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28 pensieri su: PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, p. 45-57

 

28 pensieri su “PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, p. 45-57”

 

  1. Caro Paolo,
    mi è arrivato il libro … sulle ali di un angelo!
    Ho subito aperto al tuo saggio, l’esordio è bellissimo, e voglio avere un tempo di calma e leggerlo senza interruzioni. Vedrai che me lo trovo al più presto.
    Grazie davvero!
    A prestissimo con il mio feedback.
    patrizia da milano

  2. Carissimo Paolo,

    stamani ho iniziato a leggere qualcosa del Vostro libro e, confesso, mi sono interessato subito al tuo apporto. Fra le tante cose, ce n’è una in particolare che mi ha colpito: la similitudine fra il giardino e il lago. Ambedue luoghi recintati, ambedue parte della natura, ambedue con uno sbocco verso l’esterno: nel giardino, un cancello, una uscita, una stradicciuola conduce verso l’esterno, verso la Grande Natura, mentre il fiume che alimenta le acque del lago è la via che porta al mare, alle Grandi Acque.
    Che meraviglia!
    Luoghi concreti in cui materia “poco concreta”, gli Angeli, abitano e vivono, dove il passato fluisce e si trasforma quasi in un ciclo chiuso perfetto, vita nella Vita.
    Che meraviglia!

    Un abbraccio e ancora un grazie.

    Gaspare.

  3. in treno ho letto il capitolo sul Genius loci e sapete che cosa mi ha stupito? Che prima di arrivare alla conclusione mi sono chiesta che sarebbe bello se quel posto conservasse lo spirito che hai/avete contribuito a far prosperare anche quando non ci saremo più.
    Mi ha dato un po’ i brividi scoprire che è esattamente in questo modo che si è chiuso.

    Grazie
    alessandra

  4. Caro signore Ferrario,

    Ê con tanto piacere che ho ricevuto il suo libro, sto ancora assaporando le parole scritte con tantissimo interesse.
    Intatanto mi scuso per il mio italiano ( sopratutto quando scrivo ad un scrittore )purtroppo non ho mai studiato la vostra meravigliosa lingua senon durante i miei diversi studi qui a Como.
    Abito qui da otto anni e con questa mostra ideata per me ( da una visione straniera )e poi con mia cara amica Nicoletta Brenna che è stato abbastanza pazza di seguirme in questa avventura, grazie alla sua sensibilità il nome della mostra ” Genius Loci “dal concetto architettonico, poi con l’aiuto imprescindibile della nostra curatrice Jessica Anais di Savoia.
    La ringrazio molto per il suo libro e saro lieta di rimanere in contatto con lei, anticipandola la creazione di una pagina ” Genius Loci ” su Facebook dove vorremmo continuare questo interessante percorso.
    Cari saluti,

    J a l i s c o

  5. cara jalisco pineda
    la ringrazio molto per la sua lettera.
    mi fa piacere donare questo libro: è la prima volta che scrivo di simboli.
    girare per la vostra mostra è stata una esperienza davvero molto importante.
    la vostra ricerca è molto vicina alla mia
    sono “preso” dalla forza dei Luoghi e voi mi avete confermato che questa è una esperienza che provate con la mia stessa intensità
    il chiostro di santa eufemia mi era sconosciuto. eppure vivo a como da più di 60 anni!
    ma è così che succede: occorrono anime “angeliche” che con il loro tocco diano vita alle cose che ci circondano.
    verrò al convegno del 23 ottobre e spero di incontrarla
    intanto mi sto gustando il vostro libro Genius loci che mi emoziona ed interessa moltissimo
    tengo parecchi blog (li uso come spazi per la memoria) e in uno dedicato al libro angelicamente ho messo come su un album di ricordi qualche traccia sulla mostra:
    http://angelicamente.wordpress.com/2010/10/14/genius-loci-lo-spirito-dei-luoghi-a-cura-della-associazione-culturale-erodoto-como-coatesa-sul-lario-e-dintorni/
    spero di avere occasione di incrociare ancora la vostra ricerca
    a presto e un caro saluto
    paolo ferrario

  6. caro signor Paolo,
    le sono molto grata per il ricordo profondo che ha conservato nel cuore di quanto Carlo ha cercato di trasmettere con il suo teatro e le sue letture.
    Leggo con piacere il prezioso libro che mi ha donato e, in particolare quanto lei ha scritto. Mi ha emozionato moltissimo trovarenelle sue riflessioni tanta parte del mio pensiero. Anch’io credo nell’Angelo come “genius loci” e in lui, attraverso la piccola casa che curo (i fiori, le piante del mio terrazzo, la gatta che ci ha fatto compagnia per anni e che ora mi rimane accanto come un dono) …. ancora e sempre.
    Continuo a fare teatro con le parole che Carlo e io abbiamo amato e cerco di aggiungere qualcosa di nuovo al nostro percorso. Così mi sembra di non far morire tutto, insieme a lui.
    Chssà ….!
    Conservo copme un dono prezioso le sue registrazioni e la ringrazio ancora tanto, soprattutto perchè posso trasmetterle ad altri ed altri e oltre che amano la ricerca del Bello e del Sacro.
    Un saluto e, mi permetta, un abbraccio
    Nuvola
    Lodi 19 ottobre 2010

    Mio Post Scriptum
    le registrazioni cui fa riferimento sono questi audio del grandissimo e “unico” attore della Parola Carlo Rivolta:
    http://www.carlorivolta.it/voce.htm

  7. il Genius Loci è più di un tema per me, ho diversi saggi e ricerche universitarie sull’ identità del luogo, soprattutto degli anni ’70, periodo veramente proficuo per gli studi approfonditi. Come sai, sono una collezionista cartacea per passione e compro molti testi e saggi nelle librerie antiquarie e on line. Trovo i saggi e le riviste di approfondimento del secondo Novecento di una profondità e di un lirismo puramente culturale invidiabile. Conosci la rivista Sfera della Sigma-Tau? Una vera perla,
    simona di bologna

    • Caro Paolo, in attesa del tuo dono e di farti avere un mio contributo, vorrei intanto condividere alcune riflessioni, che mi soggiungono spontanee. Il luogo si intride e si nutre di linguaggio e di spirito. Il luogo, come l’ho incontrato io, nel mio percorso, nasce come uno spazio, sia fisico che mentale, delimitato da un confine, da una rappresentazione. Sicuramente, lo studio sociologico e antropologico sono approcci fondamentali per comprendere i contorni, e l’Architettura e la sua valenza di rappresentazione di bisogni di necessità, elevati allo spirito o alla funzione, rappresenta altrettanto un necessario punto di partenza. Partendo da miti di Mircea Eliade, che identificò nella cosmogonia e nel ruolo della capanna, una delle prime forme di abitare-simbolico della civiltà, passando da Tommaso Moro a Camillo Sitte, urbanista austriaco, che studiò l’arte di costruire la città (città-giardino di Howard), arrivando alla letteratura fantastica di fine ottocento e del mio mito Borges, con i suoi labirinti e al nostro immaginifico Calvino, il luogo si intride di significanti e di di significati.(Caprettini e il suo “Simboli al bivio”) Evocativi, lirici, che ci inseguono come la nostra ombra e permangono nel nostro destino nel luogo per antonomasia che è il campo santo; il cimitero monumentale. Il luogo degli angeli. Mi sento di citarti un titolo per tutti:
      Robert Pogue Harrison
      Il dominio dei morti
      http://www.fazieditore.it/scheda_Libro.aspx?l=535
      Perdona questa mia incursione disconnessa, mi riprometto di risponderti adeguatamente e se vorrai con tutti i riferimenti bibliografici che secondo la mia opinione e che appartengono al mio umile bagaglio culturale, potrò darti.

