Categoria: GENIUS LOCI
Ritorno a Como, con saluto di gatta Luna, sabato 21 aprile 2012
Coatesa: il muro del porticciolo di sera

TartaRugosa ha letto e scritto di: Georges Perec (2011), Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, Libri Piccoli Voland, A cura di Alberto Lecaldano
TartaRugosa ha letto e scritto di:
Georges Perec (2011)
TENTATIVI DI ESAURIMENTO DI UN LUOGO PARIGINO, editore Libri piccoli Voland)
a cura di Alberto Lecaldano
Il progetto avrebbe dovuto durare dodici anni, ma non si concluse.
L’idea, secondo Perec, era di osservare piazza Saint-Sulpice in diversi momenti della giornata e di prendere nota di tutto quello che vedeva.
O meglio “…quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza: quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole”.
Il tentativo dura tre giorni.
Questa idea è entusiasmante. Finalmente un punto di connessione tra uomo e rettile.
Anch’io passo lunghe ore ad osservare ciò che accade, ma, a differenza di Perec, il tentativo non si esaurisce in tre giorni. Per me dura almeno sei mesi all’anno.
Alterno le visioni di Georges con le mie.
Place Saint-Sulpice
6° Arrondissement, Parigi
18, 19, 20 ottobre 1974
Largo del Ciliegio
Alla sommità della prima proda dell’orto
La prima settimana di primavera 2012
18 ottobre
Patate all’ingrosso
Da un pullman di turisti un giapponese sembra che mi faccia una fotografia. Un anziano signore con la sua mezza baguette, una signora con un pacchetto di dolci a forma di piccola piramide
L’86 va a Saint-Mandé (non gira in Rue Bonaparte, ma prende Rue di Vieux-Colombier)
Il 63 va a Porte dela Muette
21 marzo
Foglie secche
Formiche indaffarate raccolgono briciole
Sul tavolino sotto il ciliegio siedono un uomo e una donna
Zampe bianche e nere
Un miagolio e un lembo di bresaola cade vicino al gatto
Un merlo scava nella terra smossa
Alcuni inciampano. Microincidenti.
Un 96 passa. Un 70 passa.
E’ l’una e venti
Ritorno (probabile) di persone già viste: un ragazzo con un giaccone blu marina che porta in mano una busta di plastica passa di nuovo davanti al caffè
Un 86 passa. Un 86 passa. Un 63 passa.
Il caffè è pieno
Un bambino fa correre il suo cane (tipo Milou) sullo sterrato
E’ l’una e trenta
Sulla sedia sono appoggiati un gilet di panno rosso e un maglione (di cotone) turchese. Penzolano anche un paio di calzettoni (di lana) a righe colorate.
C’è il sole.
Il ciliegio inizia a fiorire.
Zampe marroni. Un piccolo ragno si arrampica sul telo che copre la proda dell’orto
Una buccia di mela golden e un torsolo di pera kaiser. Per me.
Striscia un verme rosa. Probabilmente un lombrico.
Il vento fa muovere le foglie degli alberi
Un 70.
Sono le tredici e cinquanta.
Trasporti SNCF
Le persone del funerale sono entrate nella chiesa
Sono le due e quaranta. Un uomo con il secchio pieno di terra.
Una donna che scopa la piattaforma di pietra e raccoglie le foglie.
Un gatto che dorme con il muso appoggiato fra le zampe anteriori.
Due formiche si contendono una briciola.
Cinguettii di pettirosso che arrivano da lontano.
Calore del sole alto in mezzo al cielo. Sonnecchio.
Ho visto ancora autobus, taxi, auto private, pullman turistici, camion e camioncini, biciclette, motorini, vespe, moto, un triciclo delle poste, una moto-scuola, un’auto-scuola, donne eleganti, vecchi belli, vecchie coppie, gruppi di bambini, persone con borse, con borselli, con valige, con cani, con pipe, con ombrelli, con la pancia, vecchie rugose, vecchi cretini, giovani cretini, dei bighelloni, dei fattorini, degli imbronciati, dei chiacchieroni.
Ritorna l’uomo con un altro secchio pieno di terra.
