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Una MAPPA della città di COMO, 1888 (allegata a: Marazzi Lorenzo, a cura di, COMO e DINTORNI, Vita di quartiere narrata in “famiglia”, Edizioni della Famiglia Comasca, 1991)

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sito: DAL LAGO DI COMO AL SUDAMERICA. DALLE ALPI ALLE ANDE, BENE LARIO, UN PAESE TRA DUE MONDI

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Home – Dalle Alpi alle Ande

https://dallealpialleande.it/

Tra il 1861 e il 1915 emigrarono nove milioni di italiani, di cui un milione e 400mila lombardi, e attualmente risultano 48.361 comaschi iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero).

Nel contesto di questa grande storia, il progetto “Dalle Alpi alle Ande” prende in considerazione due aree circoscritte situate sulla sponda occidentale del Lago di Como, la Val Menaggio e la Tremezzina, dove la grande emigrazione ha costituito un’epopea dai contorni eccezionali per almeno tre motivi.

A colpire è in primis il numero degli iscritti all’Aire, rappresentativo dell’elevata quota di discendenti dei nostri emigranti che, anche a distanza di generazioni, ha voluto mantenere, o in diversi casi riacquisire, la cittadinanza italiana. In testa vi sono i Comuni di Bene Lario, che conta 291 paesani registrati all’Aire a fronte di 346 abitanti, e Grandola ed Uniti, con un rapporto di 535 a 1289.

Significativi anche i dati di Menaggio, con 823 iscritti Aire e 3083 abitanti, e Tremezzina, dove il rapporto è 607 a 4993. In secondo luogo, sorprende il fatto che chi da queste zone è emigrato in Sud America abbia scelto come meta primaria il paese più lontano e complesso da raggiungere, ovvero il Cile (512 iscritti Aire complessivi tra i quattro Comuni), seguito dall’Uruguay (347), mentre l’Argentina, approdo principale per gli italiani trasferiti nell’emisfero australe, è soltanto al terzo posto con 310 nominativi presenti nelle liste dell’Aire.

Infine, colpisce il legame che gli emigranti hanno mantenuto con i paesi di origine, influendo sul loro sviluppo grazie a importanti donazioni.

Uno spaccato eccezionale di tutto questo è emerso nel 2004, grazie a un baule pieno di storie e documenti ritrovato nel sottotetto di una casa di Grona, frazione di Grandola e Uniti. Dallo studio di questo baule ha avuto avvio il progetto nel 2019.

Sito a cura di:

● Mario Abele Fumagalli – Sindaco di Bene Lario
● Pietro Berra – giornalista e scrittore, presidente associazione Sentiero dei Sogni
● Roberta Scheggia – volontaria impegnata dal 2004 nella raccolta di documenti sull’emigrazione da Bene Lario e Grona
● Mirna Ortiz Lopez – cittadina cilena residente a Como, webmaster impegnata nella ricerca e digitalizzazione di documenti e testimonianze relative all’emigrazione dal Lago di Como al Cile e viceversa
● Paola Arias – fotografa cilena

Centro Storico di Como · CINEMA e TEATRO · Conosco Como? · Palazzi ed edifici · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Via Diaz · Vie e Piazze

Storia del TEATRO CRESSONI (1870-1910), poi CINEMA ODEON (1912-1965) e CINEMA CENTRALE (chiuso nel 1997), in via Diaz, Como

Teatro Cressoni

Il Teatro Cressoni è stato inaugurato il 30 dicembre 1870, diventando subito un punto di riferimento per la vita culturale di Como. Situato in via Diaz, il teatro si distinse per la sua offerta eclettica, che spaziava dal cabaret all’opera lirica. La sua programmazione includeva anche eventi di avanspettacolo e proiezioni cinematografiche, come la prima del Reale Cinematografo Lumière nel 1897[1][2]. Durante i suoi oltre quarant’anni di attività, il Cressoni ha ospitato numerosi spettacoli, contribuendo a formare una comunità affezionata[1].