  8. grazie, simona
    per le tue tracce che arricchiscono le mie mappe
    gli architetti sono “vocati” al luogo. anche se talvolta hanno violato la loro vocazione.
    mi fa grande piacere di avere con te lo stesso spirito di attenzione alla polivalenza dei simboli che si associano alla terra, alla terra costruita e ala necessità di attingere ai simboli più aerei per dare significato al nostro percorso di vita
    riceverai presto il mio dono, che sarà ben custodito da te
    a presto
    paolo

  9. Caro Paolo,
    grazie per più di una ragione. Perché quello che hai scritto contiene ed esprime bellezza e suggerisce l’idea che questa cosa di cui nei tempi che ci é dato vivere c’é un bisogno enorme, é possibile riconoscerla, se ce ne si dà la possibilità. Far diventare luoghi gli spazi. Penso che sì, bisogna ascoltare gli angeli fuori e dentro di noi. E forse – con la modestia del caso – essere angeli nella polis.
    buon lavoro
    Gianni

    • ciao gianni
      grazie tantissime per questo tuo commento
      mi fa grandissimo piacere anche perchè mi conferma su questa necessità di vivere “in” un luogo e amarlo, perchè ci pre-esisteva e ci post-esisterà.
      non sempre l’ambiente abitato che ci circonda suscita di per sè questi vissuti. però ho sperimentato che si può farlo guardando con attenzione.
      continuo ad essere grato a baldo lami che mi ha suggerito questa connessione fra il “vissuto dell’angelo” e quello del genius loci
      quanto a te ripensandoti sulla barca a remi comprendo bene che sei su questa sintonia psicologica
      e allora: buona prevecchiaia a tutti noi! Tempo e Luogo, due pilastri per le provvisorie esistenza. Naturalmente assieme all’eros e alla polis. per stare dentro ai destini
      un caro saluto e arrivederci
      Paolo

  10. Carissimo Paolo,
    sono qui con la pelle d’oca e traboccante di emozioni, sentimenti, pensieri dopo aver letto questa tua/vostra meravigliosa passeggiata.. nel tempo.. in compagnia dell’angelo .. tra i luoghi a voi cari.. Per me inaspettato l’inizio.. “l’evento”.. mi ha colpito davvero tanto.. è un’introduzione perfetta.. io non sarei mai riuscita a fare un articolo di questo spessore.. di tanta “INTELLIGENZA INTERIORE”.. E sono qui traboccante di gratitudine per il fatto di avermi riservato la lettura. Davvero grazie. Lo leggerò e rileggerò, lo mediterò, lo “ruminerò” e lo conserverò caramente.
    Mah.. io non ho questa percezione così chiara e forte dell’angelo del “mio luogo”.. della casa cascina che sento essere il mio luogo.. forse anche perchè qui vivo spesso da trafelata.. qualche sera fa alle undici mi dicevo che avevo lavorato ininterrottamente 16 ore.. devi sapere che io ero molto attaccata alla mia casa/luoghi di ….. nel periodo in cui ho vissuto con le suore di Madre Teresa di Calcussa o con le piccole sorelle di Charles de Foucoult sentivo una profonda nostalgia della mia casa.. mi dicevo che non sarei mai riuscita a lasciarla per la vita.. quando abbiamo pensato ad una struttura per ampliare gli scopi della nostra associazione ne ho girati di luoghi, ma mi veniva l’angoscia al pensiero di trasferirmi.. poi è stata individuata questa casa cascina.. l’ho sentita profondamente per me.. l’ho sempre percepita “ariosa”.. l’aia.. la roggia.. la campagna.. da quando è stata individuata a quando ho potuto abitarla sono passati 10 lunghi anni.. e io non ce la facevo più ad aspettare.. pensa che ho provato parecchie volte a sognarla.. per poterla visitare interamente internamente senza farmi vedere strisciavo attraverso le tubature della fogna..
    Quando poi ho incontrato … abbiamo provato a scavalcarla di notte per misurare i vari lotti con una bindella, per poter incominciare almeno a ragionare sul progetto architettonico.. . Siamo venuti ad abitare il giorno di Pasqua del 2004 e da quel giorno non sono mai più tornata nella mia casa di … tranne che per una breve visita o per qualche lavoro specifico. Eppure mi manca ancora qualcosa.. sentire l’angelo del luogo.
    Incomincio a lasciare qui questo, devo lasciar decantare.. poi torno per aggiornarti..
    a presto
    buonanotte
    Monica dello spirito educativo

  11. Mi è arrivato il libro. grazie paolo del pensiero e dell’invio, ho iniziato a leggere il tuo saggio,
    non avevo pensato di assimilare genius loci alla sfera angelica ma perché no? hai ragione è un punto di vista che arricchisce il mio pensiero e il mio sentire,
    in anni passati avevo scritto alcuni haiku sul tema angeli,
    questa nozione infatti c’è stato un tempo, grazie anche alla poetica di Wenders, mi aveva attratto e tra l’altro di tutto l’imprinting delle preghiere da bambina mi è rimasta molto cara quella dell’angelo custode:

    angelo custode
    illumina
    custodisci
    reggi
    governa me
    che ti fui affidata
    dalla pietà celeste
    e così sia

    e posso confidarti con divertita sincerità che ho alzato il tiro e mi è capitato persino d’inaugurare una modalità innovativa quella di rivolgermi anche gli angeli personali delle persone vicine a me care, una sorta di cordata allargata perché il senso può avere un’amplificazione come noi piccole pedine non possiamo neanche immaginare!
    La valenza poi di custode, di custodire è davvero immensa e beneficamente propizia, custodire ha un senso alto e dovrebbe vederci tutti in vibrazione partecipe intenti.
    Ecco i miei haiku sul tema angeli

    trasfigurata
    il viso di un angelo
    radiosità

    31 agosto 2001

    la luce inonda
    piccole ombre sul cuore
    dileguano

    30 maggio 2007

    un fatto nuovo
    sentire le voci
    di uomini angeli

    31 gennaio 2005

    Angeli persi
    graffiti d’ombra cifra
    dell’incompiuto.

    9 aprile 2001

    fa capo al cuore
    ogni angelo addestrato
    all’incompiuto

    3 aprile 2009

    per accedere a
    dominio angelico.com
    cliccare su sé

    14 aprile 2006

    Perduti angeli
    poi ritrovati..angeli
    ci sono sempre

    25 giugno 2001

    passa un angelo
    dice AMEN nel tramonto
    del sole viola

    12 febbraio 2001

    Sono piccole cose ma per me qualcuno di essi è denso di significato e davvero l’emozione espressa in brevi frammenti ha una peculiarità soggettiva che forse ad un altro non può dire un granché, però giacché ti so sensibile su ciò non mi trattengo dal condividerli.

    Un caro saluto che ti prego di estendere altrettanto caramente a Luciana,

    a presto risentirci Laura di firenze

  12. grazie, laura
    grazie tantissime
    i tuoi haiku sono bellissimi e contribuiranno a costellare i miei pensieri su questo simbolo così bello e consolante
    e ti ringrazio anche per avermi autorizzato a mettere qui la tua lettera

    i tuoi haiku sono così belli che li prenderò uno ad uno e lascerò qui, su questo blog in lettura ai passanti
    sono tracce angeliche, per l’appunto, che sono certo riempiranno di gioia e conferme anche baldo lami, lo psicoanalista curatore ed animatore di questa antologia
    un abbraccio e ancora grazie
    paolo

  13. che piacere Paolo che questi miei vecchi haiku ti siano piaciuti e che attraverso la tua bella idea di renderli visibili qui anche altri possano conoscerli, ringrazio perciò anche Baldo Lami del suo apprezzamento che tengo in gran conto,
    l’angelo con tutta la sua sfera attinente in termini di simbolicità, di mistero spirituale, di metafora sull’essenza coadiuvante è anche una grande risorsa ad esempio quale spunto per appropriarci di una consapevolezza frutto anche di una intuitività che riguarda il nostro stesso essere “usati” come angeli, come canali energetici a cui l’esistenza tutta possa fare ricorso, quante volte veniamo aiutati da qualcuno che agisce da angelo ma che è in carne e ossa come noi e pure noi talvolta siamo stati artefici di aiuto a qualcun altro, un aiuto beninteso gratuito imprevisto sganciato da ogni logica di tornaconto ma generoso e immediato con quella bellezza insita nel tratto umano. A volte mi sono ritrovata a dirmi, in certi particolari frangenti, davvero ci sono gli angeli con noi in mezzo a noi e sto riferendomi ad altri esseri umani (non dico in questo caso di tutte quelle altre suggestioni che hanno a che fare con qualcosa che non ti spieghi e che una parte di te vorrebbe considerare legata in qualche modo a qualcosa di speciale fuori delle cose visibili e raziocinanti)sarà successo anche a voi? e dentro senti un senso di pienezza, è come venire a contatto a livello di coscienza con la realtà di essere tutti noi come nodi di una tessitura dove l’unicità del nostro esserci ha il suo posto nella trama assoluta, quando accade di sentire cioè in maniera intuitiva semplice e non altisonante che tutti siamo in un tutto, in una logica di coerenza esistenziale e di
    ricerca di significazione che va a calmierare anche le nostre ansie ed angosce rispetto all’ineluttabilità della finitezza.
    un gentile saluto!
    laura

