«Per la tribù che da secoli viveva e cacciava in quei territori, l’enorme sempreverde, che si ergeva come una sentinella ai piedi delle montagne da così tanto tempo che nessuno sapeva dire quando fosse spuntato esattamente, divenne il loro simbolo. E così era stato, da tempi ormai immemori, un monumento naturale sacro e inviolabile, come tutti i luoghi cari agli Indiani. Un’antica leggenda recitava che il giorno in cui l’albero fosse perito i Piedi Neri sarebbero stati cacciati dalle pianure per riparare verso le montagne, mentre se gli Indiani fossero caduti in disgrazia per primi, anche il pino sarebbe andato incontro a una simile sorte. Per questo motivo un grande rispetto lo circondava.»
La storia di terre selvagge incontaminate raccontate dalla prospettiva di un pino canadese, prima giovane arbusto e poi albero dal robusto tronco che accoglie sotto la sua ampia chioma animali ed esseri umani. Eletto dalla tribù dei Piedi Neri monumento naturale sacro, come tale verrà venerato e rispettato per generazioni.
Nel corso dei secoli, questa imperterrita sentinella conoscerà il piacere della compagnia di altre creature viventi e il dolore per la loro inevitabile perdita, ma soprattutto sarà testimone dell’arrivo dei Visi Pallidi, che con la loro sete di conquista infliggeranno una ferita insanabile a quei luoghi di comunione con la natura, ai popoli che li abitano e all’albero stesso.
C’era una volta a Como. Ricordi e immagini di qualche tempo fa, di Marco Guggiari e Carlo Pozzoni
Giovedì 23 marzo ore 16.30
Università Terza Età di Como
via Palestro 17
Interveranno i due autori che dialogheranno con il presidente
Sergio Masciadri
Domenica 26 marzo ore 17
Biblioteca di San Fermo della Battaglia
Villa Somaini
Interveranno i due autori che dialogheranno con la giornalista
Paola Mascolo
“C’era una volta a Como” rievoca luoghi, situazioni, riti e negozi storici che hanno caratterizzato per decenni la città, a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo. Nel libro, arricchito da decine di immagini inedite, rivivono le emozioni e la magia dei magazzini di giocattoli Mantovani, della casa musicale Baragiola & Zeppi, di sale cinematografiche, librerie e pasticcerie che hanno segnato un’epoca. Vengono riproposti i viaggi a bordo delle filovie, le visite al giardino zoologico, le fiere di tradizione popolare. Le suggestioni della memoria e i nitidi scatti in bianco e nero riconducono alle cabine telefoniche della Stipel gestite dalle signorine in grembiule nero, al velodromo dello stadio Sinigaglia, un tempo traguardo del Giro di Lombardia, e a tanto altro ancora. Oltre venti flashback, godibili alla lettura e alla vista, offrono uno spaccato della città che generazioni di comaschi hanno conosciuto, vissuto e apprezzato.
Gli alloggi assisti sono formule abitative di vita autonoma che si rivolgono alle persone anziane fragili (ed altri gruppi di persone) con l’obiettivo di supportarne le necessità, garantendo al contempo protezione e vita di relazione.
L’articolo ne delinea le caratteristiche, i requisiti, le tipologie e i potenziali utenti.
diFranco Pesaresi(Direttore ASP Ambito 9 – Jesi Network Non Autosufficienza -NNA, Asiquas)
“Non tutte le culture”, scrive Suzanne Simard nell’introduzione a questo libro, “soffrono del complesso di superiorità antropocentrico, ma quella attualmente più potente e dominante sulla faccia della Terra sì, e ha provocato diverse crisi su scala mondiale. Per evitare il disastro socio-ecologico, servirà una rivoluzione. Bisognerà decostruire l’approccio riduzionista e provinciale che ci contraddistingue, per comprendere la vita e inventare modi completamente nuovi di intendere il mondo”.
È proprio questa la meta del viaggio visionario – e necessario – di Monica Gagliano: muovendosi tra autobiografia e indagine scientifica, Così parlò la pianta ci spinge a considerare le piante non come oggetti, bensì come esseri dotati di soggettività, coscienza e volontà, e dunque capaci di un punto di vista e di una voce distinti. Gagliano racconta i suoi incontri ravvicinati con le piante, ma anche con sciamani delle piante, indigeni che hanno conservato le tradizioni e mistici di tutto il mondo, integrando poi tutte queste esperienze con una rigorosa presentazione delle recenti e importanti scoperte scientifiche sulla comunicazione e la cognizione nel mondo vegetale, ambito di ricerca nel quale lei stessa svolge un ruolo di primo piano. Perché “il mondo vegetale non ha mai smesso di insegnare agli esseri umani, e noi, ascoltando, non abbiamo mai smesso di imparare”. Così parlò la pianta è un invito all’ascolto, al dialogo e al confronto, per un cambiamento che è ancora possibile.
