua piacevole ambasciatrice, abbiamo avuto il privilegio di conoscenze e amicizie davvero speciali, indelebili.
Ora sono felice che tu con la tua passione hai riportato in primo piano le persone straordinarie di Gisella e di Piero Mazzarella per chi non li ha potuti gustare
nei loro anni ruggenti.
 
 
​grazie infinite, ancora
per il dono di queste tracce che ora sono recuperate dall’insulto della dimenticanza o della privatezza dei collezionisti
 
​quella sul cimitero e quella ​sul leander sono dei capolavori
 
saluti cari

Architettura · Biografie di persone · Camminare in COMO città · COMO città · Palazzi ed edifici · Storia Contemporanea · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Giuseppe Terragni (1904-1943) e la casa del fascio a Como. Scheda biografica e storica

Giuseppe Terragni e il fascismo: un rapporto complesso

Giuseppe Terragni (1904-1943) è una delle figure più emblematiche dell’architettura italiana del Novecento e il suo percorso professionale si intreccia in modo indissolubile con la storia del fascismo. La sua opera e il suo pensiero sono oggetto di un acceso dibattito storiografico, sia per il contributo al Razionalismo italiano sia per il suo coinvolgimento politico e ideologico nel regime.

Adesione e ruolo nel regime fascista

Terragni fu un convinto sostenitore del fascismo, almeno nella prima parte della sua carriera. La sua adesione non fu solo formale: fu fiduciario del Sindacato nazionale fascista architetti e ricevette incarichi di rilievo dal partito, come la progettazione della celebre Casa del Fascio di Como, inaugurata nel 1936 e considerata il manifesto architettonico del Razionalismo italiano54.

La sua visione dell’architettura moderna si intrecciava con l’“esistenza spirituale” fascista, come lui stesso scriveva, vedendo nello spirito nuovo dell’architettura una corrispondenza con la missione rivoluzionaria del regime4.

Architettura tra modernità e ideologia

L’opera di Terragni si distingue per la ricerca di un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra classicismo e funzionalismo, influenzata dalle avanguardie europee ma anche dalla volontà di dare forma a un nuovo ordine architettonico che rispondesse alle esigenze del fascismo5.

La Casa del Fascio di Como, ad esempio, è progettata secondo una rigorosa griglia proporzionale e orientata secondo il cardo e il decumano romani, a simboleggiare la continuità tra la nuova città fascista e l’antica Roma4. Tuttavia, la sua architettura si distingueva dal monumentalismo retorico promosso dal regime negli anni Trenta, rappresentato da architetti come Marcello Piacentini2.

Contraddizioni e distacco dal regime

A partire dalla metà degli anni ’30, il fascismo prese le distanze dal Razionalismo, preferendo uno stile più monumentale e “romaneggiante”2.

Questo portò Terragni e altri architetti razionalisti a una posizione ambivalente: da un lato, la loro opera era utilizzata come simbolo del nuovo ordine, dall’altro veniva marginalizzata rispetto alle nuove linee del regime.

Alcuni studi suggeriscono che Terragni, pur restando ufficialmente vicino al fascismo, abbia assunto atteggiamenti critici o almeno distaccati, come si può leggere nell’interpretazione di alcuni dettagli progettuali della Casa del Fascio e nelle sue lettere private, dove si evidenzia la volontà di aggirare le imposizioni degli organi di partito3.

Il tramonto personale e politico

La parabola personale di Terragni si conclude tragicamente: dopo aver partecipato come ufficiale alla campagna di Russia, ne tornò profondamente segnato, affetto da gravi disturbi psicologici che lo portarono a cure elettroconvulsive e infine alla morte prematura nel 1943, pochi giorni prima della caduta del regime6.

La sua figura rimane emblematica di una generazione di intellettuali e artisti italiani profondamente compromessi con il fascismo, ma anche capaci di produrre opere di grande valore che hanno saputo superare i confini ideologici e temporali65.

Riflessione critica e rivalutazione postuma

Nel dopoguerra, l’opera di Terragni fu inizialmente rimossa o criticata per il suo legame con il fascismo, ma successivamente rivalutata per il contributo innovativo all’architettura moderna.

Critici come Ernesto Nathan Rogers, Bruno Zevi e Peter Eisenman hanno sottolineato come il Razionalismo di Terragni abbia rappresentato una “oasi di verità” in un periodo dominato dalla retorica e dalla monumentalità del regime6.

In sintesi, Giuseppe Terragni fu un architetto profondamente legato al fascismo, sia per convinzione personale sia per ruolo istituzionale, ma la sua opera si colloca in una posizione critica rispetto all’evoluzione stilistica del regime e il suo lascito architettonico continua a essere oggetto di studio e dibattito per la sua complessità e modernità452.

Fonti informative

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Terragni
  2. https://www.domusweb.it/it/movimenti/razionalismo-italiano.html
  3. https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2023/06/24/linfluenza-del-tracciato-romano-di-como-nelle-piante-e-nei-prospetti-della-casa-del-fascio-di-giuseppe-terragni/
  4. https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-terragni_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/
  5. https://www.elledecor.com/it/people/a39513812/giuseppe-terragni/
  6. https://www.ilfoglio.it/terrazzo/2021/08/31/news/la-guerra-dei-terragnez-2844697/
  7. https://www.listonegiordano.com/one/architettura/giuseppe-terragni-luigi-moretti-vite-parallele/
  8. https://www.nazioneindiana.com/2023/10/12/non-ce-lo-meritiamo/
  9. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Terragni/RidottoTerragni_internoFINALE.pdf
  10. https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_del_Fascio_(Como)
  11. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Conferenze/Zagarolo/BIBLIOFRAFIAFIUSEPPETERRAGNISAGGIO.pdf
  12. http://www.riflessionline.it/articoli/2013/2013-09%20set%202013/2013-09%20nr%2049%20-%20Architettura%20-%20terragni.html
  13. https://www.artesvelata.it/casa-fascio-terragni/
  14. https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_del_periodo_fascista
  15. https://www.politesi.polimi.it/handle/10589/108268
  16. https://digilander.libero.it/danipooh/03a.htm
  17. https://www.elledecor.com/it/architettura/a39079042/casa-del-fascio-terragni-architettura-fascista-polemiche/
  18. https://opinionedellacastagna.wordpress.com/2015/01/01/a-como-con-terragni/
  19. https://www.secoloditalia.it/2018/07/il-fascismo-immaginario-e-visionario-del-comasco-giuseppe-terragni-video/
  20. https://www.artefascista.it/terragni_giuseppe__fascismo__architettu.htm