Dal punto di vista evolutivo, le “erbacce” (o piante infestanti) sono delle vere fuoriclasse dell’adattamento [1, 4].
Il termine “erbaccia” è solo un’etichetta umana per piante che crescono dove non vorremmo, ma biologicamente possiedono strategie incredibili: [1]
Pioniere del suolo: Sono le prime a colonizzare terreni nudi, poveri o calpestati dove altre piante morirebbero [1, 2].
Riproduzione estrema: Producono migliaia di semi che possono restare dormienti nel terreno per decenni, aspettando il momento perfetto per germogliare [2, 3].
Resilienza: Crescono velocemente e spesso sviluppano resistenze ai diserbanti o ai tagli frequenti [2, 5]. [2, 3, 4, 5]
In pratica, chiamarle erbacce è quasi un complimento alla loro capacità di sopravvivere a tutto [4].
Il sistema difensivo medievale di Como è caratterizzato da tre imponenti torri che presidiano il lato meridionale delle mura cittadine. Edificate nel XII secolo dopo la distruzione della città da parte dei Milanesi, queste strutture rappresentano uno dei migliori esempi di architettura militare romanica in Lombardia. [1, 2, 3]
Situata in Piazza Vittoria, è la torre principale e il simbolo delle mura di Como. [1, 4, 5, 6]
Storia e Funzione: Costruita nel 1192 dal podestà Uberto de’ Olevano, serviva come ingresso monumentale e strategico per chi proveniva da Milano.
Caratteristiche: Alta circa 40 metri, presenta una facciata esterna massiccia e chiusa, mentre l’interno (rivolto verso la città) è caratterizzato da quattro ordini di arcate binate, oggi prive dei solai originari. [1, 6, 7, 8]
Posizionata a est di Porta Torre, lungo l’attuale Viale Cesare Battisti. [2, 9]
Architettura: Alta 36 metri, fu eretta poco dopo Porta Torre. Rispetto alla porta principale, ha un aspetto più austero e massiccio, con poche aperture ad arco a tutto sesto.
Contesto: Si trova nelle vicinanze del Museo Archeologico Paolo Giovio, dove sono conservati reperti che approfondiscono la storia medievale della città. [2, 10]
Torre di Porta Nuova (o Torre Gattoni) [2]
Situata a ovest di Porta Torre, all’angolo tra Viale Varese e Viale Carlo Cattaneo. [2, 3]
Architettura: Si distingue per la sua peculiare pianta pentagonale e per un aspetto meno rifinito rispetto a Porta Torre.
Curiosità Storica: È nota anche come Torre Gattoni. Nel 1765, il fisico comasco Alessandro Volta vi allestì un laboratorio per i suoi primi esperimenti sull’elettricità. Nel XX secolo è stata utilizzata come cabina elettrica per l’illuminazione cittadina. [2, 3, 11, 12, 13]
Informazioni per la visita: Le torri sono visibili esternamente passeggiando lungo il perimetro delle mura. Per approfondire la storia del sistema difensivo, puoi consultare i percorsi del Comune di Como o visitare il Castello Baradello, situato sul colle sovrastante, che faceva parte dello stesso apparato militare. [2, 14, 15]
Desideri dettagli su altri monumenti del centro storico o sugli itinerari guidati disponibili lungo le mura?
I Comuni di Cernobbio, Griante, Lipomo, Moltrasio e Uggiate con Ronago INVITANO alla Conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di Oltre il lago LA BELLEZZA SEGRETA DEL PAESAGGIO COMASCOgiovedì 26 marzo | ore 11.00 Villa Bernasconi, Largo A. Campanini, Cernobbio
Intervengono: Mario Della Torre | vicesindaco e assessore al Turismo e al Marketing territoriale, Comune di Cernobbio Gianluca Leo | vicesindaco di Lipomo Sara Ielpo | curatrice della rassegna Oltre il Lago, Cooperativa Tikvà Claudia Taibez | responsabile Area promozione turistica, culturale e sportiva, Comune di Cernobbio
Ufficio Stampa rassegna Oltre il lagoManzoni22 | Camilla PalmaE: camilla.palma@manzoni22.itT: 031 303482 / 347 0420386
è attivo e in continuo aggiornamento il sito www.alessandrovolta.it, il portale dedicato al percorso verso il Bicentenario di Alessandro Volta e punto di riferimento per seguire le iniziative e gli aggiornamenti del programma delle celebrazioni.
