autunno · Chat Noir · Luna · Miciù

su Nesso – Coatesa e gatti: da una lettera di Luciana ad una amica

Nesso ormai ha chiuso i battenti: le 3 belve sono qui. Hanno ripreso gli antichi ritmi di divisione degli spazi.

Miciù ormai è fissa nella nostra camera da letto, dove attende con impazienza il suo turno di coccole che arriva al momento del mio coricamento prima e, se va bene, anche un po’ più tardi in corrispondenza di quello di paolo. La porta rimane chiusa durante la notte.
Chat Noir sta bene: ha perso totalmente il suo giallore e anche urine/feci hanno un bel colorito sano. Che sta bene lo si capisce dalle sue incursioni. Non è stato facile per lui riadattarsi agli spazi dell’appartamento e ha ben pensato di sostituire le piante con le tende. Ma su questo ormai mi sono rassegnata.
Luna impavida continua a servirsi di tutte le ciotole e lettiere che incontra sul suo cammino a conferma della sua dispotica supremazia. In ogni caso per il momento non sono ancora volati boli di pelo, per cui la convivenza resiste nonostante le reciproche antipatie.
Resta ancora in sospeso il trasloco della flora. Ibischi, piante grasse, camadoree, erba miseria, anturium, sono a rischio freddo e quindi non ce la sentiamo di farli gelare all’aperto. Fra un po’, il nostro soggiorno avrà l’area calpestabile ulteriormente ridotta per ospitare un numero di vasi che cresce ogni anno grazie ai trapianti di paolo.
Le zucche di albenga sono state il nostro salvataggio in materia di zucchine, devastate dalla grandine. La produzione, sia pur tardiva, è stata buona, se consideri le dimensioni.
Ora nell’orto rimangono un po’ di cespi di insalata autunno/invermale piantati in agosto e qualche peperone verde, a testimonianza della resilienza. Pensa che i pomodori datterini sono diventati rossi proprio sul finire di settembre! E anche i bulbi di dalie che di solito fioriscono aluglio, non hanno mancato di commuoverci con i primi fiori spuntati anch’essi dopo il 25 settembre.
Decisamente un anno insolito.

autunno · BATTELLI e Corriere · Estate

L’ultima giornata e l’ultima sera dei BATTELLI a Coatesa e ritorno a Como, 30 settembre 2013

Video 1

Video 2

Video 3

Video 4

Video 5

Video 6

autunno

Giuseppe Ungaretti: “Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie.”

Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie.

G. Ungaretti – Soldati Bosco di Courton luglio 1918

autunno · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Lago · Scale

Un pomeriggio autunnale a Coatesa sul Lario

Agosto · AUDIO e VIDEO · autunno · BATTELLI e Corriere · Estate · Eterni · la Lenta

Gli ultimi battelli del ciclo della estate 2012: cronaca di una giornata. Audio/video di Paolo

Gli ultimi battelli del ciclo della estate 2012: cronaca di domenica 30 settembre. Audio/video di Paolo:

associato a:

Come Nicola Gardini legge Lo Zibaldone di Giacomo Leopardi, lettura di Paolo nel cerchio ermetico del ciliegio

autunno · Colori · rosso

Il colore rosso: ultime foglie d’autunno

 

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autunno · ORTO: lavori, cure, manutenzione · primavera

Lettera fotografica al tecnico degli oggetti

 

caro C.

ancora una volta ho bisogno delle tue abilità tecniche.

Come sai ogni anno devo portare fra Coatesa e Como e Como Coatesa circa 5 piante in vaso di medio-piccole dimensioni.

La soluzione del pollaio non va bene: troppo freddo (misurato col termometro)

Allora vorrei vedere con te se è possibile un’altra possibilità.

Come sai ho questo contenitore (abbastanza sottoutilizzato) da giardino:

Cosa ne dici di creare delle bretelle, tipo zaino (usando, ad esempio una corda per tapparelle)?

Non so come si potrebbe fare. Magari bucare la parte posteriore del contenitore. Ma tu, di certo avrai qualche buona idea.

Il contenitore diventerebbe così una specie di zaino da trasporto per i 500 passi che ci sono dal giardino al posteggio.

Se hai tempo e voglia di fare questo aggiustamento ti porto il contenitore, cogliendo anche l’occasione per portarti cachi e kiwi.

Un caro saluto

Paolo

autunno · morti

Ultimi bagliori di sole fra le 16 e 30 e le 17 (ora legale) del 12 ottobre 2011

… ma se lo immaginano loro l’uomo primitivo e mitico, quando vede il calare del sole e arrivare il buio della notte.

Se lo immaginano loro la terribile paura, il terrore che li spinge a cercare il riparo.

La filosofia nasce proprio da questo terrore. Dalla paura del dolore e della morte

Emanuele Severino, nella lezione sulla Identità dell’Occidente, a Pistoia, nel 2010

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autunno

Viaggio nell’estate indiana, di Claudio Visentin – Il Sole 24 ORE 2 ottobre 2011

Per estate indiana s’intende quel periodo di bel tempo tra ottobre e novembre che di solito nell’emisfero settentrionale segue ai primi geli, quando già le foglie hanno cambiato colore, ma non è caduta ancora la prima neve. La tela dei ragni si fa argentea alla mattina e c’è tutta l’intensità struggente di un caldo che non durerà, qualcosa di bello destinato a svanire presto. L’etimologia è incerta. Forse si parla di estate indiana perché l’autunno avanzato era la stagione nella quale i pellerossa sospendevano i loro attacchi per mettere al sicuro i raccolti di zucche e granoturco. Ma il termine potrebbe avere anche una sfumatura negativa, derivante dall’immagine stereotipata dell’indiano come mentitore e incapace di tenere la parola data: ecco quindi che indian summer sarebbe sinonimo di “falsa estate”. Noi parliamo piuttosto di estate di San Martino, ovvero i giorni intorno all’11 novembre, quando i contratti agricoli giungevano a scadenza e, se non erano stati rinnovati, i contadini dovevano trasferirsi in un’altra fattoria (tanto che «fare san Martino» in molte regioni è sinonimo di «traslocare», quasi sempre di malavoglia).

da Viaggio nell’estate indiana – Il Sole 24 ORE.

