GENIUS LOCI · NESSO · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Fabio Cani Nesso. I nomi dei luoghi Atlante della toponomastica storica

Nesso. I nomi dei luoghi
Fabio Cani
Nesso. I nomi dei luoghi
Atlante della toponomastica storica

... Como, 2003
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 144, Illustrazioni: 73il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-058-0

Euro: 12.00

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Cavalleri Giorgio (1940-2026) · Novecento

Presentato un libro su una pagina buia della Resistenza scritto a due mani da Giorgio Cavalleri e Franco Giannantoni,, “GIANNA” E “NERI” FRA SPECULAZIONI E SILENZI

Como – Presentato un libro su una pagina buia della Resistenza scritto a due mani da Cavalleri e Giannantoni
La verità sulle morti di “Gianna” e “Neri” 

Nessuna suspence e tanto coraggio degli autori e di Carlo Scardeoni che ha pubblicato con la sua casa editrice Arterigere un libro che farà discutere. La verità è tutta nel sotto titolo. “Gianna” e “Neri” fra speculazioni e silenzi – La verità è nella sentenza degli anni ’70: fu il Pci e non la Resistenza a volere la morte dei due partigiani “garibaldini“.
Giorgio Cavalleri e Franco Giannantoni, autori del volume sono stati ospiti a Como, insieme con Renato Morandi, per presentare il loro lavoro e spiegare le ragioni di una rilettura dei tragici fatti del ’45, quando i due partigaini vennero fatti uccidere per decisione del Partito comunista. “Un capitolo purtroppo oscuro e assieme una ferita lacerante ancora aperta nel corpo di quella stagione esaltante ed eroica che fu la lotta contro il nazifascismo. Almeno in parte, questa storia atroce e dolorosa è già stata da noi affrontata in precedenti volumi e l’eco drammatica e tragica delle umane vicende delle due vittime è rimbalzata a lungo”.
L’amministrazione comunale di Como ha finalmente deciso di titolare una strada, o meglio una scalinata ai due eroi della Resistenza. Un luogo periferico, ma che ha il pregio di essere sulla via di una scuola. Le domande, speriamo, dei ragazzi terranno ancora di più in vita il ricordo di quei drammatici ed esaltanti giorni in cui si sconfisse il nazifascismo, ma che costò anche sangue innocente per ragioni piolitiche, che a distanza di sessant’anni appaiono ancor più distanti da quei sentimenti e quelle speranze che avevano animato quella drammatica lotta intestina per estirpare il cancro che da vent’anni corrodeva l’Italia.
Il libro, che verrà presentato anche a Varese contiene molti documenti originali e nella parte finale due memoriali inediti. Il primo con  la testimonianza di Renato Morandi resa a Varese il 29 aprile del 2002. Il secondo ad opera di Pietro Vergani.


Varese – Il libro di Giannantoni e Cavalleri sull’assassinio di due partigiani comunisti: una coraggiosa rievocazione delle ultime ore di Mussolini e della sparizione della tesoro che portava con se in fuga verso la Germania

Quella verità scomoda sull’oro di Dongo


Quando Franco Giannantoni in un libro si accinse a rendere pubblica la requisitoria del PM Agostino Abate per la Tangentopoli varesina, in città scoppiò il finimondo: si parlò di un atto di ingiustizia, di faziosità, di devastante ottica, di una versione di parte e come tale inaccettabile ;i meno accaniti sottolinearono l’inopportunità dell’iniziativa. Franco Giannantoni in realtà aveva un solo scopo: che la gente ne sapesse di più dopo i tombali silenzi dei mass media su un processo-fiume molto scomodo per l’eccellenza degli imputati e per i riverberi sull’immagine di Varese. Certamente in qualche misura si trattò di una provocazione, ma nella sostanza non sconfessata dalla sentenza.