  14. cara laura
    questo tuo commento è talmente bello, attinente allo spirito che baldo lami intende veicolare, e vicino ai sentimenti che pure me hanno ispirato che vorrei renderlo un post di questo blog
    ti ringrazio tantissimo
    un caro saluto anche da luciana che sta già pensando quale immagine associare al tuo scritto
    buone ore e un affettuoso saluto
    paolo

  15. Caro Paolo,

    grazie per il libro, grazie per la tua dedica, grazie per il tuo saggio. Qualche momento di silenzio ricavato nelle mie ancora dense giornate, un viaggio in treno non devastato da cellulari, questa giornata che chiede tempi di pensiero, mi hanno permesso una lettura “riflessiva “.
    Ho molto apprezzato che tu sia stato chiamato a far parte degli estensori del libro …angelica-mente impegnativo: non è frequente interessarsi degli angeli, ancor meno parlarne, e raro, e con qualche pudore, scriverne.
    Tu hai scritto di un angelo particolare, che abita il tuo luogo di vita e d’elezione, ma anche i luoghi dei tuoi percorsi di studio e di ricerca. E’ la ricerca che segna il tuo scritto, nell ‘osservazione attenta e amorevole per la natura , nelle letture raffinate, e scelte ai confini fra letteratura e scienze dell ‘uomo.
    Non hai finito il tuo percorso: ti aspettano tempi e luoghi dove continuare a produrre impegno civile, educazione e cultura.
    Mi fa piacere che tu abbia la relazione che Catherine Chartier ha tenuto nel maggio scorso ad Assisi al Convegno di Biblia su “Gli angeli nella Bibbia “.
    Il tuo Genius Loci è un custode esigente!

    Milena di Milano

  16. Caro Paolo, ho apprezzato molto il tuo brano sul luogo e ho percepito l’angelo nella foschia del tuo lago, non posso che condividere le tue citazioni letterarie, l’aver seppur sfiorandolo, colto il rapporto con l’abitare e l’essere dell’identità del luogo. Mi sono soffermata su di un concetto che per me racchiude tutta l’essenza dell’ identità: la soglia e forse mi immagino gli angeli sornioni e scherzosi a cavalcioni di un altalena nella terra di mezzo. Queste sono primissime emozioni ed intuizioni, ma le preferisco ad un ragionamento più razionale e didascalico fatto di rimandi letterali. La soglia, il labirinto, il giardino, il recinto dell’anima. L’isola di Bocklin. Feci un esame studiando la soglia e non finirò mai di darlo. La mia intuizione, la chiave che mi diede accesso al via del mio studio, proprio come per Lami fu il suo sogno, prese forma quando, una volta, seduta al finestrino di un autobus e guardando fuori verso un benzinaio, fui testimone di un gesto rivelatore; il benzinaio, avvicinandosi al cartello del chiusoaperto, con gesto solenne, lo ribaltò verso il chiuso…ed ecco quello che di colpo diventò..chiuso! Chiuso e di nuovo un colpo Aperto! Lì risiede la soglia e a cavalcioni l’Angelo, dove si toccano gli opposti, in un abbraccio cosmico.

    Simona di Bologna

    Unica nota bibliografica: Remo Bodei “Paesaggi Sublimi”
    http://www.tecalibri.info/B/BODEI-R_paesaggi.htm

  17. Pingback: “Genius Loci”, per rappresentare l’essenza, l’anima, la forza di un luogo « Genius Loci(Modifica)
  18. Pingback: Varianti del Luogo: chiostri « Genius Loci, lo spirito del luogo (Modifica)
  19. Caro Paolo,
    è ormai passata una settimana da quando ho ricevuto, già commossa per il gesto e le parole che lo accompagnavano, il tuo bel dono. Ho subito iniziato a leggerlo, ma, percependo quanto fosse denso, mi sono ripromessa di leggerlo con il debito tempo e la debita attenzione. L’ho fatto appena ho avuto un momento di calma, dentro e fuori intendo, solo ieri, e voglio dirti che me ne è rimasta un’impressione profonda. Perchè hai scritto qualcosa davvero di straordinario, per qualità della scrittura, per densità e profondità di contenuti, per capacità di evocazione.
    Già mi avevi detto che a tuo giudizio è il tuo lavoro di scrittura migliore e quindi avevo aspettative elevate. Ma il tuo testo è andato al dilà. E’ come che intorno a questo tema tu fossi riuscito a condensare e coagulare tuoi diversi percorsi e tuoi diversi registri e, forse, nuove prospettive che si aprono, in un testo che direi davvero ispirato.
    Grazie Paolo
    Giuliana di Milano

    • cara giuliana
      volevo tornare su questa tua email che mi ha scaldato il cuore.
      Hai ben compreso, da persona colta e sensibile, quale significato assuma l’accostamento fra “angeli” e “genius loci” in una persona sempre meno religiosa (mi riferisco alle religioni monoteiste dottrinarie) come tendo sempre più a diventare, anche in questo ultimo tratto di vita.
      Pensa che le scritture sul libro da te coordinato e questo testo scorrevano in parallelo.
      ho provato la vertigine della analisi di un microscopico aspetto della polis contemporanea (il sistema di welfare lombardo! …. santo cielo quanto è piccolo ed infinitesimo) e quello di riconoscere dentro le mie fibre fisiche ed intellettuali l’appello della terra e di fantasmi potenti che da lì emanano e che parte della umanità chiama “angeli”, anche quelli che abitano i luoghi
      mi ha molto aiutato l’analisi e la sapienza di gustav jung in questa ricerca simbolica.
      qualcuno cui ho donato il libro (e , pensa, siete prevalentemente voi, amici e colleghi della comunità di lavoro milanese) è rimasto attonito e stupito. in molti non mi hanno nemmeno ringraziato (ti giuro: non volevo ringraziamenti: era mio il piacere di donare un altro volto di me). come se fosse ben strano che paolo ferrario si occupasse di “angeli”!
      ebbene ero confortato pensando a jung (bada: non ho deliri di onnipotenza!) quando in “ricordi sogni e riflessioni” dice ad un certo punto: “sono entrato nella stanza e ho visto il diavolo ed abbiamo parlato …”
      te lo immagini freud parlare così di diavoli? impossibile per lui.
      Jung e suoi intelligenti interpreti come hillman mi sono di conforto nel “sentirmi parte” di un mondo psico-culturale più ampio. e questo senza per nulla staccarmi dalle contingenze quotidiane: il telegiornale della 7, la comunicazione, politica, l’analisi dei flussi elettorali, la storia contemporanea, le regole istituzionali …
      nella tua lettera (davvero piena di affetto e partecipazione e da me, prevecchio ed incline alla commozione, particolarmente sentita) dici

      “E’ come che intorno a questo tema tu fossi riuscito a condensare e coagulare tuoi diversi percorsi e tuoi diversi registri e, forse, nuove prospettive che si aprono”.

      non so se sarà così. vedremo.
      ma certe cose accadono
      attorno a questo saggio ho conosciuto architetti e scultori che hanno fatto mostre sul genius loci, ho conosciuto il professore giulio maria chiodi che si occupa di “simbolica politica”, ….
      vedremo
      ho comunque vari “oggetti” da accudire e sentire
      se altro si aggiungerà, forse sarà quel tocco dell’angelo che non mi è dato di vedere, ma che agisce dentro di me a attorno alle mie relazioni
      un caro saluto e ancora grazie
      paolo

  20. Ciao Paolo, ne parleremo a voce. Ma mi piace condividere con altri l’incanto che mi ha preso immergendomi,con calma, nella tua scrittura. Mi ha incantato la percezione che ho avuto del tuo percorso, solo apparentemente circolare, tu torni da dove sei partito ma tu sei cambiato e, necessariamente lo é anche il luogo, se non altro perché hai percepito la presenza dell’angelo che vi abita; mi ha incantato essere con te al
    sacro Monte di Orta San Giulio – dove non sono mai stata – perché ho rivissuto esattamente l’emozione provata in luogo lontanissimo, alle rovine della chiesa di San Simeone Stilita in Siria nell’unico giorno di pioggia incontrato: anche lì entri – anche se il luogo é aperto, grandissimo, sotto il cielo – eppure stai “dentro”.
    Mi ha incantato quello che scrivi sull’acqua che posso stare ore a
    ; e il ritorno a casa dove parli dell’etica verso la terra.
    Mi sono venute in mente le parole di Hillman:
    ” Ciò che resterà quando noi vecchi ce ne saremo andati è quella bellezza, l’eredità per le nuove generazioni. Prima di andarcene, dobbiamo ottemperare alla nostra parte del patto di reciproco sostegno tra gli esseri umani e l’essere del pianeta, restituendo quello che abbiamo preso, assicurandoci che esso duri anche dopo di noi.”
    a presto patrizia m.se

    • cara patrizia
      puoi immaginare quanto mi fanno piacere le tue parole!
      hai colto quanto l’esercizio della scrittura è stato qui per me espressione psicologica di allargamento del campo della coscienza.
      inoltre mi parli della potenza dei luoghi, della forza che essi esprimono, raccontando i tuoi vissuti alla chiesa di San Simeone.
      certo è che occorre disponibilità ed immaginazione per sentire questi messaggi profondi
      senza attenzione, apertura, ascolto il genius loci abbandona la terra
      e allora siamo di certo più infelici, soli ed abbandonati a un destino insensato
      a presto
      ci vediamo, finalmente, dopodomani
      un caro saluto
      paolo

da    PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, p. 45-57 | Antologia del Tempo che resta.