Monica Gagliano è professore associato di ricerca in Ecologia evolutiva alla Southern Cross University in Australia, dove dirige il Biological Intelligence Lab finanziato dalla Templeton World Charity Foundation. Ha scritto numerosi articoli scientifici sulla cognizione (percezione, processi di apprendimento, memoria e coscienza) nelle piante, collaborando con scienziati come Stefano Mancuso. Thus Spoke the Plant è un successo internazionale, già tradotto in molte lingue.
LE MURA DI COMO , DA QUELLE DI CESARE A QUELLE MEDIEVALI, di Sandro Boccia
Dai Romani al Medioevo si può innestare il racconto delle mura della città lariana posta appunto sul uno dei rami del lago di Como da non confondere con l’altro, quello che volge a mezzogiorno (ossia quello di Lecco) come citava il Manzoni nei Promessi Sposi: la cintura muraria è la testimonianza più importante della storia di Como, dall’ originale cesariana con torri aggiunte dal IV al VI secolo d.C. romane un solo lacerto visibile.
In molte città italiane e europee non è insolito imbattersi in monumenti e resti di gran edifici che permettono a chi li osserva di percepire il loro originario splendore e di immaginare come doveva essere la vita in quel luogo durante gli anni di uno dei più grandi imperi dell’ antichità come quello romano.
Anche Como che vanta un fondatore illustre dato che venne edificata nel 59 a.C. per voler di Giulio Cesare nella zona prospiciente il lago e dapprima bonificata in quanto paludosa alla confluenza dei fiumi e costruita con strade parallele e perpendicolari a mo’ di accampamento militare, può offrire numerose attestazioni del suo passato: anche Novum Comum (che sostituì il borgo originario celtico di Spina Verde-Prestino sito in zona collinare a pochi km. dal lago) era dotata di numerose ville, infrastrutture stradali, un teatro e mura in grado di difenderla, come quelle visibili con le terme di viale Lecco o il Ninfeo della villa all’ incrocio tra via Zezio e via Grossi, oltre ai resti in città.
Alcuni di questi tesori come le mura e le sue torri che nel tempo han subito restauri, aggiunte, demolizioni. Grazie alla menzione della cortina muraria (Carme 35 di Catullo indirizzato al poeta comasco Cecilio, la cui statua marmorea abbellisce le mure esterne del locale Duomo lato verso il Teatro sociale che nella parte d’ entrata centrale mostrano le altrettante di Plinio il Vecchio (autore della celeberrima Naturalis Historia nonchè scienziato e ammiraglio della flotta romana e che perì per studiare il fenomeno dell’ eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e per dar soccorso alla gente di Pompei, Ercolano e Stabia che cercavano salvezza verso il mare) e di suo nipote Plinio il Giovane (che nelle sue Epistulae ci ha narrato l’evolversi della catastrofe).
Siamo a conoscenza che le difese vennero erette con pietra moltrasino e preziosa malta. Poi Porta Pretoria originariamente progettata con due torri ottagonali con accesso principali alla città. Dal quarto secoli in poi sotto la pressione dei popoli barbarici lungo la frontiera dell’ Impero, si decise di potenziare il fronte meridionale costruendo torri semicircolari mentre le strutture rettangolari son relative al VI secolo tanto che Como fu definita baluardo (munimen).
E che dire dell’ unico tratto di cortina muraria dell’ antica Novum Comum conservato sopraterra con resti di una torre rettangolare costruita nel VI secolo (via delle 5 Giornate). C’è da osservare che le mura nel corso dei secoli non furon oggetto di alcuna manutenzione ma che sotto gli imperatori del Sacro Romano Impero, Lotario e Ottone II, le mura furon donate dai regnanti a privati cittadini, poi divenute di proprietà del Vescovo, allora a capo della città. Solamente negli anni della guerra decennale contro Milano (1118-1127) le mura furono oggetto di risanamento con costruzione di un fossato difensivo attorno a esse.
Tuttavia furon indi distrutte come stabilito da Milano vincitrivce. Como rimase così senza difese per oltre 30 anni finchè Federico Barbarossa nel 1158 fece costruire un nuovo circuito murario. Quindi ormai prive di qualsiasi funzionbe difensiva le prime mura comasche vennero inglobate in nuovi edifici, interrate e utilizzate come fondamenta. L’ originario circuito murario è quasi è quindi l’ unico oltre a considerare non utopico il progetto di rendere visitabili i resti pur visibili delle mure divia Carducci al di sotto del liceo Ciceri, la torre di via Parini, perpetuando così e in special modo la storia e la memoria della città lariana che ha dato i natali ai Plini, Cecilio, Giovio e Volta.
Trattazione elaborata e integrata da chi scrive sulla base di un articolo di Andrea Colagrande, archeologo, come riportato dalla Provincia del 19 febbraio 2023 (segnalato da Auser/Unipop)