Anche il libro ” Gianna e Neri fra speculazioni e silenzi” scritto da Giannantoni e dallo storico comasco Giorgio Cavalleri, ha lo scopo preciso di far sapere a tutti, in primo luogo al popolo della sinistra, come e perché due coraggiosi partigiani comunisti, Neri e Gianna i loro nomi di battaglia, furono assassinati dopo la cattura di Mussolini e il sequestro di denaro e gioielli alla colonna fascista bloccata a Dongo nell’aprile del 1945.

Dopo decenni e un primo libro nel quale venne ben delineato e impostato il problema, cioè l’esigenza di andare a fondo, di dire che l’assassinio di Neri e Gianna fu una tragedia comunista, Franco Giannantoni ha vinto la sua grande battaglia di verità e democrazia e oggi la offre alla nostra attenzione, la consegna alla storia, anche con l’imprimatur dei vertici diessini.

Il 28 febbraio alle 16 presso la Palazzina della cultura in via Sacco ci sarà la presentazione del libro con l’intervento di Mimmo Franzinelli, uno dei più autorevole storici italiani della Resistenza; parteciperà pure il varesino Renato Morandi, comandante partigiano che è stato collaboratore prezioso per Giannantoni nella inoppugnabile ricostruzione di giorni e situazioni drammatici.

I giovani di ieri e di oggi della Varese cattolica e antifascista e anche chi di sinistra non è e guarda senza pregiudizi ideologici alla storia, apprezzeranno questo libro che propone a tutti il coraggio della verità. E capiranno che quel brontolone, polemico, appassionato idealista e umanissimo “partigiano” di Franco Giannantoni nella sua vita di giornalista e storico ha sempre anteposto alla bandiera, anche a quella che egli ama, il bene prezioso della realtà documentata, che è un pilastro della democrazia, oggi evidentemente negata da coloro che volevano il silenzio eterno su Dongo.

Grazie a Giannantoni e Cavalleri non ha più veli la storiaccia tanto invisa all’ANPI comasca, ovvero l’assassinio di due partigiani comunisti che ai loro capi “rossi” chiedevano conto del tesoro sequestrato e poi sparito. Non è cosa da poco in una Italia dagli infiniti misteri.

Pierfausto Vedani


Socialisti Punto Net

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«Con l’oro di Dongo comprarono anche Botteghe Oscure»

Da: da Varese News
Data: 3/3/2003
Ora: 10:00:58 AM
Nome remoto: 213.254.3.151

Commenti

Varese – I partigiani Gianna e Neri furono assassinati per ordine del partito comunista e non della Resistenza. I due volevano che l’oro requisito al Duce, in fuga verso la Svizzera, venisse restituito all’erario

«Con l’oro di Dongo comprarono anche Botteghe Oscure»

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Quando Benito Mussolini nell’aprile del ’45 fu fermato dai partigiani a Dongo, piccolo paesino sulla riva occidentale del Lago di Como, aveva con sé una vera fortuna: danaro contante (circa 230 miliardi di allora) e oltre 42 chili in lingotti d’oro, ovvero tutto quel che restava del patrimonio della Rsi. Passato alla storia come il famigerato “oro di Dongo”, quel “bottino” ha segnato il destino di molte persone, tra cui anche quelli dei partigiani Neri e Gianna. I due, infatti, volevano che la fortuna requisita al duce in fuga verso la Svizzera fosse restituita all’erario italiano e per questo furono fatti eliminare dal Pci. Renato Morandi, classe 1923, all’epoca dei fatti era un giovane comandante partigiano della Brigata Garibaldi, che operava proprio nel comasco. (foto: la tessera di Renato Morandi del C.d.L.N)

Morandi, lei conosceva personalmente Gianna e Neri?

«Certo, io operavo in quella zona con loro, ma all’epoca dei fatti non c’ero perché a causa di una grave malattia avevo dovuto allontanarmi dalle operazioni. Ricordo però molto bene la figura di Neri come una persona intelligente e aperta, un vero comandante, con un’esperienza militare grandissima. Si era formato in Abissinia e sul fronte russo, dove aveva imparato le tecniche della guerriglia. Era un camminatore formidabile, su e giù per le valli, non era mai stanco».

