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Al Museo Hermann Hesse di Montagnola, nel Canton Ticino: racconto di una giornata, 17 marzo 2011

GENIUS LOCI · LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie · Montagnola · Svizzera

Al Museo Hermann Hesse di Montagnola, nel Canton Ticino: racconto di una giornata

ORTO: lavori, cure, manutenzione

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ARTE · CULTURA e CULTURA LOCALE

Arte in movimento dialoghi sull’arte contemporanea, Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como e NodoLibr

ARTE IN MOVIMENTO
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Venerdì 25 marzo alle 18.00

 

l’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como e NodoLibri vi invitano al secondo incontro del ciclo Arte in movimento – Dialoghi sull’arte contemporanea. Una serie di confronti tra storici dell’arte, operatori culturali, professionisti e docenti dedicati a una esplorazione degli scenari attuali dell’arte contemporanea.

L’appuntamento di questa settimana, dal titolo Nuovi scenari del restauro, vedrà la partecipazione di Alberto Artioli, Angelo Sesana e Stefano Della Torre.

Accademia Galli, Aula Magna (via Petrarca 9, Como)
Info: 031.301430 – info@accademiagalli.com


Prossimi incontri:
8 aprile – La poesia della visione
15 aprile – La forma della parola
13 maggio – Scene per altre vite
27 maggio – Le stanze della memoria

 

http://www.nodolibri.it 

Nodo Snc
Via Volta, 38 – 22100 Como, Italia
Tel: +39031 243113 :: Fax: +39 031 273163
Email: info@nodolibri.it

Politica locale - Como · Politica regionale e locale

Consiglio comunale di Como: l’assessore della Lega Nord Diego Peverelli getta in faccia a Vittorio Mottola la bandiera italiana tricolore – Cronaca – La Provincia di Como

Non si parla d’altro a Palazzo Cernezzi nel day after la bagarre sul Tricolore che ha visto lunedì sera in aula il consigliere del Pd Vittorio Mottola donarlo all’assessore della Lega Diego Peverelli che, per tutta risposta, l’ha lanciato in faccia al consigliere del Pd.

Peverelli invece non se ne va ma reagisce con rabbia, si alza in piedi e grida all’indirizzo di Mottola, che nel frattempo raggiunge il banco della giunta per consegnargli il Tricolore: «Io rispetto il suo pensiero e ho ascoltato in silenzio le sue parole, anche se non le condivido – urla Peverelli – Per cortesia, non mi provochi, altrimenti gliela ributto in faccia». Ma Mottola lascia il Tricolore davanti all’assessore e Peverelli lancia effettivamente la bandiera addosso al consigliere del Pd. Il quale, a sua volta, la rispedisce sul volto dell’esponente leghista. Una scena mai vista in consiglio comunale. Alla fine Peverelli se ne va e la bandiera resta nelle mani del presidente del consiglio Mario Pastore

da:

ARTE · CULTURA e CULTURA LOCALE · Lecco

LE FLEURS DU MAL I FIORI DEL MALE POESIE DI CHARLES BAUDELAIRE OPERE GRAFOPITTORICHE DI DORIAM BATTAGLIA, ESPOSIZIONE dal 2 aprile 2011 al 30 aprile 2011 Spazio espositivo POLVARATRENTUNO Lecco, via Polvara 31

LE FLEURS DU MAL

I FIORI DEL MALE

POESIE DI

CHARLES BAUDELAIRE

OPERE  GRAFOPITTORICHE DI

DORIAM BATTAGLIA

 

ESPOSIZIONE

dal 2 aprile 2011 al 30 aprile 2011

Spazio espositivo

POLVARATRENTUNO

Lecco, via Polvara 31

INTRODUZIONE

 

Nel 1857 Charles Baudelaire dedica al suo amico e mentore  Théophile  Gautier , i propri  “fiori malsani”.

Poesie di sofferenza, parole di  morte, desideri di vita, voluttà e sentimento,  bellezza e indecenza, il bene ed il suo opposto.

Un singolare accostamento di termini, quasi un ossimoro, per raccontare una vita e l’anima dell’artista maudit.

