Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Poesie

IL RITORNO, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020. grazie !!!

IL RITORNO

Quando l’invernale nebbia calerà sulle brulle rive nascoste da inerpicanti sponde e l’acqua rallenterà il suo tortuoso corso per scorrere placida alla foce dell’immenso mare, allora la quiete tutto sovrasterà e le ormai prive fronde si placheranno in statico essere.

Sarà allora che anche la mia anima ritroverà il beato atavico riposo e nulla più scorrerà nelle mie vene.

Così è scritto nel libro della vita; tutto ritorna come fu, ed allora anch’io sarò tornato.

Sett. 2006

Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti

IL SUGGELLO, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020. grazie !!!

IL SUGGELLO

Sei arrivata come soffio d’aria limpida e pura

e m’hai preso dentro,

per questo non sarà solo un’avventura,

hai cancellato ogni mio tormento.

Son fortunato poterti amare,

averti accanto è il regalo più bello;

tu doni gioia e al tuo solo arrivare

dipingi tutto di un rosa pastello.

Troppo veloce se ti ho accanto scorre la vita;

se non ci sei, il bramar di vederti è cosa infinita.

Un desiderio mai appagato

è tenerti stretta sul mio cuore

e mai e poi mai sarò pentito

di dire al mondo del nostro amore.

Ti amo tanto e te lo scrivo

per suggellar la verità

e se a volte sembro schivo

stringimi forte e mi passerà.

Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Poesie

IL COLORE DEI BIMBI, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020: Grazie !!!

IL COLORE DEI BIMBI

Quando un bimbo nasce

si vuole far sentire,

ma col passar degli anni

gli adulti lo fan zittire.

Un bimbo, finché è tale,

con tutti vuol giocare

e non guarda se la pelle

ha il colore delle stelle

oppure è tanto scura.

A lui non fa paura.

Quando un bimbo nasce

si vuole far sentire,

vorrebbe dire al mondo

che tutti siam fratelli,

i neri, i bianchi, i rossi, i gialli,

i ricchi e i poverelli.

Un bimbo, finché è tale,

con tutti vuol giocare,

ma sono poi gli adulti

coi loro pensieri contorti

che lo fanno cambiare

insegnandogli, a volte, il male.

Lasciate che i bimbi

si stringano la mano,

lasciateli anche giocare

con quelli di un paese da lontano.

Sarebbe così bello se un miscelatore

potesse mischiare il colore delle pelli,

avremmo in tutto il mondo un sol colore,

bello da far invidia agli acquerelli.

La purezza di un bimbo

è grande come il mare

e il bene che ha in sé

può sconfiggere ogni male.

Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · Poesie

GUARDA QUEL VECCHIO, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”. Inviata il 21 maggio 2020: grazie !!!

GUARDA QUEL VECCHIO

E’ brutto veder passare un vecchio curvo sul suo bastone,

contargli le rughe che gli solcano il viso,

cercar di scoprirgli un tenue sorriso,

poi mettersi a confronto e fare un paragone.

Lui stanco, triste e ormai rassegnato

e pensa alle cose che da tempo ha lasciato,

tu forte, allegro e pieno di vita

e guardi al futuro con gioia infinita.

Ma poi pensi a lui che se ne deve andare,

allora ti rassegni, sai che è una ruota,

ti rattristi e pensi che la vita è vuota.

E’ vuota se pensi che anche tu dovrai andare,

è vuota perché sai quel che devi lasciare.

Guarda quel vecchio e continua a pensare!

Brunate · Gianfranco Gentile detto Tato, e Luigi Piotti · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi

I MONTI, poesia di Gianfranco Gentile, detto “Tato”, inviata il 21 maggio 2020 (Grazie !!!)

I MONTI

Si guardavano ormai da millenni

senza che nessuno facesse dei cenni

poi, nella luce di un chiaro mattino

si vollero unire , Brunate e Bisbino.

Fece loro da testimone un caro amico, il Bollettone

e sacerdote, forse per il suo nome,

fu il Monte San Primo che in quell’occasione

fece un sermone veramente divino.

Brunate era di bianco vestita

con un grande manto di pizzo di neve,

Bisbino portava un vestito marrone,

il suo sarto fu il fuoco di un mascalzone.

Gli invitati non furono molti

però da lontano guardavano in tanti

e incuriositi da quell’unione

c’erano Appennini, Alpi e Prealpi.

Ad un tratto giunse una voce:

Viva la sposa, viva la sposa”

e tutti applaudirono

all’esclamazione del Monte Rosa.