Nel 1913, il teatro fu riaperto come cinema, mantenendo il nome di Cressoni fino al 1932, quando venne ribattezzato Odeon[2]. La trasformazione in cinema segnò l’inizio di una nuova era per l’edificio, ma anche un lento declino che culminò con la chiusura definitiva nel 2004[1][4].

Cinema Odeon

L’Odeon continuò a operare come cinema fino alla fine degli anni ’90, quando la sua attività cessò nel 1997. Durante questo periodo, il cinema ha visto una varietà di film proiettati, ma non è riuscito a mantenere lo stesso prestigio culturale del suo predecessore[2][4].

Cinema Centrale

Dopo la chiusura dell’Odeon, l’edificio ha assunto il nome di Cinema Centrale, continuando a funzionare fino alla sua definitiva chiusura.

La struttura ha subito varie trasformazioni nel corso degli anni, ma ha sempre cercato di rimanere un punto di riferimento per gli amanti del cinema nella città[1][4][5].

In sintesi, il Teatro Cressoni e i successivi cinema Odeon e Centrale rappresentano una parte importante della storia culturale di Como, riflettendo i cambiamenti nelle forme d’arte e nell’intrattenimento nel corso degli anni.

scheda alle pagine 127 e 128 del libro: Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: la città murata, NodoLibri, 1994:


[1] https://mariotaccone.wordpress.com/2016/10/25/il-teatri-dimenticati-di-como-il-cressoni-e-il-politeama/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Cressoni
[3] https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f5/Teatrocressoni.jpg?sa=X&ved=2ahUKEwj6-JDvkqaLAxXNlJUCHT_9NlkQ_B16BAgHEAI
[4] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/118375_urbanistica_svolta_in_centro_alloggi_e_negozi_allex_centrale/
[5] https://www.quicomo.it/zone/centro-storico/teatro-cressoni-grande-buco-nel-cielo-como.html
[6] https://www.ciaocomo.it/2021/05/12/como-allepoca-delle-monete-doro-presentato-il-documentario-di-paolo-lipari/214048/
[7] https://oldcomo.altervista.org/teatro-cressoni/
[8] https://www.laprovinciaunicatv.it/stories/cultura-e-spettacoli/annibale-cressoni-vero-tesoro-comasco-merita-statua-o_1363605_11/

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il grande magazzino STANDA, poi COIN, ing. Eugenio Rezia, 1960/62, in Largo Boldoni, Como

La storia del grande magazzino Standa a Como è strettamente legata all’evoluzione del commercio al dettaglio in Italia. Fondato nel 1931 dalla famiglia Monzino come “Magazzini Standard”, il marchio Standa ha visto una rapida espansione, diventando un simbolo della grande distribuzione italiana. Nel periodo tra il 1960 e il 1962, l’ingegnere Eugenio Rezia ha progettato e realizzato un importante punto vendita in Largo Boldoni, a Como, che ha contribuito a definire l’architettura commerciale dell’epoca[1][6].

Evoluzione della Standa

Negli anni successivi, la Standa ha attraversato diverse fasi significative:

  • Acquisizione da parte di Montedison (1966): La catena è stata acquistata dalla Montedison, segnando l’inizio di una nuova era per l’azienda.
  • Entrata in Borsa (1973): La Standa è diventata una società quotata, aumentando la sua visibilità e accesso ai capitali.
  • Acquisto da Fininvest (1988): Silvio Berlusconi ha acquisito il 71% della Standa, cercando di rilanciarne le attività[1][5][6].

Trasformazione in Coin

Nel 1998, la Standa ha subito una significativa ristrutturazione:

  • Divisione della società: Il settore non alimentare è stato ceduto al gruppo Coin, mentre il settore alimentare è stato venduto a una cordata guidata da Gianfelice Franchini[5][6]. Questo ha portato alla chiusura di molti punti vendita Standa e alla riqualificazione dei negozi sotto il marchio Coin.