Perché ad un certo punto lei diventa un testimone fondamentale di questa vicenda?

«La vicenda della morte di Gianna e Neri è sempre stata presente nella vita di molti partigiani di quella zona. Nel 1999 io ero stato attaccato da un giornalista per un’altra vicenda, sempre legata alla lotta partigiana nel comasco. Per fare luce su quegli episodi e per ricostruire vicende di cui ricordavo poco andai all’istituto storico della Resistenza di Como e lì iniziai a prendere atto direttamente, de visu, della brutta fine che fecero alcune persone oneste, in relazione alla sparizione dell’oro di Dongo, tra questi c’erano anche i partigiani Gianna e Neri. E così iniziai a chiedere conto sia all’Anpi sia al partito. Ci furono comunque altre persone coinvolte e ridotte al silenzio».

Chi e in che modo?

«Beh Moretti e Terzi dovettero espatriare all’estero, in Jugoslavia. Erano testimoni scomodi e vennero allontanati subito dopo i fatti e tramite la sezione del Pci di Udine portati in Jugoslavia, dove hanno lavorato per molti anni. Ho incontrato Terzi a Varese nel 1991 a casa di Franco Giannantoni. E anche in quella occasione si parlò di Gianna e Neri».

Che cosa accadde dopo il sequestro dei beni della Rsi?

«Neri il 4 maggio del 1945 va a trovare il segretario del partito comunista di Como, chiedendo ragione della fine dell’oro di Dongo. Dei valori sequestrati erano stati stilati da lui stesso tre elenchi, ma nulla di quell’enormità era finito all’erario, cioè allo Stato. Neri venne ucciso dopo quella visita».

E Gianna?

«Erano molto legati tra loro, si amavano. Dopo due mesi dalla scomparsa di Neri, Gianna andò a chiedere sue notizie per cercare di capire che cosa fosse successo. Venne prelevata il pomeriggio del 23 giugno, mentre in bicicletta tornava da Dongo. L’hanno seguita, caricata in macchina e fatta sparire. Sono morti entrambi per la loro onestà e la loro coscienza di cittadini italiani»

Dove finirono i soldi?

«A Milano e a Roma, comprarono proprietà e tra queste probabilmente anche Botteghe Oscure».

Il libro di Franco Giannatoni e Giorgio Cavalleri ha dato un contributo decisivo alla scoperta della verità?

«Sì, perché è un libro ben documentato, dove si fa finalmente luce su questa drammatica vicenda partendo dai fatti e dai documenti. È un riconoscimento di onestà che meritano. Rimangono ancora poche ombre su cui ci sono delle supposizioni realistiche»

Tra le ombre di cui lei parla c’è anche il destino della borsa contenente il compromettente carteggio con il premier inglese Winston Churchill?

«Si conoscono mandanti ed esecutori materiali, purtroppo non si sa dove furono fatti sparire i corpi di Gianna e Neri. Poi c’è anche il mistero riguardante quella borsa. Il contenuto fu diviso in due: una parte andò ai partigiani di fede monarchica, che avevano un rappresentante in brigata, l’altra sparì. Da qualche parte le risposte ci saranno e penso che all’Istituto Gramsci di Roma ci sia ancora un pezzo di verità da scoprire».

Franco Giannantoni e Giorgio Cavelleri “Gianna” e “Neri” fra speculazioni e silenzi Edizoni Arterigere

Michele Mancino michele@varesenews.it

[http://www.socialisti.net/_private/disc1_aftr.htm]

Biblioteca comunale di Nesso · Dominioni editore · Libri su Como e il Lario · NESSO · Storia e Economia

Pietro Antonio Tacchi, Nesso e la sua Pieve. Memorie storiche annotate da Santo Monti (1895), con contributi di Sergio Bianchi, Fabio Cani, Saverio Xeres, Alessandro Dominioni editore, 2001

Pietro Antonio Tacchi,

Nesso e la sua Pieve. Memorie storiche annotate da Santo Monti (1895), con contributi di Sergio Bianchi, Fabio Cani, Saverio Xeres,