Passaron poi tanti e tanti lustri

tra vita tranquilla, ma anche trambusti,

decisero allora di non star più soli

e fecero un figlio che nacque tra i fiori.

Montorfano vollero così chiamarlo

in ricordo di un caro zio lontano

scomparso purtroppo, diciamo per mano,

di un terremoto antivesuviano.

Montorfano era un bel monticello

affettuoso, garbato, un figlio modello

e per premiarlo gli fu regalato

un bel laghetto da tutti invidiato.

Era un laghetto puro e lucente,

nelle sue acque, molta gente,

andava a bagnarsi nei giorni assolati

per poi sdraiarsi sui verdi prati.

Però, come tutte le cose buone,

dell’acqua pura restò solo il nome

e dopo tanti e tanti anni

anche il laghetto soffrì di malanni.

Nacquero uomini a dismisura;

crebbero case, fabbriche e cemento

che insediandosi in quella pianura

inquinarono acqua, aria e firmamento.

Morirono così Brunate e Bisbino

lasciando in vista il loro scheletro appassito,

così fu segnato il loro destino,

ma non era quello che Dio avrebbe voluto.

Finisce qui la storia di due monticelli

che per mano dell’uomo cessaron d’esser belli

e che lasciarono un caro figlioletto

che ancora combatte per avere rispetto.

Si chiama Montorfano e questo nome s’addice

a un monte senza genitori, a un monte infelice,

facciamo ora in modo che questo piccino

non debba seguire un turpe destino!

Anna Bi. 14/3/42 · Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane

citazioni da PLINIO IL VECCHIO (Como 23 d.C. – Stabia 79 d.C.), STORIA NATURALE. Grazie ad A.B. per la condivisione

Le stelle […] non è vero che, come pensa la gente, siano assegnate a
ciascuno di noi, e distribuite fra i mortali con uno splendore proporzionale
al destino di ognuno, brillante con i ricchi, più piccole per i poveri,
oscurate per chi è in calando, non nascono e muoiono insieme al proprio
rispettivo uomo e, quando cadono, non vuol dire che qualcuno si spegne.
Non c’è una tale affinità fra il cielo e noi, da rendere mortale, insieme al
destino nostro, anche il fulgore delle stelle di lassù. LIBRO II .28-29
[…] da questo punto dell’universo – e infatti la terra, nel tutto, non è altro
che questo -; questo è dunque l’alimento della nostra gloria, questa la
dimora. Qui rivestiamo cariche, qui esercitiamo poteri, qui bramiamo
ricchezze, qui noi, razza umana, ci agitiamo, qui promuoviamo guerre,
anche guerre civili, e con massacri reciproci rendiamo la terra più spaziosa.
E poi, per tralasciare le follie collettive dei popoli, è questo il luogo dove
scacciamo i nostri confinanti, dove come ladri annettiamo al nostro campo
la zolla del vicino – cosicché, chi ha raggiunto la massima estensione di
campagne ed ha respinto i suoi vicini oltre la portata della fama, quale
percentuale della terra si potrà godere? o, quando pure abbia diffuso la sua
ricchezza in proporzione all’avidità, che porzione gli può restare alla fine,
da morto?  LIBRO II . 174-175
Seguono alla sepoltura le varie dicerie sui Mani. Tutti dopo l’ultimo
giorno di vita, si trovano nella stessa condizione in cui erano prima del
primo giorno; nella morte il corpo o l’anima non hanno alcuna sensibilità
più di quanta ne avessero prima della nascita. È la solita vanità umana che
si proietta anche nel futuro, e inventa per sé una vita che si prolunghi
anche nel tempo della morte, ora ammettendo l’immortalità dell’anima o la
metempsicosi, ora attribuendo una sensibilità ai defunti, venerando i Mani
e facendo un dio di chi ha cessato ormai anche di essere uomo. Come se il
nostro respiro avesse qualcosa di diverso da quello degli altri animali, e tra
questi non se ne potessero trovare molti che hanno una vita più lunga della
nostra, senza che perciò qualcuno predica loro immortalità. Ma quale
sostanza ha l’anima di per sé? Quale consistenza materiale? Dove
risiederebbe il suo pensiero? Come può avere la vista, l’udito o il tatto?
Quale utilità potrebbe derivarle da essi? E, senza di essi, quale bene può
avere? E poi, quale sarebbe la sede delle anime o ombre, e quanto grande illoro numero dopo tanti secoli? Queste sono invenzioni e sogni puerili dei
mortali, bramosi di non finire mai.[…] Ma quale follia è mai questa, di
credere che con la morte si ricominci a vivere? E quale pace avrebbe mai
chi è generato, se rimane una sensibilità all’anima in cielo e all’ombra
sottoterra? Queste molli fantasie e questa credulità fanno perdere il bene
maggiore della natura, che è la morte, e raddoppiano il dolore di chi sta
morendo facendogli credere che esisterà ancora. LIBRO VII .188-190
Essere dio è per un mortale, aiutare un mortale: ecco la via verso la gloria
eterna. LIBRO II .18