BIOGRAFIA, biografie · Centro Storico di Como · Cinquecento · Libri su Como e il Lario · Novecento · Ottocento · Seicento · Settecento · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Cristina FONTANA, COMO A LUCI ROSSE. La prostituzione dall’epoca romana ai nostri giorni , Sampietro editore, 2012

scheda del Libraccio: https://www.libraccio.it/libro/9788887672343/cristina-fontana/como-a-luci-rosse-prostituzione-dall’epoca-romana-ai-nostri-giorni.html

vedi anche: https://coatesa.com/2013/02/25/i-luoghi-della-prostituzione-nel-corso-della-storia-della-citta-murata-di-como-percorso-organizzato-da-guidecomo-it-basato-sul-libro-di-cristina-fontana-como-a-luci-osse-a-cura/

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Dai lupanari dell’antica città romana alle escort digitali che adescano clienti su Internet. È la realtà, sfaccettata, del mestiere più antico del mondo, la prostituzione, così come veniva e viene praticata a Como, ossia la Como a luci rosse.

 Così la definisce fin dal titolo un’informata indagine storica di Cristina Fontana, collaboratrice del “Corriere di Como” e già autrice di vari volumi dedicati a storie e memorie locali. L’argomento prostituzione non è solo pruriginoso, come vorrebbe suggerire l’immagine erotica sulla copertina del volume. È soprattutto arduo: occorre raccontare in poche pagine (ma neanche pochissime, sono oltre 240) infinite storie di “vita”, tra case di tolleranza, marciapiedi e altre situazioni equivoche, mantenendo la giusta distanza dell’atteggiamento storico senza dimenticare che si sta cercando di circoscrivere una piaga sociale, per quanto atavica. Raccontata da figure mitiche come – degne di una poesia del Porta – la “Giovannina”, la “Marzellina”, la “Luigia”, la “Gigogin” e la “Gorlin”, di esile statura, che batteva in via Italia Libera. Ma è un rosario di «commercio libidinoso» – come lo definisce un documento dell’Archivio di Stato di Como – fatto soprattutto di solitudine, dolore, miseria, malattia, a volte anche morte. Mai fatto di quell’aura romantica di cui certo maschilismo ha ammantato il fenomeno, con la retorica nostalgia per l’epoca in cui “quelle signore” erano regolamentate in lager di Stato, e sopporta omertosamente quelle di oggi per le strade, esposte al libero arbitrio della malavita e dei suoi vari clan.
Qualcosa dei vecchi bordelli della Como novecentesca si respira nel romanzo di Piero Chiara Il pretore di Cuvio, da cui si vuole trarre un film per il centenario dello scrittore luinese nel 2013. È la storia appunto di un pretore, Augusto Vanghetta, ossessionato dal sesso. Tanto da essere «sempre indaffarato a visitar femmine», e questo nonostante l’aspetto tutt’altro che invitante. «Alto poco più di un metro e mezzo, curvo e quasi gobbo, già grasso e occhialuto a vent’anni, e simile a un coleottero o a uno scarabeo stercorario per la sua tendenza a cacciarsi nel sudicio», annota la penna di Chiara. Intrisa di veleno ma al tempo stesso di pietà per le sorti degli umani che si immergono nel brago della solitudine e dell’egoismo quel tanto che basta da aver bisogno di pagare per ottenere un po’ di compagnia. Augusto riesce ad avere comunque successo costante presso vari generi di donna, dalla perpetua alla nobile. Ma riceverà uno smacco dalla consorte, cornificata per anni. L’apprendistato erotico di Vanghetta avviene appunto nei lupanari della “sconcia suburra” della Cortesella, il quartiere di Como rivoluzionato dal “piccone risanatore” del fascismo negli anni Trenta. Certo, i primi passi nella professione forense li compie tra Cantù ed Erba. Ma in città, nei postriboli della malfamata zona attorno al Duomo – il romanzo è ambientato negli anni Trenta, nei primi anni del fascismo – Vanghetta (nomen omen?) viene iniziato ai piaceri dell’eros a pagamento: si reca di buon mattino nelle “case”, grazie a speciali “pass” per accedere alle grazie delle ospiti prima dell’ora di apertura ufficiale. 
Ma dalle fantasie letterarie, sfogliando il libro di Cristina Fontana, pubblicato da Sampietro di Menaggio, siamo richiamati con prepotenza all’esattezza della cornice storica, scandita pagina per pagina da documenti d’archivio di varia fonte. 
Il marciapiede si batteva metaforicamente parlando già sotto i romani. Scopriamo che, all’epoca dei due Plinii, Como aveva un suo edificio per il meretricio pubblico: era tra via Benzi e viale Varese. 
E qui emerge subito il ritratto di un “tipo” sociale ben definito. Scrive Fontana: «Le meretrici erano costrette a indossare una tunica corta, simile alla tonaca degli uomini, perché si distinguessero dalle donne oneste, ma col tempo le leggi sul loro abbigliamento divennero meno rigide, al punto che esse furono tra le donne più eleganti e appariscenti, grazie anche alle cure che dedicavano al corpo».
Passiamo al Medioevo, in cui dilaga la corruzione e in cui i bagni pubblici – in città erano nei pressi dell’attuale basilica di San Fedele – diventano sempre più un centro di prostituzione. A tal punto, chiosa l’autrice, che «le autorità cittadine, al fine di impedire ogni attività sessuale illecita, si battono per la separazione dei sessi e per la periodica ispezione degli stabilimenti. Ma, nonostante questi tentativi, la prostituzione continua a dilagare al punto che la parola “bagno” diventa sinonimo di “bordello”».
Passiamo al ’400 e alla creazione dei veri e propri postriboli di cui il volume fornisce una sintetica mappa sulla base dei dati storici sin qui raccolti. Como decide di costruire il primo lupanare civico nel 1465, dove “calmierare” la presenza di prostitute fino ad allora libere di esercitare la professione in casa o nei luoghi pubblici sollevando scandalo (meretrix erratica), ricorrendo anche a stratagemmi come travestimenti da uomo per adescare i potenziali clienti. Il postribolo “fisso” segnò così la nascita della prostituzione legalizzata e regolarmente tassata. La struttura sorse nei pressi della chiesa di San Provino, in uno stabile della nobile famiglia cittadina dei Rusconi: «Aveva un buon numero di camere – annota Cristina Fontana – altri locali adatti all’uso richiesto e si estendeva fino alle mura, permettendo così di entrarvi con minore vergogna». 
Segno distintivo delle meretrici dell’epoca era il mantelletto di fustagno, che doveva essere indossato per legge ed era probabilmente ispirato a quello delle “colleghe” milanesi. Nemmeno la chiesa era esente dal problema: il curato di Musso, a fine ’500, teneva in casa «oltre la massara» anche «done al suo servitio, maridate e non, giovane, il che rende scandolo a molte persone», come si legge negli Atti della visita pastorale del vescovo Feliciano Ninguarda alle pievi comasche del 1591. A Como nacque in seguito l’esigenza di istituire una struttura atta alla redenzione delle giovani e meno giovani “traviate” sulla strada del meretricio. Fu il “Luogo Pio del Soccorso” fondato «a beneficio di quelle povere figlie che stanno in pericolo di perdere la pudicità», dal gesuita Paolo Sfrondati. Più tardi, nel “Reclusorio del gambero” di via Natta, attestato dal 1819, vennero curate le prostitute infette dalla «nefanda professione”

 

Tour turistici organizzati nella vecchia Como a luci rosse

 
Il Giorno ‎- 3 giorni fa
La traccia della visita è stata offerta dalle pagine del bel libro di Cristina Fontana, Como a luci rosse, che partendo dai Romani ricostruisce …
 

