Voice of Nature visualizza lo stato dell’essere di un albero utilizzando i dati in tempo reale per parlare dell’urgenza dei cambiamenti climatici in un modo innegabile
Categoria: Natura
Mirtilli, o L’importanza delle piccole cose, di HENRY D. THOREAU
Etg – Scossa in Lombardia, epicentro a Rho
Scrivere la natura | Scritture creative | Zanichelli Dizionari più
Questo è ciò che vogliamo proporvi: scrivere e lasciare parlare la Natura attraverso le storie che si sono preparate dentro di noi e in ogni altra creatura durante le ere dell’evoluzione naturale. Sono storie infinite; come le stagioni, si ripetono ciclicamente, ma ogni nuovo narratore ha il compito di attualizzarle esprimendo significati e interpretazioni originali.
qui la presentazione del libro Scrivere la natura | Scritture creative | Zanichelli Dizionari più.
la strage degli alberi in Italia, da La Repubblica del 7 ottobre 2012

TartaRugosa ha letto e scritto di: Georges Perec (2011), Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, Libri Piccoli Voland, A cura di Alberto Lecaldano
TartaRugosa ha letto e scritto di:
Georges Perec (2011)
TENTATIVI DI ESAURIMENTO DI UN LUOGO PARIGINO, editore Libri piccoli Voland)
a cura di Alberto Lecaldano
Il progetto avrebbe dovuto durare dodici anni, ma non si concluse.
L’idea, secondo Perec, era di osservare piazza Saint-Sulpice in diversi momenti della giornata e di prendere nota di tutto quello che vedeva.
O meglio “…quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza: quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole”.
Il tentativo dura tre giorni.
Questa idea è entusiasmante. Finalmente un punto di connessione tra uomo e rettile.
Anch’io passo lunghe ore ad osservare ciò che accade, ma, a differenza di Perec, il tentativo non si esaurisce in tre giorni. Per me dura almeno sei mesi all’anno.
Alterno le visioni di Georges con le mie.
Place Saint-Sulpice
6° Arrondissement, Parigi
18, 19, 20 ottobre 1974
Largo del Ciliegio
Alla sommità della prima proda dell’orto
La prima settimana di primavera 2012
18 ottobre
Patate all’ingrosso
Da un pullman di turisti un giapponese sembra che mi faccia una fotografia. Un anziano signore con la sua mezza baguette, una signora con un pacchetto di dolci a forma di piccola piramide
L’86 va a Saint-Mandé (non gira in Rue Bonaparte, ma prende Rue di Vieux-Colombier)
Il 63 va a Porte dela Muette
21 marzo
Foglie secche
Formiche indaffarate raccolgono briciole
Sul tavolino sotto il ciliegio siedono un uomo e una donna
Zampe bianche e nere
Un miagolio e un lembo di bresaola cade vicino al gatto
Un merlo scava nella terra smossa
Alcuni inciampano. Microincidenti.
Un 96 passa. Un 70 passa.
E’ l’una e venti
Ritorno (probabile) di persone già viste: un ragazzo con un giaccone blu marina che porta in mano una busta di plastica passa di nuovo davanti al caffè
Un 86 passa. Un 86 passa. Un 63 passa.
Il caffè è pieno
Un bambino fa correre il suo cane (tipo Milou) sullo sterrato
E’ l’una e trenta
Sulla sedia sono appoggiati un gilet di panno rosso e un maglione (di cotone) turchese. Penzolano anche un paio di calzettoni (di lana) a righe colorate.
C’è il sole.
Il ciliegio inizia a fiorire.
Zampe marroni. Un piccolo ragno si arrampica sul telo che copre la proda dell’orto
Una buccia di mela golden e un torsolo di pera kaiser. Per me.
Striscia un verme rosa. Probabilmente un lombrico.
Il vento fa muovere le foglie degli alberi
Un 70.
Sono le tredici e cinquanta.
Trasporti SNCF
Le persone del funerale sono entrate nella chiesa
Sono le due e quaranta. Un uomo con il secchio pieno di terra.
Una donna che scopa la piattaforma di pietra e raccoglie le foglie.
Un gatto che dorme con il muso appoggiato fra le zampe anteriori.
Due formiche si contendono una briciola.
Cinguettii di pettirosso che arrivano da lontano.
Calore del sole alto in mezzo al cielo. Sonnecchio.
Ho visto ancora autobus, taxi, auto private, pullman turistici, camion e camioncini, biciclette, motorini, vespe, moto, un triciclo delle poste, una moto-scuola, un’auto-scuola, donne eleganti, vecchi belli, vecchie coppie, gruppi di bambini, persone con borse, con borselli, con valige, con cani, con pipe, con ombrelli, con la pancia, vecchie rugose, vecchi cretini, giovani cretini, dei bighelloni, dei fattorini, degli imbronciati, dei chiacchieroni.
