una scalinata che segna l’inizio della mulattiera per Brunate. In prossimità delle scalette è posta una Little Free Library del percorso. La mulattiera si arrampica in una rapida sucessione di tornanti verso l’eremo di San Donato. Prima di giungervi vi sono due bivi, al primo teniamo la sinistra al secondo la destra proseguendo sempre in salita. L’eremo costruito nel XV secolo sul luogo di una precedente torre di avvistamento che divenne il campanile della chiesa, perse la sua funzionale originale di convento nel 1772. Pochi anni dopo fu venduto a privati e trasformato in abitazione: ancora oggi adibisce a tale uso. Dall’eremo la mulattiera prosegue tagliando dapprima una strada asfaltata e giungendo poi nell’abitato di Brunate dove, poche decine di metri dopo esser diventata asfaltata, troviamo la Cappelletta della Sacra Famiglia. La mulattiera, costruita nel 1817, è dedicata dal 2019 alla poetessa Alda Merini. I legami della letterata con il territorio sono da ricercarsi nelle sue origine. Il padre di Alda era un Brunatese figlio di conte disereditato per aver scelto di sposare una contadina del borgo, Maddalena Baserga, come la poetessa ricorda nell’incipit dell’autobiografia Reato di vita (1994): «Mio padre, un intellettuale molto raffinato figlio di un conte di Como e di una modesta contadina di Brunate, aveva tratti nobilissimi. Taciturno e modesto, […] fu il primo maestro» In onore della poetessa Brunate ospita dal 2011 un premio letterario a lei intitolato. La Merini era affezionata al suo paese d’origine, e amava raccontare un aneddoto collegato alla funicolare: a una sua lamentazione ipocondriaca «Il mio cuore è attaccato a un filo» un parente aveva risposto così: «Ma va’ là, ché il tuo cuore è attaccato al cavo della funicolare!».
Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio
Categoria: Poesie
Vincenzo Monti e Cernobbio, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio
Proprio in questo contesto paesaggistico, che tra il XVIII e il XIX secolo si presentava più selvaggio e verdeggiante, Vincenzo Monti ambienta una trentina di versi del poema Feroniade, iniziato nel 1784 e pubblicato postumo nel 1832, dedicati alle figlie del letterato ed uomo politico Carlo Giuseppe Londonio, allora proprietario della Villa Besana-Ciani. Nei versi Monti immagina le figlie di Londonio intente a raccogliere viole mammole: «Nunzia d’april, deh!, quando per le siepi Dell’ameno Cernobbio in sul mattino Isabella ed Emilia, alme fanciulle, Di te fan preda e festa, e tu beata Vai tra la neve de’ virginei petti Nuove fragranze ad acquistar, deh! movi, Mammoletta gentil, queste parole: Di primavera il primo fior saluta Di Cernobbio le rose…»
Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio
Ugo Foscolo e la Villa del Grumello, in Lake Como Poetry Way – Wikivoyage, guida turistica di viaggio
A marcare l’arrivo alla terza tappa c’è il busto di Ugo Foscolo (1778-1827), sporto sul lago di Como, come a scrutarne e sorvegliarne il primo bacino. Il busto si trova nel parco della Villa del Grumello, una delle più antiche ville del Lago di Como oggi visitabili. Il nucleo originario, posto ad una certa altezza rispetto alla riva, risale al XVI secolo.
LAKE COMO POETRY WAY. Sulle orme dei grandi, in Sentiero dei Sogni
vai a:
https://sentierodeisogni.it/project/lake-como-poetry-way/
https://it.wikivoyage.org/wiki/Lake_Como_Poetry_Way
Dalla fondazione di Como romana al Novecento, sono numerosi i personaggi letterari che hanno legato la loro vita e/o la loro opera a Como. Ne abbiamo scelti dodici che rappresentano al meglio le diverse epoche: Cecilio, Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, Paolo Giovio, Vincenzo Monti, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Alessandro Volta (che fu anche poeta), Pencho Slaveikov, Filippo Tommaso Marinetti, Hermann Hesse e Alda Merini.
Ogni autore ha raccontato o incarnato nella sua opera o nella sua vita un pezzetto del percorso proposto. Attraverso la Lake Como Poetry Way i grandi del passato narrano ai cittadini e ai turisti di oggi luoghi e monumenti di grande interesse: dalla riva di Cernobbio al Faro Voltiano di Brunate, dalla villa museo di Paolo Giovio (prima nel suo genere al mondo) al Duomo di Como, dal Monumento di Caduti di Sant’Elia e Terragni all’eremo di San Donato.