Alessandro Dominioni editore, 2001

vai al sito della Dominioni editore 

Libri su Como e il Lario · NESSO · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Tacchi, Pietro Antonio., Nesso e la sua pieve. Contributi di: Sergio Bianchi, Fabio Cani, Saverio Xeres. Presentazione di Sebastiano D’Amico

Nesso e la sua pieve. Memorie storiche

Editore: Dominioni
Argomento: nesso-storia
Pagine: 160
ISBN: 8887867062
ISBN-13: 9788887867060
Data pubblicazione: 2001

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Biblioteca comunale di Nesso · NESSO · Storia e Economia

Nesso: 900 anni 1095-1995. Ricerche e riflessioni in occasione del nono centenario della consacrazione della antica chiesa parrocchiale, a cura della Biblioteca Comunale di Nesso e della Parrocchia di Nesso

Nesso: 900 anni 1095-1995. Ricerche e riflessioni in occasione del nono centenario della consacrazione della antica chiesa parrocchiale,

a cura della Biblioteca Comunale di Nesso e della Parrocchia di Nesso

1996, pag. 120

Scritti di:

don Saverio Xeres, Paolo Grillo, Marcella Di Siena, Maurizio Fadone, Ferdinando Viganò, Carlo Casati, don Giuseppe Romanò

prefazione del sindaco Sebastiano D’Amico

COATESA: frazione di Nesso · NESSO · Ottocento · Riva di Castello, frazione di Nesso · STAMPE antiche

Coatesa e Riva di Castello, stampa In Ricordo di Como, edito in occasione dell’Esposizione voltiana del 1899, ripubblicata da Actac, 1995





Borgo de’ più pittoreschi del lago sulla riva destra a 15 chilometri da Como. Si arrampica su dirupi, tra cui si frangono strepitando le acque delle valli del Tufo e di Nosée a formarvi l’Orrido sua principale bellezza. Antichissima ne è l’origine, e il nome Naxus parrebbe giustificare l’opinione di coloro che l’attribuiscono ad una delle famiglie greche condotte a Como da Giulio Cesare. Fu sempre abitato da gente robusta ed audace, amante di libertà e d’indipendenza, cui seppe difendere e colle proprie braccia e col ben munito castello, di cui restò il nome alla parte del borgo più avanzata nel lago. — L’ antica basilica di S. Pietro credesi consacrata da papa Urbano’II nel 1095 e vi fu sepolto Rainaldo vescovo di Como morto nel castello di Nesso, dove riparò per fuggir le ire de’ faziosi cittadini. Ma la vecchia basilica più volte restaurata cedette alla fine il posto al tempio attuale. — Fa celebre Nesso la leggenda di Falco della rupe, gran fautore delle arrischiate imprese di Giangiacomo Medici castellano di Musso, l’intrepido e simpatico eroe del racconto di Giambattista Bazzoni, vero o suppósto che sia.

Nesso Un tempo coltivò la manifattura de’ pannilani, ed ora le acque del suo torrente animano opifici serici, frantoi d’olive, macine di mulini, ecc.

Chi va su per la valle giunge all’ameno paesello di Zelbio e di là al Pian del Ti vano spaziosissima altura a m. II59 coronata dalle cime de’ monti della Vallassina e del Lario, fra le quali spicca gigante il cono del S. Primo (1693 metri); nel mezzo del Piano s’apre la misteriosa caverna detta il Buco della Nicolina, grande imbuto scolatore delle acque piovane.