Passano, in ordine di apparizione, formiche, moscerini, una larva che fuoriesce dalla terra, un merlo che cerca la larva.
Mi sposto di circa dieci centimetri per gustare la buccia della mela.
Ritorna l’uomo con un secchio pieno di terra. E’ il terzo giro.
La donna si riposa sulla sedia e scrive su un grosso quaderno.
Il gatto se n’è andato all’ombra.
19 ottobre
Molte cose non sono cambiate, apparentemente non si sono mosse (le lettere, i simboli, la fontana, lo sterrato, le panchine, la chiesa, ecc.); io stesso mi sono seduto alla stessa tavola.
24 marzo
Sempre sotto il ciliegio, ma sulla pietra.
Una vanga, un rastrello, un secchio di plastica di colore rosso.
Teli di plastica grigia sulle prode.
Dalle pietre spuntano ciuffi di erba. Passano le solite formiche, ma non ci sono più le briciole.
Una donna sposta vasi di cotto con dentro alcune piante grasse.
Un cumulo di erba sradicata.
Ieri, c’era sul marciapiede, proprio davanti al mio tavolino, un biglietto della metropolitana; oggi, ma non è detto che sia nello stesso posto, c’è l’involucro di una caramella (cellophane) e un pezzo di carta difficilmente riconoscibile (più o meno grande come una scatola di “Parisiennes” ma di un blu molto più chiaro).
Sotto il tavolino tre pigne, una scatola contenente concime. Fito Universale. Liquido. Una lucertola senza coda.
Sono le tre. Il cielo è sereno e il sole caldo.
Sul tavolino una macchina fotografica, una bottiglia da 50 ml di plastica. Vuota.
I piccioni sono quasi immobili. E’ piuttosto difficile contarli (200 forse); parecchi sono accovacciati, le zampe ripiegate. E’ l’ora delle pulizie (con il becco, si spulciano il gozzo e le ali); alcuni sono appollaiati sul bordo della terza vasca della fontana. Alcuni persone escono dalla chiesa.
Due gatti sono distesi a 30 cm di distanza. Uno si lecca le zampe. L’altra si passa la zampa destra dietro l’orecchio destro.
Uno sbadiglia. L’altra punta una lucertola con la coda.
E ancora: perché due suore sono più interessanti di due altri passanti qualsiasi?
Dove sono finiti l’uomo e la donna che lavorano la terra?
Un pullman. Giapponesi.
Alcuni individui si riuniscono davanti a Saint-Sulpice.
Intravedo in alto sulle scale un uomo che scopa (è il sagrestano?).
Passa un uomo con un barattolo di Ripolin
Persone persone automobili
Una anziana signora con un bel soprabito impermeabile tipo Sherlock Holmes
La folla è compatta, non c’è quasi più un attimo di calma
Arriva una donna con un contenitore di plastica verde.
Lo vuota.
Bucce di arancia, foglie di carciofi, gambi di insalata. Foglie marce di catalogna. Bucce di patate. Buccia annerita di banana.
Buccia di mela Golden con torsolo annesso. Per me. (Finalmente)
Arriva un uomo con il solito secchio pieno di terra. A questo punto ho perso il conto dei viaggi.
20 ottobre
Passa una signora elegante che tiene, con gli steli in alto, un grande mazzo di fiori.
Passa un 63
Passa una ragazzina che porta due grandi sacchetti della spesa
Un uccello viene a posarsi in cima a un lampione
E’ mezzogiorno
Temporale
Passa un 63
25 marzo
Sul corridoio che porta verso l’orto.
Sono le tredici. In realtà sarebbe mezzogiorno.
Nuvoloso. Sole nascosto e aria un po’ fredda.
Rosmarino. Cespuglio di rose. Lavanda potata. Rosmarino. Cespuglio di rose.
Piccola montagnetta.
Ciuffi di erba. Foglie di tarassaco. Buone.
Progetto di una classificazione di ombrelli secondo le loro forme, i loro modi di funzionare, i loro colori, i loro materiali …
Da una sporta escono delle verdure
Passa un 96
Progetto di lauto pranzo per il mese prossimo: trifoglio, fiori di tarassaco, foglie di malva.