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ADDIO ALL’ESTATE

Quando le bacche del cotoneaster diventano rosso cupo vuol dire che l’estate volge al termine. Le calde ore del mezzo del giorno sono in contrasto col fresco mattutino e serale, così come il colore sempre più buio e i raggi più obliqui inesorabilmente annunciano l’ingresso autunnale.

Settembre è il mese che accomuna la tristezza della terminalità del ciclo riproduttivo al gaudio dei frutti maturi. Che pure questa è stata un’estate anomala: luglio molto freddo e piovoso, agosto molto caldo e secco, settembre caldo, afoso e con piogge brevi ma torrenziali.

Il giardino ne è stato sorpreso, ma ha saputo tener testa. Ora, a bilancio avvenuto, un diffuso “mal bianco” (come lo chiamano da queste parti) su molti degli alberi da frutto, soprattutto i meli, una precoce caduta di foglie dei pruni, una concentrazione massima di fruttificazione dei prodotti orticoli con anticipato arresto della produzione e rinsecchimento dei pomodori.

Qualcuno ha goduto, nonostante tutto: zucchine e zucche hanno accolto avidamente l’acqua piovana, gonfiandosi e allungandosi in misure sproporzionate per i nostri ricordi. Forse il godimento può essere generalizzato anche alla maturazione anzitempo dei frutti: mai era accaduto che le susine fossero pronte già ai primi di luglio. Idem per le mele royal gala, subito attaccate dai calabroni, e le pere nashi, che hanno ricevuto la stessa sorte. Ma in  fatto di competizione anche noi umani ce la sappiamo cavare. Un pacifico, anche se imposto, rapporto  60-40 a favore nostro. In fondo siamo sempre in debito verso la natura, essendo l’unica specie vivente che fa di tutto per espropriarla e distruggerla.

E ora che svoltiamo agli ultimi giorni settembrini, camminando per i sentieri guardiamo ai chiari segnali che invitano al riposo. Miciù sceglie le basi dei tronchi più esposti al sole per medicare la vecchiezza incombente; lo stesso dicasi per Silvestro e Luna, che, povera, soffre d’artrosi. Noelle invece preferisce la sedia sotto il cucù: la sua giovinezza le impone di dare ancora retta allo scandire delle ore. Belle, che si credeva scomparsa, ha fatto ritorno, restituendoci la speranza che abbia scelto questo luogo per farne la sua dimora.

Sotto le scarpe capita di schiacciare gusci di noci e nocciole. Anche in questo caso, qualcuno è spesso passato prima di noi, ma dopo l’incontro ravvicinato col musetto del ghiro sul fico, tutto si può perdonare. Anche perché il salvato non è indifferente.

Fervono già i preparativi di nuovi spazi. Paolo ha spiantato un pruno malato nell’orto verde: sarà la nuova casa delle patate, visto che anche quest’anno i sacchi non hanno mantenuto le promesse di blogettari entusiasti. La posa di nuovi cassoni, inoltre, mi permetterà di non fare il muso di fronte agli esili fusti dei fagioli e delle piantine di insalate, troppo impegnati a cercare pertugi fra sassi e radici, a discapito della loro crescita. Chissà che tengano pure lontane limacce e formiche! Al momento le insalate di Chioggia pare siano soddisfatte.

Sotto il pino dell’orto grande Giove sta lavorando alla preparazione della sua tana invernale. La terra smossa è esattamente nella posizione dell’anno scorso. Al piano superiore, fra i gambi dei cardi si aggira Ina (Ino?), mentre sotto il cedro abbiamo avvistato più insonnolita che mai Ucra. Per le  due tartarughe ucraine questo è il primo inverno ad Amaltea e la loro sopravvivenza è per noi ancora un’incognita.

Resistono sui rami alcune mele fuji e piccole golden. Una decina di mele cotogne pazientemente attende il destino di marmellata.

Che dire d’altro? Le brumose e umide mattine da tempo hanno scatenato un po’ di malinconia. Ma l’ancora vigorosa fioritura delle nuove guinea e il terrazzo fiorito di rosso e d’arancio illudono che non è tempo di ritirare le sedie.

E lo sbocciare dei fiori bianchi e rosa delle camelie invernali ingentiliscono il pensiero del freddo che verrà. Insomma, un addio all’estate, ma già col cuore alla primavera.

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Primo giorno d’autunno | Tracce e Sentieri

Sto iniziando a smantellare l’orto, che è nella sua fase esausta.
E’, però, anche il momento dei suoi prodotti finali.
Mi aggiro per i corridoi dell’orto/giardino sperando che il Destino mi riservi ancora i piaceri del ciclo della vangatura, semina, piantumazione, crescita e raccolta

Primo giorno d’autunno | Tracce e Sentieri.

autunno · Flickr · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Orto d’Autunno, anni ’10. Album fotografico in Flickr

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