Como percorso di ” Como a luci rosse ” ovvero i luoghi dov’erano i postriboli (Foto by © Carlo Pozzoni – Como)

COMO Comaschi sempre più interessati alla storia della città, in particolare quando si va alla scoperta della “Como a luci rosse”. Ieri, all’appuntamento organizzato dall’associazione Guide erano presenti più di 50 persone.
In compagnia del cicerone Cristina Fontana hanno fatto tappa nelle principali zone “hard” del centro cittadino, quelle cioè interessate dal fenomeno del meretricio, dove erano ubicate le case di piacere. Ossia: il vicolo Duomo, l’edificio a fianco della Torre Pantera e via Volpi famosa per “Il Dollaro” la casa di tolleranza chiusa nel 1958 per effetto della legge Merlin

Elena D’Ambrosio

Fra le novità presenti quest’anno alla Fiera del Libro da poco conclusa, figurava il libro di Cristina Fontana, “Como a luci rosse”, una vera e propria ricerca storica che affronta per la prima volta il tema della prostituzione nella nostra città partendo dall’epoca romana ed estendendo l’indagine, basata sulle carte d’archivio, fino ad oggi.
Raiuno sta proponendo in questi giorni, vai a   http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/707406/

“Como a luci rosse. La prostituzione dall’epoca romana ai nostri giorni” è un saggio storico-sociologico di Cristina Fontana, pubblicato da Sampietro Editore nel 2012. Il volume analizza l’evoluzione della prostituzione nella città di Como, tracciandone la storia dalle origini romane fino all’era digitale. [1, 2, 3]

Dettagli dell’opera

  • Autrice: Cristina Fontana.
  • Editore: Sampietro (Menaggio).
  • Anno di pubblicazione: 2012.
  • Pagine: 253.
  • Codice ISBN: 9788887672343. [4, 5, 6]

Contenuti principali

Il libro documenta come il fenomeno si sia trasformato nel tempo sul territorio lariano:

  • Epoca Romana: L’autrice cita il ritrovamento di resti di un antico lupanare romano situato sotto l’area dell’attuale “Pirellino” a Como.
  • Medioevo: Descrive la presenza delle prostitute “erratiche” (senza fissa dimora) che si riunivano lungo le mura della città, vicino a viale Lecco o nei pressi delle chiese.
  • Il Primo Lupanare Civico (1465): Un momento di svolta nella gestione pubblica del fenomeno. Il Comune decise di istituire un postribolo “fisso” in uno stabile della famiglia Rusconi, vicino alla chiesa di San Provino, per regolarizzare e tassare l’attività.
  • Età Moderna e Contemporanea: Il testo ripercorre l’epoca delle case di tolleranza fino alla loro chiusura con la Legge Merlin del 1958, arrivando a trattare le moderne forme di prostituzione, incluse le “escort digitali”. [3, 7, 8]

Il libro è disponibile presso i principali rivenditori online come La Feltrinelli, Libraccio e Amazon. [9, 10, 11]

Ti interessa approfondire un periodo storico specifico della città di Como o cerchi informazioni su altre opere dell’autrice?

[1] https://mappeser.com

[2] https://www.lafeltrinelli.it

[3] https://coatesa.com

[4] https://bookdealer.it

[5] https://www.sampietrografiche.com

[6] https://www.dimanoinmano.it

[7] https://comozero.it

[8] https://coatesa.com

[9] https://www.amazon.it

[10] https://coatesa.com

[11] https://www.lafeltrinelli.it

BIOGRAFIA, biografie · Centro Storico di Como · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · STORIA LOCALE E SOCIETA'

i luoghi della prostituzione nella storia della città murata di Como, percorso organizzato da Guidecomo.it basato sul libro di Cristina Fontana, COMO A LUCI ROSSE

Visite guidate nella Como a luci rosse (Cusa)

Visite guidate nella Como a luci rosse (Cusa)

Como, 24 febbraio 2013 – Risulta difficile immaginare una Como licenziosa dietro l’aspetto fin troppo tranquillo e per bene della città di confine cui tutti siamo abituati. Eppure fino a tutti gli anni 50 e anche dopo, negli anni del contrabbando e della prostituzione, la città specie per chi arrivava dalla provincia profonda era un piccolo bengodi di tutti i piaceri, compresi quelli carnali. Un volto inedito al centro ieri pomeriggio di un tour per le vie del centro storico, alla ricerca di quei luoghi di piacere riscoperti grazie alla giornata nazionale dedicata alle guide turistiche. La traccia della visita è stata offerta dalle pagine del bel libro di Cristina Fontana, Como a luci rosse, che partendo dai Romani ricostruisce duemila anni di vita in città di quelle signorine che poi a leggere bene le loro storie tanto liete non erano.

All’epoca di Plinio i lupanari erano concentrati tra via Benzi e viale Varese, relativamente ai margini rispetto alle zone centrali della città. Nel Medioevo diventano luogo di incontri fugaci i bagni pubblici nell’area di San Fedele. Per avere il primo lupanare moderno in città occorrerà attendere il 1465

tutto l’articolo qui  Tour turistici organizzati nella vecchia Como a luci rosse – Il Giorno – Como

Chat Noir · Gatti · Luna · Mi ricordo · Miciù

CAT HOSPITAL, di Luciana Quaia. Cioè su: Miciu, Luna, Chat Noir

Poco meno di trent’anni fa, al cospetto di quello che sarebbe diventato il nostro luogo di vita in comune, ci trovammo a prendere una decisione definitiva: il nostro appartamento avrebbe avuto il minor numero di porte possibili.

La scelta sicuramente era condizionate dalle dimensioni e dalla disposizione dei vani. Mancando infatti il “riscontro d’aria”, tutti i locali della casa sono localizzati sul lato est dell’abitazione e si affacciano su un lungo e spazioso corridoio.

Bibliofili entrambi, non ci fu bisogno a quei tempi di grandi negoziazioni: il corridoio della zona “notte” avrebbe accolto un armadio lungo tutta la parete, cosicchè lo spazio di quell’ingombro avrebbe ceduto il posto alla gigantesca biblioteca che Paolo aveva appositamente progettato nel suo appartamento da single.

la biblioteca di Via Venturino:

A questo punto la porta che divideva il corridoio “giorno” da quello sequenziale costituiva un deciso ostacolo, poiché la sua apertura avrebbe interferito con la porta dell’armadio che là doveva essere collocato. Per cui, su suggerimento di un solerte geometra che raccoglieva i nostri desideri per costruire su misura il guardaroba con determinate caratteristiche, optammo per una porta a due battenti scorrevole atta a separare i due corridoi:

Porte del soggiorno, dello studio e della cucina, invece, eliminate.

Salvate in extremis quella della camera da letto e, più che altro per eventuali ospiti, quella del bagno.

Che c’entra tutto questo con il cat hospital del titolo?

C’entra, c’entra, eccome se c’entra.

Esattamente a partire dal 1997, quando nella nostra vita di coppia è entrata stabilmente Miciù.

A onor della precisione, già dal 1996 la nostra casa si era prestata a temporaneo cat hospital, quando in occasione della prima cucciolata di gatti osservata in diretta ad Amaltea, si prese la drastica decisione di sterilizzarne tre, poiché fra i cinque micini ben quattro erano femmine, (la quarta se l’era portata via un viandante, chiedendo l’autorizzazione al nostro sprovveduto vicino).

Peccato che in quell’epoca non eravamo in possesso di videocamera e di blog: la memoria con gli anni fa sfumare i dettagli dei ricordi. Ci chiediamo spesso infatti come avevamo potuto portare in un viaggio di sedici chilometri tre gatti di sei mesi in un’unica gabbia.

L’unica indelebile reminiscenza è l’odore nel tragitto e Paolo che, entrando in casa,  sbraita: “Tu resta qui” e si chiude nel bagno (la porta in quel momento si rivelò una provvidenza). L’altro ricordo netto sono io che, finita l’operazione di pulizia (tutte e tre le signorine in vasca) entro e con il phon procedo alla loro asciugatura. Ancora non riusciamo entrambi bene a ricordare come sia stato il decorso post-sterilizzazione. Paolo sa molto bene quello che è successo in ambulatorio, e la fatica del veterinario nel capire con chi si doveva procedere per non confondere le tre vispe bestiole che continuavano a farsi il girotondo intorno. Io ho un vago ricordo di loro tre che, con la coscia rasata da tacchine, corrono sullo schienale del divano, ma per quanto tempo proprio non rimembro.