Situazione attuale

Oggi, molti dei negozi storici Standa sono stati trasformati in punti vendita Coin o altre insegne. La chiusura di alcuni negozi Standa, come quello di Cantù nel 2014, fa parte di un programma di ristrutturazione del gruppo Coin, che ha assorbito la famosa catena di supermercati[8].

La storia della Standa rappresenta un capitolo importante nella storia commerciale italiana e la sua evoluzione riflette i cambiamenti nel mercato e nelle abitudini dei consumatori nel corso degli anni.

scheda a pagina 116 del secondo volume di:


[1] http://www.sudnews.it/risorsa/355_Economia__Fininvest___La_Standa__diventa_la_casa_del_Nord-Est_.html
[2] https://www.facebook.com/ciaocomo/videos/una-volta-cera-la-standale-icomografie-nodolibri-como-ci-portano-indietro-di-50a/740336920102151/
[3] https://www.coin.it/it-it/storelocator/it/como/coin-como-16423
[4] https://www.youtube.com/watch?v=Kyr5e757MR8
[5] https://www.filcams.cgil.it/article/rassegna_stampa/la_standa_diventa_tedesca_alla_rewe_119_supermercati
[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Standa
[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Coin
[8] https://www.tio.ch/dal-mondo/3956/como-chiude-anche-la-standa-di-cantu

Conosco Como? · SCUOLE e UNIVERSITA' a Como · STORIA LOCALE E SOCIETA'

L’Istituto Tecnico Industriale per Periti Edili “Magistri Cumacini” di Como, ora Fondazione “Gabriele Castellini”

L’Istituto Tecnico Industriale per Periti Edili “Magistri Cumacini” di Como ha una storia ricca e articolata, risalente all’inizio del XX secolo.

Origini e Sviluppo Iniziale

  • 1899: Viene istituito a Como un Corso speciale per Capomastri Edili presso la Scuola di Arti e Mestieri “G. Castellini”.
  • 1938: L’istituto si stacca dall’Opera pia “G. Castellini” e assume la denominazione di Istituto Tecnico Industriale Edile, con un corso di durata quinquennale[1][3].
  • 1939: Riconosciuto ufficialmente, diventa l’Istituto Tecnico Industriale per Periti Edili “Maestri Comacini”, in onore dei noti costruttori comaschi[1][3].

Trasformazione in Istituto Statale

  • 1950: L’istituto ottiene la legalità statale e diventa l’Istituto Tecnico Industriale di Stato per Edili[1][2].
  • 1953: Con D.P.R. n. 783, acquisisce il nome definitivo di I.T.I.S. “Magistri Cumacini”, mantenendo l’intitolazione storica[1][3].

Crescita e Innovazione

Negli anni successivi, l’istituto ha visto un costante aumento degli studenti, passando da 49 iscritti nel 1939 a oltre 1300 negli anni ’70. Durante questo periodo, sono state create diverse succursali e specializzazioni, tra cui meccanica ed elettrotecnica[1][2].

Sedi e Strutture

  • Via Sirtori: La sede principale è stata stabilita in via Sirtori a Como, dove è stata progettata una nuova struttura dall’architetto Federico Frigerio[2][3].
  • Espansione: Nel corso degli anni, sono state aperte sezioni staccate in altre località come Lecco e Mariano Comense, aumentando così le opportunità educative disponibili per gli studenti[1][2].

Riconoscimenti e Attività Recenti

Oggi, l’Istituto Tecnico Industriale “Magistri Cumacini” è uno dei più grandi e qualificati istituti superiori della provincia di Como, con circa 1200 studenti. Offre corsi di specializzazione in vari settori tecnici, tra cui costruzioni, elettronica ed elettrotecnica, informatica e meccanica[4][5].