Nelle opere oggi proposte, sarebbe sin troppo semplice intravvedere la figura della Donna quale malefico fiore,  generatrice di impulsi negativi, di primordiali istinti, delle consuete bassezze dell’umano genere.

I colori sono accesi, le figure di femmine rotonde, le poesie maledette aleggiano sullo sfondo, pressoché invisibili, quasi bastasse la loro ombra soffusa a tingere la tela con i colori della disperazione.

Ma è un sentimento d’amore il protagonista della scena.

L’amore come violazione dell’anima, la bellezza come ossessione, qui promotrice di una nuova forma creativa di espressione estetica.

Il fiore del male dà i suoi frutti trasformandosi in poetica armonia.

La tela quale terreno per svelare sentimenti, i colori rivelatori, in rapporto alla pulsione del momento, dell’armonia o della voluta dissonanza.

Lo studio attento delle proporzioni, delle dimensioni dell’opera e delle ripartizioni interne alla stessa, tradisce l’origine dell’artista di architetto di provata esperienza.

Sono ricorrenti i riferimenti alla sezione aurea che, si narra, racchiude nella freddezza delle formule matematiche l’ideale di bellezza ed armonia

Lo studio dell’autore parte dalla ferma convinzione che l’occhio umano possa cogliere ciò che al puro raziocinio sfugge.

Ciliegio

La fioritura dei ciliegi Sakura, LifeGate

La leggenda giapponese narra che la pianta del ciliegio Sakura avesse i fiori bianchi. Un imperatore fece seppellire sotto i ciliegi i samurai caduti in battaglia, così i petali dei fiori divennero rosa per il sangue di questi eroi. Il fiore del ciliegio raggiunge la sua massima bellezza poi si stacca e il vento lo porta via. Come nella vita. Questo fiore riflette la filosofia dei samurai di sopportare fino ad accettare anche il sacrificio estremo, la morte. Da qui la pianta del ciliegio è diventata la pianta simbolo dell’onore nazionale e meglio rappresenta la cultura e la visione della vita del popolo giapponese. Ogni anno tra marzo e aprile in tutto il paese la fioritura del ciliegio è una grande festa, si balla, si canta, sotto le piante dei ciliegi. Quest’anno in pochi attimi una catastrofe epocale ha cambiato ogni cosa. Tutto è sparito. Ma il fiore del ciliegio no. E’ vivo nel pensiero e nel cuore coraggioso di ogni nipponico. Silenziosi eroi, samurai di questo tempo. La loro dignità è un esempio per tutti noi.

LifeGate | La fioritura dei ciliegi Sakura.

COMO città · distruzioni urbane · Lungolago · Politica regionale e locale

Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como

Dalla passeggiata il lago si vede ben poco tra palizzate e reti. Unico squarcio è piazza Cavour che ancora consente la vista del primo bacino. Ma dal lago? Il tratto del secondo lotto (da Sant’Agostino alla biglietteria della navigazione) visto dalla barca è un groviglio di tubi, assi di legno, palancole (in pratica punte di metallo conficcate sul fondo del lago per consentire di delimitare l’area da prosciugare) e a parte una ruspa immobile, il cantiere è chiaramente fermo e resterà così ancora per molto. A Sant’Agostino, dove c’era la scalinata a lago, oggi c’è praticamente una piazza di cemento. Si vedono i 14 tigli che rischiano di essere abbattuti (nonostante la richiesta contraria approvata dal consiglio comunale) e, esattamente di fronte alla darsena, si vede l’accesso al tunnel sotto la strada. È completamente chiuso dalle palancole, ma basta alzare lo sguardo e si vede virtualmente il percorso che porta dalla parte opposta del lungolago. La chiusura è uno dei motivi della moria di pesci nella darsena: rimasti senza ossigeno sono morti per asfissia. Adesso ci sono dei getti d’acqua fresca che consentono il ricambio continuo. Non si vede nulla: né le macchine né la città. Solo la palizzata di legno.

Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como.