FOTOGRAFIE · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Paesaggio del Lago di Como · Pifferi Enzo

Enzo PIFFERI, “Il mio viaggio sul lago”, in la Provincia, 1 mag 2020

conclude Enzo Pifferi:

… una economia in assoluta inerzia forzata., tutto questo per un micro-organismo visibile solo al microscopio elettronico, chiamato coronavirus. Capace di metter in ginocchio l’economia mondiale”

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Lucia A, 1963 · Mi ricordo

la Pessoiana RICORDA Miciu’ così:

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sul RICORDARE:

https://antemp.com/?s=RICORDARE

Anna Bi. 14/3/42 · Castel Baradello · Paesaggio

lo sguardo di A.B. sul Monte BARADELLO, 14 aprile 2020

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Cani · Carla (1960), Gabriele (1959), Jessica (1996) M. · Gatti

… vi mando alcune foto delle micette , che adorano la Nina …

… vi mando alcune foto delle micette , che adorano la Nina . Dal canto suo lei fa l’indifferente , raccoglie ogni attenzione e le utilizza come cuscino . Come potete vedere, passano le giornate variamente abbracciate …

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AMICI e persone conosciute nel tempo · Biografie di persone · Brunialti Alessio · Mi ricordo · MUSICA

mi ricordo …. : Addio PEPPO SPAGNOLI, paladino del Jazz, fondatore della casa discografica Splasc (h), articolo di Alessio Brunialti, in La Provincia 6 marzo 2020

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

Peppo Spagnoli (2020). Fondatore nel 1982 della Splasc(h), la più importante etichetta discografica di jazz in Italia. Nato ad Arcisate, provincia di Varese, è stato a lungo consigliere comunale per il Pci e lavorò come disegnatore tessile prima di dedicarsi alla musica. Il primo album pubblicato da Splasch(h) fu Lunet, dell’European Quartet del sassofonista Gianni Basso.

Tra le sue scoperte, Paolo Fresu e Luca Flores.

vai a:

https://www.laprovinciadicomo.it/stories/cultura-e-spettacoli/addio-peppo-spagnoli-paladino-del-jazz_1343800_11/?fbclid=IwAR3ZRQL6WItw_lXT6l1m_Zox3P7s-yKzOHx8a8dIt_XSnmfJC21gdgm4V5Y

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Anna Bi. 14/3/42 · Camminare in COMO città · Carla Bi. 1933-2022 · Chiese in Como città · COMO città · Conosco Como? · GENIUS LOCI · Luogo sacro · Tajana Tino

Conosco Como? Un luogo: il convento MADONNA della MORONERA, nel borgo di San Martino. Da una stampa non datata donatami da A. e C. B.

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Non trovo informazioni storiche su questo luogo e così ho chiesto informazioni alle mie reti amicali.

E ricevo notizie  utili e preziose per meglio conoscere Como.

note documentali su questo luogo:

 

  1. in base ad un ricordo biografico di F. A. (e risalente ai primi anni ’40) era in Via Zezio, alle spalle dell’attuale Residenza della Presentazione

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  1. L. N e Magda
sentita Magda ed ingrandita l’ immagine ciò che mi era sembrata un absidiola è in realtà un edicola della Madonna.
Ha riconosciuto gli edifici del Convento di S.Bonaventura dei Cappuccini di via Zezio ancora esistente fino alla fine degli anni 60  e quindi visti da lei quando era piccola.
Inoltre digitando Madonna della Moronera Como sul web appare la Gazzetta di Milano del 1829 con un riferimento catastale che potrebbe essere verificato con le mappe catastali in Archivio:
5 Prato,campo a ceppate moroni e bosco castanile da taglio, denominati il Prato del Pellegrino e campo della Moronera ,
il tutto condotto e goduto in casa , a riserva della foglia moroni che viene goduta dal suddetto Rossini.
Detti pezzi trovansi nella mappa suddetta ai seguenti : etc etc.