Ritorna l’uomo con un altro secchio pieno di terra.
Passano, in ordine di apparizione, formiche, moscerini, una larva che fuoriesce dalla terra, un merlo che cerca la larva.
Mi sposto di circa dieci centimetri per gustare la buccia della mela.
Ritorna l’uomo con un secchio pieno di terra. E’ il terzo giro.
La donna si riposa sulla sedia e scrive su un grosso quaderno.
Il gatto se n’è andato all’ombra.
19 ottobre
Molte cose non sono cambiate, apparentemente non si sono mosse (le lettere, i simboli, la fontana, lo sterrato, le panchine, la chiesa, ecc.); io stesso mi sono seduto alla stessa tavola.
24 marzo
Sempre sotto il ciliegio, ma sulla pietra.
Una vanga, un rastrello, un secchio di plastica di colore rosso.
Teli di plastica grigia sulle prode.
Dalle pietre spuntano ciuffi di erba. Passano le solite formiche, ma non ci sono più le briciole.
Una donna sposta vasi di cotto con dentro alcune piante grasse.
Un cumulo di erba sradicata.
Ieri, c’era sul marciapiede, proprio davanti al mio tavolino, un biglietto della metropolitana; oggi, ma non è detto che sia nello stesso posto, c’è l’involucro di una caramella (cellophane) e un pezzo di carta difficilmente riconoscibile (più o meno grande come una scatola di “Parisiennes” ma di un blu molto più chiaro).
Sotto il tavolino tre pigne, una scatola contenente concime. Fito Universale. Liquido. Una lucertola senza coda.
Sono le tre. Il cielo è sereno e il sole caldo.
Sul tavolino una macchina fotografica, una bottiglia da 50 ml di plastica. Vuota.
I piccioni sono quasi immobili. E’ piuttosto difficile contarli (200 forse); parecchi sono accovacciati, le zampe ripiegate. E’ l’ora delle pulizie (con il becco, si spulciano il gozzo e le ali); alcuni sono appollaiati sul bordo della terza vasca della fontana. Alcuni persone escono dalla chiesa.
Due gatti sono distesi a 30 cm di distanza. Uno si lecca le zampe. L’altra si passa la zampa destra dietro l’orecchio destro.
Uno sbadiglia. L’altra punta una lucertola con la coda.
E ancora: perché due suore sono più interessanti di due altri passanti qualsiasi?
Dove sono finiti l’uomo e la donna che lavorano la terra?
Un pullman. Giapponesi.
Alcuni individui si riuniscono davanti a Saint-Sulpice.
Intravedo in alto sulle scale un uomo che scopa (è il sagrestano?).
Passa un uomo con un barattolo di Ripolin
Persone persone automobili
Una anziana signora con un bel soprabito impermeabile tipo Sherlock Holmes
La folla è compatta, non c’è quasi più un attimo di calma
Arriva una donna con un contenitore di plastica verde.
Lo vuota.
Bucce di arancia, foglie di carciofi, gambi di insalata. Foglie marce di catalogna. Bucce di patate. Buccia annerita di banana.
Buccia di mela Golden con torsolo annesso. Per me. (Finalmente)
Arriva un uomo con il solito secchio pieno di terra. A questo punto ho perso il conto dei viaggi.
20 ottobre
Passa una signora elegante che tiene, con gli steli in alto, un grande mazzo di fiori.
Passa un 63
Passa una ragazzina che porta due grandi sacchetti della spesa
Un uccello viene a posarsi in cima a un lampione
E’ mezzogiorno
Temporale
Passa un 63
25 marzo
Sul corridoio che porta verso l’orto.
Sono le tredici. In realtà sarebbe mezzogiorno.
Nuvoloso. Sole nascosto e aria un po’ fredda.
Rosmarino. Cespuglio di rose. Lavanda potata. Rosmarino. Cespuglio di rose.
Piccola montagnetta.
Ciuffi di erba. Foglie di tarassaco. Buone.
Progetto di una classificazione di ombrelli secondo le loro forme, i loro modi di funzionare, i loro colori, i loro materiali …
Da una sporta escono delle verdure
Passa un 96
Progetto di lauto pranzo per il mese prossimo: trifoglio, fiori di tarassaco, foglie di malva.
Magari ci scappa qualche lumachetta.
Il vento fa cadere la pioggia che si era accumulata sulla tenda del caffè: scrosci d’acqua
Il cielo è nuvoloso. Scende qualche goccia sparsa.
Forse è giorno di doccia.
Zampe bianche e nere mi sorpassano.
Ha già smesso di piovere.