COMO città · distruzioni urbane · Lungolago · Politica regionale e locale

Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como

Dalla passeggiata il lago si vede ben poco tra palizzate e reti. Unico squarcio è piazza Cavour che ancora consente la vista del primo bacino. Ma dal lago? Il tratto del secondo lotto (da Sant’Agostino alla biglietteria della navigazione) visto dalla barca è un groviglio di tubi, assi di legno, palancole (in pratica punte di metallo conficcate sul fondo del lago per consentire di delimitare l’area da prosciugare) e a parte una ruspa immobile, il cantiere è chiaramente fermo e resterà così ancora per molto. A Sant’Agostino, dove c’era la scalinata a lago, oggi c’è praticamente una piazza di cemento. Si vedono i 14 tigli che rischiano di essere abbattuti (nonostante la richiesta contraria approvata dal consiglio comunale) e, esattamente di fronte alla darsena, si vede l’accesso al tunnel sotto la strada. È completamente chiuso dalle palancole, ma basta alzare lo sguardo e si vede virtualmente il percorso che porta dalla parte opposta del lungolago. La chiusura è uno dei motivi della moria di pesci nella darsena: rimasti senza ossigeno sono morti per asfissia. Adesso ci sono dei getti d’acqua fresca che consentono il ricambio continuo. Non si vede nulla: né le macchine né la città. Solo la palizzata di legno.

Addio vista città Dal lago un muro fortino – Cronaca – La Provincia di Como.

distruzioni urbane · Lungolago · Politica regionale e locale

una diga rivolta verso valle. E per che cosa? Per proteggere pochi metri da ipotetiche esondazioni mai sufficientemente studiate. Non si è badato alla visuale, si è stravolto un progetto quando sarebbe bastato tirare una corda per simulare l’effetto delle barriere e del famoso muro. Senza dimenticare i problemi geologici: infiggere le palancole all’altezza del “Terminus” significa far alzare la falda fino a tre metri». – Cronaca – La Provincia di Como

Un lago ferito non solo dal cemento, ma anche da scelte sbagliate in altri campi. Basta pensare al problema degli scarichi abusivi, alla scarso rispetto per il paesaggio, al disastro del cantiere per le paratie. È una storia costellata da errori quella ricostruita ieri, in un affollatissimo salone di Villa del Grumello, durante la tavola rotonda dedicata al rapporto tra la città e il lago, proposta dall’associazione culturale Chiave di Volta. Un rapporto in crisi, eppure imprescindibile, come hanno testimoniato i numerosi relatori, che hanno raccontato le loro esperienze di vita sul lago. Si è partiti dal punto di vista di un architetto, Alessandro Verga, che ha citato diversi esempi: «Sopra e di fianco a Villa Geno vedo edifici moderni non sempre di qualità. Mentre il chiosco di fronte alla stazione Como Lago, nato come abuso e poi condonato, ha stravolto un’intera zona e ha un impatto fortissimo, pur essendo un intervento di dimensioni limitate». Darko Pandakovic, docente di Architettura del paesaggio e ideatore dell’evento, ha subito colto la palla al balzo: «È mancata una pianificazione negli ultimi decenni e il caso del chiosco è emblematico. Da sempre, uscendo dalla stazione, si vedeva il lago. Ora si vedono i vetri fumè del bar…». C’è stato spazio anche per parlare di paratie: «Siamo gli unici al mondo – ha ricordato Pierangelo Sfardini, che sul tema ha presentato tempo fa un esposto in procura con lo stesso Pandakovic – ad aver previsto una diga rivolta verso valle. E per che cosa? Per proteggere pochi metri da ipotetiche esondazioni mai sufficientemente studiate. Non si è badato alla visuale, si è stravolto un progetto quando sarebbe bastato tirare una corda per simulare l’effetto delle barriere e del famoso muro. Senza dimenticare i problemi geologici: infiggere le palancole all’altezza del “Terminus” significa far alzare la falda fino a tre metri».

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Dal chiosco abusivo alle paratie Gli errori che hanno ferito Como – Cronaca – La Provincia di Como.

Patate

Acquistato da Mazzameschi 5 chili di patate rosse e cinque biancone

Acquistato da Mazzameschi 5 chili di patate rosse e cinque di “biancone”

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Clemente Tajana – Le bellezze architettoniche di Como