Bernie Krause, che registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, …| da TED.com

Bernie Krause registra paesaggi sonori, il vento tra gli alberi, il cinguettio degli uccelli, il suono impercettibile delle larve degli insetti, da 45 anni. In tutto questo tempo, ha visto molti ambienti cambiare radicalmente per mano degli uomini, a volte anche a causa di pratiche considerate sicure per l’ambiente. Uno sguardo sorprendente a ciò che si può imparare dalle sinfonie della natura, dal grugnito dell’anemone di mare ai tristi versi del castoro che piange. tratto da Bernie Krause: La voce del mondo naturale | TED Talk | TED.com

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MANUEL VAQUERO PIÑEIRO (a cura di), I laghi in Italia Politica, economia, storiail Mulino, 2017

Descrizione  MANUEL VAQUERO PIÑEIRO (a cura di) I laghi in Italia Politica, economia, storia Negli ultimi decenni la crisi del modello di sviluppo economico basato sull’industrializzazione e sul consumo indiscriminato di risorse naturali ha favorito l’elaborazione di ricerche dedicate a indagare l’interdipendenza tra l’uomo e l’ambiente. Grazie anche all’accresciuta consapevolezza dell’opinione pubblica, le tematiche legate al territorio hanno ottenuto una […]

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Varese, memoria di Gioacchino Garofoli, in La rivista il Mulino

Già «città giardino» tra fine Ottocento e inizio Novecento, quando, luogo privilegiato di villeggiatura della borghesia milanese, si costruiscono le grandi ville e i due Grand Hotel liberty, Varese si è progressivamente trasformata in città industriale, accanto a due aree di relativamente antica e intensa industrializzazione (la Valle Olona e l’area di Busto Arsizio-Gallarate) divenendo uno di centri della finanza lombarda, favorita dalla vicina frontiera. Varese diventa città capoluogo della nuova provincia del Nord Ovest della Lombardia nel 1927 segue vai a: Sorgente: La rivista il Mulino: Varese

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I ponti, di Ivo Andric

Di tutto ciò che l’uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le altre costruzioni, mai asserviti al segreto o al malvagio. I grandi ponti di pietra, grigi ed erosi dal vento e dalle piogge, spesso sgretolati nei loro angoli acuminati, testimoni delle epoche passate, in cui si viveva, si pensava e si costruiva in modo differente: nelle loro giunture e nelle loro invisibili fessure cresce l’erba sottile e gli uccelli fanno il nido. I sottili ponti di ferro, tesi come filo da una sponda all’altra, che vibrano ed echeggiano con ogni treno che li percorre, come se aspettassero ancora la loro forma e perfezione finale. La bellezza delle loro linee si svelerà del tutto solo agli occhi dei nostri nipoti. I ponti di legno all’entrata delle cittadine bosniache le cui travi traballano e risuonano sotto gli zoccoli dei cavalli, come le lamine di uno xilofono. E infine, quei minuscoli ponti sulle montagne, spesso solo un unico grande tronco ovale, massimo due, inchiodati uno accanto all’altro, gettati sopra qualche ruscello montano che senza di loro sarebbe invalicabile. Due volte all’anno il torrente impetuoso ingrossandosi li trascina via […]

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