This is a small pictoresque town on the right bank of the lake, abont 15 kilometers from Como. After climbing the steep precipices, one reaches the = Orrido = formed by the tumultuous rushing waters which drain the valteys of Tufo and osee, which forms, it chief attraction. The origin of this town is lost in antiquity and its name Naxus seems to ju-stify the opinion of those who attribuì* it to a Greek family conducted to Como by Jùlms Ccesar. It has-always been inhabited by robust and hardy people, lovers of freedom and independence, which* theyknew how to defend by arms and a well fortifted castle whose name is stili that pf the part of the town, which *juts out into the lake. It. is beheved that the ancient church Was consecrated by Urban II in 1095,- and Rainaldo bishop of Como who died at the castle pf-Nesso, where he had fled to escape the anger of the re-, volted cittzens, wasburied there. But the old.tempie many times renovated made way at last for the àctual church. The legend pf ss Falco della Rupe ss abettor of the risky undertakings of Giangiacomo Medici, the fendal lord pf Musso has rendered this place celebrated. It is not known whether this intrepid and syrapatine herp of the romance by Giambattista Bazzoni e ver existed. Nesso at one tane manufactured cloth, and now the waters of its torrents tura the wheels of various silk mills, olive crushing mills, and flour mills, etc. He who goes up the valley will reach the pleasant little hamlet of Zelbio and beyond the spacious plateau of the- = Pian del Tivano ss at the heighth of 1159 meters crowned by the summits of the Valassina and Lario Mouuts, among which thrones’the immense cone of St. Primo (1693 meters); in the middle of the plateau is to be seen the mysterious cave called the- « Buco della Nicolina, » a great funnel serving to carry off the surface waters.

C’est un des bourgs les plus pittoresques du lac, sur la rive droite à 15 ki-lomètres de Còme. Il grimpe sur les rochers entre lesquels heurtent bruyainment les eaux des vallées du Tufo et de Nosée formànt l’Orrido, son premier attrait. L’origine e,p est ancienne, et le noni de Naxus paralt justifier 1* opinion de ceux qui la font remonter à une des familles grecques conduites à Còme per Jules Cesar. Ce bonrg fut toujours habité par des gens robustes et audaces, aimant la liberté et l’indépendance, liberté et indépendance que les habitants surent défendre de. leurs bras et de leur chàteau bien fortifié, Ce chàteau laissa son nom à la partie du bourg plus avancée dans le lac. — L’ancienne basilique de St. Pierre a été consacrée, dit on, par le pape Urbain II en 1095, et contient les restes de Rainaldo, évèque de. Cóme, mort dans e chàteau de Nesso, où il s’est enfui pour se soustraire à la haine des factions. Mais . la vieillè basilique, souvent restaurée, laissa enfin la place à l’égllse actuelle. Nesso a été célèbre par la legende de Falco della Rupe, gran fauteur des entreprises hardies de Jean Jacques Medici seigneur de Musso, l’intrepide et sympatique héros vrai on. suppose du roman de Jean Baptiste Bazzoni. r*r Nesso cultiva, dans le temps, la raanufacture des étoffes en laine, et à présent les eaux’ de son torrent mettent en mouvement des machines pour l’industrie de la soie, des moulins à olives, à blé, etc. Celui qui pénètre dans la vallèe arri ve au riant village de Zelbio, et de là au Pian del Tivano, élévation très spacieuse à II59 mètres, couronnée par les pointes des montagnes de la Valassina et du Larius* parmi lesquels se dresse comme un géant le còne de S. Primo (1693 mètres) ; au milieu du Pian del Tivano s’ouvre la caverne mystètieuse nommée le « Buco della Nicolina » grand entonnoit, pour ainsi dire, d’où écoulent les eaux des pluies,

Einer der malerischsten Oste un rechten Seeufer, 15 Kilometer von Como. Er hangt Iseo, zwischen denen sich die den Tufo-und Nosée-Thàlern entstrotosend Bahn brechen, und die wilde Kluft des Orrido, seine Hauptschon-r Ort ist uralt, und der Name Naxus scheint denen Recht zu geben, die ler griechisched Famili’en herleiten, welche Julius Caesar hier ansiedelte. iuhuen. Bewohner. liebten stets ihre Freiheit und Selbsiandjgkeit, ùnd : dem Schwette za yerteidigen, wie auch mittelst der stark befestigten cher der am weitesten in den Sae vorspringende Xeil des Ortes benannt : Basilica S. Pietro soli vom Papst UrbanII flevreiht worden sein. und b des Bischofi Rainaldo voa Como, der Vs^.atHìiaFcahrerischen Burgern be’- ^eflùchtet. Nàch méhrmaliger Restaufierùng musste die alte Basilica rempel Platz machen. Nesso ist auch beriihnit’geworden dnrch die