Attraverso il sito è possibile conoscere il calendario degli eventi, scoprire come partecipare alle attività e accedere ai contenuti multimediali dedicati allo scienziato. Cittadini, scuole, associazioni e realtà economiche sono invitati a visitare il portale e a contribuire alla costruzione del programma del Bicentenario.
L’articolo di Emanuele Trevi, apparso su la Lettura del 22 febbraio 2026, non è solo una commemorazione a dieci anni dalla scomparsa di Pia Pera, ma un’analisi profonda di come la sua parabola biografica e letteraria rappresenti una delle testimonianze più nitide di “ecologia dell’anima” del nostro tempo.
Trevi, legato a lei da una profonda affinità intellettuale, ripercorre la metamorfosi di una donna che è stata, in successione e contemporaneamente, raffinata slavista, traduttrice di Puskin e Nabokov, scandalosa autrice di Diario di Lo e, infine, “giardiniera” filosofica.
La Parola come Seme: Il Giardino della Letteratura
Per Pia Pera, la scrittura non è mai stata un esercizio autoreferenziale. Trevi sottolinea come la sua formazione da slavista abbia influenzato la sua percezione del mondo: la lingua russa, con la sua densità spirituale, è stata il primo “terreno” che ha coltivato.
L’atto del tradurre: Per Pera, tradurre era simile al trapianto. Significava prendere un organismo vivente (il testo) e trovargli una nuova dimora in un’altra lingua, curandone l’attecchimento.
La svolta esistenziale: La decisione di abbandonare i salotti letterari per ritirarsi nel suo podere di Lucca non fu un gesto di isolamento, ma una ricerca di verità. In questo senso, la “parola” smette di essere solo segno grafico e diventa seme: qualcosa che richiede pazienza, cura e l’accettazione del fallimento.
Il Giardino come Metafora e Realtà
L’articolo si sofferma sul capolavoro della maturità, L’orto di un perdigiorno, dove il giardinaggio diventa una pratica ascetica. Trevi evidenzia tre punti cardine della visione di Pera:
La Sconfitta dell’Ego: Nel giardino non si è padroni, ma custodi. La natura segue ritmi che ignorano i desideri umani.
L’Estetica dell’Incolto: Pia Pera fu tra le prime a sdoganare l’idea che un giardino “bello” non deve essere necessariamente ordinato o geometrico. Il disordine è vita, è biodiversità, è l’accettazione del selvatico che è in noi.
La Malattia come Stagione: Negli ultimi anni, segnati dalla SLA, il giardino è diventato il suo specchio. Trevi descrive con delicatezza come Pia abbia affrontato il decadimento fisico osservando il ciclo delle stagioni: non c’è tragedia nella foglia che cade, perché diventerà humus per la primavera successiva.
L’eredità di Pia Pera nel 2026
A dieci anni dalla morte, Trevi sostiene che il messaggio di Pia Pera sia più attuale che mai. In un’epoca dominata dall’accelerazione digitale e dalla crisi climatica, la sua “resistenza vegetale” offre una via d’uscita:
Elogio della Lentezza: La cura delle piante insegna ad aspettare, un antidoto alla frenesia del consumo immediato.
Connessione profonda: Non siamo separati dalla natura; siamo natura che osserva se stessa.
“Pia non cercava la bellezza per esibirla, ma la verità per abitarla. Il suo giardino non era un hobby, era la sua ultima, definitiva opera letteraria.” — Emanuele Trevi
Approfondimenti suggeriti
Opera Chiave
Tema Principale
L’orto di un perdigiorno
La gioia della lentezza e della cura.
Al giardino ancora non l’ho detto
Il diario degli ultimi mesi e il congedo dalla vita.
Contro il giardino
Una riflessione critica sul possesso e sul controllo della natura.