Magari ci scappa qualche lumachetta.
Il vento fa cadere la pioggia che si era accumulata sulla tenda del caffè: scrosci d’acqua
Il cielo è nuvoloso. Scende qualche goccia sparsa.
Forse è giorno di doccia.
Zampe bianche e nere mi sorpassano.
Ha già smesso di piovere.
Un uomo con il braccio sinistro ingessato
Un 63 che eccezionalmente si ferma all’angolo di rue des Canettes per far scendere una coppia di persone anziane
Un taxi DS di colore verde
Sono le diciassette.
E’ tornato il sole.
Un uomo e una donna camminano in fila indiana.
Si fermano davanti al pero. Guardano i fiori bianchi.
Alcune formiche. Due lucertole. Una canna dell’acqua. Tre innaffiatoi.
Il 63
Sono le due meno cinque
I piccioni sono sullo sterrato. Si alzano in volo tutti insieme.
Quattro bambini. Un cane. Un piccolo raggio di sole. Il 96. Sono le due
Sono le diciotto. Sarebbero le diciassette.
Profumo di rosmarino. Un uomo e una donna scendono le scale. Una gatta li segue.
Il ciliegio è tutto fiorito.
E’ ora di andare a dormire. Due lucertole mi tagliano la strada.
L’aria è calda. E’ stata una bella giornata.
GRADINI, di Hermann Hesse
Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
senno e virtù, né può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore sia
pronto a partire ed a ricominiciare,
per offrirsi sereno e valoroso
ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.
Dobbiamo attraversare spazi e spazi
senza fermare in alcun d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d’infiacchire nell’ignavia;
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.
Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi;
della vita il richiamo non ha fine…
Su, cuore mio, congedati e guarisci!
DA
CAMMINARE COMO: Via Cinque giornate, Via P. Tatti, Via Bonanomi, Via A. Del Pero, Via Rovelli, Via C. Cantù, Via A. Diaz, Via Cinque Giornate
CAMMINARE COMO: mappa del centro storico
Imitando Georges Perec. Primo “tentativo di esaurimento del luogo” di Piazza San Fedele, alle ore 13 del 17 marzo 2012
Il concetto di “esaurimento di un luogo” è una suggestione di estremo interesse cognitivo e sociale del letterato/sociologo francese Georges Perec (1936-1982)
Splendido è : Georges Perec, TENTATIVO DI ESAURIMENTO DI UN LUOGO PARIGINO (1975), a cura di Alberto Lecaldano, Libri Piccoli Voland, 2011
Como, Piazza San Fedele, 17 marzo 2012, ore 13
Il sole illumina la facciata e il campanile nascosto dalla casa col porticato.
A quest’ora il sole ha già fatto il suo giro parziale della giornata e da questa parte c’è ombra.
L’osservatorio è ampio.
Da sinistra: Trombetta foulard; una vetrina senza insegne evidenti; Moglia abbigliamento; un portone di legno marrone; negozio Vodafone; sulla facciata del porticato: “Piazza del mercato del grano”; “Piazza San Fedele”; sotto il porticato un altro negozio di abbigliamento con saldi al 50%. Facendo girare lo sguardo in senso orario, poi, la piazza si allarga fino ad arrivare alla facciata ed al portale della chiesa. Dopo ancora negozi: Daniela Vecchi; Cherie; abbigliamento And … And; quattro vetrine del Verga accessori cucina; l’inizio della Via Odescalchi e della Via Natta. Sopra quest’ultima una casa con la facciata medievale in mattoni in cotto. Di lato l’altro bar/tabaccheria e il porticato che corre alle mie spalle.
Due piccioni mangiano le briciole che ho loro gettato. Poco dopo arrivano due passerotti che becchettano quello che resta.
I tavolini da 4 persone che si sporgono sulla piazza sono 17. Ma dietro ce ne sono altri, sotto al portico.
Se dovessi contare le finestre, i balconi, i portoni, i vasi potrei “esaurire” la parte statica della piazza.