Un uomo con il braccio sinistro ingessato
Un 63 che eccezionalmente si ferma all’angolo di rue des Canettes per far scendere una coppia di persone anziane
Un taxi DS di colore verde
Sono le diciassette.
E’ tornato il sole.
Un uomo e una donna camminano in fila indiana.
Si fermano davanti al pero. Guardano i fiori bianchi.
Alcune formiche. Due lucertole. Una canna dell’acqua. Tre innaffiatoi.
Il 63
Sono le due meno cinque
I piccioni sono sullo sterrato. Si alzano in volo tutti insieme.
Quattro bambini. Un cane. Un piccolo raggio di sole. Il 96. Sono le due
Sono le diciotto. Sarebbero le diciassette.
Profumo di rosmarino. Un uomo e una donna scendono le scale. Una gatta li segue.
Il ciliegio è tutto fiorito.
E’ ora di andare a dormire. Due lucertole mi tagliano la strada.
L’aria è calda. E’ stata una bella giornata.
… al di là del parco, al di sopra dei campi fumiganti, scivolò dentro il paesaggio un arcobaleno …. , Vladimir Nabokov, lettura di Domenico Pelini
Al di là del parco, al di sopra dei campi fumiganti, scivolò dentro il paesaggio un arcobaleno; i campi finivano sul limitare oscuro e dentellato di un lontano bosco di abeti dove si inarcava una parte dell’arcobaleno, e in quel tratto il bordo della foresta scintillava magicamente attraverso il velo iridescente verde pallido e rosa che lo schermava: una dolcezza e uno splendore tali da ridurre al rango di parenti poveri i colorati riflessi romboidali che il ritorno del sole aveva proiettato sul pavimento del padiglione.
Un attimo dopo cominciava la mia prima poesia. Che cosa la scatenò? Credo di saperlo. In assenza di vento, il semplice peso di una goccia di pioggia che brillava, godendosi il suo parassitico lusso, su una foglia cordata, ne aveva inclinata la punta, e quello che pareva un globulo di mercurio aveva eseguito un improvviso glissando lungo la nervatura centrale, quindi, ormai spoglia del suo lucente fardello, la foglia, sollevata, si era di nuovo distesa. Foglia, inclinata, spoglia, sollevata – l’istante che ci volle perché questo accadesse non mi parve tanto una frazione di tempo quanto una fessura nel medesimo, una pulsazione omessa, subito compensata da un picchiettio di rime: dico volutamente «picchiettio» perché, quando arrivò una raffica di vento, gli alberi si diedero allegramente a gocciolare tutti insieme, in un’imitazione del recente rovescio di pioggia, rozza quanto lo era la strofa che già mormoravo se paragonata al mio brivido di meraviglia nell’istante in cui cuore e foglia erano stati una cosa sola.
da Vladimir Nabokov, Parla, Ricordo. Adelphi

ADDIO ALL’ESTATE
Quando le bacche del cotoneaster diventano rosso cupo vuol dire che l’estate volge al termine. Le calde ore del mezzo del giorno sono in contrasto col fresco mattutino e serale, così come il colore sempre più buio e i raggi più obliqui inesorabilmente annunciano l’ingresso autunnale.
Settembre è il mese che accomuna la tristezza della terminalità del ciclo riproduttivo al gaudio dei frutti maturi. Che pure questa è stata un’estate anomala: luglio molto freddo e piovoso, agosto molto caldo e secco, settembre caldo, afoso e con piogge brevi ma torrenziali.
Il giardino ne è stato sorpreso, ma ha saputo tener testa. Ora, a bilancio avvenuto, un diffuso “mal bianco” (come lo chiamano da queste parti) su molti degli alberi da frutto, soprattutto i meli, una precoce caduta di foglie dei pruni, una concentrazione massima di fruttificazione dei prodotti orticoli con anticipato arresto della produzione e rinsecchimento dei pomodori.
Qualcuno ha goduto, nonostante tutto: zucchine e zucche hanno accolto avidamente l’acqua piovana, gonfiandosi e allungandosi in misure sproporzionate per i nostri ricordi. Forse il godimento può essere generalizzato anche alla maturazione anzitempo dei frutti: mai era accaduto che le susine fossero pronte già ai primi di luglio. Idem per le mele royal gala, subito attaccate dai calabroni, e le pere nashi, che hanno ricevuto la stessa sorte. Ma in fatto di competizione anche noi umani ce la sappiamo cavare. Un pacifico, anche se imposto, rapporto 60-40 a favore nostro. In fondo siamo sempre in debito verso la natura, essendo l’unica specie vivente che fa di tutto per espropriarla e distruggerla.