delta Rupe (Falk vbm Fel&en), der die gewagten TJnternehmungen Gian-‘s, des Schlossherrn von Musso, kcaftig untersttttzte, und der furchtlose, Id einer wahren oder .erdicbleten ErzSMung des Giambattista Bazzoni hatte Nesso viete Tuchfabriken, jetzt wird die Kraft des Bergstromes •reien, Oelpressen, Miihlen u. s. w. benutzt. — Wenn man d%s Thal hinauf man nach dem hiibschen Djorfchen Zelbio und von da nach dem Pian ler weiten, IIJ9 Meter hohen FlSche, ilber die sich die Berggipfel der des Lario erReben, unter denen der Hegel des S. Primo wie ein Riese 3 Meter). In der Mitte des Piano òffnet sich das Buco della Nicolina, dai * die Regenwasser in sich aufuimmt.



In Ricordo di Como, edito in occasione dell’Esposizione voltiana del 1899, ripubblicata da Actac, 1995

Borgovico · Cani Fabio · COMO città · Conosco Como? · Monizza Gerardo · Quartieri · Sant'Agostino · Spina verde · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: i borghi e le frazioni, NodoLibri, 1994, pagine 408. Indice del libro

vedi anche:

Cani Fabio · Centro Storico di Como · COMO città · Conosco Como? · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), COMO e la sua STORIA: la CITTA’ MURATA, NodoLibri, 1994, pagine 394. Indice del libro

vedi anche:

COATESA: frazione di Nesso · NESSO · Orrido di Nesso · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Nesso: scheda storica di Annalisa Borghese, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Editoriale del Drago, 1992, p. 331

Lo chiamavano il “Falco della rupe”. E doveva essere un tipo determinato, deciso, un vero con­dottiero, se Gian Giacomo Medi­ci, detto il Medeghino, se l’era scelto come luogotenente. Siamo ai primi del Cinquecento e tutto il territorio del Lario è in mano a lui, al Medeghino, che dirige le operazioni dalla sua roccaforte di Musso.

Il “Falco” è invece di qui, di Nesso, dove è nato e da dove con­trolla il ramo comasco del lago. A Nesso c’è un castello, e dall’alto delle sue torri il “Falco” deve sen­tirsi sicuro e protetto.

Il “Falco della rupe” è anche il titolo del romanzo storico di Gian Battista Bazzoni, che nell’Otto­cento consegnerà il “Falco” se non alla gloria almeno alla fanta­sia dei lettori. Del castello poi è ri­masto ben poco. L’avventura del “Falco” non dovette finir bene: i Milanesi smantellarono le fortifi­cazioni nel 1532. E le tre torrette che oggi fanno bella mostra di sé tra i ruderi delle muraglie sono state edificate il secolo scorso.

Nesso, a 300 metri d’altezza sulla sponda orientale del ramo comasco, oggi è semmai nota per l’orrido formato dai torrenti Nosé e Tuf, che qui si uniscono in un’u­nica fragorosa massa d’acqua e di­ventano una cascata. Sono così impetuosi i torrenti di Nesso, che in passato la loro forza è stata im­piegata per far funzionare alcune cartiere e due stabilimenti di seta, e poi mulini, magli e torchi per l’olio. Attività poi in gran parte abbandonate. Oggi a Nesso ci so­no alcuni stabilimenti edili e di­verse attività artigianali della la­vorazione del filo di ferro.

Ma il borgo di Nesso respira so­prattutto di storia. Nella guerra decennale tra Como e Milano (1118-1127) il borgo si schierò contro Como, alleandosi all’Isola Comacina. I Comaschi strinsero d’assedio l’Isola, non riuscirono ad espugnarla e rivolsero le loro attenzioni a Nesso, che distrusse­ro con le sue fortificazioni nel 1124.