Bene, arriviamo al 1997 e all’arrivo della piccolissima Miciù, tre mesi, in novembre. Aveva un pessimo aspetto in giardino, per cui decidemmo di portarla a Como per la visita veterinaria. Diagnosi di seria tracheite e terapia antibiotica per una settimana. Era la prima volta che un esserino così piccolo conviveva con noi, stava male e la tosse aspra e violenta le causava vomito. All’ora di andare a letto, guardai Paolo e dissi: “la porta della camera stanotte resta chiusa, prima che venga dentro e ci vomiti addosso”.
Avevo sottovalutato, o meglio non conoscevo affatto, la determinazione dei gatti. A mezzanotte e rotti, un gran graffiare alla porta con lamentoso gnaulio. “Lasciamola stare, vedrai che fra un po’ smette”. E infatti di lì a poco, di nuovo silenzio. Ma dopo pochi minuti, Miciù aveva adottato una nuova strategia. La porta della camera (segata per via della nuova piastrellatura del pavimento) presentava uno spiraglio sotto cui la furbissima malaticcia poneva le unghie a mò di leva  e, causando rumori sinistri che nel cuore della notte producevano un suono ancor più inquietante, si dava un gran daffare per dichiarare la sua voglia entrare. Vinse lei. Vomito compreso.

Da quella sera la porta della camera rimase aperta e Miciù non tornò più ad Amaltea. Tuttavia una regola volevo vincerla anch’io. “Miciù resta, ma si deve accontentare solo della zona “notte”. La mia preoccupazione era per tende e divani.

Così si passò a tenere chiusa la porta a due battenti (scorrimento laterale e binario sulla parte alta della parete). Quella diavolessa però riusciva a infilare la zampa nella fessura e a spingere fino ad introfularsi. Fu allora la volta della sciarpa bordeaux che, passata tra le due maniglie e chiusa a nodo, impediva l’apertura del passaggio.

E’ vero che i gatti dormono gran parte del giorno, ma quando sono svegli si danno un gran daffare per esplorare il territorio.

Da quel periodo le due porte non scorrono più molto bene, perché le guide, a furia di colpi, si sono rovinate. E da quel periodo non c’è più stata ragione di tenerle chiuse. Miciù è diventata la padrona di casa nostra.

Siamo a tempi più recenti. Nel frattempo ci siamo molto affezionati a questi animali e la voce che ad Amaltea si sta bene si è diffusa. Ci sono stati periodi in cui al nostro balcone si davano appuntamento anche sette mici. Alcuni sono diventati dei frequentatori assidui, altri di passaggio, altri addirittura hanno scelto il nostro giardino per venire a morire.

Negli ultimi due anni abbiamo dovuto prendere nuove decisioni sulla nostra casa. La prima per Noelle, per la quale abbiamo creato nel bagno il reparto “Terapia intensiva”, la seconda per Chat Noir, anche lui destinato alla quarantena nel bagno che, come tutte le sale di rianimazione, deve tenere la porta rigorosamente chiusa e, fresco fresco di ieri, il nuovo assetto organizzativo.

E’ successo infatti che nel nostro giro domenicale abbiamo trovato Luna in pessime condizioni. L’occhio sinistro che nei giorni scorsi presentava una tumefazione simile a un trauma subito per cause ignote, ieri si era chiuso insieme a quello destro.

Paolo, non vedendola arrivare al nostro suono di campana, l’ha cercata in solaio, suo luogo elettivo, e lì l’ha trovata con gli occhi purulenti e rannicchiata dentro un sacco verde.

L’ha portata giù tenendola in braccio (lei di solito è molto reattiva a questo approccio forzato) e, postala di fronte alle sue crocchette preferite, ha dovuto assistere al suo totale digiuno. Io stessa la vedevo visibilmente dimagrita, barcollante nell’incedere e terribilmente astenica.

Il ricordo di due gatti che quest’estate abbiamo visto l’uno in fin di vita e l’altro morto in analoghe circostanze (astenici, magri e con occhi purulenti), ci ha fatto immediatamente pensare a qualche patologia letale oltre che virale.

E così, in quattro e quattr’otto l’abbiamo portata in città.

Ora la nostra casa ha riattivato tutte le porte disponibili e il cat hospital è così predisposto:

–          bagno alias terapia intensiva/rianimazione – accesso solo agli operatori (Paolo ed io) e ovviamente al paziente:

–          zona “notte” alias geriatria (con porta della camera da letto aperta) riservata a Miciù, che forse da ieri sera ha pensato che l’arrivo in studio della lettiera e delle mangiatoie fosse un piacere dedicato alla sua età (finora il bagno ha accolto tutta la sua fase digestiva, ma da ieri sera Luna è lì rinchiusa per cui abbiamo dovuto trasferire i beni della veneranda e ufficiale padrona):

–          zona “giorno” alias pediatria lasciata a Chat Noir che però deve litigare con la porta scorrevole a due battenti non solo perché ogni incontro con Miciù è un fuoco d’artificio, ma soprattutto perché il virgulto è di un famelico inverosimile, mentre la vegliarda mangia a piccoli tratti e molto lentamente, per cui se non vogliamo farla morire di fame dobbiamo tenerli separati:

In verità nella mia testa attribuivo un nuovo nome alla stanza da bagno che, vedendo le condizioni di Luna, pensavo più che ad una rianimazione ad un hospice. Paolo stamattina mi diceva che, a meno non fosse un obbligo sopprimerla per una seria malattia contagiosa, voleva farle fare l’agonia scortata dalle nostre coccole.

Cat hospice, appunto.

Ora che la visita veterinaria è finita, speranzosamente ritorno all’idea di terapia intensiva.

Luna ha infatti sostenuto tutti gli esami del caso che hanno scartato le ipotesi peggiori. Ha però un bel febbrone, una seria congiuntivite e una rino-tracheite che, impedendole di sentire gli odori, non la fa mangiare.

Passato l’intervento ospedaliero (prima flebo per idratarla e iniettarle antibiotici e vitamine nonché esami del sangue) ora è in trattamento da cat hospital, Per sette giorni e tre volte al giorno dovremo imparare a metterle le gocce di antibiotico anche negli occhi, mentre a ciclo alterno dovrà fare ancora trattamento iniettivo di antibiotico generale

Il nostro Cat Hospital è quindi al completo: ogni utente è rispettosamente lasciato alle sue peculiarità e i due umani hanno un gran daffare ad aprire e chiudere usci, a distribuire pasti differenziati e a gestire possibili colpi di scena.

E meno male che nel lontano 1985 non abbiamo deciso di eliminare completamente le porte.

Mi ricordo · Porta Musa Carla

Per ricordare Carla Porta Musa (Como, 15 marzo 1902 – Como, 10 ottobre 2012)

News Nodo

Per ricordare Carla Porta Musa
Instancabile animatrice della cultura comasca
Carla Porta Musa, nata a Como il 15 marzo 1902, è una figura di riferimento della cultura comasca per tutto il Novecento.
E’ stata amica di NodoLibri, che ne ha pubblicato alcune opere.
La ricordiamo con il brano che le ha dedicato Carlo Ferrario inAlfabeto comasco, primo volume edito da NodoLibri nel 1989, e con il ritratto che le fece Ponina Ciliberti Tallone nel 1955, utilizzato per la copertina di Lampi al magnesio, edito da NodoLibri nel 1991.


E’ ormai come la torre di via Cesare Cantù, i bassorilievi di San Fedele, l’edicola di Plinio il Giovane… La splendida signora ha passato i suoi molti anni a scrivere e a pensare, e gli anni l’hanno ricompensata con una freschezza che chissà quante dame, intente da una vita ad agghindarsi, hanno perso al primo retour d’âge…

A Carla un affettuoso saluto.

CitazionI · Estate · Eterni · Mi ricordo · Pensieri · stare

… se un filo d’erba non fosse, nulla sarebbe …, Emanuele Severino

Giacchè, se tutto è eterno, tutto è legato a tutto, sì che, se un filo d’erba non fosse, nulla sarebbe

Emanuele Severino in IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, autobiografia, Rizzoli, 2001, pag. 47

Giobatta Quaia · Gradini · PERSONE e DESTINI

dove sedeva il saggio Giobatta: alla fine dei gradini, sotto l’aucuba… con in una mano un bel fumetto da ri-leggere e nell’altra un bicchiere di acqua e menta con dentro anche un ciuffetto di erba menta

Grazie degli auguri, il ricordo del giorno del mio compleanno da parte vostra è sempre molto più che gradito.
Anch’io spesso penso a voi e ad ad Amaltea, che resta il mio luogo dell’anima, anche se, essendo la mia anima  pigra, esso è circoscritto a dove sedeva il saggio Giobatta: alla fine dei gradini, sotto l’aucuba… con in una mano un bel fumetto da ri-leggere e nell’altra un bicchiere di acqua e menta con dentro anche un ciuffetto di erba menta…..  😉 
Lascio a te i faticosi lavori primaverili e a me il compito di venirti a vedere mentre li fai…
A presto (prima o poi).
Un abbraccio per te e un bacio a Luciana.
…. (67! wow!)