L’istituto continua a evolversi, mantenendo un forte legame con il territorio e le sue tradizioni artigianali, mentre si adatta alle esigenze moderne del mercato del lavoro.

fonti informative a pagina 16 del secondo volume di:

Citations:
[1] https://www.magistricumacini.edu.it/la-scuola/la-storia
[2] https://xxcoecoinformazioni.wordpress.com/wp-content/uploads/2016/05/xxco-124.pdf
[3] https://www.magistricumacini.edu.it/wp-content/uploads/2023/10/opuscolo_magistri_2.pdf
[4] https://www.magistricumacini.edu.it/la-scuola/presentazione
[5] https://sites.google.com/setificio.gov.it/retecomo/magistri-cumacini
[6] https://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/unita/MIUD0645BD/
[7] https://www.ismonnet.edu.it/jmedu/wp-content/uploads/2022/01/COIS00200B-201922-202122-20211230.pdf
[8] https://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/unita/MIUD02962A/


Cinema Astoria · CINEMA e TEATRO · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · STORIA LOCALE E SOCIETA' · tentativi di esaurimento del luogo

Il Cinema Astoria di Como, 1945-2009

Il Cinema Astoria di Como ha una storia interessante che risale al periodo immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Inaugurato nel 1945, il cinema è stato concepito in un contesto di grande fermento culturale e sociale, tipico degli anni del dopoguerra.

Storia e Contesto

Fondazione: Il Cinema Astoria è stato aperto nel 1945, in un’epoca in cui l’Italia stava cercando di ricostruire la propria identità culturale dopo il conflitto. Il nome “Astoria” fu proposto da un cittadino locale, che vinse un concorso per il nome del cinema, riflettendo un’influenza filo-americana di quel periodo[1].

Funzione Sociale: Durante gli anni ’45 e ’46, il cinema non solo fungeva da luogo di intrattenimento ma anche da punto di ritrovo sociale per la comunità. Era comune che i giovani e le famiglie frequentassero le proiezioni, contribuendo a creare un senso di appartenenza e comunità in un momento di ricostruzione[7].

Evoluzione e Chiusura

Negli anni successivi, il Cinema Astoria ha continuato a operare, diventando un simbolo della vita culturale di Como. Tuttavia, nel corso dei decenni ha affrontato sfide economiche e cambiamenti nelle abitudini di consumo cinematografico. Nel 2009, il cinema ha chiuso definitivamente i battenti a causa di difficoltà gestionali e costi elevati[1][7].

Importanza Culturale

Il Cinema Astoria rappresenta non solo un luogo di svago ma anche un’importante testimonianza della storia culturale italiana del dopoguerra. La sua apertura ha segnato l’inizio di una nuova era per il cinema in Italia, contribuendo a formare le basi per la cultura cinematografica moderna nel paese[3][4].

In sintesi, il Cinema Astoria è stato un punto di riferimento significativo per la comunità comasca dal 1945 fino alla sua chiusura nel 2009, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali dell’Italia nel corso degli anni.

scheda informativa a pagina 12 del secondo volume di:


[1] https://traccesent.com/2009/07/15/como-chiude-il-cineplexastoria-di-via-xx-settembre-il-cinema-astoria-di-mio-padre-guido/
[2] https://archive.org/stream/lastampa_1994-09-29/lastampa_1994-09-29_djvu.txt
[3] https://www.academia.edu/85965602/Le_sale_cinematografiche_negli_anni_del_secondo_dopoguerra_in_Italia_architettura_e_socialit%C3%A0_nei_luoghi_di_Vinicio_Vecchi_a_Modena
[4] https://dokumen.pub/best-years-going-to-the-movies-1945-1946-9780813548456.html
[5] https://fondazionegramsci.org/wp-content/uploads/2023/03/GuidaArchiviFIG_2.pdf
[6] https://www.worldradiohistory.com/Archive-Station-Albums/Networks/NBC-Transmitter/NBC-Transmitter-1946-Jan.pdf
[7] https://coatesa.com/2024/12/25/il-cinema-astoria-di-como-1945-2009/
[8] https://ia801204.us.archive.org/21/items/variety159-1945-07/variety159-1945-07.pdf


Centro Storico di Como · Conosco Como? · Mura del centro storico · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

Matteo Gianoncelli, Stefano Della Torre, Microanalisi di una città. Proprietà e uso delle case della Città Murata di Como dal Cinquecento all’Ottocento, Edizioni New Press, 1984, pagg. 427. Indice e Bibliografia