La storia si respira anche nella chiesa parrocchiale dei Santi Pie­tro e Paolo, che potrebbe essere stata consacrata addirittura da un papa, quell’Urbano II che nel 1095 transitò dal Lario diretto in Francia al Concilio di Clermont. In quegli anni il vescovo di Como, Guido Grimoldi, risiedeva qui, e all’interno della chiesa ancora og­gi chiamata “dom”, duomo (il luo­go dove celebra Messa il vescovo), sono conservate le spoglie del suo predecessore, il vescovo Rainaldo, che resse la diocesi dal 1062 al 1084. La chiesa fu ultimata molti anni dopo, tra il 1654 e il 1706. Il campanile va osservato con atten­zione: si dice che per costruirlo abbiano abbattuto le mura del borgo e utilizzate le sue pietre.

da: Annalisa Borghese, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Editoriale del Drago, 1992, p. 331

Cavalleri Giorgio (1940-2026) · Novecento

Giorgio Cavalleri, Storia del Neri e della Gianna, NodoLibri editore, Como 1991, p. 220

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in: http://www.nodolibri.it/libro.php?lid=65

Giorgio Cavalleri
Storia del Neri e della Gianna

NodoLibri.

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

citazione di Gianfranco Miglio, in Il mito del Lario, Larius, 1959

Non è facile – come sanno i più – stabilire quando appros­simativamente l’uomo si sia affacciato per la prima volta sulle rive del Lario; venne quasi certamente dal Sud, e pro­babilmente non prima del terzo (e forse neppure del secondo) millennio avanti Cristo. Ma chiunque esso fosse – ligu­re-mediterraneo, o d’altra stirpe oggi ignota – non possiamo pensare senza emozione a questo nomade dell’età neolitica che – cacciando il cervo, il cinghiale ed il lupo nelle nostre fore­ste, e la lontra sulle ripe selvagge delle nostre acque – primo ascoltò il ritmico pulsare delle onde del Lario, il fragore lontano dei torrenti, i richiami delle fiere in libertà, il rombo del tuono ri­percosso dall’eco delle valli ancora in­violate e misteriose: negli occhi di que­st’uomo si specchiarono per la prima volta, striati dagli stormi lamentosi dei lamentosi uccelli acquatici, gli stessi placidi tramonti che decine e decine di secoli più tardi avrebbero commosso i grandi poeti dell’età romantica. (…) Fra gli ultimi letterati e viaggiatori dell’Ottocento, (…) il lettore ne troverà alcuni che si pongono esplicitamente la domanda: d’onde nascono la fama e l’innegabile incanto del Lario? Fra le diverse risposte una sembra oggi ri­scuotere maggior credito: è quella che indica nella melanconìa l’attrattiva più patetica ed efficace esercitata dal Lago di Corno sugli spiriti di ogni tem­po. Ma è una spiegazione che non reg­ge. La sottile tristezza è appannaggio di ogni paesaggio lacustre; rivelata specialmente dai gusti letterari dell’età romantica, giustifica in genere il “laghismo” ottocentesco, non la fortu­na di sponde che, come le nostre, di­vennero celebri già nel gaio clima della Rinascenza (…). Se il Lario ha un suo fascino segréto, questo sta invece nella straordinaria, inesauribile ricchezza di particolari del suo paesaggio. Tale ricchezza dipende dell’incontro di due fattori: l’uno naturale, l’altro storico ed umano. (…).
Il Lago di Corno – già lo sappiamo – fu, in ogni età e sopra tutto, un corridoio fra Nord e Sud, un itine­rario frequentato e consueto: e questa condizione fece sì che molto per tempo – fin dalla tarda antichità classica – le nostre riviere apparissero intensa­mente popolate».

Gianfranco Miglio, Il mito del Lario, Larius, 1959

Camminare in COMO città · Centro Storico di Como · COMO città · Conosco Como? · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

CANIGGIA Gianfranco, Lettura di una città: COMO, Centro studi di storia urbanistica, 1963. Ristampa nel 1984. Indice del libro

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