E ora che svoltiamo agli ultimi giorni settembrini, camminando per i sentieri guardiamo ai chiari segnali che invitano al riposo. Miciù sceglie le basi dei tronchi più esposti al sole per medicare la vecchiezza incombente; lo stesso dicasi per Silvestro e Luna, che, povera, soffre d’artrosi. Noelle invece preferisce la sedia sotto il cucù: la sua giovinezza le impone di dare ancora retta allo scandire delle ore. Belle, che si credeva scomparsa, ha fatto ritorno, restituendoci la speranza che abbia scelto questo luogo per farne la sua dimora.
Sotto le scarpe capita di schiacciare gusci di noci e nocciole. Anche in questo caso, qualcuno è spesso passato prima di noi, ma dopo l’incontro ravvicinato col musetto del ghiro sul fico, tutto si può perdonare. Anche perché il salvato non è indifferente.
Fervono già i preparativi di nuovi spazi. Paolo ha spiantato un pruno malato nell’orto verde: sarà la nuova casa delle patate, visto che anche quest’anno i sacchi non hanno mantenuto le promesse di blogettari entusiasti. La posa di nuovi cassoni, inoltre, mi permetterà di non fare il muso di fronte agli esili fusti dei fagioli e delle piantine di insalate, troppo impegnati a cercare pertugi fra sassi e radici, a discapito della loro crescita. Chissà che tengano pure lontane limacce e formiche! Al momento le insalate di Chioggia pare siano soddisfatte.
Sotto il pino dell’orto grande Giove sta lavorando alla preparazione della sua tana invernale. La terra smossa è esattamente nella posizione dell’anno scorso. Al piano superiore, fra i gambi dei cardi si aggira Ina (Ino?), mentre sotto il cedro abbiamo avvistato più insonnolita che mai Ucra. Per le due tartarughe ucraine questo è il primo inverno ad Amaltea e la loro sopravvivenza è per noi ancora un’incognita.
Resistono sui rami alcune mele fuji e piccole golden. Una decina di mele cotogne pazientemente attende il destino di marmellata.
Che dire d’altro? Le brumose e umide mattine da tempo hanno scatenato un po’ di malinconia. Ma l’ancora vigorosa fioritura delle nuove guinea e il terrazzo fiorito di rosso e d’arancio illudono che non è tempo di ritirare le sedie.
E lo sbocciare dei fiori bianchi e rosa delle camelie invernali ingentiliscono il pensiero del freddo che verrà. Insomma, un addio all’estate, ma già col cuore alla primavera.
Fine estate e inizio autunno: UNA STRETTA AL CUORE, LASCIARE QUESTI ALBERI MAESTOSI , CHE CI RESTITUISCONO ARMONIA E STABILITA’. PER GIORNI LI HO OSSERVATI E ASCOLTATI …
Frana di Brienno, un effetto valanga lungo mille metri
Il cemento selvaggio non c’entra con la pioggia di fango e detriti che giovedì scorso ha causato danni ingentissimi a Brienno. Ieri mattina, passando in rassegna le tante immagini scattate in questi giorni (anche con l’ausilio di elicotteri) lungo le dorsali a monte dell’abitato si è scoperto da dove è partita la frana che ha travolto Ca’ Nova, cancellando due abitazioni, un ponte romanico e seminando grande paura tra i residenti. La conferma giunge dal sindaco Patrizia Nava, che anche ieri è stata per l’intera giornata in Municipio.
«La documentazione fotografica di cui siamo in possesso ha certificato che la frana si è staccata in località Pian D’Erba, a quota 1.165 metri, al confine tra Brienno e Schignano (quindi sono circa 960 i metri di dislivello dal paese) – spiega il primo cittadino -. Il terreno non ha retto a tutta quella pioggia. Probabilmente c’era già una situazione di dissesto – non nota – in atto. È accaduto un po’ quel che succede con una valanga. Il movimento franoso si è ingrossato man mano che scendeva verso il paese. E gli effetti in Ca’ Nova sono stati devastanti».
Il sindaco dunque non ci sta ad accostare quanto accaduto con la cementificazione in atto (in gran parte) del Centro lago. «Brienno è il Comune del territorio che ha avuto il minor incremento quanto a nuove edificazioni – conferma Patrizia Nava -. Siamo nell’ordine del 5% da inizio mandato. Abbiamo cercato anzitutto di recuperare i nuclei storici, guardando con attenzione anche alla manutenzione della montagna. Ciò che è accaduto proprio non poteva essere previsto».
da Il Giorno – Como – Frana di Brienno, un effetto valanga lungo mille metri.
Api al lavoro, sotto la pergola
Silenzio
meriggioso infranto
da un ronzio
frenetico di indaffarato lavoro.
Api
- Ascolta il Ronzio d’api

Alberi, amici silenziosi
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