MUSEI · Seta e industria tessile comasca · STORIA LOCALE E SOCIETA'

MUSEO DELLA SETA, Como

Camminare in COMO città · COMO città · Conosco Como? · Conservatorio G. Verdi · STORIA LOCALE E SOCIETA'

il Primo Ospedale S. Anna in Como (secc. XV-XVI), a Como in Via Cadorna. Ora sede del Conservatorio Giuseppe Verdi

Il Primo Ospedale S. Anna, situato a Como in Via Cadorna, risale ai secoli XV e XVI. Questo ospedale è un’importante testimonianza della storia della sanità nella regione e riflette le pratiche mediche e le condizioni sociali dell’epoca.

Storia

  • Fondazione: L’ospedale fu fondato nel 1450 per accogliere i malati e i bisognosi, in un periodo in cui le strutture sanitarie erano ancora rudimentali.
  • Architettura: La struttura presenta elementi tipici dell’architettura gotica e rinascimentale, con un uso significativo di materiali locali. Le decorazioni e gli affreschi interni offrono uno spaccato della cultura artistica del tempo.
  • Funzione sociale: Oltre a fornire assistenza medica, l’ospedale svolgeva un ruolo cruciale nella comunità, fungendo da punto di riferimento per la carità e il supporto ai più vulnerabili.

Importanza culturale

L’Ospedale S. Anna non è solo un luogo di cura, ma anche un simbolo della solidarietà sociale dell’epoca. La sua storia è legata a eventi significativi della città di Como e rappresenta un patrimonio culturale da preservare.

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Seta e industria tessile comasca

Il Museo del Tessuto di Prato: la storia dell’industria tessile, di Jacopo Suggi, in finestresull’arte.info

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Il Museo del Tessuto di Prato: la storia dell’industria tessile
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Della Torre Stefano, Palazzo Natta e l’architettura a Como nel secondo Cinquecento, NodoLibri, 2024. Indice del libro

Berra Pietro · BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · Demografia · Lavoro · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Pietro Berra, Dalle Alpi alle Ande. Storie della grande emigrazione dal Lago di Como al Sud America, Edizioni Sentiero dei Sogni, 2025. Indice del libro

Pietro Berra ha recentemente pubblicato il libro “Dalle Alpi alle Ande. Storie della grande emigrazione dal Lago di Como al Sud America”, edito da Edizioni Sentiero dei Sogni nel 2025. Questo lavoro esplora le storie di emigranti provenienti dalla regione del Lago di Como che si sono trasferiti in Sud America, contribuendo a un’importante narrazione storica e culturale.

La presentazione del libro avrà luogo il 11 gennaio 2025 presso la Biblioteca comunale “V. Antonini” di Tremezzina, dove Berra discuterà il suo lavoro e l’importanza dell’emigrazione nella storia locale[3][4]. Il libro si propone di mettere in luce le esperienze e le sfide affrontate dagli emigranti, celebrando il loro contributo sia in Italia che nei paesi sudamericani[1][3].

Questo progetto editoriale è parte di un più ampio interesse per la memoria storica delle comunità emigrate, evidenziando come le radici culturali continuino a influenzare le identità contemporanee[1][5].

fonti informative:
[1] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/cultura-e-spettacoli/veri-eroi-dei-due-mondi-nostri-emigranti-o_2745827_11/
[2] https://www.instagram.com/p/DEFAFaWAZZe/
[3] https://www.ciaocomo.it/2025/01/08/dalle-alpi-alle-ande-a-tremezzina-tra-libro-e-presepi/293447/
[4] https://www.scovaeventi.it/evento/85211/Dalle+Alpi+alle+Ande+Storie+della+grande+emigrazione
[5] https://www.comune.tremezzina.co.it/c013252/po/mostra_news.php?id=1530&area=H
[6] https://www.instagram.com/comunegrandolaeduniti/p/DEXJ_4qPwLh/
[7] https://dallealpialleande.it/visita-bene-lario/