Acqua · Cerchio dell'Apparire · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Lago · LEGGERE e SCRIVERE · Mi ricordo · Noelle Episteme · Sentieri e Genius Loci · Sguardi · Terra e Clima

Acting Out per NOELLE: dal buio alla luce, passando attraverso tutti i gradi del chiarore, 18 gennaio 2012. Con una prova di scrittura narrativa in suo ricordo

la nostra amatissima Noelle, la gatta con la pancia bianca trovata nel giardino un anno fa e curata a lungo per farla sopravvivere, è scomparsa:

Audio: 

clicca qui per ascoltare: 


Qui la mia personale rielaborazione del meccanismo psicologico dell’ ACTING  OUT

qui tutti i Post dedicati a Noelle Episteme


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Delitto (im)perfetto

Una morte senza un corpo da seppellire, seppure certa, resta una morte imperfetta.

Da Natale a Natale: questo il destino della gatta bianca Noelle.

Noelle, il corpo smagrito e malato, il muso docile e impaurito, il mantello candido chiazzato di arancio e di grigio.

Noelle, immobile nel giardino, portata da chissà chi.

Noelle, la sua repulsione per gli spazi chiusi senza via di fuga.

Noelle, dolce e mansueta, rifugge il contatto umano.

Noelle, ossessione permanente da quel giorno di capodanno, quando, dal cancello del giardino, non è più spuntato il suo bianco musetto.

“Ieri notte è successo il finimondo”, mi dice U., mentre il suo sguardo proteso verso l’alto indica chiaramente la casa di G.. “Non c’è un gatto in giro: quando fanno i fuochi gli viene lo stremizio, ma vedrà che torneranno”.

Certo, torneranno. E infatti sono tornati Luna, Silvestro, Mammagatta, Blu, Belle. Tutti, tranne Noelle.

Maledico, impreco, insulto, bestemmio per cercare di frenare lo strazio che mi cresce dentro. Sul banco degli imputati velocemente raduno persone e fantasmi, immagini e scenari di ogni probabile delitto. E il vano appello inizia:

  • gli scapestrati figli di G., ubriachi fradici che dopo i fuochi torturano Noelle
  • C., che la colpisce a sassate mentre la sorprende vicino al pollaio attiguo al giardino
  • U., che la trascina sotto i cingolati mentre guida la sua motocarriola

Più passano i giorni, più aumentano lo sconforto e la disperazione. Nessuno ha visto Noelle. Perlustro quotidianamente sentieri, scale, mulattiere agitando crocchette, cercando corpi schiacciati, spiando nei cortili, chiamando inutilmente il suo nome.

Gennaio non è ancora finito. Mentre percorro per l’ennesima volta il viottolo che conduce alla mia casa vedo, incastrata fra le rocce del muro e i sassi della scala, un’eterea lanugine, batuffoli di bambagia lievi come soffioni condotti dal vento e atterrati qui e là senza paracadute.

Io so che Noelle è morta. Non so come, dove, quando, perché. E soprattutto non so “chi” è il colpevole. Quel punto del sentiero è assolutamente aperto alla vista. Se Noelle fosse stata catturata da un animale selvatico, ci sarebbero state altre evidenti tracce di sbranamento. Inoltre, quella peluria appare parecchi giorni dopo la scomparsa.

L’essere umano ha bisogno di razionalizzare il dolore per renderlo sopportabile e dotato di senso. Anch’io ho bisogno di ricostruirmi la MIA plausibile ipotesi.

Notte di capodanno e inizio dei fuochi. Noelle è sempre stata una gatta molto timida e schiva, per cui scappa. Imbocca titubante il sentiero, territorio a lei del tutto sconosciuto.

Se i botti fossero rimasti circoscritti ai dintorni della nostra casa, probabilmente al ripristino della calma avrebbe potuto fare ritorno al suo usuale ambiente di vita.

Ma non è così. L’intero paese festeggia ostinatamente la speranza di un anno migliore, riempiendo l’aria con assordanti fragori e tuonanti boati. Noelle continua  a correre impazzita e piena di paura. Secondo me le è scoppiato il cuore mentre nel bosco cercava un luogo di riparo.

Se così  non fosse stato, nei giorni seguenti avrebbe risposto con un miagolio ai nostri richiami.

Quindi, Noelle muore nella notte di capodanno.

A questo punto i possibili predatori diventano numerosi: la volpe che già nel passato ha sgominato le galline di C., la faina, il tasso, i corvi.

Resta ancora una perplessità: perché quei ciuffi bianchi isolati e lontani?

La spiegazione più verosimile che mi do è che i corvi siano stati gli ultimi spazzini. Trovando i miseri resti nel bosco, nel volo è scivolato qualche brandello di carne e i mille insetti della terra avrebbero ripulito ciò che restava di commestibile, avanzando solo il pelo.

Guardo Chat Noir abbandonato sulle mie ginocchia col muso sprofondato nell’incavo del gomito.

Il suo dorso nero e lucido è in netto contrasto col candore di Noelle.

Anche lui è comparso improvvisamente nel mio giardino cinque mesi dopo il lutto di Noelle, anche lui emaciato e malandato, anche lui bisognoso di cure e amante di quel luogo che gli ha restituito la sopravvivenza.

Chat Noir ha una piccola macchia immacolata sopra il petto, visibile solo quando disperatamente solleva il muso color carbone reclamando un po’ di cibo.

Voglio credere che in quel ciuffo color latte sia nascosta Noelle.

Noelle che, mascherata da Chat Noir, finalmente mi consola di tutte le carezze che mai sono riuscito a darle.


le PLAUSIBILI IPOTESI di Luciana

Partiamo dalle due uniche possibili verità: Noelle o è viva o è  morta.

Prima ipotesi: chiunque entri in contatto con lei avrà una bella occasione di relazione.

Seconda ipotesi, ora anche per me più plausibile. Ho messo gli occhiali. Ha ragione, Paolo, quando mi dice che senza sono ormai una talpa.

Ieri, sul sentiero, ho pure io esaminato i ciuffi di pelo bianchi. Ma mi sono anche guardata attorno, per vedere se trovavo altri miseri resti.

Partendo da quest’unico indizio (potrebbero essere i peli d Noelle), ho vagliato le seguenti possibilità:

  • i peli sono relativamente vicini alla nostra casa, per cui risalgono al periodo della fuga
  • sono in un punto del sentiero “en plain air”: nessun animale sarebbe così stupido da predare una vittima e mangiarsela alla luce del sole, in un punto di passaggio (in genere la vittima viene portata nella tana). E poi non ci sono né segni di sangue, né gli altri avanzi.

La mia ricostruzione pertanto è la seguente:

Notte di capodanno e inizio dei fuochi. Noelle è sempre stata una gatta molto paurosa, per cui scappa. Va verso il sentiero e, se i fuochi si fossero limitati solo alla nostra zona, probabilmente lì si sarebbe fermata fino al ripristino della calma. Ma non è così. L’universalità umana si scatena a festeggiare chissà che cosa e Noelle continua la sua corsa impazzata e piena di paura. Secondo me le è scoppiato il cuore mentre nel bosco cercava un luogo di riparo.

Se così non fosse, nei giorni seguenti avrebbe risposto con un miagolio ai nostri richiami. E’ vero che è timida, ma ormai abbiamo sperimentato che quando i gatti sono in difficoltà fanno sentire la loro voce.

Quindi, Noelle muore nella notte di capodanno. A questo punto i predatori possono essere numerosi: la volpe che ha già fatto fuori tutte le galline di Cosimo, la faina, i corvi.

L’unica perplessità è sui ciuffi di pelo isolati. La spiegazione più plausibile che mi dò è che i corvi possano essere stati gli ultimi spazzini. Trovando ancora qualcosa e prendendolo col becco, nel volo è scivolato il brandello. Mille insetti della terra potrebbero poi avere fatto la finale pulizia di quel che restava.

Dubito molto di un’aggressione: sicuramente non di umani, ma nemmeno di altre bestie: se Noelle fosse stata sulla strada del ritorno e lì aggredita, avremmo visto gli esiti.

