Gaetano Iapichino ha recentemente trattato l’importanza e le curiosità della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, un’opera enciclopedica fondamentale per la scienza antica. Questa opera, completata tra il 77 e il 78 d.C., è composta da 37 libri e rappresenta una vasta raccolta di conoscenze su vari aspetti della natura e della cultura, dalla zoologia alla botanica, dalla mineralogia all’arte.
Contenuti e Struttura dell’Opera
La Naturalis Historia non è solo un compendio di informazioni, ma un tentativo di sistematizzare il sapere scientifico dell’epoca. Plinio attinge a circa duemila volumi di oltre cento autori, creando un’opera che funge da monumento al sapere antico[1][3][5]. La struttura dell’opera segue un principio espositivo che va dal più importante al meno importante, iniziando con l’uomo e proseguendo con gli animali e i metalli[1].
Impatto Culturale e Storico
Plinio il Vecchio, che morì durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., ha lasciato un’eredità duratura. La sua Naturalis Historia è stata una fonte primaria di conoscenza per secoli, influenzando non solo la scienza medievale ma anche il Rinascimento[2][5]. L’opera è stata letta e studiata come una delle principali autorità in materia di scienze naturali fino all’emergere di nuove scoperte scientifiche.
Curiosità
Dedica a Tito: L’opera è dedicata a Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano, ed è introdotta da una lettera che spiega il metodo di ricerca di Plinio[3][7].
Ambivalenza della Natura: Plinio descrive la natura con toni ambivalenti, vedendola sia come benefica che come matrigna crudele, riflettendo sulla condizione umana in relazione all’ambiente[5][7].
Morte Drammatica: La morte di Plinio avvenne mentre tentava di soccorrere gli abitanti durante l’eruzione del Vesuvio, un evento che ha segnato profondamente la sua figura storica[1][9].
Eventi Recenti
In occasione del 2000° anniversario della nascita di Plinio il Vecchio, si sono tenuti eventi commemorativi, come una serata a Tavernerio il 17 gennaio 2025, per esplorare la sua vita e opere[2]. Questi eventi sottolineano l’importanza continua della sua opera nella cultura contemporanea.
La Naturalis Historia rimane un documento fondamentale per comprendere non solo le scienze naturali dell’antichità ma anche le interazioni tra uomo e natura nel corso della storia.
Pietro Berra ha recentemente pubblicato il libro “Dalle Alpi alle Ande. Storie della grande emigrazione dal Lago di Como al Sud America”, edito da Edizioni Sentiero dei Sogni nel 2025. Questo lavoro esplora le storie di emigranti provenienti dalla regione del Lago di Como che si sono trasferiti in Sud America, contribuendo a un’importante narrazione storica e culturale.
La presentazione del libro avrà luogo il 11 gennaio 2025 presso la Biblioteca comunale “V. Antonini” di Tremezzina, dove Berra discuterà il suo lavoro e l’importanza dell’emigrazione nella storia locale[3][4]. Il libro si propone di mettere in luce le esperienze e le sfide affrontate dagli emigranti, celebrando il loro contributo sia in Italia che nei paesi sudamericani[1][3].
Questo progetto editoriale è parte di un più ampio interesse per la memoria storica delle comunità emigrate, evidenziando come le radici culturali continuino a influenzare le identità contemporanee[1][5].
Tra le innumerevoli vedute del territorio lariano, realizzate nei primi tre decenni dell’Ottocento, la mostra Paesaggio sublime. Il Lago di Como all’epoca di Giovanni Battista Sommariva. 1801-1826 ne ha selezionate 39 – acquerelli e stampe – nelle quali emerge come protagonista indiscusso il paesaggio, illustrato nelle sue diverse componenti naturali e antropiche.
A partire dalle variegate e sublimi atmosfere, il connubio fra le montagne circostanti e le quiete acque del lago, la peculiare disposizione degli abitati, delle ville (prima fra tutte Villa Sommariva in Tremezzina) e dei giardini lungo le sponde, la natura selvaggia degli orridi e delle zone rocciose sono tutti elementi caratteristici di queste vedute che contribuiscono a definire un’immagine riconoscibile del Lario.
Immagini e testi in catalogo ne indagano le origini e gli esiti, e ne restituiscono i valori di documentazione e di evocazione.
La mostra è realizzata con il patrocinio della Camera di Commercio di Como-Lecco e in collaborazione con Villa Carlotta.
Il Natale è una sanguisuga: asciuga le economie e le energie di intere famiglie. Pero è bello. Quasi necessario. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
In duemila anni s’è molto trasformato e, da evento pastorale, è arrivato al supermercato; dal buio della notte (santa?) all’esagerazione dell’illuminotecnica; dalla povertà (o meglio: dall’essenzialità) allo spreco.
Come tutti i riti di passaggio (le lancette del tempo girano inesorabili, ma ripassano sul quadrante) anche il Natale è una festa che coinvolge tutta una comunità che attende non si sa bene cosa…
Questo è il senso di Nove giorni alla Notte: nove storie più una (o nove pensieri, come più vi piace) che raccontano perché bisogna Illuminare, poi Spegnere, che siam nati per Sprecare, ma che dobbiamoAttendere, che ci tocca Regalare, che non possiamo non Augurare, che qualcuno deve Cucinare e altri Preparare, che bisogna Riunire e infine – purtroppo – Smontare.
Nove storie più una da leggere senza fretta, da aprire con curiosità, come un calendario dell’Avvento, ma che dura di meno. Nove immagini più una, declinate all’infinito, per riflettere sulla festività più amata e detestata dell’anno.
Sabato 14 dicembre 2024 ore 16,00 presso la sede della Biblioteca Comunale Via Salita Municipio 13 verrà presentato il calendario ed i libri di Sentiero dei Sogni intervengono – Pietro Berra giornalista e scrittore e Cristiana Gambotti Assessore alla Cultura del Comune di Nesso