Per la parte dinamica oggi registro solo questo. Prima passa un’auto di ordinanza del carabinieri, con due persone a bordo. Si ferma un attimo e poi se ne va lentamente. Poi passa un’auto della finanza, con tre persone a bordo con gli occhiali neri. Non posso fare a meno di associarli alle guardie del corpo del dittatore Doc Duvalier di Haiti.
Apro il Corriere di Como: “è caccia aperta all’uomo – probabilmente straniero – che nella notte fra sabato e domenica ha violentato una ventenne a Cantù”
Sistemare una stanza
Sistemare una stanza
Durata: intermittente
Materiale: alcune stanze
Effetto: adattarsi
Moquette e carta da parati, piastrelle e intonaco, impianto elettrico, fasci di luce, porte, finestre, tende, cuscini, mobili, piante… Bisogna decidere il posto degli oggetti, il colore e lo stile. Ciò che è interessante è che non si sa come fare. Imparate adascoltare quello che dice la stanza. Ogni luogo vuole una certa forma e una certa sistemazione. Non si può averne una conoscenza globale né razionale. È come se in ogni posto lo spirito del luogo parlasse una propria lingua, che voi dovete imparare utilizzando le vostre risorse. Bisogna quindi lasciarsi impregnare dalle caratteristiche del luogo: volume, luci, superfici, materiali, trama. E poi procedere a tentoni.
Una buona sistemazione non nasce mai da una prima intuizione. Bisogna procedere per approssimazione, passo dopo passo, per tentativi ed errori. Saper tacere e dimenticare, riscoprire, agire al di là delle parole e delle rappresentazioni. Non completamente in modo teorico e astratto. Posate un colore e gli altri tutt’intorno si trasformano. Mettete un mobile e i volumi cambiano, talvolta anche i colori e le luci. Ogni cosa è sempre in stretto rapporto con il resto. Per questo non dovete lasciarvi ingannare, quando non conoscete esattamente l’itinerario da seguire.
L’esperienza obbedisce a regole ogni volta diverse. Voi dovete lasciar fare e agire al tempo stesso. Siete voi al centro delle manovre, ma avrete successo se non imporrete nulla. D’altro canto le conseguenze di questa relativa passività saranno in ragione di quello che siete. Ciò che il luogo suggerisce, ciò che esige su misura non è evidentemente identico per tutte le persone: il luogo è la guida, ma siete voi il conducente e non qualcun altro. Non state quindi soltanto arredando una stanza, ma anche voi stessi.
Questa esperienza vi insegna che siete parte integrante dell’ambiente che vi circonda. Non un attore, o un architetto, insomma una volontà esterna che decide solo delle apparenze. Siete un elemento della stanza ed essa diventa uno degli elementi del vostro essere. Se qualcuno vi dice «come è bella la tua casa», potrete percepirla come una banalità oppure pensare che la verità alla lunga produce qualche effetto.
In Roger – Pol Droit, Piccola filosofia portatile. 101 esperimenti di pensiero quotidiano, Rizzoli
GENIUS LOCI: variazioni su una mappa
dove sedeva il saggio Giobatta: alla fine dei gradini, sotto l’aucuba… con in una mano un bel fumetto da ri-leggere e nell’altra un bicchiere di acqua e menta con dentro anche un ciuffetto di erba menta
Grazie degli auguri, il ricordo del giorno del mio compleanno da parte vostra è sempre molto più che gradito.
Anch’io spesso penso a voi e ad ad Amaltea, che resta il mio luogo dell’anima, anche se, essendo la mia anima pigra, esso è circoscritto a dove sedeva il saggio Giobatta: alla fine dei gradini, sotto l’aucuba… con in una mano un bel fumetto da ri-leggere e nell’altra un bicchiere di acqua e menta con dentro anche un ciuffetto di erba menta….. 😉
Lascio a te i faticosi lavori primaverili e a me il compito di venirti a vedere mentre li fai…
A presto (prima o poi).
Un abbraccio per te e un bacio a Luciana.
…. (67! wow!)

Venezia si tiene con Iosif Brodskij e la voce di Domenico Pelini
da Iosif Brodskij, FONDAMENTA DEGLI INCURABILI, Adelphi 1989, pag.40 e pag. 29.
Le letture di Domenico Pelini sono tratte dal suo canale su Youtube