“Gianni Rodari è l’autore della celebre filastrocca ‘Ci vuole un fiore’, un testo poetico che celebra l’origine di ogni cosa attraverso il ciclo della natura e l’amore simbolizzato dal fiore.”[libreriamo]
Testo Principale
La poesia ripete ciclicamente catene causali: per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero, per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, e infine per fare il frutto ci vuole un fiore.[youtube][libreriamo] Il ritornello “Ci vuole un fiore” sottolinea che tutto – dalla terra al monte, dal bosco al ramo – dipende da questo elemento fragile ma essenziale.[libreriamo] Il fiore simboleggia l’amore come forza generatrice, un principio che lega natura e relazioni umane.vecchiosito.icacquasparta+1
Origini e Diffusione
Scritta da Rodari negli anni ’70, divenne famosa come canzone interpretata da Sergio Endrigo, con un messaggio ecologico e pedagogico adatto ai bambini.sololibri+1 Rodari la inserì nelle sue opere per insegnare a “guardare e ascoltare” i segreti delle cose quotidiane.erbacanta+1 Resta un classico per educare al rispetto della Terra e alla cura come base di ogni esistenza.[libreriamo]
Ci vuole un fiore di Gianni Rodari
Le cose d’ogni giorno Raccontano segreti A chi le sa guardare Ed ascoltare
Per fare un tavolo ci vuole il legno Per fare il legno ci vuole l’albero Per fare l’albero ci vuole il seme Per fare il seme ci vuole il frutto Per fare il frutto ci vuole il fiore Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore Per fare un tavolo ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole il legno Per fare il legno ci vuole l’albero Per fare l’albero ci vuole il seme Per fare il seme ci vuole il frutto Per fare il frutto ci vuole il fiore Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore Per fare un tavolo ci vuole un fiore
Per fare un fiore ci vuole un ramo Per fare il ramo ci vuole l’albero Per fare l’albero ci vuole il bosco Per fare il bosco ci vuole il monte Per fare il monte ci vuol la terra Per far la terra ci vuole un fiore Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare un fiore ci vuole un ramo Per fare il ramo ci vuole l’albero Per fare l’albero ci vuole il bosco Per fare il bosco ci vuole il monte Per fare il monte ci vuol la terra Per far la terra ci vuole un fiore Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole il legno Per fare il legno ci vuole l’albero Per fare l’albero ci vuole il seme Per fare il seme ci vuole il frutto Per fare il frutto ci vuole il fiore Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore Per fare il frutto ci vuole un fiore Per fare tutto ci vuole un fiore Per fare tutto ci vuole un fiore Per fare tutto ci vuole un fiore Per fare tutto ci vuole un fiore
“Roma, la città dei segreti” è un libro di Francesco Rutelli pubblicato da Newton Compton Editori nel dicembre 2025.libroguerriero.wordpress+1
Contenuti principali
Si tratta di un viaggio narrativo tra le pieghe nascoste di Roma, che esplora misteri, leggende, trasformazioni urbane, storie di santi e cortigiane, cupole rivali e torri dimenticate. Rutelli, ex sindaco di Roma e autentico romano, intreccia microstorie e grande racconto, dai fasti vaticani al Circo Massimo, con uno sguardo sulla stratificazione storica e sociale della Capitale.ibs+3
Stile e ricezione
Il testo scorre con ritmo fluido e rigore, dosando stupore e narrazione emozionale senza retorica, come evidenziato in recensioni che ne lodano la capacità di far vibrare dettagli invisibili. È un invito a riscoprire Roma con occhi nuovi, tra piazze, ponti e rioni, ideale per chi ama la storia urbana e culturale della città.newtoncompton+3
“Viaggio in Italia” di Gianrico Carofiglio è un libro edito dal Touring Club Italiano nella collana Andante, pubblicato il 20 gennaio 2026. L’opera raccoglie undici esplorazioni urbane in città italiane come Bari, Venezia, Palermo e Torino, ispirate al celebre “Viaggio in Italia” di Guido Piovene del 1957, con uno sguardo da flâneur attento a dettagli nascosti e storie marginali. .inviaggio.touringclub+2
Contenuti principali
Carofiglio adotta un approccio frammentario e curioso, enfatizzando lo “sguardo” sul viaggio più dei luoghi stessi, per rivelare una dimensione inquieta e invisibile dell’Italia contemporanea. Il testo invita a deviazioni e scoperte casuali, evitando banalità e spettacolarizzazioni, in continuità con la tradizione del reportage letterario del Touring Club.ibs+2
Contesto editoriale
Il volume riprende il filo di narrazioni culturali del Touring, da Piovene a scrittori come Sciascia e Buzzati, per un’indagine sui cambiamenti sociali e urbani. È disponibile su piattaforme come IBS, Hoepli e Libreria Universitaria, con video promozionali sul canale YouTube del Touring.[youtube]inviaggio.touringclub+1