Pietro Berra, NESSO, in Larioinversi
Scrive Pietro Berra:
Su La Provincia di Como di oggi ho inaugurato una rubrica, “LarioInVersi”, che non vuole essere personale, bensì partecipata. L’obiettivo è di creare, settimana dopo settimana, un itinerario, o un atlante, poetico del lago di Como, il più possibile capillare. Tutti gli autori interessati, sono invitati a contribuire con uno o più testi, in cui una località delle province di Como e Lecco sia più o meno chiaramente riconoscibile. Il viaggio parte dal basso Lario, per la precisione da Nesso. Mandate le poesie a p.berra@laprovincia.it

L’Antonia. Poesie , lettere e fotografie scelte e raccontate da Paolo Cognetti (Ponte alle Grazie editore). Articolo di Katia Trinca Colonel, in Corriere di Como 24 agosto 2021
Articolo di Katia Trinca Colonel letto in edizione cartacea. Cerca in:
https://www.corrieredicomo.it/antonia-pozzi-paolo-cognetti-e-le-montagne-sopra-il-lario/
Lake Como Poetry Way – rimando al sito Sentiero dei Sogni
vai a:
“Pensaci bene prima di prendere un GATTO. Ti farà credere che sia stato tu ad averlo trovato in mezzo alla strada in un cassonetto …” , di Andrew FABER
Vai ad intervista: https://www.gcomegatto.it/intervista-a-andrew-faber-poeta-dallanimo-e-cuore-felini/

COMO Ciuffi di case tra macchie di alberi. Girotondo di monti e colline … di Margherita Giglio, 27 agosto 2021
Elegia per Satana, di NAZIM HIKMET
Satana era il nome del mio cane
“era” non ha niente a che fare col suo nome
al suo nome non è successo nulla
i satani sono dei tiranni
i tiranni sono furbi e bugiardi
ma intelligenti mai
il mio cane era intelligente
S’è morto un po’ per colpa mia
non ho saputo averne cura
e se non sai averne cura
non bisogna nemmeno piantare un albero
perché è un grande dolore per l’uomo
che l’albero secchi tra le sue mani
Mi dirai che bisogna buttarsi in acqua
per imparare a nuotare
è vero
ma se anneghi
sei il solo ad annegare
Sono molte mattine che mi sveglio
e ascolto intorno a me
nessuno gratta alla mia porta
mi vien voglia di piangere
e vergogna di non poter piangere
Era come l’uomo
molti animali sono come l’uomo
perché hanno la bontà dell’uomo
inchinava il suo collo forte
davanti all’amicizia
la sua libertà era racchiusa
nelle zanne e nelle zampe
e la sua cortesia
nella grande coda pelosa
Ogni tanto avevamo voglia di vederci
mi parlava dei grandi problemi
della fame della sazietà dell’amore
ma non ha mai provato
nostalgia per il suo paese
quello era affar mio
Hanno messo il poeta in paradiso
e ha gridato: ah! il mio paese
è morto
come muoiono qui
l’uomo l’animale la pianta
nel letto sulla terra nell’aria nell’acqua
all’improvviso
nell’attesa
nel sonno
come si muore in questo modo
come dovrò morire
come dovremo morire
Oggi son trentotto gradi all’ombra
guardo il balcone verso il bosco
i pini si drizzano
tutti snelli tutti lunghi tutti rossi
il cielo è celeste-acciaio
gli uomini sudano
i cani ansano
vanno al lago per bagnarsi
lasciano sulla riva la pesantezza del corpo
condividono la felicità dei pesci.
PAROLA DI CANE, in Franco Marcoaldi, Animali in versi, Einaudi, 2006
Hai solo cinque anni, ma penso
di continuo alla tua morte.
Incapace di godere del momento,
lo brucio nell’angustia
di tua futura, definitiva sorte.
Tu, con la tua anima di cane,
proprio non mi capisci. Mi guardi
ebbro d’amore, inclini la tua testa
e ti smarrisci. «Padrone, mio, che dici?
Con tutto quello che possiamo fare:
rincorrerci, annusarci, baciarci
con la lingua, giocare con i gatti,
cacciare le lucertole, mangiare.
Dai retta a me, padrone mio,
pensa di meno a te
e asseconda il vento.
Svuotato l’io, sarai pieno di vita:
importa poco se per un anno, dieci o cento.
(Franco Marcoaldi, Animali in versi, Einaudi, 2006)
Da anni più nessuno si è occupato del giardino. … di GHIANNIS RITSOS, Rinascita
Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.
Ghiannis Ritsos
3 giugno 1969
Karlòvasi- Samo
da “Pietre Ripetizioni Sbarre”, Crocetti Editore, 2004