Il mistero è un po’ meno mistero, anche se vorrei tanto che fosse giusta la prima ipotesi.

Per un attimo ho odiato chi ha portato Noelle nel nostro giardino. Mi è sembrato il destino del cavaliere di Samarcanda. Poi ho pensato che ogni vivente ha il suo destino. Abbiamo regalato a Noelle (nel caso della seconda ipotesi) un anno di cure e amore.

Ho anche ben presente il gatto Chet e la sua prematura morte per una malformazione cardiaca. Ci sono gatti col cuore grande, ma evidentemente non sufficiente per accogliere i sentimenti del mondo.


7 Terrazza della PERGOLA · Giobatta Quaia

sembra seduto sulla panca costruita da Giobatta, il padre di Luciana

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Appunti per ricordare la Libreria Meroni di Como

La Libreria Meroni di Como ha una storia ricca e significativa, legata non solo alla cultura locale ma anche alla tradizione editoriale italiana. Fondata nel 1806 da Giuseppe Meroni, la libreria si è affermata come un importante punto di riferimento per lettori e studiosi, specializzandosi in testi storici e opere di rilevanza culturale.

Origini e Sviluppo

La libreria inizialmente si dedicava alla vendita di libri e pubblicazioni locali, contribuendo alla diffusione della cultura in una città storicamente importante come Como. Nel corso degli anni, ha ampliato la sua offerta includendo opere di autori noti e testi accademici, diventando un luogo di incontro per intellettuali e appassionati di letteratura[3].

Rilevanza Culturale

Meroni non è stata solo una libreria, ma anche una casa editrice. Ha pubblicato opere significative, tra cui la famosa “Storia di Como” scritta dal marchese Giuseppe Rovelli, che raccoglie eventi storici dalla fondazione della città fino all’estinzione del Regno Longobardo[2]. La libreria ha quindi giocato un ruolo cruciale nella conservazione e valorizzazione della storia comasca.

Declino e Chiusura

Negli ultimi anni, la Libreria Meroni ha affrontato difficoltà economiche che hanno portato alla sua chiusura . Questo evento ha segnato la fine di un’era per la comunità locale, che ha visto svanire un’importante istituzione culturale[4]. La chiusura è stata accolta con dispiacere da molti cittadini che avevano legato parte della loro vita culturale a questo storico negozio[3].

Eredità

Nonostante la chiusura, l’eredità della Libreria Meroni continua a vivere attraverso le sue pubblicazioni e l’impatto che ha avuto sulla cultura comasca. La sua storia rimane un esempio del valore delle librerie indipendenti nella promozione della cultura e della conoscenza.


[1] https://www.comune.como.it/export/sites/comune-di-como/.galleries/Settore-06/inventari-fondi-storici/Censo_-_Inventario.pdf
[2] https://coatesa.com/2016/12/13/giuseppe-rovelli-storia-di-como-libreria-meroni-editrice-copia-anastatica-1992-5-volumi/
[3] https://traccesent.com/2017/12/10/mi-ricordo-la-libreria-meroni-di-via-vittorio-emanuele-a-como/
[4] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/180850_libreria_meroni_allultimo_capitolo_stavolta_si_chiude_per_sempre/
[5] https://www.ebay.it/itm/283773732314
[6] https://books.google.com/books/about/Storia_di_Como.html?id=cDZGAAAAMAAJ
[7] https://www.lombardiabeniculturali.it/cdlm/edizioni/co/sondrio-slorenzo/bibliografia

I momenti più importanti nella storia della Libreria Meroni di Como includono:

  1. Fondazione nel 1806: La libreria è stata fondata da Giuseppe Meroni, diventando rapidamente un punto di riferimento culturale per la città.
  2. Espansione e Riconoscimento: Nel corso del XIX e XX secolo, la libreria ha ampliato la sua offerta, pubblicando opere significative e diventando un luogo di incontro per intellettuali e lettori.
  3. Spostamento nel 1958: La libreria si è trasferita in una nuova posizione in via Vittorio Emanuele II, migliorando la sua visibilità e accessibilità.
  4. Celebrazione dei 50 anni nel 2008: Questo anniversario ha segnato un importante traguardo nella storia della libreria, evidenziando la sua resilienza e il legame con la comunità.
  5. Chiusura nel 2011: la libreria ha chiuso definitivamente, segnando la fine di un’era per le librerie indipendenti a Como. Questo evento ha suscitato grande tristezza tra i lettori e gli appassionati di cultura locale[1].


[1] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/180850_libreria_meroni_allultimo_capitolo_stavolta_si_chiude_per_sempre/

[6] https://www.lafeltrinelli.it/libri/autori/fabrizio-meroni
[7] https://dominionilibri.it/prodotto/storia-di-como/

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Lettere a Marilino 1965-1970 Per ricordare Geo Roncoroni, Nodo Libri

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Lettere a Marilino
1965-1970

Per ricordare Geo Roncoroni, che nel 2011 compirebbe cento anni, se fosse qui, ci voleva qualcosa di suo. Ci voleva un libro, un libretto con qualcosa di suo. Un libro con le lettere a Egea, la piccolina di casa, che per ben tre volte, nel 1965, 1966 e 1967, affrontò l’esilio estivo della colonia e una volta, nel 1970, fu al mare con una compagna di scuola.Lette a distanza di quaranta anni e più, queste lettere assumono un valore che supera quello sentimentale; sono il documento di un’epoca e, all’interno di quell’epoca, del modo in cui venivano gestiti i rapporti familiari tra padre e figli.

Lettere a Marilino (NodoLibri 2011)
a cura di Federico Roncoroni

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GENIUS LOCI · MEDITAZIONE nel Tempo · Psiche e Psicanalisi

Luoghi di meditazione, di pellegrinaggio, di spiritualità in Italia | di Paola Giovetti

libro di Paola Giovetti, “Luoghi di meditazione, di pellegrinaggio, di spiritualità in Italia” in cui si parla anche di Anghiari e dell’Accademia del Silenzio. La parte che ci riguarda è stata curata direttamente da Duccio Demetrio.

In questa nostra epoca frenetica e dominata dalla velocità sembrano quasi un controsensoo forse una sfida: sono i luoghi del raccoglimento, del silenzio, della meditazione. Luoghi dove si ritrova se stessici si ricarica di energiasi recupera l’armonia interiore messa a dura prova dalla convulsa e stressante vita quotidiana. In Italia di questi luoghi di raccoglimento e di meditazione ce ne sono molti più di quanto si potrebbe pensare: nelle città nelle campagne sulle colline in montagna in riva al mare improntati alle tradizioni più diverse: cristiana, induista,buddhista, islamica e altro ancora passando per una grande varietà di origini tradizioni e fondatori.

Questo libro traccia – per quanto possibile – una mappa di questi luoghi suddivisi per tradizione e orientamento: templi, monasteri, santuari che custodiscono antiche memorie e istituzioni moderne create appositamente ai giorni nostri per ospitare iniziative religiose e laiche più recenti o da poco approdate in Italia. Scopo comune: insegnare a meditare – secondo regole rituali e discipline diverse antiche e moderne, ma tutte tese a mettere il praticante in condizione di ritrovare il proprio centro – calmare la mente far pace con se stesso con il prossimo e con il mondo, dare un senso alla propria vita, intraprendere il cammino che conduce al divino al Dio che vive nel profondo di ognuno di noi. Con gradualità, un passo dopo l’altro, un orizzonte dopo l’altro. Nel libro si parla anche della “meditazione in movimento”ovvero il pellegrinaggio un tema importante e molto suggestivo ricco di storia tradizioni spiritualità. Camminando con la mente rivolta alla meta del pellegrinaggio alla sua storia e alle vicende ad essa legate, si compie una meditazione spontanea che arricchisce e rasserena. Come scrive l’autrice: “Un viaggio straordinario pieno di sorprese e di scoperte di incontri con persone insolite e ricche di spessore e spiritualità che mi ha coinvolta e arricchita e che ora offro con amore a chi è interessato a questo tipo di esperienza”.

Titolo: Luoghi di meditazione, di pellegrinaggio, di spiritualità in Italia
Autore: Paola Giovetti
Editore: Gruppo Editoriale Edizioni Mediterranee
Pagine: 304 con 16 tavole a colori f.t.
ISBN: 9788827221563

sito web dell’editore: http://www.edizionimediterranee.net

da Luoghi di meditazione, di pellegrinaggio, di spiritualità in Italia | Accademia del Silenzio.